mercoledì 18 marzo 2009

I viaggi de "Ilportapenne". Settima tappa: Bruxelles (3)

Mancano pochi giorni al Natale. La Grand Place è gremita di gente che osserva gli oggetti della tradizione natalizia e i prodotti gastronomici in mostra nelle tante casette di legno che affollano la piazza, in rappresentanza di ogni stato membro dell’Unione Europea.

La luce, gialla, tenue, esalta il colore delle facciate dei palazzi seicenteschi che si affacciano sulla piazza: nonostante la folla vi è un grande silenzio. La neve cade incessantemente da ore, leggera…

Mi metto in coda con P. per acquistare un bicchiere di vin brulé. Ad un tratto una voce alle mie spalle: “Madame?”: mi giro e vedo un poliziotto del corpo di polizia della città di Bruxelles, con la tipica casacca ed il berretto blu. “Mi raccomando, stia attenta ai borseggiatori!”, indicando lo zaino che tengo dietro la schiena. Poi mi tende un piccolo oggetto blu con una scritta in inglese che dice “Attenzione ai borseggiatori”. E’ un piccolo borsellino di plastica, chiuso da una cerniera. Sorrido, lo metto nello zaino e ci auguriamo a vicenda “Buon Natale”.

lunedì 16 marzo 2009

I viaggi de "Ilportapenne". Settima tappa: Bruxelles (2)

Michel sale come sempre a Gribaumont. A tracolla la solita vecchia chitarra. Abbozza una canzone, della quale non capisco le parole…dietro, quasi impercettibile, il suono di qualche nota tra una fermata e l’altra della metropolitana. Qualche istante prima di arrivare a Montgomery Michel termina la canzone e si avvicina con un basco ai viaggiatori: sorride a tutti e abbozza un lieve cenno con la testa quando la moneta tintinna nel basco.

Il giorno dopo Michel sale: “Buongiorno, purtroppo questa mattina non vi posso suonare nulla perché la STIB (società che gestisce la metropolitana di Bruxelles, ndr.) mi ha sequestrato la chitarra”. Poi tira fuori il basco e le monete, una dopo l’altra, si mettono a tintinnare…

Scendo a Schuman: vicino alle scale un sassofonista sta eseguendo un pezzo: per terra il solito basco, dietro di lui, sul muro, il cartello con la nota musicale, a segnare il posto del musicista autorizzato dalla STIB ad allietare i passeggeri. Qualche metro più in là, da Mister Minit, il ciabattino sistema il tacco di una scarpa con un martello . Così, a suon di musica, esco dalla stazione, mi giro per un rapido sguardo al flusso ordinato delle macchine nella rotonda e mi dirigo al numero 9 per iniziare un’altra giornata di lavoro.

Ricetta

Prendete un palcoscenico. Non deve necessariamente essere in un teatro. Mettiamo il caso che questo palcoscenico sia il parquet di una stanza in una scuola di ballo.
Prendete dieci persone: età, culture, idee, caratteri diversi, o in alcuni casi pure troppo simili. Le accomuna solo la voglia di divertirsi facendo qualcosa di diverso dal solito.
Prendete dieci persone e mettetele sul palcoscenico a recitare la parte di personaggi nati dal nulla, solo dalla fantasia, senza un copione, senza battute. Solo improvvisazione.
Prendete questi dieci personaggi: sono il frutto delle idee e del vissuto del singolo, tutti comunque molto reali. Ognuno di essi è legato agli altri da una caratteristica: sono tutti pazienti dello stesso manicomio.
Prendete due donne che sullo stesso palco diventano medici: la prima crede fortemente nella sanità mentale delle persone con cui vive la sua quotidianità, la seconda è scettica riguardo alla guarigione dei cosiddetti malati.
Prendete un'insegnante: abbigliamento rigorosamente viola, voce da angelo e fattezze da elfo dei boschi. A volte psicologa, a volte compagna, a volte mamma, a volte direttore, a volte generale!
Prendete una bella dose di sana ironia e mescolatela con una notevole quantità di autoanalisi. Aggiungeteci allegria e divertimento in abbondanza, portate il tutto a ebollizione per alcuni mesi, e se per caso il composto esce dalla pentola...va bene anche così!
E' in questo modo che stiamo lavorando allo spettacolo di inizio estate con il mio gruppo di musical.
Credo sia proprio vero quello che vogliamo portare in scena: da vicino nessuno è normale. Per fortuna.

