martedì 2 marzo 2010

Il MIO giornale

Mi aspetta, tutte le mattine, fuori dalla porta di casa.
Fresco di stampa, 10 pagine dense delle MIE notizie (quelle che io ho scelto di avere). Niente pupi e principi, Corona & friends, le crisi di identità della juve, la fitta alla coscia di Pato, il calzino azzurro del giudice X e i pettegolezzi dalle stanze del potere.

Soltanto gli argomenti che mi interessano, provenienti dalle fonti che mi interessano (non solo quotidiani italiani ed esteri, ma anche determinati siti Internet, blog, ecc.).
E’ il “mio giornale”, un giornale che cambia in funzione di quello che mi serve e di quello che mi interessa. Il tutto grazie ad un servizio online che mi permette di impostare le mie preferenze (tipologia di articoli, fonti, ecc. ) e di modificarle nel tempo, qualora lo voglia. Il prodotto che va in stampa è un agile e grazioso “libello” che mi arriva tutte le mattine a casa e che posso agevolmente leggere la sera, senza sforzarmi gli occhi su tonnellate di fotocopie sbiadite e rassegne stampa sulle quali le parole assomigliano ad un tracciato di formiche sulla sabbia.

Per gli aggiornamenti delle notizie c’è sempre la versione online, nella quale posso reperire anche le notizie di archivio che mi sono utili per contestualizzare le notizie e seguirne l’evoluzione, e nella quale posso commentare gli articoli e leggere i commenti degli altri lettori.

C’è anche un po’ di pubblicità, ma essendo stata “profilata” in funzione delle mie preferenze nessuno mi offre l’acquisto dell’ultima fuoriserie o del costoso gioiello appena presentato alla fiera del lusso (ok..come dicevamo, il mio profilo potrebbe cambiare nel tempo…).

Esperimenti in questa direzione vengono fatti (vd. l’iniziativa Niiu in Germania), ma la meta sembra ancora lontana…e così continuano a scorrere fiumi di parole ed articoli sulla crisi dell’editoria e dei quotidiani in particolare….
Ah, dimenticavo, per il MIO giornale sarei anche disposta a pagare una cifra simile a quella che pago (ops, pagavo) per il vecchio giornale.

A proposito...e il vecchio giornale, il tomo di 56 pagine che ci intasa il cestino della carta da riciclare? Beh, in casa c’è sempre necessità di imballare qualche cosa o di imbiancare qualche stanza, no?

martedì 23 febbraio 2010

In una fredda domenica invernale...

In una fredda domenica invernale, la famiglia intera, pargoli al seguito, si sposta in periferia, là dove garriscono al vento, una accanto all’altra, la bandiera italiana e la bandiera giallo-blu svedese.

Molte le macchine parcheggiate, ma nonostante tutto, all’interno del magazzino, la gente si snoda ordinatamente lungo i percorsi. Non c’è fretta, non c’è impazienza, anche perché i pargoli, almeno quelli di altezza superiore ai 90 cm (ma inferiore ai 140 cm), sono stati parcheggiati nello "spazio divertimenti" al piano terreno vicino all’entrata, elemento, questo, che induce i genitori ad indugiare nei propri acquisti, più di quanto avessero preventivato.

Tutto è accuratamente studiato, come nelle scenografie dei teatri: il barattolo della pasta è in una cucina che sembra vera, il quadro è appeso in un salotto che sembra uscito dalla pubblicità di una rivista, la stanza dei bambini è colorata ed accogliente, con scalette protette per evitare le cadute accidentali dei piccoli visitatori (quelli di statura inferiore ai 90 cm o superiore ai 140 cm, che non hanno trovato posto nello spazio "divertimenti"...).

Incredibilmente, nessun ingorgo lungo il percorso, tutti riescono ad osservare con calma la merce, accuratamente esposta. E così finisce che a piccoli pezzi (3€, 2,50€, 5€) si entra per comprare Billy e si esce con un inventario di prodotti dai nomi impronunciabili. La luce, il legno, la sensazione che è tutto a portata di mano e di portafoglio e che tutto, nonostante le linee essenziali, ha il suo stile e carattere.

Tutto è abbinabile: le sedie (siano esse in colore faggio, marrone, o altro) non sono mai orfane del tavolino e i vasi e le cornici sono disponibili in tutte le dimensioni, come pure i bicchieri (forse per evitare che qualche americano di passaggio si comporti come i primi visitatori dei negozi Ikea negli Stati Uniti che acquistavano vasi per fiori al posto dei normali bicchieri, giudicati troppo piccoli per poter soddisfare la loro sete (e d'altronde, 10 cubetti di ghiaccio, in un normale bicchiere di vetro, proprio non ci stanno...!).

Al momento del pranzo, altrettanto ordinatamente (nessuno spinge, nessuno urla, tutti contagiati dallo Swedish-style?) tutti trovano il proprio cantuccio, compresi i piccoli clienti seduti sui seggioloni rigorosamente made by Ikea, tanto semplici ed essenziali quanto incredibilmente puliti (considerando gli utilizzatori). I piccoli clienti hanno anche il proprio menù, a base di pasta al pomodoro, yoghourt alla banana e succo di albicocca: totale 1 euro circa per chi ha la carta fedeltà (al punto che quasi quasi, non fosse per la distanza, converrebbe portare i bimbi a mangiare ogni giorno qui).

E dopo il pranzo, un cambio confortevole del pannolino sui comodi e puliti fasciatoi (altro che gli equilibrismi da Cirque du Soleil all’interno dei bagni dei ristoranti, con il piccolo pargolo che ad una mossa sbagliata rischia di finire nel lavabo!).

Nell’enorme magazzino, dove sono stipati pacchetti rettangolari (rigorosamente piatti…), i pargoli corrono felici, i genitori un po’ meno, pensando a come stipare Billy dentro la propria utilitaria. Ma d’altronde, come ricorda l’insegna, per avere prezzi convenienti qualche sacrificio va fatto!

A sollevare ulteriormente il nostro morale vi è il pensiero che l’azienda da anni ha adottato un codice di condotta al quale i fornitori di IKEA si devono adeguare (IKEA Way on Purchasing Home Furnishing Products, IWAY), che richiede il rispetto di alcuni criteri in materia ambientale (ad es: relativi allo smaltimento dei rifiuti e al trattamento delle sostanze pericolose) e in materia di condizioni di lavoro (divieto del lavoro minorile, norme riguardanti la sicurezza sul lavoro, ecc. in ottemperanza a quanto anche previsto da diverse convenzioni ONU) e questo mantenendo comunque prezzi contenuti.

