mercoledì 13 ottobre 2010

Economia "popolare" cercasi disperatamente...

“L’economia non deve necessariamente essere complicata. E’ lo studio della nostra vita..(…) e delle piccole decisioni che affrontiamo ogni giorno”. Così gli autori introducono “Economix” il blog del New York Times che si propone di analizzare, in modo semplice, accessibile anche ai non esperti, quegli aspetti dell’economia che riguardano tutti noi. E questo anche con l’aiuto di professori di economia di alcune delle più note università americane. E da noi? Nulla di tutto ciò nei principali quotidiani nazionali…

Se passiamo poi alla televisione, beh qui di economia si parla poco e di solito soltanto per citare in modo asettico comunicati dell’ISTAT o di qualche centro studi che risulteranno totalmente privi di senso alla maggior parte degli ascoltatori.

Eppure, soprattutto in un periodo di recessione economica, la capacità di spiegare in modo semplice quei dati economici che vengono spesso citati dovrebbe essere una priorità...Non per far polemiche contro questo o quel governo, ma per avere una base comune condivisa dalla quale partire per capire le variabili in gioco e le possibili scelte da adottare (queste, sì, sulla base dei convincimenti di politica economica dei diversi schieramenti politici). Un miraggio nell’Italia di oggi…sempre più divisa, faziosa e lacerata da egoismi e particolarismi…?

venerdì 8 ottobre 2010

Specchio, specchio delle mie brame…

E’ riemersa dopo mesi dal caos di carte e pubblicazioni sepolte nei vari meandri della scrivania:“The World in 2010”, una pubblicazione annuale (esce di solito nel mese di novembre) nella quale il settimanale inglese “The Economist” cerca di prevedere/anticipare i principali temi economici/politici/sociali dell’anno che sta per iniziare.

Una delle letture più interessanti è quell’articolo, inserito all’interno della pubblicazione, che traccia un bilancio delle previsioni del giornale sull’anno concluso (in questo caso il 2009). Con quello humour che da sempre contraddistingue la rivista, l’articolo in questione “Our greatest hits...and misses for 2009” di Daniel Franklin (p. 90) si apre con questa citazione dell’economista Galbraith: “The only function of economic forecasting is to make astrology look respectable”.

Una citazione che si può applicare anche ad altri campi e, più in generale, all’esercizio del “prevedere” quello che succederà (trend economici, il successo di un prodotto sul mercato, ecc.). In base alla mia esperienza del “forecasting” in ambito tecnologico posso dire che: gli eventi che si riveleranno più dirompenti difficilmente saranno previsti…semplicemente arriveranno e tutti cominceranno a parlarne fino a alla noia.

Alcuni di questi, dopo qualche tempo, si riveleranno delle bufale (ma soltanto quando la lucidità del ragionamento avrà preso il sopravvento sull’eccitazione collettiva). Fino a quel momento, chiunque pensi/dica il contrario dalla massa (compreso il nostro povero analista) verrà ritenuto uno stupido…e non vi sarà riabilitazione neanche quando sarà evidente che aveva ragione.

Altri fenomeni, invece, resteranno e diventeranno motivo di studio/ragionamento per diverso tempo. In tutto questo periodo, le previsioni di chi cerca di analizzare il fenomeno verranno condizionate da una serie di eventi esterni, forze che hanno l’interesse affinché il nostro povero analista affermi una certa cosa piuttosto che un’altra, spesso non in virtù di motivi fondati ma di logiche di convenienza personale ed aziendale (“Analista, non dire che il mercato andrà bene come pensi, perché se poi il mio team di lavoro non raggiungerà quei risultati saremo penalizzati dal management aziendale"... o al contrario…: “Analista, di’ che questo mercato crescerà molto perché ho bisogno di giustificare la mia posizione/il mio ruolo in azienda, ecc.).

Se poi modificherà nel tempo le sue previsioni alla luce di nuove riflessioni , ecco che il povero analista si troverà sottoposto ad altre accuse, a dover giustificare il perché delle differenze rispetto alle sue stime precedenti…(ma ovviamente, al contempo, se non avrà rivisto le previsioni abbastanza in tempo da anticipare gli eventi futuri sarà accusato ugualmente: che analista è infatti uno che non riesce a prevedere gli eventi futuri?).