Chi salva un foglio salva una foglia!

Quello del titolo era il motto di una qualche campagna ambientalista. E al nostro povero Pianeta dovremmo tenerci un po' di più, dato che è l'unica casa che abbiamo!
Allora, notoriamente la carta si fa con la cellulosa che, altrettanto notoriamente, deriva dalle piante. Dunque, l'altro giorno ho chiesto alla segreteria della mia scuola un certificato di una pagina da portare ad un'altra amministrazione pubblica. Bene, la segretaria ha voluto un fax con la richiesta. Quindi per UN foglio contenente informazioni che viaggiano all'interno della stessa Pubblica Amministrazione, relativi ad un dipendente della medesima (contenente quindi informazioni arcinote allo Stato), sono stati spesi QUATTRO fogli (un foglio per la richiesta + rapportino di invio + foglio ricevuto dal fax della segreteria + relativo rapportino di ricezione). Ripeto RAPPORTO 1:4
Moltiplicate il dato per tutti i dipendenti di una qualsiasi scuola di vostra conoscenza, che in un anno scolastico chiederanno almeno un (e siamo ottimisti) certificato da portare sempre a qualche ente pubblico e forse vi sentirete un po' più tristi...

domenica 15 marzo 2009

I viaggi de "Ilportapenne". Settima tappa: Bruxelles (1)

Questo è il viaggio più difficile da raccontare…Quando si vive e si lavora in un posto per tre anni si acquisisce lo status di "visitatore imperfetto": se da un lato infatti si hanno il tempo e l’occasione per cogliere molti più aspetti del luogo, dall’altro, illudendosi che ci sarà sempre il tempo per vedere tutto, si finisce per accorgersi, quando ormai è ora di partire, di aver tralasciato cose che il turista diligente non si sarebbe mai perso.
Fatta questa doverosa premessa divideremo il nostro viaggio in più puntate…

Hercule Poirot…francese? Nooo belga! Ogni volta che penso al Belgio mi vengono in mente i film ispirati ai gialli di Agatha Christie con protagonista il celebre Hercule Poirot che, in quanto francofono veniva perennemente scambiato per un francese.

Eppure i francesi non sono gli unici francofoni bianchi…esistono pure i Belgi, 10 milioni di persone che abitano un paese poco più grande della Lombardia, diviso in due parti, quella francofona e quella fiamminga, molto diverse e da secoli in rivalità…paese che conquistò l’indipendenza dall’Olanda nel luglio 1830, come imparai una tranquilla mattina, quando, a Bruxelles, nel mio ufficio al V piano, sentii tremare le finestre e mi accorsi che in rue de la Loi sfilavano i carri armati (una scialba imitazione della grandeur francese?). Ah, per la cronaca, se qualcuno vi dice che parlate francese come un belga non è propriamente un complimento!

Bruxelles, capitale di tutti (tranne che dei belgi?) Buffo paese il Belgio: molti non saprebbero neanche individuarlo sulla carta geografica, stretto come è tra Francia, Germania, Lussemburgo ed Olanda e molti probabilmente non sanno neanche che Bruxelles, la città europea per antonomasia, ne è proprio la capitale (bilingue, divide di fatto la parte francofona da quella fiamminga) anche se una capitale un po' strana, visto che trovare un belga a Bruxelles è come trovare un francese a Mentone (ossia difficilissimo). Per trovare un belga è necessario recarsi nei negozi locali (che richiedono ai lavoratori la conoscenza del francese e del fiammingo, rendendo difficile ad uno straniero trovare impiego…a meno che lo straniero sia un po’ masochista e decida di studiare una lingua nella quale predominano le K e le J…)

Tolti i belgi, il resto della popolazione di Bruxelles è costituita da stranieri, di tutte le razze ed i colori, risultato dell’insediamento a Bruxelles di alcune delle principali istituzioni comunitarie (Commissione europea, una delle sedi del Parlamento europeo, il Comitato economico e sociale), nonché della Nato e di altre organizzazioni internazionali alle quali si aggiungono le rappresentanze nazionali di tutti i paesi membri dell’Unione europea, di molte regioni (praticamente tutte le nostre sono rappresentate con loro uffici), gli uffici delle camere di commercio, le sedi europee di diverse multinazionali statunitensi…e infine gli italiani, greci, libanesi, turchi che preparano ottime pizze, pita e kebab in concorrenza con il piatto per eccellenza di Bruxelles, ossia le moules frites (le cozze con le patatine fritte…).

