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venerdì 16 gennaio 2009

Uomini e donne vengono da pianeti diversi? Sì, secondo i nostri lettori

Grazie ai lettori (7) che hanno partecipato al nostro ultimo sondaggio ("Uomini e donne vengono da pianeti diversi?")!

Ecco i risultati: il 57% pensa che l'affermazione sia "vera", il 43% che sia "abbastanza vera". E' interessante notare che le prime risposte tendevano decisamente al "vero", mentre, andando avanti, la situazione si è un po' equilibrata con una ripresa dell'"abbastanza vero" (forse anche per influenza di quanto scritto nel relativo post di approfondimento?).

Purtroppo il post http://ilportapenne.blogspot.com/2008/12/uomini-e-donne-vengono-da-pianeti.html non ha avuto un numero significativo di commenti, ma la partecipazione al sondaggio ci conferma che comunque si tratta di un tema interessante.

Potremmo dunque portare avanti il tema, ma in mancanza di spunti significativi di riflessione pensiamo che si potrebbe facilmente degenerare nella banalità e nei luoghi comuni.

Preferiamo quindi attendere di leggere documenti che ci inducano a qualche altra (interessante) riflessione sul tema.
Nel frattempo grazie ancora per la partecipazione!

venerdì 19 dicembre 2008

Uomini e donne vengono da pianeti diversi...o forse no?

E' vero, come sostiene un libro uscito qualche anno fa - e che ha riscosso un grande successo - che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere o, detto altrimenti, che uomini e donne parlano "linguaggi differenti"? La tesi dell'autore ripropone quella di un libro che avevo studiato all'università per un corso di inglese: la difficoltà che hanno uomini e donne nel comunicare può essere ricondotta a fattori "genetici", al fatto che uomini e donne sono geneticamente diversi.
Su questo tema ci sono stati molti dibattiti. Le conseguenze di questa tesi non sono secondarie: la più importante è che i fraintendimenti nella comunicazione tra i due sessi sarebbero il risultato di aspettative (quella di parlare la stessa lingua) non realistiche e che dunque l'unica soluzione è accettare queste differenze ed imparare a conviverci.

Alcuni studi (in particolare quelli di Deborah Cameron) contestano fortemente questo approccio, parlando di un vero e proprio "mito di Marte e Venere". Oltre a criticare la mancanza di prove scientifiche a supporto, la studiosa sottolinea alcune conseguenze negative di questo mito (che sarebbe ad esempio alla base del "beneficio del dubbio" che viene concesso a coloro i quali vengano accusati di violenza sessuale: "Non aveva capito i segnali che la donna gli aveva dato...").

Non solo, ma secondo la Cameron il successo del "mito di Marte e Venere" sarebbe riconducibile alla volontà di trovare una giustificazione alla sussistenza (nonostante i cambiamenti sociali, in particolar modo nel ruolo della donna) di differenze in atteggiamenti/comportamenti tra uomini e donne che in realtà non dovrebbero esserci o che comunque si dovrebbe cercare di superare.

Semplificando: i cambiamenti sociali in atto mettono in dubbio le storiche certezze sui ruoli della donna e dell'uomo nella società. Si tratta di cambiamenti non facili: accettando questo mito (e dunque il fatto che uomini e donne sarebbero geneticamente diversi) ci arrendiamo al fatto che le cause alla base di queste differenze siano naturali e quindi non modificabili . Al contrario se, come afferma la Cameron, alla base di questi atteggiamenti ci sono motivi di ordine sociale ecco che le cose cambiano.

La credenza che i problemi di comprensione/comunicazione tra uomini e donne siano riconducibili a fattori "naturali" e dunque inevitabili - l'irriducibile differenza tra uomini e donne - e non siano invece legati a fattori sociali "ci trattiene dal pensare a quali "sistemazioni" di ordine sociale (social arrangements) potrebbero funzionare meglio di quelle attuali in una società che non può più reggersi sui vecchi presupposti di ciò che gli uomini e le donne fanno"(Deborah Cameron in
http://www.guardian.co.uk/world/2007/oct/03/gender.politicsphilosophyandsociety1)

Personalmente avevo sempre pensato che uomini e donne fossero "naturalmente" abbastanza diversi nel modo di comunicare e di affrontare i problemi...tuttavia le argomentazioni della Cameron mi sembrano interessanti e stimolanti...Che il fatto che gli uomini non riescano a fare più di una cosa allo stesso tempo (uno dei pregiudizi più comuni) sia legato non a una loro "mancanza" naturale ma al fatto che semplicemente non sono abituati - per motivi di ordine sociale - a dover fare più cose contemporanemente (come le donne "polipo" di oggi che devono barcamenarsi tra lavoro, casa, figli, ecc.)?

lunedì 8 dicembre 2008

Essere o pensare di essere?

Ieri mattina riflettevo su una frase interessante detta da uno psicologo: "bisognerebbe vietare l'uso del verbo essere ai genitori".
Troppo spesso i genitori, convinti di fare il bene dei figli, fanno commenti del tipo "sei intelligente, sei pigro, sei uno sportivo, sei proprio stupido!".
Quando si cresce, queste interferenze limitano seriamente l'essere, condizionando il pensiero del bambino che, a forza di sentirsi ripetere la stessa cosa da una figura così rilevante come quella di un genitore, inizia a credere di essere davero come il genitore lo descrive, in negtivo tanto quanto in positivo.
Una delle attività più delicate per un bimbo è prendere coscienza di sé stesso, di quali sono i suoi tratti caratteriali e comportamentali, di qual è la sua natura.
E' un processo inconscio, che non può essere limitato o controllato, e che avviene naturalmente: un bambino deve avere dei forti punti di riferimento, senza i quali non potrebbe portare a compimento il processo di crescita e presa coscienza di sé.
Tuttavia, come e quanto le opinioni dei genitori influenzano la crescita? Quanto siamo quello che siamo e quanto quello che ci viene insegnato a pensare di essere?
Non ho delle risposte certe e non sono ancora madre per poter esprimere un giudizio da genitore, ma analizzando la mia personale esperienza di figlia, forse per alcuni versi sono portata a credere di essere qualcosa solo perché da piccola ho sentito spesso mia madre dirmelo. E se questa inluenza non ci fosse stata? Sarebbe cambiato qualcosa? E se sì, in meglio o in peggio?
A voi commenti e riflessioni!