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giovedì 24 novembre 2011

Se l'azienda rimpiange la macchinetta del caffé

“E ora…che si fa?”. La domanda riecheggiò nella stanza nella quale erano riuniti i membri del comitato di redazione della community che l’azienda aveva deciso di aprire al suo interno, uno spazio virtuale nel quale le donne dell’azienda erano state incoraggiate a condividere le proprie preoccupazioni, a raccontare le sfide quotidiane che come lavoratrici donne si trovavano quotidianamente ad affrontare.

Ed alcune avevano colto seriamente l’invito. Ci avevano messo la faccia, dando un nome e cognome alle loro affermazioni anche quando si era trattato di elencare quello che in azienda non funzionava: i meccanismi che bloccavano l’avanzamento professionale delle donne e le problematiche legate alla valutazione del talento femminile. Ed ora quelle stesse donne chiedevano non soltanto di essere ascoltate, ma anche di ottenere risposte alle loro istanze.

“Che fare?” si chiesero dunque i membri del comitato di redazione…
Ecco, oggi diverse aziende si trovano in questa condizione: sfruttando le potenzialità di partecipazione consentite oggi da Internet hanno offerto ai propri dipendenti la possibilità di esprimersi e di condividere con altri colleghi i propri pensieri. E se è vero che il numero di coloro che partecipa attivamente ai lavori della community, scrivendo commenti ed animando il dibattito è normalmente costituito da un piccolo nucleo se paragonato al numero degli addetti dell’azienda, tuttavia le idee circolano, escono dai confini della community e le istanze si definiscono con sempre maggiore chiarezza.

L’azienda che oggi decide di dar voce ai dipendenti deve essere consapevole che l’aspetto più complesso da gestire è proprio “il che fare”, la risposta che si intende dare alle problematiche espresse.

In mancanza di una strategia in tal senso l’azienda rischia seriamente di trovarsi a rimpiangere i tempi nei quali il malcontento aziendale trovava sfogo di fronte alla macchinetta del caffè…il tempo di sorseggiare un caffè e poi tutto passava…fino almeno al caffè successivo.

giovedì 24 marzo 2011

Auguri dottoressa!

Giusi Spagnolo è una ragazza palermitana di 26 anni che in questi giorni si è brillantemente laureata in lettere (105/110). Ed è down! Sì, affetta da questa sindrome così grave e invalidante, eppure ce l'ha fatta! Possiamo immaginare le difficoltà che avrà dovuto affrontare e anche la gioia di questo momento speciale. Che bello ragazzi, sarà che è primavera, sarà che il giorno della propria laurea è per tutti una grande soddisfazione, ma a me questa notizia riempie il cuore di gioia per questo mondo che forse non è proprio tutto da buttare!
Questo uno degli articoli che si trovano sul web
http://www.superabile.it/web/it/REGIONI/Sicilia/Interviste_e_personaggi/info-1825459739.html

martedì 19 ottobre 2010

Uno, due, tre incarichi…

No, non facciamo riferimento all’ultima puntata di Report, nella quale si è parlato di uomini che siedono nei consigli di amministrazione o che hanno responsabiità di gestione di una pluralità di società (a volte anche concorrenti tra di loro), argomento già trattato da Filippo Astone nel suo ultimo interessante libro “Il partito dei padroni” (in particolare nel capitolo 12, “La casta di lorsignori”)*.

Ci riferiamo ad un altro gruppo di persone, che contrariamente alle prime, difficilmente verrebbero definite membri di una “casta”. Io ho il privilegio di conoscerne bene due. Le chiameremo Anna e Francesca.

La prima annovera tra i suoi incarichi: corso di pallanuoto (4 volte/settimana), corso di pattinaggio artistico (2 volte/settimana), logopedista (una volta/settimana), corso di teatro (1 volta/settimana) e pianoforte il sabato pomeriggio ai quali si aggiungono corsi di ripasso self-made in casa qualora la piccola Elena incappi in qualche brutto voto a scuola…

Anche Francesca passa gran parte del suo tempo in macchina: se venisse pagata per questa attività potrebbe passare per una vera e propria tassista. Del resto le chiamate sono numerose: nuoto, calcio, asilo, scuola, pediatri (vari), spesa, ecc. Ma gli incarichi non terminano qui: sia Anna sia Francesca hanno anche quello che nel linguaggio comune definiremmo un lavoro tout court, ossia svolto tra le pareti di un ufficio.