Insomma, u
na situazione difficile, quella del povero analista, che purtroppo può essere compresa pienamente soltanto da chi ha condiviso le gioie ed i dolori di questo lavoro e che sa che un buon analista non potrebbe andare avanti se nel cassetto della scrivania, insieme agli studi, ai fogli excel, alle analisi ecc. non lasciasse un po’ di posto anche al sesto senso, alle intuizioni e…ebbene sì, anche alla sua piccola palla di vetro…

venerdì 1 ottobre 2010

Il lato perverso della tecnologia

E’ vero, molto spesso la tecnologia ci semplifica la vita. Ma che dire del lato perverso della tecnologia, quello meno evidente a prima vista?

La mattina, seduti al tavolo della cucina, siete in procinto di sorseggiare il vostro tè con i biscotti, accompagnati, in sottofondo, dalla vostra trasmissione tv preferita…Accendete i (2) telecomandi e…nulla…il vostro decoder ha deciso che è venuto il momento di avviare la sintonizzazione dei canali. ”Automatica o manuale”, chiede...come se non sapesse che qualunque opzione noi scegliamo ci toccherà passare i successivi 20 minuti a ri-sistemare i canali nell’ordine che vogliamo noi…

Già, perché con il digitale terrestre ora abbiamo centinaia di canali…finita l’era di Rai1,2,3 e Canale 5, Rete4, Italia1 e Telemontecarlo (o La7)…Ora abbiamo i canali Telemontblanc, Evita (complimenti per la scelta del nome, tutto un programma), e poi PokerItalia, Frisbee, Rovi… fino alla mitica BGUPSP (disponibile da 0 a 8...anche qui complimenti per la scelta del nome!). Saltiamo questi alla ricerca del nostro canale…e ci imbattiamo in Sexo (Amatorial, Trasgressivo e Exotica..più chiaro di così) e ancora in canali che ci vogliono vendere auto, tappeti, docce, attrezzi per la ginnastica, ecc…Finalmente arriviamo al 192 e troviamo il nostro canale, che ricollochiamo nella sua originaria posizione: stessa procedura per gli altri 10-15 e la nostra lista canali è finita.

Già perché o qui qualcuno fa una bella guida ai programmi sullo schermo del televisore che ci consenta di sapere se c’è un telegiornale o un film su uno dei 300 canali (o almeno su un determinato numero di canali da noi scelto), oppure continueremo tutti - o quasi - a guardarci i soliti canali (chi, passati i primi 15, ha ancora la forza/voglia di passarne altri 25 o 50?...ok, in realtà conosco qualcuno che lo fa, al punto da meritarsi il soprannome di “Pollice più veloce del West” e che sfodera i telecomandi come Clint Eastwood sfoderava le sue pistole Colt, ma sono eccezioni...).

Non per nulla sono in corso lotte furiose tra le emittenti (nazionali/locali/a pagamento) per decidere l’ordine dei canali (chi era al 15 vorrebbe rimanere al 15 e non essere spostato al 40). Già mi vedo nonna Maria, che seguiva sempre il telegiornale della sua provincia sul canale 13, seguito dal suo programma di ballo liscio, trovarsi improvvisamente il tizio che le vuole vendere l’ultima fuoriserie o l’attrezzo per scolpire gli addominali…Povera nonna Maria…(si trasformerà anche lei in Clint Eastwood?).

giovedì 23 settembre 2010

C'è quello del giavellotto, quello del peso e...

L’inglese, si sa, è famoso per le sue espressioni curiose: “Throwing in the Wellington boot” però non l’avevamo mai sentita. Il dizionario non ci è di aiuto…In compenso, grazie ad Internet veniamo a scoprire che:

1) i "Wellington boot" non sono altro che gli stivali di gomma...quelli bruttini, che da noi si usano per andare a caccia o a pesca. Come si intuisce dal nome, devono la loro fama ad Arthur Wellesley, primo Duke of Wellington, che tra una battaglia e l'altra (compresa quella che lo vide vittorioso a Waterloo contro Napoleone) trovò il tempo di chiedere al proprio calzolaio di fiducia di apportare alcune modifiche ad un modello di stivale esistente all'epoca. Nacque così l'antenato dell'attuale stivale di gomma (allora ovviamente non erano di gomma, ma di cuoio), che sarebbe diventato presto un oggetto particolarmente apprezzato dall'aristocrazia inglese dell'800;

2) nel Somerset, nella piccola cittadina inglese di Wellington (e dove altro?), ogni anno, nel mese di settembre, si svolge una competizione (World Wellington Boot Throwing Contest), che consiste nel lancio del suddetto stivale di gomma (vince chi tira più lontano, ovviamente). Il video che trovate sul sito
http://wackynation.com/wellybootthrow.aspx riporta alcuni momenti della competizione del 2009 (compresi i lanci fuori bersaglio). Ovviamente, come nella migliore tradizione inglese, tutti possono partecipare alla gara: oltre agli adulti (maschi e femmine) ci sono le categorie: under 6 (bimbi e maschietti), under 10 e under 16, oltre, ovviamente, alla categoria“disabili”;

