lunedì 25 ottobre 2010

Pensieri da 2 novembre...

Li chiamano “obituary” e si trovano in diversi quotidiani e settimanali statunitensi ed inglesi. Ma non assomigliano ai nostri “necrologi”. Sono molto di più: racconti di una vita, talvolta di personaggi noti (famosi scrittori, scienziati, politici, ecc) talvolta di persone comuni (es: http://www.nytimes.com/2010/10/22/nyregion/22sturz.html?ref=todayspaper).

Grazie alla penna di giornalisti specializzati in questa attività, gli “obituary” sono diventati nel tempo tra le letture preferite di ampie schiere di lettori (al punto che per alcuni giornali questa sezione è una delle più popolari, accanto a quella delle notizie sportive).

Non a caso, diversi sono i libri che raccolgono gli "obituary” pubbicati da giornali e settimanali: dall’”Economist’s Book of Obituaries” di Keith Colquhoun e Ann Wroe a “Obit. Inspiring Stories of Ordinary People who led Extraordinary Lives” di Jim Sheeler (che per la sua attività di scrittore di “obituary” ricevette nel 2006 il premio Pulitzer per il giornalismo nell’ambito della categoria “Feature Writing”).

Curioso che, scrivendo di esistenze ormai concluse si scelga di parlare anche di persone comuni, la cui vita è stata sino ad allora “ignorata” dai media. O forse no…Forse, come sembra suggerire l’ampia attenzione che anche questi “obituary” rivestono, questo interesse “postumo” riconosce che anche nella vita apparentemente ordinaria di tante persone comuni si nascondono preziose lezioni di vita. Lezioni di vita che sfuggono ai media troppo spesso impegnati, nella quotidianità, ad inseguire freneticamente il clamore, l’evento drammatico, la sensazionalità e che soltanto nello spazio dedicato per definizione alla riflessione, al ricordo pacato, riescono a rendere il giusto tributo alla pluralità e complessità del genere umano.

martedì 19 ottobre 2010

Uno, due, tre incarichi…

No, non facciamo riferimento all’ultima puntata di Report, nella quale si è parlato di uomini che siedono nei consigli di amministrazione o che hanno responsabiità di gestione di una pluralità di società (a volte anche concorrenti tra di loro), argomento già trattato da Filippo Astone nel suo ultimo interessante libro “Il partito dei padroni” (in particolare nel capitolo 12, “La casta di lorsignori”)*.

Ci riferiamo ad un altro gruppo di persone, che contrariamente alle prime, difficilmente verrebbero definite membri di una “casta”. Io ho il privilegio di conoscerne bene due. Le chiameremo Anna e Francesca.

La prima annovera tra i suoi incarichi: corso di pallanuoto (4 volte/settimana), corso di pattinaggio artistico (2 volte/settimana), logopedista (una volta/settimana), corso di teatro (1 volta/settimana) e pianoforte il sabato pomeriggio ai quali si aggiungono corsi di ripasso self-made in casa qualora la piccola Elena incappi in qualche brutto voto a scuola…

Anche Francesca passa gran parte del suo tempo in macchina: se venisse pagata per questa attività potrebbe passare per una vera e propria tassista. Del resto le chiamate sono numerose: nuoto, calcio, asilo, scuola, pediatri (vari), spesa, ecc. Ma gli incarichi non terminano qui: sia Anna sia Francesca hanno anche quello che nel linguaggio comune definiremmo un lavoro tout court, ossia svolto tra le pareti di un ufficio.

A tutto questo si aggiungono altre poltrone: non quelle di consigli di amministrazione, ma quelle di casa. Già perché sia Anna sia Francesca si occupano anche della gestione della casa (dalle lavatrici che si guastano, al pozzo in giardino…).

Chi lo sa, forse anche alcuni dei personaggi intervistati nel corso della puntata di Report vantano mogli con molteplici incarichi, simili a quelli di Anna e Francesca … mogli che consentono loro di occupare posizioni importanti in diverse società e di riuscire anche nel miracolo, una volta tornati a casa, di trovare una prole curata ed appagata dalle tante attività extra scolastiche e di affondare le stanche membra in altre confortevoli poltrone (domestiche). Il tutto mentre Anna e Francesca, mai pienamente soddisfatte degli incarichi svolti durante la giornata, si rimproverano di non essere riuscite a preparare i biscotti al cioccolato per la loro amata prole…

*F. Astone, “Il partito dei padroni – Come Confindustria e la casta economica comandano in Italia”, Longanesi, Milano, 2010.

mercoledì 13 ottobre 2010

Economia "popolare" cercasi disperatamente...