Nella prossima puntata: perché i cavatappi sono alcuni dei souvenir più gettonati della capitale, quali sono i lavori più "in" della capitale, perché le cartoline vendute a Bruxelles recitano: "Belgium, where rain is typical"...e molto altro.

mercoledì 11 marzo 2009

Il Grande Fratello e i suoi fans

In un commento ad un post sul Grande Fratello di Beth (http://ilportapenne.blogspot.com/2009/03/indovina-indovinellochi-guarda-di-piu.html), Sergio asserisce che i giovani ne assumono i protagonisti come modelli. Allora, vi racconto questa conversazione avvenuta qualche giorno fa a scuola.
Alunno "Posso andare in bagno?"
Prof. "Sì, certo"
Il ragazzo va in bagno, passa un po' di tempo e non torna. In aula è presente anche l'insegnante di sostegno, che decide di andare a verificare che vada tutto bene. Dopo pochi minuti tornano entrambi.
Alunno (mogio mogio) "Prof., stavo defecando, poi è venuto il Prof., ha bussato alla porta, me lo ha fatto ritornare dentro e ora ho mal di pancia"
Prof. "Mi dispiace, ma eravamo preoccupati, non ti vedevamo tornare"
Alunno "Ora devo di nuovo defecare!"
Alunna (urlando al compagno dall'altra parte dell'aula) "Che poi è quello che viene da fare a me ogni volta che ti vedo! Scusi Prof., ma è da stamattina che dice che deve c..are, e basta no?"
Ora, confrontate questa solo apparentemente surreale discussione con certe scene del Grande Fratello 2009 e troverete molte similitudini! Pare che un tizio sia stato espulso proprio, tra le altre cose, per riferimenti espliciti alla propria vita intimo-fisiologica, previa messa in onda a tambur battente, ovviamente.

Tra uomo (ometto) e donna...

Lui (10 mesi): uuhm....
Lei: eh, cosa?
Lui (10 mesi): uuhm...
Lei: sì sì ok
Lui (10 mesi): uuhm uuhm...
Lei: sì sì, va bene, ne parliamo dopo. Ora dormi che sono solo le 4 ...
Lui (10 mesi): uuhm uuhm...
Lei: sì sì hai ragione tu, è proprio così!
Lui (10 mesi): uuuuhhhhm...
......zzzz
......zzzz

Alle 4 di mattina una donna-madre è disposta a tutto pur di continuare a dormire...anche a dare ragione ad un uomo...

martedì 10 marzo 2009

L'angolo artistico. Puntata n.2

Sempre per voi...ragazzi degli anni '70...
Che cosa vi ricorda?


P.S.: come indovinato da Rob, l'immagine precedente era "La casa nella prateria"...

L'angolo artistico. Puntata n.1

Cari amici nati negli anni '70....ci rivolgiamo a voi!
Che cosa vi ricorda questa immagine?

venerdì 6 marzo 2009

Zio Paperone e il ponte sullo Stretto

Io adoro Paperino e i personaggi di Walt Disney...dunque nulla in contrario al fatto che se ne parli al TG! Mi piace anche la vignetta di Zio Paperone e il Ponte sullo Stretto di Messina...

Però da un servizio che viene mostrato al secondo posto nella scaletta del TG1 delle 20, subito dopo l'annuncio della decisione, da parte del CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica), di stanziare i primi miliardi per questa discussa opera pubblica, mi attenderei altro.

In quei pochi minuti a disposizione non pretendiamo certo che ci chiariscano in dettaglio le ragioni economiche dell'opera, il potenziale impatto ambientale, ecc. Però siamo convinti che si possa far di meglio che mostrare qualche video di repertorio tratto da rappresentazioni teatrali o da vecchi telegiornali e la vignetta di Paperone che, per quanto anche simpatici, non aggiungono nulla di utile alla discussione.

E se è chiedere troppo, allora proponiamo alla direzione del TG1 di commissionare alla redazione di Topolino un'altra bella storia sull'argomento* da proporre in versione integrale al TG1...così, almeno, ci divertiremo un po'!

*La prima è del 1982, se non sbaglio.

giovedì 5 marzo 2009

Indovina indovinello…chi guarda di più il Grande Fratello?…E la risposta è…

...e la risposta è: i nostri genitori! Ovvero gli over 65…!