3) oltre a lanciare lo stivale con la mano, in alcune gare sembra sia permesso anche lanciare lo stivale direttamente dal piede, “come fosse una pantofola”, spiega il sito che riporta la notizia (il che mi fa pensare che questi stivali non siano come quelli che circolano da noi, che potrebbero essere lanciati dal piede soltanto da qualcuno dotato di gamba estensibile oppure da qualcuno che si vuole procurare lo stiramento del muscolo).

Se il prossimo settembre non sapete dove portare la famiglia...

venerdì 17 settembre 2010

La dura vita del genitore

Si sa, la vita del genitore è una vita dura. E a renderla tale non ci sono solo le questioni serie, ma, sovente, anche quelle piccole cose che mai avreste pensato potessero rivelarsi così perverse.

Prendiamo un esempio a caso: i libri musicali per i bambini. Ecco come si svolge la scena: il pargolo scarta entusiasta il pacchetto con il libro ricevuto in regalo e comincia a giocare. Bip- bip- bop-bip, drin drin (o ninna nanna e fra' Martino a seconda del libro)...è tutta una sinfonia di suoni che risuona per le mura domestiche. Dopo 2-3 giorni la sinfonia improvvisamente cessa e lascia il posto a strazianti lamenti…segno evidente che le batterie inserite nel libro sono esaurite.

Il genitore, segnata la sigla misteriosa delle batterie (ai miei tempi c’erano solo quelle grosse, che pesavano un’esagerazione, quelle medie, quelle piccole e poi quelle sottili sottili che però servivano di rado), si reca nella più vicina tabaccheria che espone una ricca scelta di batterie normali e a bottone (il tipo che serve a noi).

“LR44? No, non le ho…ma se vuole ho le ABC32, le ZTL24 e così via”… “No, grazie, a me servono proprio quelle, vanno inserite in un libro musicale per bambini, grazie comunque”. Pazienza, si riprova: al sesto, settimo insuccesso (tabaccherie, negozi di giocattoli, orologerie) il genitore ha perso l’entusiamo e pensa a chi ha avuto l’idea di inserire proprio le "LR44" nel libro del suo bambino (augurandosi che la stessa persona sia condannata per l’eternità a vagare per i negozi della sua città e dei comuni limitrofi alla ricerca delle maledette batterie a bottone che alimentano il libro favorito del figlio…).

Dopo innumerevoli tentativi, finalmente il genitore trova le “LR44” nel negozio di un’anziana signora che pensa anche ad inserirle nel libro e a verificarne il corretto funzionamento. Tornato a casa trionfante, il genitore finalmente si gode il meritato riposo…Mentre assiste al suo programma preferito, improvvisamente ecco abbaiare un cane…Da dove arriva? Dal libro degli animali che tanto piace al pargolo (un altro libro musicale, non quello al quale sono state appena inserite le pile).

Evidentemente lì le batterie sono cariche, ma il congegno non funziona bene, cosicché il cagnolino abbaia anche a libro chiuso. Ok, è la legge del contrappasso…il genitore si alza, prende la cassetta degli attrezzi alla ricerca del cacciavite con il quale aprire il vano che contiene le batterie. Ma la vite in oggetto è minuscola..e nessun cacciavite riesce a svitarla…Il genitore prova allora ad aprire il libro, a richiuderlo, a lasciarlo aperto…nulla, il cane (che ormai da bel cagnolino è diventano un malefico xxxx) continua…

A questo punto non resta che riporre il libro in un cassetto nello sgabuzzino, dove non turberà il sonno dei membri della famiglia. Ovviamente il giorno seguente le batterie saranno scariche…e questa volta non sono le "LR44" (quelle che l’anziana signora del negozio ha solennemente promesso che avrà sempre a disposizione per noi) ma le "AG10"…….Nooooooooooo!!!..Ok, no panic…come dice Rossella O’Hara…"Domani è un altro giorno"!

mercoledì 15 settembre 2010

Il business del "gratis"

Può il gratis portare profitti? Questa è una delle domande alle quali risponde Chris Anderson, nel suo ultimo libro intitolato, per l’appunto, “Gratis”*.