A tutto questo si aggiungono altre poltrone: non quelle di consigli di amministrazione, ma quelle di casa. Già perché sia Anna sia Francesca si occupano anche della gestione della casa (dalle lavatrici che si guastano, al pozzo in giardino…).

Chi lo sa, forse anche alcuni dei personaggi intervistati nel corso della puntata di Report vantano mogli con molteplici incarichi, simili a quelli di Anna e Francesca … mogli che consentono loro di occupare posizioni importanti in diverse società e di riuscire anche nel miracolo, una volta tornati a casa, di trovare una prole curata ed appagata dalle tante attività extra scolastiche e di affondare le stanche membra in altre confortevoli poltrone (domestiche). Il tutto mentre Anna e Francesca, mai pienamente soddisfatte degli incarichi svolti durante la giornata, si rimproverano di non essere riuscite a preparare i biscotti al cioccolato per la loro amata prole…

*F. Astone, “Il partito dei padroni – Come Confindustria e la casta economica comandano in Italia”, Longanesi, Milano, 2010.

martedì 20 luglio 2010

Perché...Men AND Women Do it better

Interessante spunto di riflessione dal libro "Rivoluzione Womenomics", del quale abbiamo già avuto modo di parlare in post precedenti (vd. riferimenti in fondo al post).

“I giovani ed ambiziosi maschi che avanzano nella carriera come rulli compressori paiono dotati per virtù innata di raffinate capacità di manovra in questo labirinto (il labirinto aziendale, NDR). Sono costoro ad avere la “politica” aziendale innestata direttamente nei propri geni oppure è il labirinto organizzativo a essere costruito in modo congruente con le modalità di interrelazione, di competizione e di manovra di questi giovani ambiziosi?”*

Detto altrimenti, quello che le autrici sostengono è che le dinamiche che guidano oggi le imprese nel loro modo di gestire le persone e di valutarle, sono di fatte basate su concetti permeati su modelli di comportamento maschile, che dunque tendono ad avvantaggiare gli uomini. Intendiamoci: qui non c’entrano solo il discorso della maternità e della conciliazione vita/lavoro. C’entra il fatto che le donne hanno la tendenza a costruire, anche quando sono in posizione di leadership, delle strutture di lavoro diverse, meno gerarchiche e più collaborative, sono meno propense all’autopromozione, tendono ad essere guidate da valori in parte diversi da quelli che motivano gli uomini (vd. l’importanza del riconoscimento del valore per il lavoro fatto e l'importanza del concetto di fare la differenza sul lavoro, promuovendo ciò che ci ritiene importante più che concetti quali il denaro e la posizione) e tendono a sottovalutare le proprie capacità mentre gli uomini tendono a fare l’opposto. Inoltre le donne sono meno coinvolte in quelle regole di condotta non scritte che spesso favoriscono l’avanzamento di carriera all’interno delle aziende (es: il fatto che gli uomini si ritrovano spesso in contesti informali anche fuori dal lavoro, tessendo relazioni che si rivelano poi utili per progredire all’interno dell’azienda).

Riconoscere queste differenze, ossia il fatto che le donne hanno motivazioni di carriera, modelli di organizzazione del lavoro e stili differenti di comunicazione da quelli della maggioranza maschile al vertice delle imprese (non pretendendo che le donne si adeguino agli stili e ai modelli maschili attuali) rappresenta un passo importante verso lo sfruttamento di quel talento femminile che, come dimostrano i tanti casi citati dalle autrici, può portare significativi vantaggi alle aziende in termini di business.

Qualcuno (che non si è soffermato a leggere con attenzione il libro) probabilmente concluderà che si tratta del solito libro femminista…a me sembra invece che il messaggio sia un altro…parafrasando un motto inglese, “Women don’t do it better…men AND women do”…

*A. Wittenberg-Cox e A.Maitland, Rivoluzione Womenomics, Gruppo24Ore, Milano, p. 257.

martedì 6 luglio 2010

Se i principi non bastano... allora facciamone una questione di efficienza economica

Dimentichiamoci per un attimo i principi di uguaglianza e parità tra uomini e donne secondi i quali i due sessi dovrebbero avere pari opportunità non solo in materia di accesso al mondo del lavoro, ma anche pari salario per le attività svolte e medesime opportunità di carriera.