I criteri, costantemente aggiornati, prevedono un approccio strutturato in 4 tappe: dal primo livello che elenca i requisiti che il fornitore deve soddisfare prima della prima consegna della merce ad IKEA, al secondo, che contiene i requisiti minimi necessari per mantenere il rapporto di lavoro con IKEA, fino al quarto che prevede una certificazione di qualità.

Come dicono alcuni, forse, non è tutto bello come sembra*. Ma l’illusione è forte…

*Olivier Bailly, Jean-Marc Caudron e Denis Lambert,
Le Monde Diplomatic, December 29th, 2006 “Sweden: Low Prices, High Social Costs: The Secrets in Ikea's Closet, http://www.corpwatch.org/article.php?id=14272

martedì 16 febbraio 2010

La fedeltà premia...chi?

Il catalogo dei premi è sulla scrivania da qualche giorno: bisogna affrettarsi perché i punti scadono. Sì quei punti che ogni settimana, con la nostra spesa al supermercato, accumuliamo con pazienza certosina, pensando al regalo che puntualmente, ogni febbraio, andremo a ritirare al supermercato…il meritato coronamento di tante fatiche….

Già, ma quanto valgono le nostre fatiche? Ipotizzando una spesa di 60€ alla settimana arriviamo ad una spesa annuale di circa 2900€, per un totale punti di circa 2.400 punti (1 punto ogni euro di spesa MA con una soglia minima di 5€……cosicché la mia anziana vicina che ogni giorno si reca al supermercato facendo mini spese di pochi euro non accumula neanche un punticino…una vera ingiustizia!)

Ma torniamo ai nostri sudati 2.400 punti (che, ricordiamolo, ci sono costati, in termini di spesa al supermercato, quasi 2.900€ pari a circa 5,6 milioni di vecchie lire) e consultiamo il catalogo dei premi per scoprire quali munifici doni ci attendono…una macchina da caffè elettrica, sì perché no…ma dovremo aspettare altri 14 anni per averla (per una spesa complessiva al supermercato pari a 88 milioni di vecchie lire circa)…oppure un robot da cucina …altri 11 anni…(per una spesa complessiva equivalente di circa 70 milioni di vecchie lire).

In compenso, accumulando ancora qualche punticino, potremmo ottenere un bel mappamondo da tavolo (“non illuminato” però, come chiarisce la didascalia…), oppure un carino ferma olive in legno che a noi sarà costato circa 3.000€, ma il cui valore commerciale verificato su Internet, sul sito dell’azienda produttrice, è pari a circa 27€. Detto altrimenti, un anno di spesa che a noi costa 2.900€, ai fini della raccolta punti viene valutato circa 27€.

E’ vero, a caval donato non si guarda in bocca..ed in fondo noi andiamo al supermercato in questione non per il programma di raccolta punti proposto, ma per il fatto che è vicino, ha orari sufficientemente lunghi e i prezzi sono nella norma.
Va detto, però, che questo piccolo esercizio ha diminuito un po’ quell’iniziale ingenuo entusiasmo che provavamo nello sfogliare il nostro catalogo premi. Come dice qualcuno, “La fedeltà ti premia”, “La fedeltà dà i suoi frutti”… o almeno è vero certamente per il nostro supermercato e per i suoi conti!...

mercoledì 10 febbraio 2010

Donna, italiana... e della provincia di Napoli

  • Nell’Unione europea (27 paesi), in media, il 59,1% delle donne ha un lavoro*.
  • 16 sono i paesi dell’UE che si collocano al di SOPRA di questa media: in cima alla classifica la Danimarca, il paese con il tasso di occupazione femminile più alto (pari al 74,3%), seguita da Svezia, Paesi Bassi e Finlandia. A seguire altri 12 paesi
  • 11 sono i paesi dell’UE che si collocano SOTTO la media europea del 59,1%: il peggiore, in termini di occupazione femminile, è Malta (tasso di occupazione femminile pari al 37,4%), seguito dall’Italia (47,2%). Meglio dell’Italia, ma comunque sempre al di sotto della media europea fanno tutti gli altri paesi: Repubblica Ceca, Belgio, Lussemburgo, Slovacchia, Spagna, Polonia, Romania, Ungheria, Grecia.
  • Anche per quanto riguarda l’occupazione maschile, l’Italia è al di sotto della media dei 27 paesi dell’Unione europea (70,3% contro la media del 72,8%), ma mentre in questo caso lo scostamento tra Italia e media europea è di circa 2,5 punti percentuali, nel caso dell’occupazione femminile il divario è di quasi 12 punti percentuali (47,2% Italia contro 59,1% della media europea). Non solo, ma in Italia, il divario tra il tasso di occupazione degli uomini e quello delle donne è tra i più elevati dell’UE (23 punti percentuali, contro una media europea di 13,7 punti percentuali).
  • Tra le regioni italiane, il tasso di occupazione femminile più elevato si trova in Emilia-Romagna (qui il 62,1% delle donne ha un’occupazione): al fondo della classifica la Campania (tasso di occupazione femminile pari al 27,3%).
  • Secondo uno studio recente della Camera di Commercio di Napoli e dell´Eurosportello, nella provincia di Napoli in particolare, l´occupazione femminile si attesterebbe addirittura al 24,3% per cento.
*Tutti i dati citati sono di fonte Istat e possono essere consultati qui: http://noi-italia.istat.it/index.php?id=4. Il tasso di occupazione femminile citato è il rapporto percentuale tra le donne occupate di 15-64 anni e la popolazione femminile della stessa classe di età.

lunedì 8 febbraio 2010

L.

Lo chiamavo l’”Innominato” non perché somigliasse al personaggio manzoniano, ma semplicemente perché i suoi genitori non riuscivano a mettersi d’accordo sul nome.

Alla fine ce l’hanno fatta e ora L. guarda sonnacchioso dalla sua piccola culla dell’ospedale il mondo confuso ed annebbiato che lo circonda. Notti in bianco, cibi lasciati a bruciare nella pentola perché il bagnetto con le paperette si è protratto un po’ troppo a lungo, mesi ad attendere con impazienza i primi passi e le prime parole (pa-pa…"Ha detto papà!!!", esclama orgoglioso il papà…"Guarda che stava indicando la palla", gli risponde la mamma con un sorrisetto…) e poi, quando finalmente il vocabolario si è arricchito, altrettanti mesi ad insegnargli a stare in silenzio quando parlano i grandi…(che ironia!).