“L’economia non deve necessariamente essere complicata. E’ lo studio della nostra vita..(…) e delle piccole decisioni che affrontiamo ogni giorno”. Così gli autori introducono “Economix” il blog del New York Times che si propone di analizzare, in modo semplice, accessibile anche ai non esperti, quegli aspetti dell’economia che riguardano tutti noi. E questo anche con l’aiuto di professori di economia di alcune delle più note università americane. E da noi? Nulla di tutto ciò nei principali quotidiani nazionali…

Se passiamo poi alla televisione, beh qui di economia si parla poco e di solito soltanto per citare in modo asettico comunicati dell’ISTAT o di qualche centro studi che risulteranno totalmente privi di senso alla maggior parte degli ascoltatori.

Eppure, soprattutto in un periodo di recessione economica, la capacità di spiegare in modo semplice quei dati economici che vengono spesso citati dovrebbe essere una priorità...Non per far polemiche contro questo o quel governo, ma per avere una base comune condivisa dalla quale partire per capire le variabili in gioco e le possibili scelte da adottare (queste, sì, sulla base dei convincimenti di politica economica dei diversi schieramenti politici). Un miraggio nell’Italia di oggi…sempre più divisa, faziosa e lacerata da egoismi e particolarismi…?

venerdì 8 ottobre 2010

Specchio, specchio delle mie brame…

E’ riemersa dopo mesi dal caos di carte e pubblicazioni sepolte nei vari meandri della scrivania:“The World in 2010”, una pubblicazione annuale (esce di solito nel mese di novembre) nella quale il settimanale inglese “The Economist” cerca di prevedere/anticipare i principali temi economici/politici/sociali dell’anno che sta per iniziare.

Una delle letture più interessanti è quell’articolo, inserito all’interno della pubblicazione, che traccia un bilancio delle previsioni del giornale sull’anno concluso (in questo caso il 2009). Con quello humour che da sempre contraddistingue la rivista, l’articolo in questione “Our greatest hits...and misses for 2009” di Daniel Franklin (p. 90) si apre con questa citazione dell’economista Galbraith: “The only function of economic forecasting is to make astrology look respectable”.

Una citazione che si può applicare anche ad altri campi e, più in generale, all’esercizio del “prevedere” quello che succederà (trend economici, il successo di un prodotto sul mercato, ecc.). In base alla mia esperienza del “forecasting” in ambito tecnologico posso dire che: gli eventi che si riveleranno più dirompenti difficilmente saranno previsti…semplicemente arriveranno e tutti cominceranno a parlarne fino a alla noia.

Alcuni di questi, dopo qualche tempo, si riveleranno delle bufale (ma soltanto quando la lucidità del ragionamento avrà preso il sopravvento sull’eccitazione collettiva). Fino a quel momento, chiunque pensi/dica il contrario dalla massa (compreso il nostro povero analista) verrà ritenuto uno stupido…e non vi sarà riabilitazione neanche quando sarà evidente che aveva ragione.

Altri fenomeni, invece, resteranno e diventeranno motivo di studio/ragionamento per diverso tempo. In tutto questo periodo, le previsioni di chi cerca di analizzare il fenomeno verranno condizionate da una serie di eventi esterni, forze che hanno l’interesse affinché il nostro povero analista affermi una certa cosa piuttosto che un’altra, spesso non in virtù di motivi fondati ma di logiche di convenienza personale ed aziendale (“Analista, non dire che il mercato andrà bene come pensi, perché se poi il mio team di lavoro non raggiungerà quei risultati saremo penalizzati dal management aziendale"... o al contrario…: “Analista, di’ che questo mercato crescerà molto perché ho bisogno di giustificare la mia posizione/il mio ruolo in azienda, ecc.).

