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sabato 2 luglio 2011

Lei al supermercato...

Come promesso, la seconda puntata della saga "Lui e lei al supermercato".

La prima cosa che Lei fa, avvicinandosi alle porte del supermercato, è consultare l’orologio. “Le 16? Tardissimo!!!....Devo fare in fretta, perché tra poco il pargolo n.1 esce dall’asilo dietro l’angolo”.


Una volta varcata la soglia, uno sguardo rapido alle casse per vedere qual è la situazione delle code e stimare il tempo necessario per pagare ed uscire. Un secondo sguardo per cercare il cestello (tanto in lista ci sono soltanto 4 articoli...) ed eccola pronta.

”Zucchero, latte, prosciutto, ammorbidente..ok....dunque corsia 1 poi la 2, la 4 ed infine le casse”. Imbracciato il cestello, lista della spesa in mano, Lei parte (Lei ha SEMPRE il biglietto con la lista della spesa. Anche Lui lo avrebbe se: 1) non lo avesse dimenticato sul tavolo di casa; o 2) non lo avesse accuratamente risposto - e altrettanto accuratamente dimenticato - nel cruscotto dell’auto all’interno del parcheggio sotterraneo del supermercato o 3) non lo avesse lasciato nella tasca dei jeans che all’ultimo momento si è cambiato, perché, chissà perché, Lui quando va al supermercato deve ostentare un'eleganza inaspettata). “Zucchero, fatto...vabbè mentre ci siamo anche un po’ di olio che sta per finire”...Il passo rapido, lo sguardo che veloce scannerizza i prodotti sulle mensole....”Il latte.....vabbé, mentre ci siamo anche un po’ di yoghourt e le uova”. Un rapido sguardo per consultare la data di scadenza (quei numeri misteriosi che Lui, semplicemente, non vede o, se per caso li vede, li ignora) e via, la mano, rapida, infila i prodotti nel cestello.

Avverte un leggero senso di soddisfazione quando, consultato l’orologio, si accorge di essere riuscita a fare tutto in tempo record: manca soltanto l’ammorbidente, corsia 4. Girato l’angolo, la mano protesa verso lo scaffale sul quale Lei SA di trovare l’ammorbidente che usa sempre e..”Frizzo, il cibo per il tuo cane????” “Ecco, è successo un’altra volta: hanno modificato le corsie!" Queste operazioni che periodicamente avvengono nel supermercato rappresentano per Lei un vero e proprio insulto alla sua intelligenza. Dopo settimane passate a memorizzare corsie e prodotti (sempre in chiave di ottimizzazione dei tempi...) una mente perversa (senza dubbio un uomo) ha ben pensato di modificare l’ordine delle corsie. “Pensano forse di convincermi ad acquistare cibo per cani al posto del mio ammorbidente?”...Lo sguardo scuro in volto, Lei ricomincia la sua perlustrazione alla ricerca dell’ammorbidente. Finalmente lo trova e lo infila nel cestello...”Anticalcare?...Sì è meglio prendere anche questo...anzi, visto che è in offerta speciale ne prendiamo anche 2 confezioni che così risparmiamo, tanto non scade”.

Un sospiro di sollievo...l’impresa è terminata: peccato soltanto per quel fastidioso dolorino alla spalla. Sì, perché i prodotti, non si sa come, si sono moltiplicati e ora le uova fanno pericolosamente capolino dal suddetto cestello. Lei si avvicina alle casse per una rapida ricognizione. Cassa 1: signora 50enne con grande carrello e nessun portafoglio in mano....troppi prodotti, scartata; cassa 2: signora elegante con cagnolino al seguito con 10 articoli, tra i quali le pesche NON pesate..scartata, perché al momento di pagare farà fermare la cassa e dovranno chiamare al microfono Giovanni che dovrà uscire dal magazzino, andare alla cassa a ritirare le pesche e poi al reparto frutta a pesare le pesche e poi tornare alla cassa con le suddette pesche...; cassa 3: signora di 40 anni con 10 articoli, cellulare in mano e nessun biglietto...scartata, perché al momento di pagare pronuncerà la fatidica frase: “Ops, mi scusi ho dimenticato la salsa tonnata..vado un attimo a prenderla...” e bloccherà tutta la fila; cassa 4: signore di 60 anni con 3 articoli e portafoglio in mano...sì!!!....cassa 4!.

Lei si mette in coda dietro il signore, attendendo con trepidazione che l’addetta faccia scorrere il rullo, in modo da potersi liberare del contenuto del cestello. “Sono 15 euro!”, dice la commessa al signore...”Ecco...ah, mi scusi, com'è la faccenda delle padelle? Mia moglie mi ha detto che devo ritirare le padelle”...”Le padelle sono il premio che lei può ritirare se ha terminato la collezione di bollini...lei ha con sé la scheda compilata?” chiede la commessa...”Guardi, ho questa” risponde il signore tirando fuori una scheda. “Bene, lei ha 1000 punti, quale padella vuole? Quella con 1000 punti che può prendere aggiungendo 1 solo euro, oppure quella da 1200 punti, per la quale deve aggiungere 10€ o quella da 1300 punti, per la quale deve aggiungere 15€?”. “Ma scusi, perché devo pagare se è un premio?” chiede il signore.

