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giovedì 24 marzo 2011

Auguri dottoressa!

Giusi Spagnolo è una ragazza palermitana di 26 anni che in questi giorni si è brillantemente laureata in lettere (105/110). Ed è down! Sì, affetta da questa sindrome così grave e invalidante, eppure ce l'ha fatta! Possiamo immaginare le difficoltà che avrà dovuto affrontare e anche la gioia di questo momento speciale. Che bello ragazzi, sarà che è primavera, sarà che il giorno della propria laurea è per tutti una grande soddisfazione, ma a me questa notizia riempie il cuore di gioia per questo mondo che forse non è proprio tutto da buttare!
Questo uno degli articoli che si trovano sul web
http://www.superabile.it/web/it/REGIONI/Sicilia/Interviste_e_personaggi/info-1825459739.html

giovedì 5 novembre 2009

I love Halloween

L'altro giorno ho visto, attaccate alle finestre di una scuola elementare, delle figurine di zucche e fantasmi e mi son detta "Ecco i lavoretti di Halloween!".
Allora ho pensato che è bello che i bambini abbiano una festicciola in più da ricordare rispetto ai tempi passati e chissenefrega se è un'occasione che non fa parte della nostra cultura! E' una cosa nuova e divertente, no? In fondo è un pizzico di cultura americana che entra nelle nostre case.
Poi mi è venuto in mente che tra qualche tempo inizieranno le tristi polemiche sul festeggiare o meno il Natale a scuola. Dico tristi perché io proprio non riesco a vedere nulla di offensivo nel Natale.
La società multietnica dovrebbe essere più ricca di una in cui prevale un solo tipo di cultura. Penso che sarebbe bello festeggiare il Natale e poi anche le ricorrenze di altre culture o religioni, ovviamente in modo semplice, allegro, adatto ai bambini, come con Halloween appunto!

domenica 4 ottobre 2009

Crescere o semplicemente vivere?

Sto leggendo un libro, "Con il cielo negli occhi" di Franco Lorenzoni (ed la meridiana). Parla dell'esperienza dell'insegnamento dell'astronomia di un maestro elementare, con metodi basati sull'osservazione, il disegno e la percezione di spazi e tempi in modi semplici: appuntamenti serali davanti alla finestra aperta per disegnare l'orizzonte, le posizioni di Luna e stelle, dei tramonti del Sole, ricerche di miti, detti popolari, condivisione e discussione con i compagni.

Mi viene da fare il paragone con i programmi della Scuola dell'Infanzia, con inglese, nuoto, psicomotricità (leggasi ginnastica), cui le famiglie volenterose aggiungono tante altre cose. Sapete che esistono corsi di danza per bambini dai 3 anni in su? E gli asili nido non prevedono forse laboratori (sì sì li chiamano così) per unenni? C'è una frase del libro che mi ha colpito "...sembra che l'unica cosa importante che debbano fare i bambini è crescere e diventare grandi e l'aspetto degno di maggiore attenzione siano le loro trasformazioni, più che il loro presente e il loro sentire..."

A discapito dell'ultraspecializzazione degli operatori del settore, il mondo dell'infanzia sembra quasi un problema della società: i nostri bambini rischiano di attraversare troppo velocemente la loro età più bella e intellettualmente più feconda, tra corsi ed esperienze varie, senza avere il tempo di fermarsi a riflettere su quello che ogni giorno semplicemente vedono e "...magari, diventati adulti, passare la vita a farsi curare, ricercando parole e immagini della propria infanzia."

lunedì 27 luglio 2009

Da grande farò....

Ho sempre pensato che un’iniziativa molto utile da attuare a scuola sarebbe quella di spiegare agli alunni vicini all’ingresso nel mondo del lavoro alcune delle principali figure che si riscontrano negli annunci di lavoro (es: account, business analyst, controller, addetto stampa, ecc.).
Scorrendo gli annunci di lavoro si trova infatti una vera miniera di informazioni.

Così, ad esempio, scopriamo che esiste lo “STRESS ANALYST”, il cui ruolo, lo ammetto, mi risulta oscuro anche dopo aver letto la descrizione fornita: “La risorsa si occuperà di attività di progettazione legate ad analisi a fatica per clienti operanti nel settore aeronautico e metalmeccanico. Il lavoro verrà svolto sia in sede che presso le aziende svolgendo attività di engineering e supporto pre e post-sale alla clientela”.

Vado avanti e scopro che esiste l’"ASSUNTORE" (che mi ricorda gli untori del Manzoni o al massimo qualcuno che lavora nelle risorse umane), ma che nulla ha a che vedere con questi ultimi, avendo piuttosto a che fare con le polizze assicurative e poi il "METODISTA", che nulla ha a che vedere con il metodista che tutti abbiamo in mente: quello dell’annuncio infatti “si occuperà di gestire la standardizzazione ed il consolidamento dei processi produttivi, assicurando il raggiungimento degli obiettivi di Efficienza produttiva, Qualità interna e Lean Manufacturing” (le maiuscole sono originali, in barba alle regole sulle maiuscole della grammatica italiana).