Il libro analizza la diffusione del “gratis” in rete (sia in forme legali – ad es. la disponibilità di Google Docs in sostituzione di Microsoft Word - sia in forme illegali quali la pirateria di musica e video). Tale diffusione ha avuto effetti dirompenti (pensiamo alla crisi dell’industria discografica) e in molti casi ha determinato la necessità, per gli attori coinvolti, di reinventarsi il proprio ruolo nella catena del valore.

Significativa a questo proposito una dichiarazione di Enzo Mazza, Presidente della Federazione Industria Musicale Italiana che ad Economy del 15 settembre racconta come le case discografiche “si sono trasformate da record company in music entertainment company ed oggi sono un soggetto molto diverso da due o tre anni fa: la musica resta l’asset principale ma i ricavi dal prodotto fisico lasciano sempre più spazio a quelli che provengono da diverse aree di business” (alcune etichette, adottando un approccio più ampio all’esperienza musicale, sono entrate nel business dei concerti e del merchandise o si stanno focalizzando sempre più su strumenti quali You Tube e le reti di social networking nel tentativo di valorizzare l’esperienza musicale).

Modifiche del business model che spesso richiedono tempo, nuove risorse, cambiamenti di mentalità, e che pertanto non sono facili da attuare: tuttavia, ed è questo uno degli aspetti suggestivi del libro di Anderson, il gratis non è soltanto un elemento di distruzione di valore – come potrebbe sembrare a prima vista – ma anche uno strumento tramite il quale si può arrivare, a determinate condizioni, al profitto. Offrire contenuti (video, musica, ecc.) gratis può consentire di arrivare, anche se in modo indiretto rispetto al passato, al profitto (vd. taluni artisti musicali che decidono di rendere disponibili i loro brani gratis o a prezzi molto contenuti allo scopo di allargare il più possibile la base degli utenti, alla quale poi andare ad offrire altri “servizi”).

Un altro esempio può essere costituito dai video dei cartoni animati: fino a poco tempo fa, molti cartoni animati erano disponibili soltanto sulle reti televisive a pagamento: in poco tempo, quegli stessi contenuti sono arrivati sulle reti di file sharing. Che cosa è successo? Il bimbo, affascinato dal suo piccolo eroe, sarà particolarmente incline a chiedere ai genitori di portarlo al cinema a vedere il film che lo vede protagonista, così come a chiedere il gioco del suo piccolo eroe che nella maggior parte dei casi costerà come qualche mese di abbonamento alla televisione a pagamento. Profitti indiretti appunto, ma sempre profitti…Resta però un’altra questione per il player di mercato che perde i profitti con il gratis: fare in modo che i profitti tornino indietro, sotto altre forme, a lui e non ad altri player di mercato…una sfida non facile.

*C. Anderson,Gratis,Rizzoli, Milano, 2009.

martedì 7 settembre 2010

Figli di nessuno vs. figli di qualcuno

Notizia data qualche giorno fa dalla BBC: il ministro sud coreano degli affari esteri Yu Myung-Hwan ha offerto le proprie dimissioni dopo che era trapelata una notizia secondo la quale alla figlia di 35 anni sarebbe stato offerto un posto di lavoro presso il ministero degli affari esteri.

Il ministro ha dichiarato di non aver commesso alcuna scorrettezza ma ha chiesto scusa e ha per l’appunto offerto le proprie dimissioni, mentre il governo, da parte sua, ha ordinato un’indagine su quanto successo.

Secondo quanto riportato dalla BBC, questo è solo l’ultimo di una serie di scandali che hanno colpito il governo. Il candidato a primo ministro è stato accusato di avere “legami con un uomo d’affari corrotto”, mentre il candidato a primo ministro della cultura è stato accusato di “violare le leggi sulla residenza per consentire ai figli di iscriversi in scuole migliori”…(!!!)

Ci avrebbe fatto piacere vedere questa notizia riportata dai nostri TG. Immaginiamo lo sguardo quasi incredulo del giornalista nel leggere la notizia…Purtroppo ci siamo persi la scena (o magari nessuno ne ha parlato ai TG nazionali, non sappiamo).

La reazione sarebbe stata probabilmente quella di stupore sia di fronte alla decisione del primo ministro degli affari esteri, sia di fronte alle accuse rivolte agli altri candidati ministri. In Italia infatti siamo ben abituati ad altre reazioni di fronte ad accuse di nepotismo…anzi, in realtà a nessuna reazione, perché il nepotismo sembra ormai aver permeato totalmente la nostra società.