Se poi modificherà nel tempo le sue previsioni alla luce di nuove riflessioni , ecco che il povero analista si troverà sottoposto ad altre accuse, a dover giustificare il perché delle differenze rispetto alle sue stime precedenti…(ma ovviamente, al contempo, se non avrà rivisto le previsioni abbastanza in tempo da anticipare gli eventi futuri sarà accusato ugualmente: che analista è infatti uno che non riesce a prevedere gli eventi futuri?).

Insomma, u
na situazione difficile, quella del povero analista, che purtroppo può essere compresa pienamente soltanto da chi ha condiviso le gioie ed i dolori di questo lavoro e che sa che un buon analista non potrebbe andare avanti se nel cassetto della scrivania, insieme agli studi, ai fogli excel, alle analisi ecc. non lasciasse un po’ di posto anche al sesto senso, alle intuizioni e…ebbene sì, anche alla sua piccola palla di vetro…

venerdì 1 ottobre 2010

Il lato perverso della tecnologia

E’ vero, molto spesso la tecnologia ci semplifica la vita. Ma che dire del lato perverso della tecnologia, quello meno evidente a prima vista?

La mattina, seduti al tavolo della cucina, siete in procinto di sorseggiare il vostro tè con i biscotti, accompagnati, in sottofondo, dalla vostra trasmissione tv preferita…Accendete i (2) telecomandi e…nulla…il vostro decoder ha deciso che è venuto il momento di avviare la sintonizzazione dei canali. ”Automatica o manuale”, chiede...come se non sapesse che qualunque opzione noi scegliamo ci toccherà passare i successivi 20 minuti a ri-sistemare i canali nell’ordine che vogliamo noi…

Già, perché con il digitale terrestre ora abbiamo centinaia di canali…finita l’era di Rai1,2,3 e Canale 5, Rete4, Italia1 e Telemontecarlo (o La7)…Ora abbiamo i canali Telemontblanc, Evita (complimenti per la scelta del nome, tutto un programma), e poi PokerItalia, Frisbee, Rovi… fino alla mitica BGUPSP (disponibile da 0 a 8...anche qui complimenti per la scelta del nome!). Saltiamo questi alla ricerca del nostro canale…e ci imbattiamo in Sexo (Amatorial, Trasgressivo e Exotica..più chiaro di così) e ancora in canali che ci vogliono vendere auto, tappeti, docce, attrezzi per la ginnastica, ecc…Finalmente arriviamo al 192 e troviamo il nostro canale, che ricollochiamo nella sua originaria posizione: stessa procedura per gli altri 10-15 e la nostra lista canali è finita.

Già perché o qui qualcuno fa una bella guida ai programmi sullo schermo del televisore che ci consenta di sapere se c’è un telegiornale o un film su uno dei 300 canali (o almeno su un determinato numero di canali da noi scelto), oppure continueremo tutti - o quasi - a guardarci i soliti canali (chi, passati i primi 15, ha ancora la forza/voglia di passarne altri 25 o 50?...ok, in realtà conosco qualcuno che lo fa, al punto da meritarsi il soprannome di “Pollice più veloce del West” e che sfodera i telecomandi come Clint Eastwood sfoderava le sue pistole Colt, ma sono eccezioni...).

Non per nulla sono in corso lotte furiose tra le emittenti (nazionali/locali/a pagamento) per decidere l’ordine dei canali (chi era al 15 vorrebbe rimanere al 15 e non essere spostato al 40). Già mi vedo nonna Maria, che seguiva sempre il telegiornale della sua provincia sul canale 13, seguito dal suo programma di ballo liscio, trovarsi improvvisamente il tizio che le vuole vendere l’ultima fuoriserie o l’attrezzo per scolpire gli addominali…Povera nonna Maria…(si trasformerà anche lei in Clint Eastwood?).

giovedì 23 settembre 2010

C'è quello del giavellotto, quello del peso e...