E poi ancora i piccoli litigi quotidiani con la sorellina, le piccole cadute al parco e tutti i piccoli gesti che diventano talmente quotidiani al punto che i genitori si chiedono “Ma come era la nostra vita…prima?”
L. e il miracolo della vita: perché da qualunque parte la si guardi, credenti, atei o agnostici, questo è proprio un miracolo.

mercoledì 3 febbraio 2010

Public speaking? Esercitiamoci con i bambini!

Ieri al museo civico di Torino non erano le porcellane dell’Ermitage, oggetto della mostra temporanea, ad attirare l’attenzione dei visitatori.

Gli sguardi erano tutti rivolti verso un gruppetto di bambini di circa 7 anni, seduti per terra in cerchio attorno ad una teca di vetro. Accanto alla teca, una giovane guida del museo, che leggeva con fervore alcuni passi di quello che sembrava essere, dal tono della lettrice, un libro di avventura.
Forse un racconto ambientato nel Medioevo, visto che la maggior parte dei reperti nella sala risaliva a quel periodo.
In silenzio, lo sguardo rapito dal racconto della loro lettrice, i bambini sembravano non accorgersi neanche delle tante persone che con un misto di curiosità e di ammirazione li guardavano, sbirciando tra una teca e l’altra.

Poco lontano, un gruppo di tredicenni si trascinava stancamente da una sala all’altra del museo, scortato da alcune insegnanti ugualmente stanche. Le spiegazioni della guida del museo si perdevano negli sguardi assenti mentre il passaparola si faceva di sala in sala sempre più insistente:“Ma quando si va a mangiare?”

Come spiegare atteggiamenti così differenti?
Con l’avanzare dell’età perdiamo forse interesse nell’arte, nei musei?
O forse siamo semplicemente più indipendenti e dunque meno inclini a rispettare l’autorità/ascoltare ciò che ci viene proposto dall’”alto”?
O non sarà che quando ci si rivolge a quello che si ritiene essere un pubblico già adulto (i ragazzi delle medie nel nostro esempio, ma la cosa vale anche per un pubblico ancora più maturo) spesso si dimentica l’importanza di alcuni elementi che rendono efficace la comunicazione, in primis la capacità di coinvolgere/attirare l’attenzione dell’uditorio?

Qualche tempo fa è venuto in azienda un consulente inglese specializzato in corsi di formazione per il “public speaking”. Si tratta di corsi con i quali si intende fornire – a coloro i quali si trovano a parlare in pubblico a nome della propria azienda – quegli strumenti in grado di rendere più efficace la comunicazione.

Una cosa che sorprende di questi corsi è la semplicità dei consigli/strumenti forniti, che spesso hanno a che fare con la scelta delle parole, l’utilizzo di esempi per chiarire i concetti esposti, ma anche con la gestualità, il timbro ed il tono della voce.

Insomma, anche ai livelli più alti della comunicazione e nei confronti di un pubblico adulto, pare si tenda sempre di più a riconoscere l’importanza di quegli stessi elementi che rendono efficace la comunicazione nei confronti…dei bambini!

La prossima volta che vi capiterà di parlare in pubblico ad un convegno, fate dunque finta che al posto di adulti in giacca e cravatta seduti sulle poltroncine di fronte a voi vi siano bimbi in jeans e maglietta seduti in cerchio…forse vedrete meno sbadigli e sentirete meno bisbigli su “A che ora è il buffet?”.

lunedì 1 febbraio 2010

Una poltrona? Forse meglio due...!

E’ giusto/opportuno che un parlamentare possa diventare anche sindaco di una grande città oppure Presidente di una provincia?

A livello normativo la questione non è chiara, e le Giunte per le elezioni (quella della Camera e del Senato rispettivamente) decidono in base alla propria interpretazione della normativa vigente, con il risultato che se alcuni anni fa si riteneva che le due cariche fossero incompatibili, oggi, invece, si decide in modo contrario (vd. la decisione della Giunta per le elezioni della Camera che nel mese di gennaio 2010 ha deciso per la compatibilità nel caso di 12 deputati che, eletti alla Camera, successivamente sono stati eletti a ricoprire cariche anche a livello locale)*.

C’è chi assicura che questo non è un problema, che un parlamentare può benissimo essere in grado di garantire la presenza nelle riunioni a livello locale. Ma questo è sufficiente?
E’ sufficiente ad esempio per un sindaco (seppur supportato da validi collaboratori) presiedere ad alcune riunioni per svolgere appieno il proprio incarico (amministrare la propria città?). E’ sufficiente per capire quali sono i problemi quotidiani dei cittadini (dal lavoro, al rapporto con la pubblica amministrazione locale, dai trasporti alla sanità?) ed adottare le decisioni ritenute più opportune in funzione di tali problemi?

Ammettendo anche che il parlamentare possa comunque candidarsi alla posizione di sindaco o di Presidente della provincia mi sembra che il prevedere, in caso di vittoria, che il parlamentare diventato sindaco o Presidente della Provincia debba optare per una delle due cariche, lungi dal limitare i diritti della persona (come alcuni argomentano) sia una norma, oltre che di buon senso, eticamente più corretta nei confronti degli elettori (anche se, si potrebbe argomentare, qualunque sia la decisione presa, gli elettori che avevano votato a favore della persona - a livello nazionale o locale - si troveranno in ogni caso a vedere non rispettata la propria volontà…).

Da qualunque parte la si guardi, una norma che disciplini la questione sembra davvero improrogabile: eppure, il disegno di legge (del 23/06/2009, d’iniziativa dei senatori Follini, Augello, D’Alia e Sanna, intitolato “Disposizioni in materia di incompatibilità parlamentare”) è da tempo fermo al Senato. Crisi o non crisi, avere un lavoro è già una buona cosa…averne due (e di questo tipo)…forse è davvero troppo!


*Curiosamente la questione è diversa per i sindaci di città con più di 20.000 abitanti e i Presidenti di Provincia che si volessero candidare alla Camera: in questo caso è prevista l’ineleggibilità qualora la persona non dia le dimissioni entro un certo numero di mesi prima del voto.

venerdì 29 gennaio 2010

Il popolo dei "guidos"

Negli Usa l’emittente MTV sta trasmettendo un reality dal titolo “Jersey shore” che sta suscitando un certo clamore. I protagonisti del programma sono alcuni ragazzi e ragazze italo-americani che passano il loro tempo a divertirsi in una casa sulla spiaggia.