Data la situazione ci sentiremmo di avanzare una proposta: eliminiamo nomi e cognomi dai curricula inviati per le selezioni ai posti di lavoro, in modo che, per una volta, i “figli eccellenti” possano provare a concorrere ad armi pari con i “figli di nessuno” e vediamo il risultato delle selezioni…che cosa succederebbe?

Fonte: http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-pacific-11186649

sabato 28 agosto 2010

Se il cellulare è maschio...

Alzi la mano chi NON ha visto l’ultima pubblicità televisiva di una primaria società di telefonia mobile italiana che ha per (unica) protagonista una nota showgirl….Azzardiamo un’ipotesi…nessuno avrà alzato la mano.

Che le società telefoniche spendano molto in pubblicità è noto…anzi, queste società sono proprio tra le aziende che in Italia spendono in assoluto di più in pubblicità. Per questo motivo, anche per via dei risultati economici non proprio brillanti sul fronte dei ricavi, registrati dall’azienda in questione negli ultimi anni, ci saremmo aspettati una campagna pubblicitaria in grande stile e invece…Ricostruiamo la scena.

Siete a tavola con il vostro marito/compagno: parte la pubblicità in questione. Al termine, vi rivolgete a lui chiedendogli: “Che cosa ricordi di questa pubblicità?”…E lui: ”Eh, eh – sorrisino sornione – beh, mi ricordo lei!”…E voi: "Ok e il contenuto dell’offerta pubblicizzata?”…E lui: "Offerta? Ah boh…tanto non mi interessa”…

Nel frattempo, durante i secondi della pubblicità, voi avete ripensato a quel grazioso libretto che avete letto recentemente e del quale avete parlato su “Ilportapenne”…quello che parla dell’importanza delle donne nell’economia contemporanea e del loro potere d’acquisto nella società (Womenomics, per chi volesse ricercarlo nel blog). Ecco, ripercorrendo le scene della pubblicità in questione voi vi siete chieste: “Ma coloro che hanno approvato questa pubblicità saranno stati almeno sfiorati dal timore che forse questa pubblicità potesse essere non così “indovinata” per un pubblico femminile?…(se l’avete vista non è necessario, penso, che ve ne spieghi le ragioni…)..Eppure il pubblico femminile dovrebbe rientrare nel target di interesse della società telefonica in questione, dal momento, che al pari degli uomini, acquista terminali mobili, effettua telefonate, invia SMS, ecc...

Tempo fa, sempre su “Ilportapenne”, avevamo avuto modo di sorridere di una pubblicità su Internet di un’altra società telefonica, concorrente di quella in questione (quella, per intenderci, che si rivolgeva al pubblico femminille con il linguaggio che voi usereste con la bimba di 5 anni che al parco gioca con vostro figlio…).

Evidentemente qualcosa ancora non funziona…sarà forse anche per il fatto che la maggior parte dei pubblicitari è costituita da uomini o che la maggior parte di coloro che sono nella posizione di approvare le campagne pubblicitarie sono, parimenti, uomini…? Mah…

mercoledì 25 agosto 2010

Casa dolce casa…

Ammettiamolo…uno dei pochi piaceri legati alla fine delle vacanze è proprio il ritorno a casa. Al nostro nido, a quello spazio tutto nostro nel quale ritroviamo i nostri oggetti e le nostre piccole abitudini quotidiane…

Infiliamo con trepidazione la chiave nella toppa con ancora la valigia sotto il braccio e le ciabatte da mare ai piedi e…ahhhhhhhhhh cosa sono quelle macchie sulle pareti e sul soffitto?

Con tristezza constatate che gli acquazzoni tipo monsone abbattutisi sulla città nel mese di agosto non hanno risparmiato neanche voi e i vostri muri…il sorriso sul vostro volto comincia a scemare. Lasciate le ciabatte da mare indossate le pantofole che si sono salvate dal nubifragio e girate per casa timorosi di poter scoprire qualche altro danno. Apparentemente tutto in ordine.

E’ ora di pranzo: consumate la focaccia e gli altri cibi che vi siete portati dal mare come souvenir delle vacanze ormai passate e riprendete la vostra routine quotidiana…lavaggio dei piatti, asciugatura dei piatti,…ahhhhhhhhhhh perché l’acqua del rubinetto non scorre? Perché il vostro lavandino in pochi minuti si è trasformato in un acquario (senza pesci)?

Colpa del malefico sifone che si è intasato e che neanche dopo ore di sforzi riuscirete a sbloccare. Smontato il pezzo del sifone, lo guardate così sporco e corroso, ormai prossimo alla rottura. Insomma urge una sostituzione. Afferrate le pagine gialle e cominciate a cercare l’indirizzo di quel tizio – come si chiama? – Mastro Goccia, che “opera” in zona.