L’inglese, si sa, è famoso per le sue espressioni curiose: “Throwing in the Wellington boot” però non l’avevamo mai sentita. Il dizionario non ci è di aiuto…In compenso, grazie ad Internet veniamo a scoprire che:

1) i "Wellington boot" non sono altro che gli stivali di gomma...quelli bruttini, che da noi si usano per andare a caccia o a pesca. Come si intuisce dal nome, devono la loro fama ad Arthur Wellesley, primo Duke of Wellington, che tra una battaglia e l'altra (compresa quella che lo vide vittorioso a Waterloo contro Napoleone) trovò il tempo di chiedere al proprio calzolaio di fiducia di apportare alcune modifiche ad un modello di stivale esistente all'epoca. Nacque così l'antenato dell'attuale stivale di gomma (allora ovviamente non erano di gomma, ma di cuoio), che sarebbe diventato presto un oggetto particolarmente apprezzato dall'aristocrazia inglese dell'800;

2) nel Somerset, nella piccola cittadina inglese di Wellington (e dove altro?), ogni anno, nel mese di settembre, si svolge una competizione (World Wellington Boot Throwing Contest), che consiste nel lancio del suddetto stivale di gomma (vince chi tira più lontano, ovviamente). Il video che trovate sul sito
http://wackynation.com/wellybootthrow.aspx riporta alcuni momenti della competizione del 2009 (compresi i lanci fuori bersaglio). Ovviamente, come nella migliore tradizione inglese, tutti possono partecipare alla gara: oltre agli adulti (maschi e femmine) ci sono le categorie: under 6 (bimbi e maschietti), under 10 e under 16, oltre, ovviamente, alla categoria“disabili”;

3) oltre a lanciare lo stivale con la mano, in alcune gare sembra sia permesso anche lanciare lo stivale direttamente dal piede, “come fosse una pantofola”, spiega il sito che riporta la notizia (il che mi fa pensare che questi stivali non siano come quelli che circolano da noi, che potrebbero essere lanciati dal piede soltanto da qualcuno dotato di gamba estensibile oppure da qualcuno che si vuole procurare lo stiramento del muscolo).

Se il prossimo settembre non sapete dove portare la famiglia...

venerdì 17 settembre 2010

La dura vita del genitore

Si sa, la vita del genitore è una vita dura. E a renderla tale non ci sono solo le questioni serie, ma, sovente, anche quelle piccole cose che mai avreste pensato potessero rivelarsi così perverse.

Prendiamo un esempio a caso: i libri musicali per i bambini. Ecco come si svolge la scena: il pargolo scarta entusiasta il pacchetto con il libro ricevuto in regalo e comincia a giocare. Bip- bip- bop-bip, drin drin (o ninna nanna e fra' Martino a seconda del libro)...è tutta una sinfonia di suoni che risuona per le mura domestiche. Dopo 2-3 giorni la sinfonia improvvisamente cessa e lascia il posto a strazianti lamenti…segno evidente che le batterie inserite nel libro sono esaurite.

Il genitore, segnata la sigla misteriosa delle batterie (ai miei tempi c’erano solo quelle grosse, che pesavano un’esagerazione, quelle medie, quelle piccole e poi quelle sottili sottili che però servivano di rado), si reca nella più vicina tabaccheria che espone una ricca scelta di batterie normali e a bottone (il tipo che serve a noi).

“LR44? No, non le ho…ma se vuole ho le ABC32, le ZTL24 e così via”… “No, grazie, a me servono proprio quelle, vanno inserite in un libro musicale per bambini, grazie comunque”. Pazienza, si riprova: al sesto, settimo insuccesso (tabaccherie, negozi di giocattoli, orologerie) il genitore ha perso l’entusiamo e pensa a chi ha avuto l’idea di inserire proprio le "LR44" nel libro del suo bambino (augurandosi che la stessa persona sia condannata per l’eternità a vagare per i negozi della sua città e dei comuni limitrofi alla ricerca delle maledette batterie a bottone che alimentano il libro favorito del figlio…).

Dopo innumerevoli tentativi, finalmente il genitore trova le “LR44” nel negozio di un’anziana signora che pensa anche ad inserirle nel libro e a verificarne il corretto funzionamento. Tornato a casa trionfante, il genitore finalmente si gode il meritato riposo…Mentre assiste al suo programma preferito, improvvisamente ecco abbaiare un cane…Da dove arriva? Dal libro degli animali che tanto piace al pargolo (un altro libro musicale, non quello al quale sono state appena inserite le pile).