Lei comincia a provare una stretta al cuore...ecco, lo sapevo, anche questa volta, nonostante l’analisi scientifica, ha sbagliato cassa. Il dialogo tra il Lui che, è evidente, non viene MAI a fare la spesa e NON conosce i sistemi delle promozioni, si fa lungo, come la coda dietro...Non è la spalla a preoccuparla, perché ormai ha perso del tutto la sensibilità all’arto. Piuttosto la consapevolezza di non aver scampo: la coda dietro di lei le impedisce di tornare sui suoi passi ed optare per un’altra cassa. Alla fine Lui decide di chiamare la moglie al cellulare per chiedere istruzioni.

Alla fine prenderà la padella da 1200 punti (dopo una lunga discussione con sua moglia circa l’opportunità di dover pagare per ritirare un premio). Terminate le operazioni si volgerà indietro verso la coda (costituita da sole donne) ed esclamerà con sorriso bonario: “Scusate eh...che volete, queste donne....!”. Riuscirà ad evitare l’esecuzione pubblica in piazza, di fronte alle porte del supermercato, soltanto perché sono le 16,30 e i pargoli stanno uscendo dall’asilo.

martedì 28 giugno 2011

Lui e Lei: la spesa al supermercato

Ormai è noto. A mettere a dura prova la vita di coppia sono sovente piccoli eventi quotidiani apparentemente innocui. Tra questi vi è senza dubbio la spesa al supermercato, attività che Lui e Lei affrontano con modalità diverse.



Lui, ancor prima che le porte automatiche del supermercato si aprano, è già un uomo felice: l’aspetto tronfio e gagliardo di chi sta per imbarcarsi in un’avventura impegnativa, ma che gli procurerà senza dubbio grandi soddisfazioni. Con questa consapevolezza, infila la monetina da 1 euro nel carrello (Lui non prende MAI il cestino perché la spesa va fatta con tutte le comodità anche quando la lista comprende 3 soli articoli). Una volta entrato, spinge con spensierata risolutezza il fido carrello tra le corsie del supermercato, pronto a cogliere gli affari che, ne è certo, gli si prospetteranno (quelli che la sua dolce metà non coglie mai perché non sufficientemente attenta!).




Il banco dei salumi e dei formaggi è una delle sue mete preferite: “Offerta specialeeeee”...ammaliato da queste parole, che hanno su di Lui lo stesso effetto del canto delle sirene su Ulisse, protende la mano e comincia ad afferrare quarti di formaggio. Poco importa se il formaggio in offerta speciale è il bitto (25€/kilo) che difficilmente la sua dolce metà potrà utilizzare per piatti diversi dai pizzoccheri (che lei comunque NON sa cucinare e soprattutto non VUOLE cucinare nelle torride giornate di giugno a 28 gradi).




La corsia dei prodotti per la casa è un’altra delle sue mete preferite: di fronte alla carta igienica non ha dubbi. Quella più lunga, quella che non si esaurisce mai, quella con la quale i suoi bimbi non rischieranno di rimanere a secco (e nei momenti di riflessione potranno anche scrivere, perché no, qualche novella o canto come il Dante della nota pubblicità). Poco importa se poi il rotolo, delle dimensioni di un piccolo melone, si incastrerà nel meccanismo che regge il rotolo stesso, costringendo l’utente di turno a srotolare fogli e fogli per riuscire a riattivare il congegno (fogli che difficilmente verranno conservati e che, più facilmente, verranno gettati con evidente spreco...).




Di fronte all’offerta speciale (specialeeeee!) dei sacchetti della spazzatura poi non ha dubbi: ne prende 2 rotoli, senza verificarne bene il contenuto. Solo una volta arrivato a casa, scoprirà che si tratta di quelli condominiali che difficilmente potranno essere riempiti dalla sua famiglia in tempi utili per evitare epidemie di colera...




Lui però è un ecologista convinto: prima di tutto bisogna utilizzare per la spazzatura i sacchetti ecologici che ha acquistato a caro prezzo al supermercato. Soltanto una volta che il suddetto sacchetto sarà riempito, sarà costretto ad ammettere che le tracce di sugo di pomodoro sul fondo del bidoncino che contiene il sacchetto non sono il risultato di una pulizia poco accurata, ma dei tagli e dei buchi che i suddetti sacchetti ecologici recavano dopo il trasporto a casa (e che gli erano “sfuggiti”). “Te l’avevo detto che questi sacchetti non possono essere utilizzati per buttare la spazzatura...non sono resistenti”, tuona una voce alle sue spalle...Accusa alla quale Lui risponde sereno: “E qual è il problema? Abbiamo i sacchetti condominiali!”...




Uomini e donne fanno la spesa con modalità diverse. E per il bene della coppia è meglio che continuino a farlo separatamente.
P.S.: per par condicio, a "Lei al supermercato" verrà dedicata la prossima puntata...

mercoledì 22 giugno 2011

Lui e Lei...

Un’altra puntata di “Lui e lei...” ...: piccoli frammenti di vita quotidiana in una normale famiglia italiana...

La pappa

Lui: “Il bimbo piange...a che ora deve mangiare?”
Ma perché, quando piange, diventa “Il bimbo”? Fino a quando dormiva beatamente era tuo figlio Leonardo e ora...è “il bimbo”? E poi non è che piange solo quando ha fame...ma d’altronde la semplificazione delle necessità si accomoda bene alla mente maschile...

Lui...quello che cammina sull’acqua

Lei: “Non prendi qualche biscotto per Leonardo?”
Lui: “No...a colazione ha mangiato a sufficienza”
Lei: “Non ti porti la bottiglietta dell’acqua?...Ci sono quasi 30 gradi!!!”
Lui: “No, berrà alla fontana”
Lei: “Non prendi la mantellina? Non gli metti gli stivaletti per la piaggia? Guarda che sta per piovere!"
Lui: “No, con me non si bagna!”