La fascia degli over 65 è infatti, in termini percentuali, quella più numerosa tra il pubblico del Grande Fratello, seguita a pochissima distanza da quella 35-44 (dal grafico in mio possesso direi che sono praticamente “appaiate”). Seguono poi la 25-34 e la 45-54. Questo almeno emerge da un grafico riportato su “Il riformista” del 4 marzo.
Questa dunque la risposta alla mia domanda sulla composizione del pubblico del Grande Fratello (ossia chi sono gli x milioni di telespettatori che guardano il programma).

Sono sicura che però molti di voi hanno ragionato piuttosto in termini di ascolti (e il mio titolo era, volutamente, un po’ ambiguo, per attirare la vostra attenzione!).

E allora vediamo i dati di ascolto (che si misurano sulla totalità della “popolazione televisiva” di quella determinata fascia di età che in quel momento stava guardando la televisione).

Nella serata del lunedì il Grande Fratello è il programma più visto praticamente da tutte le fasce di età, ad eccezione della fascia +65.

Il divario - ossia il successo del GF rispetto agli altri programmi del lunedì sera - è particolarmente significativo per la fascia 15-24 (in questa fascia l’ascolto è intorno al 40%, ma con picchi che a volte arrivano anche al 50%, il che, tradotto, significa che dei giovani appartenenti a questa fascia d’età che in quel momento guardavano la televisione, la metà era sintonizzata sul Grande Fratello!). Per la fascia +65 lo share è inferiore ma comunque intorno mediamente al 15% (ma con picchi che in alcuni minuti superano anche il 30%).

Che cosa se ne deduce?

1) Che il Grande Fratello, oltre ad essere un programma di indubbio successo è uno dei programmi più “generalisti” della tv, nel senso che riesce a catturare un pubblico abbastanza trasversale

2) Che i nostri genitori, gli over 65, in media il lunedì sera guardano altro (anche se ci sono circa 30 minuti nei quali il Grande Fratello è il programma più visto anche tra i +65 che in quel momento guardano la televisione….ma magari in quei 30 minuti i vostri genitori sono già a letto a leggere un buon libro…!)

Indovina, indovinello…chi guarda di più il Grande Fratello?

Parlando di composizione percentuale degli ascolti del Grande Fratello 9 per fasce d’età, secondo voi qual è la fascia di età che registra la percentuale più alta?

4-14
15-24
25-34
35-44
45-54
55-64
+65

Votate gente, votate…
La soluzione domani!

martedì 3 marzo 2009

Chi indovina la parola? Puntata n.20

Cari lettori, come promesso, ecco il nuovo set di parole del nostro gioco:

FORZE
CENTRO
PRIMO
PUBBLICO

Chi indovina per primo la parola misteriosa che si combina con tutte le precedenti?

P.S.: ieri al programma "L'Eredità" la parola da indovinare era DIRITTO (che era la soluzione del post che abbiamo proposto noi qualche settimana fa...). Che tra i nostri lettori ci sia in incognito qualche redattore de "L'Eredità"?