Non c’è che dire: si potrebbe scrivere un bel manuale o, in alternativa, si potrebbero utilizzare queste figure nei giochi a quiz:
-Intervistatore: “Che cos’è uno STRESS ANALYST?…Ha 1 minuto per rispondere...Ecco le opzioni: A: uno psicologo specializzato nel curare i lavoratori stressati; B: uno strumento che si attacca agli attrezzi presenti nelle palestre – tapis roulant, vogatori, spinner, per valutare lo stato di salute dell’atleta”…e così via…

Una volta i bimbi sognavano di fare l’inventore, il calciatore, l’astronauta…qualcuno dovrà pur dire loro che su Monster questi lavori proprio non si trovano!

giovedì 4 giugno 2009

Quelli che...LORO lavorano!

Capita spesso a scuola che i genitori non siano presenti agli incontri con i professori. Ora, io dico, ci sono due incontri all'anno organizzati di pomeriggio con orario lunghissimo (14:00-19:00), poi ogni insegnante da ottobre a maggio ha un'ora di ricevimento settimanale ed è eventualmente disponibile ad appuntamenti durante le ore buche, anche telefonicamente. Con tutto questo com'è possibile che un genitore non trovi il tempo di andare a sentire quali sono i problemi di suo figlio, magari già ripetente e prossimo a bissare l'esperienza? Se li chiami al telefono ti rispondono "Non posso venire a colloquio, perché IO lavoro!" Gulp! Forse ti ho invitato ad una festa? Forse l'educazione di un figlio si esercita solo nel tempo libero? Tristezza ragazzi!

mercoledì 20 maggio 2009

:)

Interrogazione.
Prof."Abbiamo visto che la pianta di fragola ha due tipi di riproduzione. Quali sono?"
Allievo "Sessuata e asessuata"
Prof. "Attraverso quali strutture la pianta effettua questi due tipi di riproduzione?"
Allievo "..."
Prof. "Cerca di ricordare, c'è anche la foto sul libro"
Allievo "..."
Prof. (aprendo il libro alla pagina con la foto della pianta di fragola) "Guarda la figura. Riconosci le strutture?"
Allievo "..."
Prof. "Non ti ricordi?"
Allievo "Bo, Prof., non lo so, non sono mica un...BIONICO!"
:)

giovedì 7 maggio 2009

Marco Polo???

Il post di Beth sul seggiolino Marco Polo mi ha fatto venire in mente l'anno scorso quando, in una classe I di un istituto professionale, per introdurre l'argomento della cartografia, feci un riferimento alla necessità della stessa per i viaggiatori, portando come esempio le carte utilizzate da Marco Polo, di cui il libro di testo aveva delle immagini. Di fronte all'aria smarrita dell'uditorio, tipica di quando hai l'impressione di parlare arabo, chiedo "Ehm, voi ovviamente sapete chi era Marco

Polo...no?...Anche solo una vaga idea?...Niente?". Nel silenzio di tomba la risposta di Madalina, studentessa rumena, in Italia da un paio di anni "Sì, il viaggiatore!" "Più o meno sapreste dire in che periodo è vissuto?" E qui si buttano "1800?".

Ora, io non sono un'appassionata né di storia né tantomeno di geografia, ma anche a 14 anni il nome Marco Polo avrebbe evocato atmosfere medievali e viaggi in oriente. Ecco, mi bastava quello! Comunque complimenti alla piccola Madalina, che di illustri personaggi italiani ne sa più dei suoi italici compagni!

mercoledì 1 aprile 2009

Logica stringente

Una cosa che a scuola mi stupisce è come spesso studenti che durante le interrogazioni o i compiti scritti hanno difficoltà a mettere insieme poche parole, laddove ritengano leso un qualche loro diritto, oppure vogliano affermare un'idea, o cavarsi d'impaccio, sfoderino una logica ed un'oratoria degna di Cicerone.
Un esempio: lo sapevate che a scuola non si possono fare compiti scritti se non è presente almeno metà della classe, oppure che per interrogare devono essere presenti almeno due testimoni? Io l'ho scoperto da poco dai miei piccoli Perry Mason, che non sanno coniugare il verbo avere ma su queste cose sono preparatissimi.
Oppure "Pierino, hai fatto i compiti per casa?", "Sì", "Me li fai vedere?", "Non li ho portati", "Allora prendi 3", "Ma scusi lei ieri ha detto di farli, non che dovevamo portarli!"
O ancora, all'ennesima parolaccia/bestemmia "Sara, non dire queste parole!", "Perché?", "Perché sta male e chi ti ascolta può farsi una cattiva opinione di te", "Tipo?", "Mah, magari puoi sembrare una ragazza non tanto educata, insomma, non una brava ragazza", "Ma io non voglio sembrare una brava ragazza!"
E l'ultima "Ragazzi, non si mangia in classe durante la lezione?", "Ma se uno ha fame?", "Aspettate l'intervallo. Vedete? Anch'io a volte vorrei mangiare o bere, ma aspetto che finisca l'orario di servizio", "Ma perché non mangia anche lei?", "Non mi sembra rispettoso nei vostri confronti!", "Non si preoccupi, qui siamo in famiglia!"