Non è Napoleone...

Lei: “ Caro, dopo bisognerebbe anche....”
Lui: “Aspetta, aspetta...(mentre risciacqua il biberon...) ...ora non posso”
Lei: “Non puoi cosa? Non puoi ascoltare?”
Lui: “No, non vedi, sto risciacquando il biberon....”
Si dice che Napoleone riuscisse a compiere molte azioni contemporaneamente...siamo proprio sicuri che fosse un uomo?


Napoli

Lui: “Porto giù la spazzatura e un po’ di carta da riciclare.....(sollevando il sopracciglio sinistro e con aria greve..) d’altronde, se non lo faccio io...”
Vorreste far notare alla vostra metà che nonostante la sua assenza nelle precedenti 2 settimane la casa non è invasa di sacchetti della spazzatura, con i bimbi che fanno lo slalom con il triciclo tra i sacchetti, come i motorini a Napoli, e che dunque, anche in sua assenza una qualche "forza" è intervenuta a rimuovere i suddetti sacchetti, ma desistete (anche perché sul momento non avete a portata di mano uno dei suddetti sacchetti da tirargli dietro...)

SMS

Lei: (Drin...drin) "Caro, ricordati di comprare anche il latte...”
Lui: “Ok, scrivimi un SMS, così non mi dimentico”....
Lei (a casa): “Caro, dove è il latte?”
Lui: “Ah, non l’ho comprato...”
Lei: “Ma ti avevo anche inviato un SMS””
Lui: “L’ho cancellato”

giovedì 5 maggio 2011

C'è sempre qualcuno che chiama mentre faccio la doccia

Ricordo una bella striscia di Peanuts nella quale Snoopy, un po’ corrucciato, esclamava: “C'è sempre qualcuno che chiama mentre faccio la doccia”…

-Drin, drin (il cellulare squilla mentre voi, ovviamente, siete sotto la doccia)…

-Sì..un attimo…pronto? (La schiuma vi sta colando sugli occhi, non avete gli occhiali…è un miracolo che siate riuscite in qualche modo ad agguantare il cellulare…)

-Sì, buongiorno signora, è l’asilo…volevo dirvi che c’è un problema (la voce è disturbata e voi avete anche la schiuma nelle orecchie, cosicché non potete avvicinare bene il cellulare..nonostante questo vi colpisce il forte accento romano…sarà una consorella arrivata da Roma?)

- Un problema?

-Sì un problema che riguarda vostro figlio…

(Ecco lo sapevo, pensate voi…devo aver letto male le graduatorie dell’asilo…M. non è stato preso in quell’asilo e ora abbiamo già rinunciato agli altri posti…maledizione…e ora che facciamo?)

- Scusi, qual è il problema?

-Il problema è la quota della mensa, signora. Risulta che non l’avete ancora pagata..Sa, si deve pagare in anticipo...

-Beh, sì, lo so, ma pensavo di effettuare il pagamento in occasione dell’incontro del 19 maggio, quello fissato da Suor Costanza...

-Da chi?

-Da Suor Costanza…la consorella che si è occupata dell’iscrizione

-No, guardi, qui non abbiamo né consorelle, né confratelli, siamo un asilo comunale..

-Ma scusi, lei da dove chiama?

-Da Roma

-Roma? No, ma guardi, ci deve essere un errore…

-Ma lei non è la mamma di Anio?

-Anio?

Se non fossi stata sotto la doccia e senza occhiali forse avrei letto subito il numero di cellulare dal quale proveniva la chiamata ed avrei intuito che probabilmente si trattava di un errore;

Se quest’anno non avessi iscritto M. all’asilo non sarebbe sorto l’equivoco;

Se la mensa non si dovesse pagare in anticipo il povero Anio non rischierebbe di rimanere a pane ed acqua…

La prossima volta, prima di fare la doccia, spengo il cellulare…

venerdì 25 febbraio 2011

Primogeniti vs. secondogeniti

Nonostante quello che sostengono i genitori, i secondogeniti ricevono un trattamento diverso dai primogeniti…come testimoniano i seguenti fatti:

1) nei primi mesi di vita i primogeniti nati nei mesi freddi escono soltanto nelle ore più calde…i secondogeniti escono quando i genitori possono uscire…se poi c’è anche il sole tanto meglio;

2) l’acqua con la quale si preparano i cibi dei primogeniti è rigorosamente quella in bottiglia, con il bollino che ne assicura l’adeguatezza alle necessità del bimbo appena nato…l’acqua che bevono i secondogeniti è quella del rubinetto…al massimo filtrata in caraffa;

3) il ciuccio dei primogeniti viene sterilizzato tutte le volte che cade…anche 50 volte…quello dei secondogeniti pure…ma soltanto dopo le prime 10 volte;

4) quando partono per la villeggiatura, i primogeniti hanno un corredo degno di una piccola star del cinema ….il corredo dei secondogeniti in partenza riempie gli spazi vuoti della valigia dei genitori (se ci sono);

5) i primogeniti hanno diritto ad un quaderno sul quale vengono accuratamente riportati i fatti salienti della loro esistenza: il giorno nel quale è spuntato il primo dentino, il giorno nel quale hanno cominciato a gattonare…i secondogeniti, beh anche a loro succederanno le stesse cose, quindi perché perdere tempo ad annotarle nuovamente?