Il clamore deriva dal fatto che questi ragazzi, tutti di bell’aspetto, super abbronzati, ingellati, con addominali scolpiti ma con un quoziente intellettivo che lascerebbe un po’ a desiderare*, si vantano di essere dei “guidos” termine che viene usato (spesso in un’accezione non troppo positiva) per indicare gli italo-americani.

La comunità italo-americana ha criticato l’emittente, accusandola di trasmettere in questo modo un’immagine negativa e comunque non veritiera, della comunità italo-americana.

Ma, ci chiediamo noi, che cosa penserebbe la stessa comunità italo-americana di fronte alle trasmissioni diffuse in tv nella madrepatria?
Quegli stessi italo-americani, che della madrepatria ricordano con nostalgia i panorami mozzafiato della costiera amalfitana, la Primavera del Botticelli, le sculture di Michelangelo (che a Little Italy si trovano riprodotti dappertutto, dalle tazzine da caffé ai grembiuli per la cucina) che cosa penserebbero di fronte ai belloni superabbronzati con quozienti intellettivi non proprio sopraffini che oggi affollano i nostri palinsesti televisivi?

Siamo dunque diventati un popolo di “guidos”?
Qualcuno fa notare come, per la prima volta, da qualche anno, l’Italia riesca ad esportare all’estero alcuni format televisivi. Indovinate un po’ quali…forse non è un primato del quale andare troppo fieri.

*A titolo di esempio, messi alla prova in una trasmissione televisiva nella quale bisognava riconoscere alcuni personaggi famosi, di fronte ad una foto di Gheddafi hanno esclamato convinti: “Lionel Richie”! (ma all'attuale papa è andata meglio...è stato solo scambiato con il suo predecessore Giovanni Paolo II).

mercoledì 27 gennaio 2010

Perché questo non è un paese per giovani...

Il tema ha avuto una vasta eco: ne ha parlato addirittura la BBC.
Sì, il tema dei "big babies" (traduzione inglese di "bamboccioni") e le proposte (rivelatesi successivamente provocazioni) del ministro Brunetta (obbligo per legge di lasciare la famiglia entro una certa età, seguito dall’idea di un contributo per incentivare i ragazzi in questa direzione) hanno attirato l’attenzione anche dei media inglesi.

La questione fondamentale è capire le ragioni alla base del fenomeno dei “big babies”. Penso che aldilà di fattori culturali, la ragione principale consista nella difficoltà, per un giovane, di crearsi la propria indipendenza.

Qualche giorno fa un articolo del Corriere della Sera ricordava un triste primato del nostro paese: gli effetti della crisi si sono fatti sentire soprattutto sui giovani, la categoria di lavoratori attualmente meno protetta (su 1,87 milioni di senza lavoro nei primi 3 trimestri del 2009 oltre un milione ha meno di 34 anni, pari a circa il 55%). Più nel dettaglio, facendo un confronto con i primi 3 trimestri 2008, “nella fascia di popolazione di chi ha fra i 15 e i 24 anni, il numero degli occupati è sceso dell’11,6%; in quella fra i 25 e i 34 anni si è ridotto del 5,5%”*. Nella fascia superiore ai 35 anni, invece, la crisi non si fatta sentire (forse anche grazie al ricorso alla cassa integrazione…?).

Quello che emerge è dunque un crescente divario, che diventa ancor più evidente nei momenti di crisi, tra coloro che godono di una elevata protezione (es. chi ha un contratto a tempo indeterminato) e chi invece (tipicamente i giovani) va avanti con contratti flessibili/atipici e con poche garanzie, senza neanche poter contare, nei momenti di necessità, su strumenti quali gli ammortizzatori sociali.
Come sintetizza bene un articolo del Riformista di ieri “La famiglia è diventata forzosamente la valvola di sfogo, l’ammortizzatore sociale, un’istituzione supplente, di un welfare state iniquo e duale”**.

Ritroviamo qui il concetto che avevamo già discusso in un post precedente (http://ilportapenne.blogspot.com/2009/12/famigliama-quanto-mi-costi.html) e che, secondo me, pone alcuni interrogativi: le istituzioni e in generale il sistema paese (dunque classe politica, sindacati, imprenditori, ecc.), si sono “serviti” della famiglia e della sua solidità nel contesto italiano, per evitare di porre mano ad alcune riforme strutturali del nostro paese tese a riequilibrare il divario tra le generazioni? Detto altrimenti, è ipotizzabile che la situazione dei “bamboccioni”, criticata a parole, di fatto rappresenti per queste forze una situazione "utile" in quanto consente di non prendere/ritardare quelle iniziative che potrebbero avere costi elevati in termini di consenso (politico, sociale, ecc.)?

Se aggiungiamo il fatto che l’Italia è uno dei paesi più vecchi in Europa e che dunque c’è una tendenza, da parte del sistema paese al quale accennavamo sopra, a fare scelte che favoriscono la popolazione “anziana”, rispetto alla minoranza - giovane e meno organizzata - se ne deduce che, forse, davvero, questo non è un paese per giovani (bamboccioni o meno).

*F. Fubini e G. Stringa “La crisi? In Italia la pagano i giovani”, Corriere della Sera, 23/01/2010, p.11.
**G. Gazzetta “Bamboccioni per colpa del welfare”, il Riformista, 26/01/2010, p.11

lunedì 25 gennaio 2010

"L'eco del portapenne". Puntata n.2

La seconda puntata de “L’eco del portapenne”, rubrica su titoli e ritagli della carta stampata...Post "leggeri" per iniziare con leggerezza una nuova settimana di lavoro.

Sacro e profano, serio e faceto, neologismi, accostamenti linguistici azzardati, metafore roboanti...tutto è possibile nella politica e nel linguaggio politico italiano (tranne, forse, un dibattito serio su programmi ed idee?…).
Ora poi che si avvicinano le elezioni amministrative gli spunti non mancano…

Il quotidiano Libero ad esempio qualche giorno fa ci raccontava che “La Polverini (candidata del centro-destra alle elezioni regionali nel Lazio, ndr.) fa il pieno al mercato”, rispondendo con un sorriso al pizzicagnolo che le raccomanda in dialetto romanesco “non spendete i soldi con i trans” (quando si dice “la saggezza popolare”!), mentre la sua avversaria, Emma Bonino, veniva definita da Il Foglio “l’icona maggioritaria concepita in vitro” ed Italia Oggi, scomodando Lucio Battisti ci informava che “Nel Lazio balla anche Linda” (con riferimento alla possibile candidatura nel Lazio di Linda Lanzilotta). E infine il Tempo che parlava dell’avvenuta “Schiarita nei Casini”, con riferimento alle alleanze tra Pdl e Udc ( e per fortuna, visto che solo il giorno precedente Libero titolava “Chi aspetta Casini trova guai”).