La tesi della "womenomics", concetto introdotto da Kathy Matsui, analista di Goldman Sachs, è che una maggior integrazione delle donne nell’economia non risponde soltanto a principi di equità, ma anche a principi di efficienza economica. E’ infatti dimostrato che una maggiore partecipazione femminile al lavoro, oltre ad essere un potenziale fattore di sviluppo economico (con impatti significativi in termini di crescita del PIL), ha ripercussioni importanti e positive su questioni quali la sostenibilità delle pensioni (la maggiore partecipazione delle donne porta ad un aumento del numero degli occupati fra le persone in età lavorativa, riducendo il rapporto di dipendenza fra pensionati e lavoratori) e sull’invecchiamento della popolazione.

A questo proposito è importante sottolineare come la relazione tra maggiore partecipazione delle donne al mondo del lavoro e minore fertilità, che si riscontrava nei decenni passati non è attualmente così presente. Se negli anni ’80 i livelli di fertilità erano maggiori laddove minore era l’occupazione femminile, negli anni 2000, i paesi con una minore occupazione femminile registravano una minore fertilità rispetto ai paesi con una maggiore occupazione femminile (vd. grafico*)
















Segno che il trade-off tra lavoro e fertilità non è inevitabile laddove si adottino, come è avvenuto in Francia e nei paesi nordici, specifiche iniziative volte ad incoraggiare sia il lavoro femminile, sia la fertilità (es: strutture statali e private che si occupano dei bimbi delle madri lavoratrici, disponibilità di congedi parentali, disponibilità di lavori part-time, ecc.) e che dunque il rapporto tra tasso di occupazione femminile/fertilità varia sensibilmente in funzione di precisi elementi sociali, economici, culturali e politici propri del paese analizzato.

Come emerge dal grafico, l’Italia è caratterizzata da scarsa partecipazione femminile al lavoro (da fonte ISTAT, in Italia nel 2009, meno del 50% delle donne di età compresa tra i 15 e 64 anni lavorava) e bassa natalità. In Italia l’età media della donna alla nascita ha superato 30 anni, una delle più alte d’Europa, ulteriore segno che la volontà di partecipare al mondo del lavoro da noi ha importanti ripercussioni (negative) sulla famiglia: inoltre, in Italia, la possibilità di conciliare lavoro e famiglia spesso si basa sull’apporto che strutture familiari (vd. i nonni) danno (un ulteriore elemento di fragilità se si pensa che questa situazione è destinata a cambiare anche a seguito dell’allungamento dell’età pensionabile).

Non solo, ma se le ricerche macroeconomiche sottolineano i benefici economici a livello di incrementi del PIL derivanti da una maggiore parità dei generi con riferimento all'occupazione (secondo alcuni studi, anche superiori al 10% per quanto riguarda la sola Europa), a livello microeconomico un numero sempre maggiore di studi evidenzia come la presenza, nelle aziende, a tutti i livelli, di gruppi di lavoro misti, apporti grandi benefici all’azienda in termini di produttività e risultati economici. Nonostante questo, la presenza delle donne ai più alti livelli rimane un miraggio nella maggior parte dei paesi (per quanto riguarda l’Italia “la composizione dei consigli d’amministrazione delle società del Mib30 mostra che su 466 cariche consiliari, soltanto undici sono ricoperte da donne”**).

Il mancato sfruttamento del capitale umano femminile è una situazione che dunque non ha giustificazioni…che la si guardi dal punto di vista dell’equità tra i sessi o dal punto di vista dell’efficienza economica…

*Fonte: D. Del Boca, Famiglia e Lavoro,http://www.amichediabcd.org/Intervento%20Daniela%20Del%20Boca%2023.06.07.doc.
**Fonte: D. Del Boca, Perché l'Italia ha bisogno di womenomics, 16/03/2010 (consultabile su http://www.lavoce.info/). Altri testi che trattano l'argomento in una prospettiva internazionale sono: A. Wittenberg-Cox e A- Maitland, Rivoluzione Womenomics, Gruppo24Ore, 2009 e vari paper dell'OECD, tra i quali, A, d'Addio e M. d'Ercole, Trends and Determinants of Fertility Rates, 2005.

