E' vero, come sostiene un libro uscito qualche anno fa - e che ha riscosso un grande successo - che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere o, detto altrimenti, che uomini e donne parlano "linguaggi differenti"? La tesi dell'autore ripropone quella di un libro che avevo studiato all'università per un corso di inglese: la difficoltà che hanno uomini e donne nel comunicare può essere ricondotta a fattori "genetici", al fatto che uomini e donne sono geneticamente diversi.
Su questo tema ci sono stati molti dibattiti. Le conseguenze di questa tesi non sono secondarie: la più importante è che i fraintendimenti nella comunicazione tra i due sessi sarebbero il risultato di aspettative (quella di parlare la stessa lingua) non realistiche e che dunque l'unica soluzione è accettare queste differenze ed imparare a conviverci.
Alcuni studi (in particolare quelli di Deborah Cameron) contestano fortemente questo approccio, parlando di un vero e proprio "mito di Marte e Venere". Oltre a criticare la mancanza di prove scientifiche a supporto, la studiosa sottolinea alcune conseguenze negative di questo mito (che sarebbe ad esempio alla base del "beneficio del dubbio" che viene concesso a coloro i quali vengano accusati di violenza sessuale: "Non aveva capito i segnali che la donna gli aveva dato...").
Non solo, ma secondo la Cameron il successo del "mito di Marte e Venere" sarebbe riconducibile alla volontà di trovare una giustificazione alla sussistenza (nonostante i cambiamenti sociali, in particolar modo nel ruolo della donna) di differenze in atteggiamenti/comportamenti tra uomini e donne che in realtà non dovrebbero esserci o che comunque si dovrebbe cercare di superare.
Semplificando: i cambiamenti sociali in atto mettono in dubbio le storiche certezze sui ruoli della donna e dell'uomo nella società. Si tratta di cambiamenti non facili: accettando questo mito (e dunque il fatto che uomini e donne sarebbero geneticamente diversi) ci arrendiamo al fatto che le cause alla base di queste differenze siano naturali e quindi non modificabili . Al contrario se, come afferma la Cameron, alla base di questi atteggiamenti ci sono motivi di ordine sociale ecco che le cose cambiano.
La credenza che i problemi di comprensione/comunicazione tra uomini e donne siano riconducibili a fattori "naturali" e dunque inevitabili - l'irriducibile differenza tra uomini e donne - e non siano invece legati a fattori sociali "ci trattiene dal pensare a quali "sistemazioni" di ordine sociale (social arrangements) potrebbero funzionare meglio di quelle attuali in una società che non può più reggersi sui vecchi presupposti di ciò che gli uomini e le donne fanno"(Deborah Cameron in http://www.guardian.co.uk/world/2007/oct/03/gender.politicsphilosophyandsociety1)
Personalmente avevo sempre pensato che uomini e donne fossero "naturalmente" abbastanza diversi nel modo di comunicare e di affrontare i problemi...tuttavia le argomentazioni della Cameron mi sembrano interessanti e stimolanti...Che il fatto che gli uomini non riescano a fare più di una cosa allo stesso tempo (uno dei pregiudizi più comuni) sia legato non a una loro "mancanza" naturale ma al fatto che semplicemente non sono abituati - per motivi di ordine sociale - a dover fare più cose contemporanemente (come le donne "polipo" di oggi che devono barcamenarsi tra lavoro, casa, figli, ecc.)?