Evidentemente lì le batterie sono cariche, ma il congegno non funziona bene, cosicché il cagnolino abbaia anche a libro chiuso. Ok, è la legge del contrappasso…il genitore si alza, prende la cassetta degli attrezzi alla ricerca del cacciavite con il quale aprire il vano che contiene le batterie. Ma la vite in oggetto è minuscola..e nessun cacciavite riesce a svitarla…Il genitore prova allora ad aprire il libro, a richiuderlo, a lasciarlo aperto…nulla, il cane (che ormai da bel cagnolino è diventano un malefico xxxx) continua…

A questo punto non resta che riporre il libro in un cassetto nello sgabuzzino, dove non turberà il sonno dei membri della famiglia. Ovviamente il giorno seguente le batterie saranno scariche…e questa volta non sono le "LR44" (quelle che l’anziana signora del negozio ha solennemente promesso che avrà sempre a disposizione per noi) ma le "AG10"…….Nooooooooooo!!!..Ok, no panic…come dice Rossella O’Hara…"Domani è un altro giorno"!

mercoledì 15 settembre 2010

Il business del "gratis"

Può il gratis portare profitti? Questa è una delle domande alle quali risponde Chris Anderson, nel suo ultimo libro intitolato, per l’appunto, “Gratis”*.

Il libro analizza la diffusione del “gratis” in rete (sia in forme legali – ad es. la disponibilità di Google Docs in sostituzione di Microsoft Word - sia in forme illegali quali la pirateria di musica e video). Tale diffusione ha avuto effetti dirompenti (pensiamo alla crisi dell’industria discografica) e in molti casi ha determinato la necessità, per gli attori coinvolti, di reinventarsi il proprio ruolo nella catena del valore.

Significativa a questo proposito una dichiarazione di Enzo Mazza, Presidente della Federazione Industria Musicale Italiana che ad Economy del 15 settembre racconta come le case discografiche “si sono trasformate da record company in music entertainment company ed oggi sono un soggetto molto diverso da due o tre anni fa: la musica resta l’asset principale ma i ricavi dal prodotto fisico lasciano sempre più spazio a quelli che provengono da diverse aree di business” (alcune etichette, adottando un approccio più ampio all’esperienza musicale, sono entrate nel business dei concerti e del merchandise o si stanno focalizzando sempre più su strumenti quali You Tube e le reti di social networking nel tentativo di valorizzare l’esperienza musicale).

Modifiche del business model che spesso richiedono tempo, nuove risorse, cambiamenti di mentalità, e che pertanto non sono facili da attuare: tuttavia, ed è questo uno degli aspetti suggestivi del libro di Anderson, il gratis non è soltanto un elemento di distruzione di valore – come potrebbe sembrare a prima vista – ma anche uno strumento tramite il quale si può arrivare, a determinate condizioni, al profitto. Offrire contenuti (video, musica, ecc.) gratis può consentire di arrivare, anche se in modo indiretto rispetto al passato, al profitto (vd. taluni artisti musicali che decidono di rendere disponibili i loro brani gratis o a prezzi molto contenuti allo scopo di allargare il più possibile la base degli utenti, alla quale poi andare ad offrire altri “servizi”).

Un altro esempio può essere costituito dai video dei cartoni animati: fino a poco tempo fa, molti cartoni animati erano disponibili soltanto sulle reti televisive a pagamento: in poco tempo, quegli stessi contenuti sono arrivati sulle reti di file sharing. Che cosa è successo? Il bimbo, affascinato dal suo piccolo eroe, sarà particolarmente incline a chiedere ai genitori di portarlo al cinema a vedere il film che lo vede protagonista, così come a chiedere il gioco del suo piccolo eroe che nella maggior parte dei casi costerà come qualche mese di abbonamento alla televisione a pagamento. Profitti indiretti appunto, ma sempre profitti…Resta però un’altra questione per il player di mercato che perde i profitti con il gratis: fare in modo che i profitti tornino indietro, sotto altre forme, a lui e non ad altri player di mercato…una sfida non facile.