Le vostre ciabatte da mare sono ancora all’entrata accanto alle valigie…E’ bello (sigh) tornare a casa…casa dolce casa…

sabato 14 agosto 2010

Consigli per la lettura

Ragazzi, l'ho fatto! Era un po' di tempo che quest'idea mi frullava in testa e allora, complice l'estate, ho detto "Ora o mai più! Voglio rileggere "I promessi sposi"".
Ebbene, ho scritto "rileggere", ma avrei fatto meglio a scrivere "leggere", perché vi garantisco che è un'esperienza totalmente diversa da quella scolastica. Innanzitutto sei più grandicello (diciamo che ci vogliono almeno il doppio degli anni che si avevano allora), poi lo leggi per quello che è, cioè un romanzo, senza fare la stramaledetta analisi del testo, leggendo note e letture critiche solo se ti servono/interessano, saltando gli abominevoli esercizi di fine capitolo (del tipo: questo è il paese di Renzo e Lucia, con una linea disegna gli spostamenti di Renzo riportati nel capitolo; oppure, nel discorso di padre Cristoforo sottolinea le frasi che denotano orgoglio, sottomissione, pentimento...aaargh!).
I personaggi e gli ambienti sembrano uscire dalle pagine, tanto sono vivi.
Davvero, non lo dico per sembrare colta, fatelo, provate, sarà una bellissima esperienza!

giovedì 5 agosto 2010

Alle 18

Alle 18 la spiaggia comincia a spopolarsi. Su parte degli ombrelloni é già scesa l'ombra. Il mare, un po' increspato, é di un blu grigiastro, l'acqua di una temperatura gradevole. In acqua non c'é nessun altro, tranne i gabbiani con le loro incursioni a pelo d'acqua. Nel porto "La Bionda" é tornata al suo posto, dopo aver solcato chissá quali mari. Le baracche di legno e lamiera dei pescatori sono chiuse da lucchetti arrugginiti mentre le reti abbandonate nei bidoni attendono un'altra notte di pesca.

mercoledì 28 luglio 2010

Quando il blog va in vacanza

Fine luglio: si preparano le valigie per la partenza. E il blog? Come l’orsetto di Mr. Bean o la coperta di Linus, anche il blog va in vacanza, seguendo la famiglia.

Questo non vuol dire che rimarrà inoperoso durante tutto il periodo vacanziero: perché sotto l’ombrellone, le cellule celebrali rigenerate - si spera - dall’aria salubre del mare dopo mesi di ammorbamento lavorativo, potranno concepire nuove idee e pensieri da condividere con tutti i lettori de “Ilportapenne”.

La connettività non mancherà...come ormai tutti sappiamo, grazie al bombardamento pubblicitario dell’Internet a metà prezzo, dei delfini e del T Rex, tutti avremo la possibilità di rimanere collegati. Unico problema…devono ancora inventare il PC portatile e lo smartphone completamente impermeabilizzati da portare in acqua, che ci consentiranno di inviare mail dagli abissi marini. Poco male…così potremo continuare a ridere di quelli che, per non rinunciare a sfoderare in spiaggia lo smartphone di ultima generazione di fronte a tutti i conoscenti se lo infileranno nel costume, dimenticandosi poi inesorabilmente di toglierlo prima di andare a fare il bagno…bip bip…blup…blup

martedì 20 luglio 2010

Perché...Men AND Women Do it better

Interessante spunto di riflessione dal libro "Rivoluzione Womenomics", del quale abbiamo già avuto modo di parlare in post precedenti (vd. riferimenti in fondo al post).

“I giovani ed ambiziosi maschi che avanzano nella carriera come rulli compressori paiono dotati per virtù innata di raffinate capacità di manovra in questo labirinto (il labirinto aziendale, NDR). Sono costoro ad avere la “politica” aziendale innestata direttamente nei propri geni oppure è il labirinto organizzativo a essere costruito in modo congruente con le modalità di interrelazione, di competizione e di manovra di questi giovani ambiziosi?”*