6) i primogeniti ricevono una ricca educazione letteraria…i secondogeniti pure, con la differenza che delle storie guardano/leggono soltanto la parte centrale (essendo le prime e le ultime pagine dei libri state divelte dai primogeniti nel loro furore letterario).

I secondogeniti di norma parlano prima dei primogeniti…perché hanno qualcosa di cui lamentarsi…

mercoledì 9 febbraio 2011

Buoni propositi

Lui (prima della nascita del pargolo e dopo aver sentito i racconti di coppie di amici disperati, alle prese con figli piccoli scatenati): “Sì, sì, quando toccherà a noi sapremo come fare… gli riempiremo la giornata di tante attività cosicché la sera crollerà dal sonno alle 21”

Alle 21 di 3 anni dopo la situazione è un po’ diversa: Lui giace “distrutto” sul divano mentre il pargolo saltella allegramente per casa (attività che durerà fino alle 23…)

Ai genitori non mancano i buoni propositi…quello che li frega è la mancanza delle forze necessarie per sopportarne le conseguenze…

lunedì 24 gennaio 2011

Lui, Lei e il Pargolo

Sabato sera in una normale famiglia italiana con un pargolo di 1 mese circa, che considera il sonno una perdita di tempo, da ridurre a brevi intervalli di non più di 1-2 ore, preferibilmente di giorno.

Lei (che da quando è nato il pargolo dorme mediamente 4 ore per notte, non continue, ma approfittando dei brevi intervalli di sonno del suddetto pargolo): “Guarda che il pargolo sta strillando da circa 20 minuti…”

Lui (che da quando è nato il pargolo dorme mediamente 7 ore continue per notte, ad eccezione di qualche week-end, come questo, nel quale è incaricato della gestione del suddetto pargolo): “Sì…sì”

Lei: “Guarda che devi prenderlo con te…lasciarlo nella culla quando piange disperato serve a poco”

Lui (emergendo a fatica dalle lenzuola, gli occhi ancora chiusi…)… “Sì sì ora lo prendo…sono distrutto”

Lei: “Distrutto alle 22? Guarda che la notte è appena iniziata…Dimmi, come faresti se dovessi occuparti di lui tutti i giorni e tutte le notti, come la sottoscritta?”

Lui: “Eh, ma tu ci sei abituata…”

Si sa, l’esperienza è quella che conta.

lunedì 17 gennaio 2011

La malattia del genitore

Il mio ex capo, uomo di 50 anni, non sposato e senza figli, un giorno, parlando di alcuni colleghi sposati si lamentò con me dicendo: “Non si può più parlare con loro…parlano soltanto di figli!”.

Allora trovai l’osservazione piuttosto sgradevole: oggi devo riconoscere che ha un fondo di verità. La nascita di un figlio rivoluziona completamente la vita: i momenti da dedicare a se stessi scompaiono da un giorno all’altro riducendosi a scampoli rubati durante il sonno del bambino. Pappe, dimensioni e forme delle evacuazioni del piccolo, malattie, coliche, pediatri, peso, circonferenza cranica, percentili, ovetti e navicelle, tate, asili, logopedisti, scuole, diventano i temi principali di discussione con il coniuge e gli altri adulti. E quando la prole aumenta ci si pone il quesito se mai si potrà amare qualcuno come il primogenito, quello con il quale si è affrontata per la prima volta questa incredibile avventura.

La risposta è no… ogni figlio è un’ esperienza a sé, non solo perché ogni figlio è diverso dall’altro, ma perché anche i genitori, con il tempo, cambiano. Il sentimento che si prova è, però, altrettanto forte e totalizzante…una sorta di malattia buona dalla quale, come aveva notato a suo modo il mio ex capo, non si guarisce…

martedì 19 ottobre 2010

Uno, due, tre incarichi…

No, non facciamo riferimento all’ultima puntata di Report, nella quale si è parlato di uomini che siedono nei consigli di amministrazione o che hanno responsabiità di gestione di una pluralità di società (a volte anche concorrenti tra di loro), argomento già trattato da Filippo Astone nel suo ultimo interessante libro “Il partito dei padroni” (in particolare nel capitolo 12, “La casta di lorsignori”)*.

Ci riferiamo ad un altro gruppo di persone, che contrariamente alle prime, difficilmente verrebbero definite membri di una “casta”. Io ho il privilegio di conoscerne bene due. Le chiameremo Anna e Francesca.

La prima annovera tra i suoi incarichi: corso di pallanuoto (4 volte/settimana), corso di pattinaggio artistico (2 volte/settimana), logopedista (una volta/settimana), corso di teatro (1 volta/settimana) e pianoforte il sabato pomeriggio ai quali si aggiungono corsi di ripasso self-made in casa qualora la piccola Elena incappi in qualche brutto voto a scuola…

Anche Francesca passa gran parte del suo tempo in macchina: se venisse pagata per questa attività potrebbe passare per una vera e propria tassista. Del resto le chiamate sono numerose: nuoto, calcio, asilo, scuola, pediatri (vari), spesa, ecc. Ma gli incarichi non terminano qui: sia Anna sia Francesca hanno anche quello che nel linguaggio comune definiremmo un lavoro tout court, ossia svolto tra le pareti di un ufficio.

A tutto questo si aggiungono altre poltrone: non quelle di consigli di amministrazione, ma quelle di casa. Già perché sia Anna sia Francesca si occupano anche della gestione della casa (dalle lavatrici che si guastano, al pozzo in giardino…).