lunedì 2 marzo 2009

Ma Brunetta (e la Gelmini) lo saprà(nno)? Puntata n. 2

Allora, come preannunciato nel commento al post http://ilportapenne.blogspot.com/2009/02/ma-brunetta-lo-sapra.html, anch’io come la cara Beth sono reduce! Sì, reduce da una lunga battaglia per … iscrizione pupetta alla scuola materna, ops! No, Scuola dell’Infanzia!
Torino ha 10 circoscrizioni. Le circoscrizioni 1,2,4,5,6,8,9 hanno delle regole, la 7, 3 e 10 altre regole. Le scuole dell’infanzia possono essere comunali, convenzionate e statali.
1) Per le comunali vigono le stesse regole in tutto il comune: se ne sceglie una come prima preferenza, si indicano eventuali altre come successive, si consegna alla scuola e stop.
2) Per le convenzionate si fa domanda scuola per scuola.
3) Per le statali, occhio bene, perché le circoscrizioni hanno sottoscritto accordi diversi, quindi bisogna rivolgersi alle singole scuole.
Sembra semplice vero?
Allora, procediamo con ordine:
1) Sul sito UFFICIALE del COMUNE c’è scritto che le domande possono essere spedite ma, telefonando alle singole scuole ti dicono che loro preferiscono la consegna a mano “Ma sul sito del comune…” “Noi preferiamo così. Punto!” Bene, sul sito ci sono gli orari delle segreterie che NON corrispondono agli orari effettivi che sono moooolto più ridotti. Un esempio? Dalle 11:00 alle 12:00, oppure il martedì e giovedì dalle 9:20 alle 10:35. Giuro orari così!
2) Questi sono privati forse sono un po’ più elastici. Macché! Peggio che andar di notte! Orari e giorni simili.
3) Parlare con qualcuno che si occupa di iscrizioni è quasi impossibile, forse è più facile avere un colloquio con il ministro Gelmini in persona. Per telefono puoi parlare praticamente solo con le bidelle! Mi piacerebbe sapere, ad esempio, se si può fare domanda al di fuori della propria circoscrizione, in più scuole, gli orari di apertura e cosucce simili. Niente, per telefono non danno informazioni “Deve venire qui!” E gli orari? Vedi sopra! Finché non trovi un’anima pia e competente che ti illumina e alla quale sarai grata per sempre!
Orari terribili, incompatibili con qualsiasi attività lavorativa. Ad un certo punto ho pensato di mettermi in malattia, così quando viene il medico fiscale chiedo a lui se va consegnarmi la domanda.
Un’ultima cosa: le iscrizioni chiudevano il 27 febbraio e giustamente le scuole, segreterie comprese, hanno fatto festa 23 e 24 febbraio per Carnevale!
E siamo solo al primo anno di asilo!

domenica 1 marzo 2009

Ordine? Quale ordine?

“Ordine mondiale, l’ordine delle cose, dare un ordine, mettere in ordine"...quante variabili della medesima parola!

Sì perché l’ordine può assumere diverse forme e variabili. E' come un libro: c’è la versione "preziosa", per intenderci quella rilegata (hard cover, come direbbero gli inglesi) ma anche quella economica (paperbacks) ed entrambe sono meritevoli di rispetto.

Alla versione rilegata corrisponde “l’ordinato che più ordinato non c’è” che passa il tempo a vantarsi del proprio ordine, salvo poi rispondere “Non lo so” alla fatidica domanda: “Ok, hai riordinato il ripostiglio…ma dove hai messo la scatola x”?

Alla versione economica corrisponde invece l’”ordinato scomposto” che, pur ammettendo il proprio disordine, può andar fiero del fatto di essere in grado di trovare tutto quello di cui ha bisogno (cosa che succede sempre, tranne quando decide di mettere in ordine...perché allora gli oggetti sembrano smaterializzarsi).

E’ vero, a volte l’ordine scomposto sconfina nel disordine cosmico..ma questo è un dettaglio...perché questo succede MOLTO raramente…(anche se l’”ordinato che più ordinato non c’è” non lo ammetterà mai…)

"Rare"? Ma "rare" secondo chi?

Curioso il destino dell’aggettivo “raro”. Spesso associato a qualcosa di prezioso (oggetto raro, una perla rara, ecc.), il suo significato cambia radicalmente quando viene associato alla malattia.

“Malattie rare” infatti non ha nulla di prezioso: serve per designare le malattie (ce ne sono circa 7.000-8.000 soprattutto di origine genetica) che, secondo la definizione ufficiale, colpiscono “non più di 5 persone ogni 10.000 abitanti” (tra queste molti i bambini). In Italia circa 2 milioni di persone ne soffrono (dunque in media, alcune centinaia di persone colpite, per ogni malattia "rara"), oltre 25-30 milioni in tutta Europa.

Max, che mi ha segnalato la questione, si chiede: “Rare per chi?”…e suggerisce una riflessione: “l'unica conclusione a cui sono giunto è che a decidere della rarità sono le case farmaceutiche, che non vogliono rischiare 10-15 anni di ricerche di mercato per una cura che sarà acquistata da 400 persone in Italia, meglio spendere soldi per scoprire il nuovo Aulin che non cura nulla, ma ha un mercato potenziale ben più ampio”.

La questione posta da Max è centrale: infatti, nel caso delle malattie rare si è coniata l’espressione “farmaco orfano” proprio per designare quel prodotto che è utile per trattare una malattia rara, ma che non ha un mercato sufficiente (a causa dell’elevato numero delle malattie e del limitato numero di pazienti) che consenta di ripagare le spese del suo sviluppo.