Detto altrimenti, quello che le autrici sostengono è che le dinamiche che guidano oggi le imprese nel loro modo di gestire le persone e di valutarle, sono di fatte basate su concetti permeati su modelli di comportamento maschile, che dunque tendono ad avvantaggiare gli uomini. Intendiamoci: qui non c’entrano solo il discorso della maternità e della conciliazione vita/lavoro. C’entra il fatto che le donne hanno la tendenza a costruire, anche quando sono in posizione di leadership, delle strutture di lavoro diverse, meno gerarchiche e più collaborative, sono meno propense all’autopromozione, tendono ad essere guidate da valori in parte diversi da quelli che motivano gli uomini (vd. l’importanza del riconoscimento del valore per il lavoro fatto e l'importanza del concetto di fare la differenza sul lavoro, promuovendo ciò che ci ritiene importante più che concetti quali il denaro e la posizione) e tendono a sottovalutare le proprie capacità mentre gli uomini tendono a fare l’opposto. Inoltre le donne sono meno coinvolte in quelle regole di condotta non scritte che spesso favoriscono l’avanzamento di carriera all’interno delle aziende (es: il fatto che gli uomini si ritrovano spesso in contesti informali anche fuori dal lavoro, tessendo relazioni che si rivelano poi utili per progredire all’interno dell’azienda).

Riconoscere queste differenze, ossia il fatto che le donne hanno motivazioni di carriera, modelli di organizzazione del lavoro e stili differenti di comunicazione da quelli della maggioranza maschile al vertice delle imprese (non pretendendo che le donne si adeguino agli stili e ai modelli maschili attuali) rappresenta un passo importante verso lo sfruttamento di quel talento femminile che, come dimostrano i tanti casi citati dalle autrici, può portare significativi vantaggi alle aziende in termini di business.

Qualcuno (che non si è soffermato a leggere con attenzione il libro) probabilmente concluderà che si tratta del solito libro femminista…a me sembra invece che il messaggio sia un altro…parafrasando un motto inglese, “Women don’t do it better…men AND women do”…

*A. Wittenberg-Cox e A.Maitland, Rivoluzione Womenomics, Gruppo24Ore, Milano, p. 257.

martedì 13 luglio 2010

Il P.C.P.(Piccolo Consumatore Padano)

Il P.C.P., Piccolo Consumatore Padano, inizia presto la propria carriera.

A 2 anni, tra le bancarelle del mercato,il P.C.P. aggira con destrezza quelle che non sono di suo interesse dirigendosi speditamente, come guidato da radar, verso il banchetto del panettiere. Questi gli allungherà il grissino-tangente, consapevole che il P.C.P., con il suo gesto, gli ha garantito l’incasso familiare giornaliero, avendo portato sul luogo del misfatto la madre che qui sarà indotta, per riconoscenza, o semplicemente per disperazione, ad acquistare la dose prevista di pane, focaccia, ecc.

In centro, paseggiando per le vie della città, il P.C.P. trascinerà la madre dentro tutti i centri commerciali/grandi magazzini, dando prova di una sconosciuta abilità nel salire e scendere le scale mobili e nel dirigersi, ancora una volta senza esitazione alcuna, verso ben determinati reparti, soprattutto quelli di tipo tecnologico, dotati di grandi schermi tv, hi-fi, ecc….(curiosamente, mete preferite dell’altra metà maschile della famiglia)…

Passeggiando lungo le vie del quartiere, il P.C.P. svolterà all’angolo, dirigendosi fiero ed impettito verso il supermercato di zona: qui, impossessatosi del carrellino rosso (del quale evidentemente conosce bene la collocazione sotto le casse), procederà con grande sicurezza tra le file degli scaffali, mostrando una curiosa tendenza ad essere attratto dalle grosse scritte colorate, soprattutto da quelle che riportano la dicitura “offerta speciale” (curiosamente, altro elemento in comune con l’altra metà maschile della famiglia).

Che cosa fare di fronte a tutto questo? Consolarsi con le statistiche, che dicono che, seppur con differenze da paese a paese, attualmente sono le donne, e NON gli uomini, a controllare la maggior parte del valore globale dei consumi (a titolo di esempio il 73% delle decisioni di acquisto sarebbe ascrivibile alle donne negli USA, il 67% in Francia, il 59% in Italia, il 57% in Spagna, il 48% in Cina)* e che l’influenza delle donne su questo aspetto dell’economia è destinato ad aumentare ancora, grazie anche ad una sempre maggiore presenza di donne istruite nel mondo del lavoro con guadagni mediamente superiori a quelli attuali, al punto che “fra vent’anni in America le donne guadagneranno mediamente di più degli uomini”**.

Della serie…cari uomini approfittatene finché siete piccoli…perché in materia di consumi decidono, e decideranno sempre di più...le donne!

*Fonte: studio di Boston Consulting Group citato in Economy, 14 luglio 2010, p.52. Una sintesi dello studio si trova qui: http://www.womenwantmorethebook.com/documents/file21481.pdf.