Chi lo sa, forse anche alcuni dei personaggi intervistati nel corso della puntata di Report vantano mogli con molteplici incarichi, simili a quelli di Anna e Francesca … mogli che consentono loro di occupare posizioni importanti in diverse società e di riuscire anche nel miracolo, una volta tornati a casa, di trovare una prole curata ed appagata dalle tante attività extra scolastiche e di affondare le stanche membra in altre confortevoli poltrone (domestiche). Il tutto mentre Anna e Francesca, mai pienamente soddisfatte degli incarichi svolti durante la giornata, si rimproverano di non essere riuscite a preparare i biscotti al cioccolato per la loro amata prole…

*F. Astone, “Il partito dei padroni – Come Confindustria e la casta economica comandano in Italia”, Longanesi, Milano, 2010.

venerdì 17 settembre 2010

La dura vita del genitore

Si sa, la vita del genitore è una vita dura. E a renderla tale non ci sono solo le questioni serie, ma, sovente, anche quelle piccole cose che mai avreste pensato potessero rivelarsi così perverse.

Prendiamo un esempio a caso: i libri musicali per i bambini. Ecco come si svolge la scena: il pargolo scarta entusiasta il pacchetto con il libro ricevuto in regalo e comincia a giocare. Bip- bip- bop-bip, drin drin (o ninna nanna e fra' Martino a seconda del libro)...è tutta una sinfonia di suoni che risuona per le mura domestiche. Dopo 2-3 giorni la sinfonia improvvisamente cessa e lascia il posto a strazianti lamenti…segno evidente che le batterie inserite nel libro sono esaurite.

Il genitore, segnata la sigla misteriosa delle batterie (ai miei tempi c’erano solo quelle grosse, che pesavano un’esagerazione, quelle medie, quelle piccole e poi quelle sottili sottili che però servivano di rado), si reca nella più vicina tabaccheria che espone una ricca scelta di batterie normali e a bottone (il tipo che serve a noi).

“LR44? No, non le ho…ma se vuole ho le ABC32, le ZTL24 e così via”… “No, grazie, a me servono proprio quelle, vanno inserite in un libro musicale per bambini, grazie comunque”. Pazienza, si riprova: al sesto, settimo insuccesso (tabaccherie, negozi di giocattoli, orologerie) il genitore ha perso l’entusiamo e pensa a chi ha avuto l’idea di inserire proprio le "LR44" nel libro del suo bambino (augurandosi che la stessa persona sia condannata per l’eternità a vagare per i negozi della sua città e dei comuni limitrofi alla ricerca delle maledette batterie a bottone che alimentano il libro favorito del figlio…).

Dopo innumerevoli tentativi, finalmente il genitore trova le “LR44” nel negozio di un’anziana signora che pensa anche ad inserirle nel libro e a verificarne il corretto funzionamento. Tornato a casa trionfante, il genitore finalmente si gode il meritato riposo…Mentre assiste al suo programma preferito, improvvisamente ecco abbaiare un cane…Da dove arriva? Dal libro degli animali che tanto piace al pargolo (un altro libro musicale, non quello al quale sono state appena inserite le pile).

Evidentemente lì le batterie sono cariche, ma il congegno non funziona bene, cosicché il cagnolino abbaia anche a libro chiuso. Ok, è la legge del contrappasso…il genitore si alza, prende la cassetta degli attrezzi alla ricerca del cacciavite con il quale aprire il vano che contiene le batterie. Ma la vite in oggetto è minuscola..e nessun cacciavite riesce a svitarla…Il genitore prova allora ad aprire il libro, a richiuderlo, a lasciarlo aperto…nulla, il cane (che ormai da bel cagnolino è diventano un malefico xxxx) continua…

A questo punto non resta che riporre il libro in un cassetto nello sgabuzzino, dove non turberà il sonno dei membri della famiglia. Ovviamente il giorno seguente le batterie saranno scariche…e questa volta non sono le "LR44" (quelle che l’anziana signora del negozio ha solennemente promesso che avrà sempre a disposizione per noi) ma le "AG10"…….Nooooooooooo!!!..Ok, no panic…come dice Rossella O’Hara…"Domani è un altro giorno"!

lunedì 17 maggio 2010

Se fossi la signora F.

Se fossi la signora F., penso non mi avrebbe fatto molto piacere leggere l’intervista nella quale mio marito, direttore di un noto quotidiano nazionale, afferma che a 67 anni (dunque in età pensionabile) resta al lavoro perché lo terrorizza l’idea di tornare a casa dopo aver fatto la spesa e sentirsi rimproverare dalla moglie per aver acquistato la marca sbagliata di pasta.

E’ vero che nella medesima intervista il direttore precisa di avere uno splendido rapporto con moglie e figli, ma le sue affermazioni confermano un dubbio che da tempo ci poniamo…: quanti uomini decidono di restare al lavoro oltre l’età pensionabile per timore di quello che li aspetta fuori dall’ambiente lavorativo?

Eppure si penserebbe che una coppia, in salute e dotata di mezzi economici, una volta che i figli abbiano raggiunto l’età dell’ìndipendenza, abbia oggi un mondo di opportunità: viaggiare, la possibilità di coltivare i propri hobby (o di scoprirne di nuovi), la possibilità di frequentare con maggiore libertà le proprie amicizie, godersi il piacere di quelle piccole cose che la frenesia di tutti i giorni ci impedisce di apprezzare.