E alla fine, in questo calderone di battute, sottintesi e altro pensiamo quasi di essere stati presi in giro quando leggiamo la notizia delle dichiarazioni del Presidente della Fieg (Federazione italiana editori giornali) sulla crisi dell’editoria. “L’editoria soffre”. E a dirlo è Carlo Malinconico (questa volta sì, di nome, e di fatto!).

giovedì 21 gennaio 2010

Europarlamentari all'italiana: tutti caciocavallo e bagna cauda?

Sembra che a Napoli se la siano un po’ presa. Non sono piaciute le dichiarazioni del Ministro Brunetta a proposito delle delegazioni di europarlamentari provenienti dal meridione che aveva occasione di vedere "in azione" quando era eurodeputato a Strasburgo. Secondo il ministro, questi personaggi andavano a riunioni parlamentari nelle quali non capivano nulla e l’unica cosa nella quale erano professionali “era costruire eventi legati al cibo”.

Giustamente il giornale di Napoli, il Mattino, si è chiesto se gli eurodeputati veneti si accontentassero di brodino o se i lombardi si imponessero una dieta a pane ed acqua mentre i partenopei si strafogavano di salsicce e friarielli.
Effettivamente, il dubbio sorge spontaneo.

Devo dire che questa differenza io non l’ho notata...mi sembravano quasi tutti incompetenti (con poche eccezioni, bipartisan e senza differenze sostanziali tra “sudisti e nordisti”).

Peraltro, ricordo che a Bruxelles le attività per le quali gli uffici di rappresentanza delle Regioni e delle Camere di Commercio italiane (un ufficio per ogni regione, con tanto di funzionari e staff pagati profumatamente) erano noti, era proprio l’organizzazione di eventi (serate, cene, cocktail) a base di prodotti culinari tipici delle varie regioni italiane (più che per le attività legate allo sviluppo delle relazioni commerciali tra le imprese europee o quelle legate al lobbying nei confronti delle istituzioni comunitarie).

Insomma, il cibo sembrava essere considerato da tutti coloro che rappresentavano, a vario titolo, il nostro paese, IL prodotto d’eccellenza da presentare in Europa agli altri paesi europei. E leggendo quello che si dice del nostro paese sui principali giornali europei è difficile pensare che qualche altro prodotto nostrano abbia potuto sostituire in questi ultimi anni il cibo come testimone d’eccellenza dell’italianità.

Stando così le cose, non ci resta che sperare che nessuno, all’estero, venga a conoscenza della storia delle mozzarelle di bufala annacquate.

mercoledì 20 gennaio 2010

In Italia, in media, 1 su 4 non lo fa...

Una cosa già la sapevamo: tra coloro che dovrebbero farlo, in Italia, in media, 1 su 4 non lo fa..ossia non paga il canone televisivo ordinario (i famosi 109€ dovuti entro la fine di gennaio 2010). Se la Toscana e la Liguria si distinguono per i tassi di evasione più bassi (entrambe sotto il 18%), Campania e Sicilia detengono il record negativo (evasione superiore al 40%).*

Ma vi sono alcune cose che non sapevamo: ad esempio l’esistenza di esenzioni dal pagamento del canone di abbonamento speciale (che riguarda gli apparecchi posti fuori dell'ambito familiare) per “ospedali militari (di quelli non militari non abbiamo notizia), Case del soldato (sì, apparentemente esistono anche quelle…!) e Sale convegno dei militari delle Forze armate”**, mentre il corpo nazionale del soccorso alpino del Club Alpino Italiano e alcune associazioni di soccorso sono esonerate dal pagamento del solo canone radiofonico (le richieste di aiuto mica arrivano per televisione, no?), mentre le scuole, a richiesta, possono avere la licenza gratuita (a fini didattici), ad eccezione che per la tv nella stanza del preside.

Fa quasi tenerezza scoprire che nell’Italia dell’incertezza globale, dove le norme non sono mai chiare e i termini dei pagamenti spesso fumosi (tipo “il bollo auto scade il 31/01..ma hai tempo a pagarlo fino al mese successivo”) qualcuno abbia pensato a disciplinare la questione della tv nella stanza del preside e quella nella Casa del Soldato…rassicurante, direi…

Fonti: *IlSole24Ore del 19/01/2010, p.22.
**Sito Rai

venerdì 15 gennaio 2010

Giunta a destinazione

Ebbene sì sono giunta a destinazione. Ho terminato di leggere il libro “Fuori orario”, che, come sapete, è stato spunto di diversi post recenti.

Non mi soffermerò su uno dei capitoli più interessanti del libro, quello sulla gestione degli appalti. Gare truccate, vincitori di gare scoraggiati a realizzare il lavoro per far prevalere i soliti pochi noti, specifiche tecniche utilizzate per aggiudicare le gare ai soliti pochi noti, espedienti di ogni genere per aggirare la legislazione (italiana e comunitaria), licenziamenti di quei dipendenti del gruppo che denunciano la mancata concorrenza in molte gare, nessun controllo sulla qualità dei servizi effettivamente erogati dalle ditte vincitrici.

A proposito, un avvertimento: se dovete prendere un letto con cuccetta, cercate di sapere dove ha stazionato il treno per la pulizia, prima di arrivare alla vostra stazione.

Già perché sembra che in passato la lavanderia responsabile della pulizia delle lenzuola a Pisa abbia utilizzato un curioso sistema.
Se le lenzuola consegnate erano manifestamente sporche, allora venivano lavate. Ma se al contrario non vi erano macchie visibili, le lenzuola venivano stese all’aria aperta per qualche ora, lungo l’Arno, spruzzate con disinfettante, ripiegate e riconsegnate a Trenitalia (dunque nessun lavaggio, nessun detersivo, nessun costo per l’elettricità per il lavaggio, asciugatura e piegatura, con risparmi di un terzo rispetto ad un normale ciclo di lavaggio)*.