L’Unione europea, anche se con molto ritardo (nel 2000), è intervenuta, stabilendo una serie di norme ed incentivi che dovrebbero favorire lo sviluppo di questi farmaci e la loro commercializzazione. Molte sono poi le associazioni onlus attive nel settore, spesso familiari di persone colpite dalla malattia.

Da profana e da non esperta del settore non so se le norme attuali siano sufficienti: in ogni caso mi sembra che l’intervento dello Stato (o meglio degli Stati, visto che questo è un problema che beneficia molto delle sinergie derivanti da un impegno comune) sia imprescindibile, in nome del diritto di TUTTI i cittadini alla salute e a ricevere cure adeguate, anche nel caso di malattie “rare”…

In questo senso, una delle grandi sfide all'orizzonte sembra essere quella di togliere quell’aggettivo scomodo (“rare”) e fare in modo che queste malattie siano trattate per quello che sono: malattie e basta.

L’altra sfida, che emerge con forza dalle testimonianze raccolte nella newsletter del sito
http://www.iss.it/cnmr/index.php?lang=1 è quella del diritto all’inserimento nella società, alla partecipazione attiva alla vita economica, sociale e culturale del paese da parte delle persone affette da queste malattie. Che poi, forse, è una sfida ancora più ardua della prima…

P.S.:
http://www.iss.it/cnmr/news/cont.php?id=1101&lang=1&tipo=3 è un appello promosso dall'Istituto Superiore di Sanità e rivolto a tutti i cittadini allo scopo di “far luce su queste storie di invisibilità”.

venerdì 27 febbraio 2009

Quel sottile filo logico...

Qual è il collegamento tra "barattolo", "gomitolo" e "portapenne"? (vd.http://ilportapenne.blogspot.com/2009/02/tra-padre-e-figlia.html).
Rob ha suggerito "contenitore"...la redazione sottoporrà questa interpretazione alla mente che ha generato questi arditi accostamenti...

Nel frattempo, in attesa di conoscere il suo responso, a grande richiesta riportiamo la soluzione dell'ultimo post "Chi indovina la parola"
http://ilportapenne.blogspot.com/2009/02/chi-indovina-la-parola-puntata-n19.html

La soluzione era DIRITTO (tiro di diritto - ad es. nel tennis - diritto di nascita, diritto pubblico, diritto di parola).

La redazione sta pensando ad un nuovo set di parole...nel frattempo, da tutti noi i più cari auguri di buon compleanno alla più fedele lettrice della sezione "gioco" de "Ilportapenne": tanti auguri Rob!

giovedì 26 febbraio 2009

Tra padre e figlia

Al telefono...

-Ah parlando d'altro...di' un po'...com'è...dov'è quella cosa che scrivi?
-Eh?....
-Ma sì...il borotalco...!
-Eh?.....
-Ma sì...il gomitolo...!
-Eh?...
-Ma sì quella cosa su Internet sulla quale scrivi...come si chiama...?
-"Ilportapenne?"
-...Ah sì, ecco...

Ok, scrivere su un blog non è come scrivere un romanzo o un'opera teatrale...ma quando il dialogo citato avviene con il proprio padre, l'orgoglio del figlio/figlia può uscirne davvero compromesso...

mercoledì 25 febbraio 2009

Carnevale e civiltà

Sabato 14 febbraio, anziché festeggiare San Valentino, io e la mia dolce metà abbiamo deciso di viaggiare fino a Nizza, dove imperversava il carvevale.

La sfilata serale dei carri è stata meravigliosa: persone di diverse nazionalità festeggiavano insieme "Le roi des mascarades". Niente schiuma, solo stelle filanti e coriandoli, niente rischi, bambini che correvano in giro da soli alle dieci di sera, che facevano piccoli scherzi innocenti ai passanti, che ridevano contenti anche se di fronte a perfetti sconosciuti che a loro volta accettavano di essere spruzzati di coriandoli di buon grado.


Finita la sfilata, una squadra di netturbini, composta da almeno una ventina di mezzi e una cinquantina di persone, ha iniziato a ripulire con la massima efficienza la promenade des Anglais (il lungomare di Nizza) e il corso principale. A mezzanotte era tutto perfettamente pulito e pronto per il giorno successivo. E sì, perchè a Nizza si festeggia il carnevale per due settimane consecutive e, ogni giorno, c'è almeno una parata (diurna o notturna).