E invece la vita oltre il lavoro, nell’immagine descritta dal nostro direttore, sembra fatta di una monotona quotidianità scandita dai rimproveri della moglie (che poi, e lo diciamo per esperienza personale, probabilmente aveva specificato accuratamente al marito quale marca di pasta acquistare!).

Non solo, ma la permanenza di persone di età avanzata sul luogo di lavoro ha conseguenze non indifferenti anche dal punto di vista dell’organizzazione aziendale. Non significa infatti genericamente un minore dinamismo in termini di di ricambio generazionale, ma anche un minore ricambio delle idee ed il rischio di continuare ad importare nel lavoro schemi/modelli che non si adeguano più alla realtà. Certamente esistono persone che, a prescindere dall’età, hanno una visione del presente e del futuro particolarmente innovativa, ma nella maggior parte dei casi si tratta di eccezioni.

Se poi un giorno scoprissimo che la signora F. continua a lavorare oltre l’età pensionabile perché trema all’idea di passare le proprie giornata a rimproverare il marito per aver acquistato la marca sbagliata di pasta allora saremmo seriamente preoccupate. Ma sarà che le donne in posizioni di rlievo nel mondo lavorativo italiano sono ancora poche (e dunque meno intervistate) o sarà semplicemente il fatto che il mondo lavorativo della donna si spinge, per tradizione, sempre oltre il confine dell’ufficio...pensiamo di essere nel giusto nel ritenere che difficilmente leggeremo un giorno una simile intervista.

martedì 23 febbraio 2010

In una fredda domenica invernale...

In una fredda domenica invernale, la famiglia intera, pargoli al seguito, si sposta in periferia, là dove garriscono al vento, una accanto all’altra, la bandiera italiana e la bandiera giallo-blu svedese.

Molte le macchine parcheggiate, ma nonostante tutto, all’interno del magazzino, la gente si snoda ordinatamente lungo i percorsi. Non c’è fretta, non c’è impazienza, anche perché i pargoli, almeno quelli di altezza superiore ai 90 cm (ma inferiore ai 140 cm), sono stati parcheggiati nello "spazio divertimenti" al piano terreno vicino all’entrata, elemento, questo, che induce i genitori ad indugiare nei propri acquisti, più di quanto avessero preventivato.

Tutto è accuratamente studiato, come nelle scenografie dei teatri: il barattolo della pasta è in una cucina che sembra vera, il quadro è appeso in un salotto che sembra uscito dalla pubblicità di una rivista, la stanza dei bambini è colorata ed accogliente, con scalette protette per evitare le cadute accidentali dei piccoli visitatori (quelli di statura inferiore ai 90 cm o superiore ai 140 cm, che non hanno trovato posto nello spazio "divertimenti"...).

Incredibilmente, nessun ingorgo lungo il percorso, tutti riescono ad osservare con calma la merce, accuratamente esposta. E così finisce che a piccoli pezzi (3€, 2,50€, 5€) si entra per comprare Billy e si esce con un inventario di prodotti dai nomi impronunciabili. La luce, il legno, la sensazione che è tutto a portata di mano e di portafoglio e che tutto, nonostante le linee essenziali, ha il suo stile e carattere.

Tutto è abbinabile: le sedie (siano esse in colore faggio, marrone, o altro) non sono mai orfane del tavolino e i vasi e le cornici sono disponibili in tutte le dimensioni, come pure i bicchieri (forse per evitare che qualche americano di passaggio si comporti come i primi visitatori dei negozi Ikea negli Stati Uniti che acquistavano vasi per fiori al posto dei normali bicchieri, giudicati troppo piccoli per poter soddisfare la loro sete (e d'altronde, 10 cubetti di ghiaccio, in un normale bicchiere di vetro, proprio non ci stanno...!).

Al momento del pranzo, altrettanto ordinatamente (nessuno spinge, nessuno urla, tutti contagiati dallo Swedish-style?) tutti trovano il proprio cantuccio, compresi i piccoli clienti seduti sui seggioloni rigorosamente made by Ikea, tanto semplici ed essenziali quanto incredibilmente puliti (considerando gli utilizzatori). I piccoli clienti hanno anche il proprio menù, a base di pasta al pomodoro, yoghourt alla banana e succo di albicocca: totale 1 euro circa per chi ha la carta fedeltà (al punto che quasi quasi, non fosse per la distanza, converrebbe portare i bimbi a mangiare ogni giorno qui).

E dopo il pranzo, un cambio confortevole del pannolino sui comodi e puliti fasciatoi (altro che gli equilibrismi da Cirque du Soleil all’interno dei bagni dei ristoranti, con il piccolo pargolo che ad una mossa sbagliata rischia di finire nel lavabo!).

Nell’enorme magazzino, dove sono stipati pacchetti rettangolari (rigorosamente piatti…), i pargoli corrono felici, i genitori un po’ meno, pensando a come stipare Billy dentro la propria utilitaria. Ma d’altronde, come ricorda l’insegna, per avere prezzi convenienti qualche sacrificio va fatto!

A sollevare ulteriormente il nostro morale vi è il pensiero che l’azienda da anni ha adottato un codice di condotta al quale i fornitori di IKEA si devono adeguare (IKEA Way on Purchasing Home Furnishing Products, IWAY), che richiede il rispetto di alcuni criteri in materia ambientale (ad es: relativi allo smaltimento dei rifiuti e al trattamento delle sostanze pericolose) e in materia di condizioni di lavoro (divieto del lavoro minorile, norme riguardanti la sicurezza sul lavoro, ecc. in ottemperanza a quanto anche previsto da diverse convenzioni ONU) e questo mantenendo comunque prezzi contenuti.