*C. Anderson,Gratis,Rizzoli, Milano, 2009.

martedì 7 settembre 2010

Figli di nessuno vs. figli di qualcuno

Notizia data qualche giorno fa dalla BBC: il ministro sud coreano degli affari esteri Yu Myung-Hwan ha offerto le proprie dimissioni dopo che era trapelata una notizia secondo la quale alla figlia di 35 anni sarebbe stato offerto un posto di lavoro presso il ministero degli affari esteri.

Il ministro ha dichiarato di non aver commesso alcuna scorrettezza ma ha chiesto scusa e ha per l’appunto offerto le proprie dimissioni, mentre il governo, da parte sua, ha ordinato un’indagine su quanto successo.

Secondo quanto riportato dalla BBC, questo è solo l’ultimo di una serie di scandali che hanno colpito il governo. Il candidato a primo ministro è stato accusato di avere “legami con un uomo d’affari corrotto”, mentre il candidato a primo ministro della cultura è stato accusato di “violare le leggi sulla residenza per consentire ai figli di iscriversi in scuole migliori”…(!!!)

Ci avrebbe fatto piacere vedere questa notizia riportata dai nostri TG. Immaginiamo lo sguardo quasi incredulo del giornalista nel leggere la notizia…Purtroppo ci siamo persi la scena (o magari nessuno ne ha parlato ai TG nazionali, non sappiamo).

La reazione sarebbe stata probabilmente quella di stupore sia di fronte alla decisione del primo ministro degli affari esteri, sia di fronte alle accuse rivolte agli altri candidati ministri. In Italia infatti siamo ben abituati ad altre reazioni di fronte ad accuse di nepotismo…anzi, in realtà a nessuna reazione, perché il nepotismo sembra ormai aver permeato totalmente la nostra società.

Data la situazione ci sentiremmo di avanzare una proposta: eliminiamo nomi e cognomi dai curricula inviati per le selezioni ai posti di lavoro, in modo che, per una volta, i “figli eccellenti” possano provare a concorrere ad armi pari con i “figli di nessuno” e vediamo il risultato delle selezioni…che cosa succederebbe?

Fonte: http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-pacific-11186649

sabato 28 agosto 2010

Se il cellulare è maschio...

Alzi la mano chi NON ha visto l’ultima pubblicità televisiva di una primaria società di telefonia mobile italiana che ha per (unica) protagonista una nota showgirl….Azzardiamo un’ipotesi…nessuno avrà alzato la mano.

Che le società telefoniche spendano molto in pubblicità è noto…anzi, queste società sono proprio tra le aziende che in Italia spendono in assoluto di più in pubblicità. Per questo motivo, anche per via dei risultati economici non proprio brillanti sul fronte dei ricavi, registrati dall’azienda in questione negli ultimi anni, ci saremmo aspettati una campagna pubblicitaria in grande stile e invece…Ricostruiamo la scena.

Siete a tavola con il vostro marito/compagno: parte la pubblicità in questione. Al termine, vi rivolgete a lui chiedendogli: “Che cosa ricordi di questa pubblicità?”…E lui: ”Eh, eh – sorrisino sornione – beh, mi ricordo lei!”…E voi: "Ok e il contenuto dell’offerta pubblicizzata?”…E lui: "Offerta? Ah boh…tanto non mi interessa”…

Nel frattempo, durante i secondi della pubblicità, voi avete ripensato a quel grazioso libretto che avete letto recentemente e del quale avete parlato su “Ilportapenne”…quello che parla dell’importanza delle donne nell’economia contemporanea e del loro potere d’acquisto nella società (Womenomics, per chi volesse ricercarlo nel blog). Ecco, ripercorrendo le scene della pubblicità in questione voi vi siete chieste: “Ma coloro che hanno approvato questa pubblicità saranno stati almeno sfiorati dal timore che forse questa pubblicità potesse essere non così “indovinata” per un pubblico femminile?…(se l’avete vista non è necessario, penso, che ve ne spieghi le ragioni…)..Eppure il pubblico femminile dovrebbe rientrare nel target di interesse della società telefonica in questione, dal momento, che al pari degli uomini, acquista terminali mobili, effettua telefonate, invia SMS, ecc...

Tempo fa, sempre su “Ilportapenne”, avevamo avuto modo di sorridere di una pubblicità su Internet di un’altra società telefonica, concorrente di quella in questione (quella, per intenderci, che si rivolgeva al pubblico femminille con il linguaggio che voi usereste con la bimba di 5 anni che al parco gioca con vostro figlio…).