mercoledì 10 febbraio 2010

Donna, italiana... e della provincia di Napoli

  • Nell’Unione europea (27 paesi), in media, il 59,1% delle donne ha un lavoro*.
  • 16 sono i paesi dell’UE che si collocano al di SOPRA di questa media: in cima alla classifica la Danimarca, il paese con il tasso di occupazione femminile più alto (pari al 74,3%), seguita da Svezia, Paesi Bassi e Finlandia. A seguire altri 12 paesi
  • 11 sono i paesi dell’UE che si collocano SOTTO la media europea del 59,1%: il peggiore, in termini di occupazione femminile, è Malta (tasso di occupazione femminile pari al 37,4%), seguito dall’Italia (47,2%). Meglio dell’Italia, ma comunque sempre al di sotto della media europea fanno tutti gli altri paesi: Repubblica Ceca, Belgio, Lussemburgo, Slovacchia, Spagna, Polonia, Romania, Ungheria, Grecia.
  • Anche per quanto riguarda l’occupazione maschile, l’Italia è al di sotto della media dei 27 paesi dell’Unione europea (70,3% contro la media del 72,8%), ma mentre in questo caso lo scostamento tra Italia e media europea è di circa 2,5 punti percentuali, nel caso dell’occupazione femminile il divario è di quasi 12 punti percentuali (47,2% Italia contro 59,1% della media europea). Non solo, ma in Italia, il divario tra il tasso di occupazione degli uomini e quello delle donne è tra i più elevati dell’UE (23 punti percentuali, contro una media europea di 13,7 punti percentuali).
  • Tra le regioni italiane, il tasso di occupazione femminile più elevato si trova in Emilia-Romagna (qui il 62,1% delle donne ha un’occupazione): al fondo della classifica la Campania (tasso di occupazione femminile pari al 27,3%).
  • Secondo uno studio recente della Camera di Commercio di Napoli e dell´Eurosportello, nella provincia di Napoli in particolare, l´occupazione femminile si attesterebbe addirittura al 24,3% per cento.
*Tutti i dati citati sono di fonte Istat e possono essere consultati qui: http://noi-italia.istat.it/index.php?id=4. Il tasso di occupazione femminile citato è il rapporto percentuale tra le donne occupate di 15-64 anni e la popolazione femminile della stessa classe di età.

lunedì 11 gennaio 2010

Per tutte le donne che sei

Sì sì avete letto bene! “Per tutte le donne che sei”!
Questo è il titolo che campeggia attualmente nella pagina web di un importante operatore telefonico.

Ma cerchiamo di capire meglio in che cosa consiste questa offerta “Per tutte le donne che sei”...(e qui cito testualmente):

1) Un telefono incluso e chiamate senza scatto alla risposta, per organizzare la tua giornata (e giustamente, aggiungiamo noi...in fondo, di che cosa altro può aver bisogno una donna?)
2) Tutte le chiamate che vuoi, senza limiti, al tuo numero Vodafone* del cuore (NUMERO DEL CUORE???? Forse pensano di parlare a bambine di 10 anni che hanno l’amichetto del cuore?)
3) Una Internet Key inclusa per essere sempre connessa con tutto quello che più ti piace (QUELLO CHE PIU’ TI PIACE???? Tipo il sito di Hello Kitty o della Barbie?).

Insomma, dopo aver letto queste frasi sorge davvero il dubbio che l’offerta sia rivolta a bambine di età compresa tra gli 8 e i 13 anni (cosa che non risulterebbe neanche troppo insolita se si pensa che anni fa lo stesso operatore pubblicizzava cellulari Disney)..ma nulla, nessun riferimento.
D’altronde, l’immagine di una mano femminile preziosamente inanellata che destreggia da un lato uno smartphone e dall’altro una chiavetta per la connessione Internet, posta accanto alla descrizione dell’offerta, non fa pensare immediatamente ad una adolescente, quanto piuttosto al clone della Miranda Priesley di “Il diavolo veste Prada”.

E infine non si capisce in che cosa differisca questa offerta da quella che compare di norma sul sito dell’operatore (e che a questo punto potremmo battezzare – se non risultasse un po’ equivoco visti i tempi che corrono - “Per tutti gli uomini e le donne che sei”). Anche se qui, a dire il vero, non si fa menzione del "numero del cuore” (forse i maschietti non hanno un numero del cuore…o se lo hanno non lo vogliono ammettere?).

Va bene che loro (non i maschietti, ma la società telefonica) sono quelli dello slogan “Tutto gira intorno a te”…ma mi sa che a forza di girare hanno perso un po’ la bussola.

*Sì sì per una volta facciamo pubblicità...(positiva o negativa, giudicate voi). La pagina web è qui: http://www.areaprivati.vodafone.it/190/trilogy/jsp/channelView.do?contentKey=49712&pageTypeId=9607&channelId=-8669&tk=9607%2Cr&ty_key=pri_offerta_donne_piani_piu_facile
P.S.: rivedendo la pagina web a colori mi è poi venuto il sospetto che il lato femminile dell'offerta sia legato al fatto che sono disponibili telefonini rosa e Internet Key rosa (!) Uaoooo!