Da notare che il sistema era utilizzato solo per il gruppo Ferrovie dello Stato perché gli altri clienti della ditta (ristoranti, alberghi) controllavano sempre la biancheria ricevuta e quindi si sarebbero accorti del trucco, con immediata revoca del contratto.

Pertanto ricordatevi: per evitare equivoci, quando viaggiate in cuccetta, al termine del viaggio assicuratevi di rovesciare sempre un po’ di succo di mirtillo sulle lenzuola che avete utilizzato…avrete così fatto un favore al prossimo viaggiatore che userà le vostre lenzuola!

*C. Gatti, “Fuori orario – Da testimonianza e documenti riservati le prove del disastro FS”, Chiarelettere, Milano, 2009, pp.225-226.

lunedì 11 gennaio 2010

Per tutte le donne che sei

Sì sì avete letto bene! “Per tutte le donne che sei”!
Questo è il titolo che campeggia attualmente nella pagina web di un importante operatore telefonico.

Ma cerchiamo di capire meglio in che cosa consiste questa offerta “Per tutte le donne che sei”...(e qui cito testualmente):

1) Un telefono incluso e chiamate senza scatto alla risposta, per organizzare la tua giornata (e giustamente, aggiungiamo noi...in fondo, di che cosa altro può aver bisogno una donna?)
2) Tutte le chiamate che vuoi, senza limiti, al tuo numero Vodafone* del cuore (NUMERO DEL CUORE???? Forse pensano di parlare a bambine di 10 anni che hanno l’amichetto del cuore?)
3) Una Internet Key inclusa per essere sempre connessa con tutto quello che più ti piace (QUELLO CHE PIU’ TI PIACE???? Tipo il sito di Hello Kitty o della Barbie?).

Insomma, dopo aver letto queste frasi sorge davvero il dubbio che l’offerta sia rivolta a bambine di età compresa tra gli 8 e i 13 anni (cosa che non risulterebbe neanche troppo insolita se si pensa che anni fa lo stesso operatore pubblicizzava cellulari Disney)..ma nulla, nessun riferimento.
D’altronde, l’immagine di una mano femminile preziosamente inanellata che destreggia da un lato uno smartphone e dall’altro una chiavetta per la connessione Internet, posta accanto alla descrizione dell’offerta, non fa pensare immediatamente ad una adolescente, quanto piuttosto al clone della Miranda Priesley di “Il diavolo veste Prada”.

E infine non si capisce in che cosa differisca questa offerta da quella che compare di norma sul sito dell’operatore (e che a questo punto potremmo battezzare – se non risultasse un po’ equivoco visti i tempi che corrono - “Per tutti gli uomini e le donne che sei”). Anche se qui, a dire il vero, non si fa menzione del "numero del cuore” (forse i maschietti non hanno un numero del cuore…o se lo hanno non lo vogliono ammettere?).

Va bene che loro (non i maschietti, ma la società telefonica) sono quelli dello slogan “Tutto gira intorno a te”…ma mi sa che a forza di girare hanno perso un po’ la bussola.

*Sì sì per una volta facciamo pubblicità...(positiva o negativa, giudicate voi). La pagina web è qui: http://www.areaprivati.vodafone.it/190/trilogy/jsp/channelView.do?contentKey=49712&pageTypeId=9607&channelId=-8669&tk=9607%2Cr&ty_key=pri_offerta_donne_piani_piu_facile
P.S.: rivedendo la pagina web a colori mi è poi venuto il sospetto che il lato femminile dell'offerta sia legato al fatto che sono disponibili telefonini rosa e Internet Key rosa (!) Uaoooo!

sabato 9 gennaio 2010

Trenino (non) va...

Qualche aggiornamento in tempo reale sulla circolazione di Intercity ed Eurostar…in un venerdì 8 gennaio come tanti altri…

Fonte: sito Trenitalia.

h.11:48
Il treno 9511 da Milano C.le (10:15) a Napoli C.le (15:10) viaggia con un ritardo di 82 minuti per un intervento tecnico al treno (leggasi: era rotto)

h.13:34
Il treno 9807 da Milano C.le (09:35) a Lecce (19:04) viaggia con un ritardo di 55 minuti per un intervento tecnico al treno (idem come sopra)

h.14:11
Il treno 9803 da Milano C.le (07:35) a Lecce (17:04) viaggia con un ritardo di 43 minuti per un intervento tecnico al treno (idem come sopra)

h.14:15
Il treno 9718 da Venezia S.L. (11:50) a Milano C.le (14:25) viaggia con un ritardo di 55 minuti per un intervento tecnico alla linea ferroviaria (leggasi: è finito qualcosa sulla linea..quando c’è vento succede spesso…)

h.14:24
Il treno 587 da Milano C.le (10:50) a Salerno (20:32) viaggia con un ritardo di 61 minuti per la preparazione del treno in partenza (per le pulizie? Uhm…)

h.14:27
Il treno 9816 da Lecce (07:00) a Milano C.le (16:25) viaggia con un ritardo di 44 minuti per un inconveniente tecnico (leggasi: si sono persi il locomotore o il macchinista…a chi non è successo una volta nella vita?)

h. 14:29
Il treno 9515 da Milano C.le (12:15) a Napoli C.le (17:10) viaggia con un ritardo di 45 minuti per un intervento tecnico al treno (vd. sopra)

h. 14:32
Il treno 615 da Milano C.le (09:50) a Crotone (23:59) viaggia con un ritardo di 45 minuti per la preparazione del treno in partenza (vd. sopra)

h. 14:36
Il treno 728 da Palermo C.le (07:08) a Roma T.ni (18:33) viaggia con un ritardo di 71 minuti per un inconveniente tecnico (vd. sopra)

h. 14:38
Il treno 9241 da Modane (11:55) a Milano C.le (14:50) viaggia con un ritardo di 49 minuti per cause dipendenti da ferrovie estere (le famose cause esterne!!! Niente rimborso!)

h. 14:47
Il treno 9814 da Taranto (06:00) a Milano C.le (15:30) viaggia con un ritardo di 38 minuti per un inconveniente tecnico (vd. sopra)

h. 15:39
Il treno 9815 da Milano C.le (13:35) a Taranto (22:57) viaggia con un ritardo di 37 minuti per la preparazione del treno in partenza (vd. sopra)

h. 16:10
Il treno 9729 da Milano C.le (15:05) a Venezia S.L. (17:40) viaggia con un ritardo di 44 minuti per un intervento tecnico alla linea ferroviaria (vd. sopra)

h. 16:39
Il treno 723 da Roma T.ni (07:34) a Palermo C.le (19:24) viaggia con un ritardo di 90 minuti per criticità durante il traghettamento (vagoni finiti in acqua?)

h.16:50
Attenzione! A causa di nevicate e formazione di ghiaccio nelle regioni del nord Italia, per ragioni di sicurezza e regolarità, tutti i treni alta velocità ed eurostar potranno ridurre la velocità maturando lievi ritardi.