Evidentemente qualcosa ancora non funziona…sarà forse anche per il fatto che la maggior parte dei pubblicitari è costituita da uomini o che la maggior parte di coloro che sono nella posizione di approvare le campagne pubblicitarie sono, parimenti, uomini…? Mah…

mercoledì 25 agosto 2010

Casa dolce casa…

Ammettiamolo…uno dei pochi piaceri legati alla fine delle vacanze è proprio il ritorno a casa. Al nostro nido, a quello spazio tutto nostro nel quale ritroviamo i nostri oggetti e le nostre piccole abitudini quotidiane…

Infiliamo con trepidazione la chiave nella toppa con ancora la valigia sotto il braccio e le ciabatte da mare ai piedi e…ahhhhhhhhhh cosa sono quelle macchie sulle pareti e sul soffitto?

Con tristezza constatate che gli acquazzoni tipo monsone abbattutisi sulla città nel mese di agosto non hanno risparmiato neanche voi e i vostri muri…il sorriso sul vostro volto comincia a scemare. Lasciate le ciabatte da mare indossate le pantofole che si sono salvate dal nubifragio e girate per casa timorosi di poter scoprire qualche altro danno. Apparentemente tutto in ordine.

E’ ora di pranzo: consumate la focaccia e gli altri cibi che vi siete portati dal mare come souvenir delle vacanze ormai passate e riprendete la vostra routine quotidiana…lavaggio dei piatti, asciugatura dei piatti,…ahhhhhhhhhhh perché l’acqua del rubinetto non scorre? Perché il vostro lavandino in pochi minuti si è trasformato in un acquario (senza pesci)?

Colpa del malefico sifone che si è intasato e che neanche dopo ore di sforzi riuscirete a sbloccare. Smontato il pezzo del sifone, lo guardate così sporco e corroso, ormai prossimo alla rottura. Insomma urge una sostituzione. Afferrate le pagine gialle e cominciate a cercare l’indirizzo di quel tizio – come si chiama? – Mastro Goccia, che “opera” in zona.

Le vostre ciabatte da mare sono ancora all’entrata accanto alle valigie…E’ bello (sigh) tornare a casa…casa dolce casa…

sabato 14 agosto 2010

Consigli per la lettura

Ragazzi, l'ho fatto! Era un po' di tempo che quest'idea mi frullava in testa e allora, complice l'estate, ho detto "Ora o mai più! Voglio rileggere "I promessi sposi"".
Ebbene, ho scritto "rileggere", ma avrei fatto meglio a scrivere "leggere", perché vi garantisco che è un'esperienza totalmente diversa da quella scolastica. Innanzitutto sei più grandicello (diciamo che ci vogliono almeno il doppio degli anni che si avevano allora), poi lo leggi per quello che è, cioè un romanzo, senza fare la stramaledetta analisi del testo, leggendo note e letture critiche solo se ti servono/interessano, saltando gli abominevoli esercizi di fine capitolo (del tipo: questo è il paese di Renzo e Lucia, con una linea disegna gli spostamenti di Renzo riportati nel capitolo; oppure, nel discorso di padre Cristoforo sottolinea le frasi che denotano orgoglio, sottomissione, pentimento...aaargh!).
I personaggi e gli ambienti sembrano uscire dalle pagine, tanto sono vivi.
Davvero, non lo dico per sembrare colta, fatelo, provate, sarà una bellissima esperienza!

giovedì 5 agosto 2010

Alle 18

Alle 18 la spiaggia comincia a spopolarsi. Su parte degli ombrelloni é già scesa l'ombra. Il mare, un po' increspato, é di un blu grigiastro, l'acqua di una temperatura gradevole. In acqua non c'é nessun altro, tranne i gabbiani con le loro incursioni a pelo d'acqua. Nel porto "La Bionda" é tornata al suo posto, dopo aver solcato chissá quali mari. Le baracche di legno e lamiera dei pescatori sono chiuse da lucchetti arrugginiti mentre le reti abbandonate nei bidoni attendono un'altra notte di pesca.