I criteri, costantemente aggiornati, prevedono un approccio strutturato in 4 tappe: dal primo livello che elenca i requisiti che il fornitore deve soddisfare prima della prima consegna della merce ad IKEA, al secondo, che contiene i requisiti minimi necessari per mantenere il rapporto di lavoro con IKEA, fino al quarto che prevede una certificazione di qualità.

Come dicono alcuni, forse, non è tutto bello come sembra*. Ma l’illusione è forte…

*Olivier Bailly, Jean-Marc Caudron e Denis Lambert,
Le Monde Diplomatic, December 29th, 2006 “Sweden: Low Prices, High Social Costs: The Secrets in Ikea's Closet, http://www.corpwatch.org/article.php?id=14272

lunedì 8 febbraio 2010

L.

Lo chiamavo l’”Innominato” non perché somigliasse al personaggio manzoniano, ma semplicemente perché i suoi genitori non riuscivano a mettersi d’accordo sul nome.

Alla fine ce l’hanno fatta e ora L. guarda sonnacchioso dalla sua piccola culla dell’ospedale il mondo confuso ed annebbiato che lo circonda. Notti in bianco, cibi lasciati a bruciare nella pentola perché il bagnetto con le paperette si è protratto un po’ troppo a lungo, mesi ad attendere con impazienza i primi passi e le prime parole (pa-pa…"Ha detto papà!!!", esclama orgoglioso il papà…"Guarda che stava indicando la palla", gli risponde la mamma con un sorrisetto…) e poi, quando finalmente il vocabolario si è arricchito, altrettanti mesi ad insegnargli a stare in silenzio quando parlano i grandi…(che ironia!).

E poi ancora i piccoli litigi quotidiani con la sorellina, le piccole cadute al parco e tutti i piccoli gesti che diventano talmente quotidiani al punto che i genitori si chiedono “Ma come era la nostra vita…prima?”
L. e il miracolo della vita: perché da qualunque parte la si guardi, credenti, atei o agnostici, questo è proprio un miracolo.

lunedì 16 novembre 2009

Visto da lei, visto da lui...

- Lui: certo che con questi bambini bisogna proprio stare attenti…pensa ad esempio alle monete.. sono un vero pericolo!

- Lei: beh, sì, effettivamente... (nella mente di Lei si avvicendano immagini terrificanti di bambini che inghiottono monete come piccole slot machine…e ancora scene degne di E.R con chirurghi che estraggono monetine dallo stomaco di bambini…)

- Lui: prendi ad esempio quello che è successo a Roberto…
- Lei: ?

- Lui: sì, sua figlia, la piccola Martina di 2 anni, ha trovato, non si sa dove, una moneta da 2€ e, pensa un po’…l’ha infilata nello spazio della smart card del decoder…e ora non funziona più nulla…!!!! Però, che sfortuna….!
- Lei: eh sì, effettivamente….*

*P.S.: le riflessioni sulla natura degli uomini/maschi che nella mente di Lei si sono successivamente avvicendate sono irripetibili (lasciamo spazio all'immaginario delle nostre lettrici).

domenica 25 ottobre 2009

Cercasi soluzione

Mi chiedevo una cosa.
Un lavoratore statale ha diritto, per i primi tre anni di vita del proprio figlio, a usufruire del congedo per malattia del bambino. Si tratta di trenta giorni all'anno retribuiti al 100% e, dal trentunesimo, un numero illimitato di giorni a stipendio zero. Bene, ottimo mi sembra!
Ora, dal terzo all'ottavo anno di vita del bambino i giorni diventano, sapete quanti? CINQUE! Cioè si hanno a disposizione numero cinque giorni all'anno per assentarsi causa malattia del figlio. Ora, che cosa fanno normalmente i bambini a tre anni? Iniziano la Scuola dell'Infanzia e non occorre essere pediatri per prevedere che cinque giorni di malattia all'anno siano un po' pochini. Diciamo che in linea di massima in cinque giorni si cura un'influenza. Allora che fare se il nostro bambino di tre anni si ammala un'altra volta? Lo lasciamo a casa da solo, raccomandandogli di leggersi bene il foglietto illustrativo prima di assumere medicine? Lo mandiamo all'asilo malato? Lo portiamo al lavoro con noi? Ci diamo malati noi? Io non vedo soluzioni umanamente o legalmente accettabili.
E' chiaro che il legislatore non aveva figli, o i suoi erano piccoli titani!

sabato 27 giugno 2009

Statistiche familiari

Ecco una statistica facile da indovinare…: in media, quanto tempo una famiglia trascorre insieme al giorno?
Da uno studio condotto in Gran Bretagna (ma i risultati “nostrani” non penso siano molto diversi) la risposta è: 45 minuti al giorno.

Dato che non sorprende se si pensa che: 1) sempre più spesso anche la madre lavora; 2) i figli sono sempre più sovente impegnati in attività extrascolastiche (piscina, calcio, la scuola di musica, ecc.), anche per via della necessità, per i genitori che lavorano, di “sistemare” i figli mentre loro sono fuori casa; 3) i televisori in casa si sono moltiplicati, con il risultato che difficilmente la famiglia si trova riunita, dopo cena, come una volta, di fronte al televisore; 4) al consumo mediatico tradizionale (tv, radio, cinema, ecc.) si sono aggiunti, per quanto riguarda i figli, i “nuovi consumi”: Internet, consolle, ecc., che di norma vengono fruiti in modalità “singola”, ossia separatamente dal resto della famiglia.