E questo era l’ultimo messaggio…dopo le 16:50 non vi sono stati più aggiornamenti (ma i treni hanno continuato a registrare “lievi” ritardi).

A tutto questo potremmo aggiungere che la maggior parte dei treni di cui sopra sono i famosi Eurostar, i treni Etr 500…quei treni che, come ci spiega Gatti*, furono ordinati negli anni ’90, arrivando troppo in anticipo (probabilmente l’unica volta nella loro vita!) rispetto alla rete ad alta velocità per la quale erano stati progettati.

Quando cominciarono ad essere utilizzati sulle linee normali alcuni problemi furono subito evidenti. Tra questi un’insufficiente capienza dei serbatoi dei bagni (erano stati pensati per linee veloci e con poche fermate intermedie!) e un eccessivo consumo di pastiglie dei freni e conseguenti alti costi di sostituzione (erano stati concepiti per fermarsi poche volte e dunque frenare poco).

A questo si aggiunge poi il fatto che gli Etr sono molto delicati e quindi frequentemente soggetti a guasti, che sono stati progettati con una trazione tale per cui se una motrice non funziona il treno spesso si ferma (anche se le motrici sono due) che le tendine elettriche si rompevano talmente frequentemente che si decise di sostituirle in blocco.

Quando ero piccola c’era una graziosa canzone di De Sica che iniziava così: Trenino va…trenino va…**
Oggi penso che suonerebbe così: trenino va…trenino…trenin…tren…tr….t…
...(il trenino non va più…sarà un Etr 500?)

*“Fuori orario – Da testimonianze e documenti riservati le prove del disastro FS” (Claudio Gatti, Chiarelettere, Milano, 2009, pp.103-105)
**Per i nostalgici, la canzone si trova qui: http://video.libero.it/app/play?id=648f3b4cc111c4f84a45408693709113

venerdì 8 gennaio 2010

Bollettino di guerra: aggiornamento delle 12.55

Fonte: Sito Trenitalia

Linea: Milano Centrale- Roma (aggiornamento delle 12.55)

IC 583 (partenza da Milano: 6.50): 24 minuti di ritardo
ES 9509 (partenza da Milano: 9.15): in orario
ES 9613 (partenza da Milano: 9.30): 92 minuti di ritardo
ES 9511 (partenza da Milano: 10.15): 81 minuti di ritardo
IC 587 (partenza da Milano: 10.50): 44 minuti di ritardo
ES 9513 (partenza da Milano: 11.15): 11 minuti di ritardo (ops scusate, come non detto... "il treno viaggia con regolarità” recita la didascalia....ricordate il quarto d’ora accademico?)
ES 9515 (partenza da Milano: 12.15): in orario
ES 9769 (partenza da Milano: 13:10): in orario (E' vero, sono le 12.55 e quindi il treno non è ancora partito...dunque è in orario!)

Tenendo conto del fatto che gli ES e gli IC hanno la precedenza sugli altri treni (ovvero, se sono in ritardo e la linea è unica gli altri treni si devono fermare e li devono lasciar passare, accumulando a loro volta ritardi) immagino che vi siano in questo momento migliaia di viaggiatori furibondi (anche) su interregionali e regionali.

giovedì 7 gennaio 2010

Bruno e Smuth

Bruno e Smuth hanno otto anni.
Bruno è sempre ben vestito: camicia, cravatta e pantaloncini corti ben stirati.
Smuth invece indossa sempre un pigiama a righe, e sopra la giacca del pigiama un numero stampato.
Bruno e Smuth giocano a palla e a scacchi ma, il più delle volte, semplicemente parlano: a dividerli solo il filo spinato.

Il bambino con il pigiama a righe (The Boy in the Striped Pyjamas, Mark Herman, USA 2008): un film che nella sua “essenzialità” riesce a commuovere come pochi altri…
Un film da vedere…

lunedì 4 gennaio 2010

Tu tu tu tuuuuuuuuuuu...

E’ sempre difficile scegliere il post con il quale iniziare il nuovo anno…
Il tema del quale parleremo oggi è, per usare l’espressione del giornalista Claudio Gatti che ha ispirato questo post, “profondamente italiano”.

No, non parliamo di panettoni, musica, pizza e mandolino, ma delle FS…le Ferrovie dello Stato (nelle sue varie forme: Rfi – il gestore della rete – e Trenitalia, che gestisce il servizio di trasporto).
Lo so, il tema non è nuovo, ne abbiamo già parlato in passato: ma come poteva resistere una pendolare dall’acquistare un libro, appena pubblicato, dal titolo “Fuori orario – Da testimonianze e documenti riservati le prove del disastro FS” (Claudio Gatti, Chiarelettere, Milano, 2009).
E avendone già letto qualche pagina, come poteva la suddetta non condividere con voi qualche interessante curiosità…?

Una a caso: come mai, secondo le Ferrovie, i treni hanno un indice di puntualità molto elevato e pari a quello di Stati come Francia e Germania…quando invece il viaggiatore – pendolare recidivo o semplice viaggiatore occasionale – sperimenta ogni giorno minuti e minuti di ritardo su regionali, interregionali, ICnight, Eurostar, AV e così via…?

Ecco le cause principali:

1) il concetto di ritardo, ovvero…quando un treno è considerato in ritardo Italia?
Vi fornisco un aiutino: avete presente il quarto d’ora accademico? Ecco, è la stessa cosa..In Italia, se il treno arriva entro i 15 minuti, è considerato puntuale (fanno eccezione alla regola solo i treni regionali, quelli che percorrono distanze più brevi, per i quali c’è il principio dei 5 minuti). In Francia e Germania un treno - di qualsiasi tipologia - è puntuale se arriva entro cinque minuti dall’orario previsto. Non solo, ma mentre negli altri paesi la puntualità è calcolata anche a livello delle fermate intermedie, in Italia vale solo per la destinazione finale. Così, per dire, se percorrete la Torino-Milano ma dovete scendere a Vercelli, poco importa se il treno arriva alla vostra destinazione con 30 minuti di ritardo…se per uno strano caso del destino recupera ed arriva a Milano entro i 15 minuti di ritardo, allora il treno è puntuale (per le FS o Trenitalia, si intende)!!!