mercoledì 28 gennaio 2009

Chicche parentali

Ci sono stati i colloqui pomeridiani insegnanti-genitori.
(I nomi sono di fantasia ndr)

Prof. "Giulia non è molto attenta, non si impegna, e poi è disordinata. I suoi compiti sono pieni di frecce e asterischi. A volte si dimentica persino di copiare dei pezzi dalla brutta alla bella"
Mamma "Guardi, non me ne parli! A me dà fastidio che usi tutte quelle penne. Pensi che gliele ho tolte tutte e le ho lasciato solo la penna nera e la penna rossa. Mica per niente, ma mi pasticcia tutti i libri e sa, io poi vorrei rivenderli!"

Mario è arrivato nella mia classe un mese dopo l'inizio della scuola, trasferito da un'altra sezione.
Prof. "Mario non ha ancora il libro di testo. Come mai?"
Mamma "Ah, sa perché? Ad un certo punto Mario non voleva più andare a scuola, allora siccome non erano ancora arrivati tutti i libri, la PRIMA cosa che abbiamo fatto è stata disdire quelli rimanenti. Poi lui è voluto ritornare, ma ormai i libri non si riesce più a farli arrivare"
Prof. "Uhm, e allora come facciamo? Dove studia Mario?"
Mamma "Se i libri non arrivano, non arrivano!"

Una volta un medico mi disse "Non si preoccupi, i figli sopravvivono NONOSTANTE noi genitori!" Drammaticamente vero!

giovedì 27 novembre 2008

Filosofi come pagnotte?

Qualche tempo fa, nel corso di una rassegna stampa alla televisione, ho intravisto (era il periodo nel quale si parlava del Decreto Gelmini) un titolo provocatorio sull'Università italiana che (vado a memoria) terminava con "...e invece noi continuiamo a sfornare filosofi". Già dall'utilizzo del verbo emerge il pensiero di chi lo ha concepito..."sfornare" filosofi è evidentemente meno nobile che sfornare ingegneri, economisti, ecc. (ma penso che in questi casi gli autori non avrebbero utilizzato il verbo "sfornare"...) Alcune mie considerazioni: 1) Penso che sia stupido e poco utile contrapporre le facoltà tra di loro come se alcune fossero più "pregiate" di altre: penso che contino piuttosto la qualità dell'offerta universitaria da un lato e dall'altro l'impegno (che si traduce in tempistica nel conseguimento della laurea, votazione, ecc.) di chi frequenta un corso di laurea; 2) In termini di lavoro, non penso che in Italia ci sia necessità soltanto di laureati in ingegneria ed economia, anche se, a leggere quotidianamente gli annunci di lavoro, sembrerebbe proprio così; 3) E' senza dubbio vero che in Italia è avvenuta storicamente una sopravvalutazione dell'importanza delle materie umanistiche ("tutti avvocati, notai, ecc.") a discapito della preparazione scientifica, che si è tradotta in un livello di preparazione (in matematica, fisica, ecc.) più basso degli altri paesi (per non parlare della conoscenza delle lingue straniere...aspetto sul quale ora non mi soffermo ); 4) è desolante vedere che quando si parla di scuola in Italia si affronta il problema in termini ideologici piuttosto che costruttivi (Che fare per migliorare il sistema?). Allora mi chiedo: 1) Non sarebbe più utile riflettere su come avvicinare lo studente (di qualsiasi facoltà) al lavoro (in termini di materie insegnate, di metodologia nell'affrontare i problemi....?); 2) Cosa si può fare perché le aziende investano davvero nella formazione (e riqualificazione, se necessaria)? E perché la formazione viene nella maggior parte dei casi vista come uno spreco di tempo e di energie? Vorrei sentire più spesso anche in Italia le parole che mi disse tempo fa in Inghilterra la responsabile di una importante società di revisione contabile: " Per noi contano le persone, non le facoltà (e, vi assicuro, non si trattava di uno slogan...!)". Sarebbe necessario anche in Italia pensare di meno alle facoltà e pensare maggiormente alle persone!