Che fare? Ottimizzare quei 45 minuti verrebbe da dire…che poi tradotto significa ottimizzare il tempo che la famiglia trascorre seduta a tavola (perché è qui che si concentra il poco tempo passato insieme).

E perché non aggiungere a questa ricetta anche altro? Es: organizzare il week-end in modo da prevedere attività per tutta la famiglia (gite, visite, passeggiate, ecc.) o cercare di condividere con i figli alcune delle attività che di norma vengono fruite singolarmente (es: cercare di ritagliare un po’ del proprio tempo per navigare con loro o per giocare insieme con la console o per farsi coinvolgere in quei giochi che a noi sembrano strani ed astrusi quanto strani ad astrusi sembravano ai nostri genitori quelli che facevamo noi durante l’infanzia…)?
Si accettano suggerimenti…

giovedì 16 aprile 2009

Nulla si crea, nulla si distrugge...o quasi

Nulla si crea, nulla si distrugge...Non fa una grinza!…Salvo essere costantemente sconfessato dalla pratica quotidiana.

Prendete un oggetto qualsiasi, un ciuccio ad esempio: scagliato nell’etere dall’innocente manina del pargolo (manina che potrebbe fare concorrenza ad un lanciatore di baseball) atterra in un certo luogo…luogo nel quale, pochi minuti dopo, non sarà più ritrovato dai genitori disperati alle prese con le urla del pargolo che cerca il ciuccio.
Svanito, polverizzato, smaterializzato…

Spostati i mobili, rivoltati divani, cuscini, svuotati cassetti…l’oggetto ricomparirà quando meno ve lo aspettavate, quando ormai disperati eravate sul punto di spendere ben 20€ per assicurarvi la spedizione di questo bene primario made in Germany (il pargolo solo quelli usa…).

Era là…nel luogo più sicuro ed improbabile…al calduccio tra le pieghe del pannolino accuratamente sigillato intorno alle pargolesche rotondità…

…perché, accidenti, è proprio così..nulla si crea, nulla si distrugge

venerdì 3 aprile 2009

Lobby!

Sempre sul tema "babysitter" su cui la cara Beth, qualche tempo fa cercava ragguagli amministrativi, pensavo che se tutte le babysitter del paese si mettessero d'accordo, potrebbero fare un colpo di stato.
L'altro giorno la vicepreside mi ha chiesto se potevo alternarmi con una collega per fare i corsi di recupero. Rispondo: "In quali giorni?". Lei: "Questo potete deciderlo voi". Parlo con la collega e constatiamo che la scelta dei giorni, è vincolata alla disponibilità delle rispettive tate.
L'anno scorso la mia dottoressa era infuriata perché la babysitter l'aveva lasciata senza preavviso subito dopo le vacanze di Natale. Immaginate un po', con tre figli!
Già, le nostre tate dobbiamo tenercele care, regalini a Natale e Pasqua, nessuna critica, niente che possa metterle vagamente a disagio perché sono loro in realtà a tenere i fili della nostra carriera! Secondo me sono una vera e propria lobby che corrompe i nostri figli, facendoli innamorare di loro e ammanta la nostra vita di disponibilità ed efficienza. E noi speriamo solo che non ci abbandonino!

mercoledì 11 marzo 2009

Tra uomo (ometto) e donna...

Lui (10 mesi): uuhm....
Lei: eh, cosa?
Lui (10 mesi): uuhm...
Lei: sì sì ok
Lui (10 mesi): uuhm uuhm...
Lei: sì sì, va bene, ne parliamo dopo. Ora dormi che sono solo le 4 ...
Lui (10 mesi): uuhm uuhm...
Lei: sì sì hai ragione tu, è proprio così!
Lui (10 mesi): uuuuhhhhm...
......zzzz
......zzzz

Alle 4 di mattina una donna-madre è disposta a tutto pur di continuare a dormire...anche a dare ragione ad un uomo...

domenica 1 marzo 2009

Ordine? Quale ordine?

“Ordine mondiale, l’ordine delle cose, dare un ordine, mettere in ordine"...quante variabili della medesima parola!

Sì perché l’ordine può assumere diverse forme e variabili. E' come un libro: c’è la versione "preziosa", per intenderci quella rilegata (hard cover, come direbbero gli inglesi) ma anche quella economica (paperbacks) ed entrambe sono meritevoli di rispetto.

Alla versione rilegata corrisponde “l’ordinato che più ordinato non c’è” che passa il tempo a vantarsi del proprio ordine, salvo poi rispondere “Non lo so” alla fatidica domanda: “Ok, hai riordinato il ripostiglio…ma dove hai messo la scatola x”?

Alla versione economica corrisponde invece l’”ordinato scomposto” che, pur ammettendo il proprio disordine, può andar fiero del fatto di essere in grado di trovare tutto quello di cui ha bisogno (cosa che succede sempre, tranne quando decide di mettere in ordine...perché allora gli oggetti sembrano smaterializzarsi).

E’ vero, a volte l’ordine scomposto sconfina nel disordine cosmico..ma questo è un dettaglio...perché questo succede MOLTO raramente…(anche se l’”ordinato che più ordinato non c’è” non lo ammetterà mai…)