Tanto per darvi un’idea, i dati ai 5 minuti (che Trenitalia non comunica, ma che il giornalista è riuscito ad ottenere) forniscono, per la categoria Eurostar (che dovrebbe essere una delle punte di diamante del nostro sistema ferroviario) queste percentuali*: “nel 2008 la media annuale della puntualità entro i 5 minuti degli Eurostar è stata un patetico 64 per cento. Cioè 31 punti in meno della Svizzera (95,8%!!!, ndr.), 26 in meno della Germania (90%!!!, ndr.) e 18 della Francia (82,8%, ndr.)”.

2) l’utilizzo delle cause esterne (o indipendenti dalle FS, come di norma si sente all’altoparlante). I minuti di ritardo che sono attribuibili a cause esterne sono decurtati dal computo. Anche qui tutto dipende da che cosa viene definito come “causa esterna”. E qui abbiamo**: “causa di forza maggiore, cause meteo o naturali, lavori programmati lungo la linea resi noti alla clientela, scioperi, fatti di terzi con conseguenze sulla circolazione, occupazione dei binari da parte di soggetti estranei all’organizzazione ferroviaria, incendi o calamità naturali, ordine dell’autorità”. Insomma motivazioni che esonerano Trenitalia dalla responsabilità del ritardo, come nella migliore tradizionale italiana della negazione delle responsabilità (e, ovviamente, del rimborso!).

Ed infine…3) l’allungamento degli orari o “l’inganno del ritardo incorporato” come lo definisce Gatti. Questa è forse la modalità più “sbarazzina” e peraltro già nota ai pendolari recidivi…Al momento della modifica degli orari (es: a dicembre) se si vede che un treno che dovrebbe arrivare alle 15 arriva regolarmente alle 15,15 che cosa si fa? Si modifica direttamente l’orario di arrivo a destinazione e… magia!!! Il treno non è più in ritardo!

Non so se questo post abbia contribuito al vostro buonumore…ad ogni modo, buon anno a tutti, pendolari recidivi o semplici viaggiatori occasionali…

*Claudio Gatti, Fuori orario, Chiarelettere, Milano, 2009, pp. 22-23
**Op.cit., pp.26-27.

mercoledì 23 dicembre 2009

Perché ognuno ha il proprio microcosmo

Chi vive in città lo sa bene…In fondo, per certi versi, la vita in città assomiglia a quella del piccolo paese. Ciascuno ha il proprio microcosmo, che regola e condiziona la vita quotidiana.
Il mio è affollato di alcuni personaggi:

C’è Massimo l’edicolante, che mi tiene ogni mese da parte la mia rivista preferita. Ogni volta che vado a ritirarla ho l’impressione che lui mi confonda con un’altra persona del quartiere che evidentemente acquista la medesima rivista. Ma alla fine poco importa…la rivista è sempre da parte

Poi c’è Myriam, che gestisce una piccola libreria all’angolo che ricorda quella del film “C’è posta per te”. Myriam non applica gli sconti delle grandi catene e non ha molti libri sugli scaffali. Ma questo per lei non è un problema: la sua clientela non cerca un libro. “Myriam, vorrei leggere un bel romanzo d’avventura…che cosa mi consigli”? Questa è la domanda alla quale Myriam deve avere sempre la risposta giusta. Il resto è secondario

Poi c’è Silvia: quando ci siamo trovate l’una accanto all’altra in un letto all’ospedale ci siamo guardate e ci siamo dette: “Ma noi ci conosciamo, vero?”. E come poteva essere diversamente? Silvia ogni settimana con grande perizia e velocità passa allo scanner tutti i prodotti della mia spesa nel GS della zona

Poi c’è Federica, che gestisce un piccolo negozio di oggetti di design. Alla domanda: “Mi scusi, ha presente quella ragazza, che ha tre bambini e il cane Tobia che viene spesso da lei?..Ecco, che cosa mi consiglia per lei per Natale?”…E Federica dispensa consigli che si rivelano sempre preziosi

Poi c’è Laura, che lavora al take-away sushi dal primo giorno di apertura. All’inizio faceva un po’ di confusione con le ordinazioni. Ora, appena sente la mia voce mi saluta e mi rivolge la fatidica domanda: “Il solito?”…

E infine c’è Mohamed, che dimenticate le sue origini marocchine, da vero Pautasso*, saluta le vecchiette alle quali ha appena venduto carote e patate al banchetto del mercato con un “Cerea Madamin”**…

Certo, nel mio quartiere vivono anche tante persone antipatiche e scortesi…ma di loro non mi curo, semplicemente le ignoro…perché loro non fanno parte del mio microcosmo
.

*Nota per i non "sabaudi": Pautasso è il Brambilla piemontese.
**Seconda nota per i non "sabaudi": arrivederci signora...

martedì 22 dicembre 2009

La memoria in un ciak

Ieri sera su RaiStoria si è parlato della strage compiuta a S.Anna di Stazzema, il 12 agosto 1944.
Come di consueto nei servizi di RaiStoria, il racconto dei fatti era corredato dalle testimonianze dei pochi, in questo caso pochissimi, sopravvissuti. Sentendole, mi sono tornate alla mente le voci dei sopravvissuti ai lager nazisti ascoltate a Mauthausen e Dachau.

Voci di persone che non ci sono più e che arrivano a noi grazie ad un nastro o un DVD che fermano nel tempo sensazioni/emozioni evitando che il passare degli anni le trasformi in “altre” realtà…come avviene quando raccontiamo un avvenimento…e ogni volta che lo raccontiamo aggiungiamo via via particolari arrivando alla fine a chiederci quale sia la versione “vera”.

Al termine del servizio di RaiStoria, lo storico presente in studio sottolineava come, venendo meno le testimonianze dei sopravvissuti, la nostra memoria storica si “costruirà” sempre di più in futuro sulle immagini, non solo su quelle dei documentari storici, ma anche, e soprattutto, su quelle dei film.

In un mondo sempre più dominato dall’immagine, toccherà dunque ai film costruire la memoria di questi eventi, aggiungendo al fatto storico, documentato dagli studiosi, la dimensione del sentimento, quel confine verso il quale lo storico non si spinge.
Una responsabilità enorme per chi dovrà resistere ad ogni ciak alla tentazione di raccontare altre storie, diverse da quelle vere….