Ogni giorno le squadre di netturbini ripuliscono l'intera area per predisporla alla sfilata successiva.

Aggiungo un dettaglio: erano presenti almeno 10 auto della polizia e una cinquantina di poliziotti. Non hanno avuto nessuna parte attiva nella parata, stazionavano tranquilli sulla passeggiata per garantire l'ordine pubblico, ma la loro presenza è stata superflua. Tutto si è svolto con molto ordine, civiltà, gioia e condivisione.

Inutile sottolineare che la spiaggia (assolutamente pubblica) è sempre stata perfettamente in ordine e pulitissima: a Nizza non vige alcun divieto di mangiare in spiaggia, ma non ci sono rifiuti. I cestini sono sulla passeggiata, mai in spiaggia, ma nessuno si sogna di lasciare rifiuti e spazzatura in un luogo che è comune e di proprietà di tutti. In spiaggia non abbiamo trovato un solo coriandolo, e la sfilata è passata a pochi passi da essa.


La domenica mattina passeggiavo con un croissant in mano (e in bocca!), dopo aver visitato il mercato quotidiano di frutta e fiori, ed ho iniziato a pensare al nostro Carnevale e più in generale all'Italia.

Ho ricordato le mie esperienze a Milano durante il carnevale: ci sono stata poche volte, sempre rigorosamente in compagnia di qualcuno (da sola troppo pericoloso). Lamette, schiuma da barba, uova marce...certo, qualche maschera e tanti coriandoli, ma non ho un ricordo positivo. Nessuna sicurezza e solo la certezza di tornare a casa quanto meno completamente schiumata, se non in uno stato peggiore.
E dopo? Coriandoli per strada per giorni, vetrine schiumate, se non in alcuni casi danneggiate seriamente...Il tutto (fortunatamente?) solo per una serata.

Nizza è a pochi chilometri dall'Italia, eppure i nostri vicini di casa si dimostrano ancora una volta "più" di noi. Più cosa? Più puliti, più ordinati, più sicuri, più cordiali (sì, anche cordiali, benché fossimo italiani e loro francesi), più sereni, più ospitali....mi passate il termine "più sociali"?

Più sociali nel senso che il bene comune è un bene di tutti, e quindi rispettato e tutelato.

Un'ultima nota: stranieri a Nizza? Un sacco. E non erano solo turisti.

Francesci, algerini, cinesi, tutti abitanti di Nizza che festeggiavano il carnevale insieme ai turisti e come gli altri, se trovavano per terra una bottiglia, la raccoglievano e la buttavano nel cestino dei rifiuti.

martedì 24 febbraio 2009

Cose da maschi: la prova "P"

Tra le tante attività quotidiane che scandiscono la vita familiare, ve n'è una che mette a dura prova anche il maschio più maschio: la prova "P".

La scena si svolge così: pargolo sul fasciatoio. Il maschio adulto, a distanza di sicurezza, protende le braccia e lentamente, con la stessa perizia ed attenzione che esercitava con "L'allegro chirurgo", allenta le linguette adesive: non appena scorge il prodotto, inorridito, distoglie lo sguardo. Quindi, con slancio e forza pari a quella del sollevatore di pesi, imbraccia il pargolo (che in fondo pesa solo pochi kg) e lo deposita nel lavabo (anche se la parte interessata non richiederebbe un'immersione completa tipo "fonte battesimale").

Al termine del lavaggio l'attenzione va all'oggetto "P" che ancora si trova accanto al fasciatoio. Avendo cura che la distanza tra l'oggetto "P" ed il suo corpo non sia mai inferiore a 70 cm, con la punta delle dita il suddetto maschio, con la medesima cura con la quale maneggerebbe un'arma NBC (nucleare, batteriologica, chimica), parte con scatto felino alla volta del balcone. Il sorriso torna sulle sue labbra soltanto quando l'oggetto "P" è stato depositato al sicuro nel luogo preposto.

Poco importa se nel frattempo il pargolo è rimasto incustodito sul fasciatoio o se durante la corsa, con il pargolo in braccio, il maschio ha rischiato di inciampare o di "stamparsi" contro la tapparella mezza alzata del balcone.

Posta di fronte alla medesima prova, la femmina di turno gestisce il tutto in modo molto più efficiente...ma, ne conveniamo, molto meno divertente...