**Fonte: M. J.Silverstein, vicepresidente di The Boston Consulting Group, citato in A. Wittenberg-Cox e A.Maitland, Rivoluzione Womenomics, Gruppo24Ore, Milano, p. 79.

giovedì 8 luglio 2010

Le avventure del P.P.P (Piccolo Pendolare Padano): l’estate è arrivata

La P.S.U (Piccola Sveglia Urlante) del P.P.P (Piccolo Pendolare Padano) si attiva alle 5.00. “Uéh…ueh…”. Il P.P.P rotola giù dal letto e attraversa il lungo corridoio (che in realtà è breve, ma che al P.P.P che ha dormito poco - causa sauna notturna a 30 gradi costanti - sembra più lungo dei tapis roulant dell’aeroporto). Carezza e frase d’ordinanza: “Tranquillo, va tutto bene, continua a dormire”…e il P.P.P si rituffa nel letto.

“Ueh Ueh“…il P.P.P. ri-rotola giù dal letto percorrendo, questa volta a passo di bersagliere, il corridoio (lo spirito materno ha lasciato velocemente il posto ad un altro spirito, molto meno caritatevole).“Va tutto bene, continua a dormire…”. Ma la P.S.U non sembra convinta e… a ragione…Nel tentativo di trovare refrigerio la P.S.U ha attraversato il suo giaciglio fino alla parte opposta del letto…perdendo il ciuccio lungo il tragitto. “Oh, hai ragione ecco qui”: sistemato il tappo nell’apposita fessura, il P.P.P si ri-tuffa nel letto nella speranza di recuperare un po’ di sonno. Mah…ohibò, sono le 5,15 e il treno parte alle 6,59. Per la prima volta nella sua vita, il P.P.P ha dimenticato di inserire la sveglia (quella che non urla, ma che fa bip bip). Si vede che l’estate è arrivata.

All’edicola vicino alla fermata, l'edicolante Giulio è corrucciato e sbotta: “Non è possibile lavorare così…mi mandano 25 copie della “Settimana enigmistica” al posto delle 50 normali con la scusa che la gente è in vacanza…e io in 2 giorni ho già finito le copie. Le sembra giusto? Guardi quello che fanno con le enciclopedie…tempo fa c’era quella con la quale si costruiva il cucù…100 uscite..e alla 98esima hanno smesso di inviarmela…e i miei clienti ovviamente erano arrabbiati! Ci sono voluti mesi per avere i numeri mancanti!”. All’idea del cliente rimasto per mesi con la casetta finita senza il cucù il P.P.P si sente stringere il cuore…ma il tram sta arrivando e non c’è tempo per i sentimentalismi.

Alla stazione, in coda per salire sul treno, il P.P.P osserva una coppia di anziani appena saliti in vettura: lo sguardo terrorizzato, la ricerca affannosa di un altro posto. II. P.P.P non ha bisogno di spiegazioni: tira fuori dalla sua borsa la sciarpina e la maglia, che gli consentiranno (forse) di sopravvivere al lungo viaggio a 10 gradi nella ghiacciaia dell’interregionale di Trenitalia…anche se, bisogna dirlo, nonostante gli sforzi, l’effetto freddo sulla pelle e caldo fuori resterà, maledetta Trenitalia.

A proposito, oggi è anche il compleanno di F.: auguri!!! L’estate è proprio arrivata…

martedì 6 luglio 2010

Se i principi non bastano... allora facciamone una questione di efficienza economica

Dimentichiamoci per un attimo i principi di uguaglianza e parità tra uomini e donne secondi i quali i due sessi dovrebbero avere pari opportunità non solo in materia di accesso al mondo del lavoro, ma anche pari salario per le attività svolte e medesime opportunità di carriera.

La tesi della "womenomics", concetto introdotto da Kathy Matsui, analista di Goldman Sachs, è che una maggior integrazione delle donne nell’economia non risponde soltanto a principi di equità, ma anche a principi di efficienza economica. E’ infatti dimostrato che una maggiore partecipazione femminile al lavoro, oltre ad essere un potenziale fattore di sviluppo economico (con impatti significativi in termini di crescita del PIL), ha ripercussioni importanti e positive su questioni quali la sostenibilità delle pensioni (la maggiore partecipazione delle donne porta ad un aumento del numero degli occupati fra le persone in età lavorativa, riducendo il rapporto di dipendenza fra pensionati e lavoratori) e sull’invecchiamento della popolazione.

A questo proposito è importante sottolineare come la relazione tra maggiore partecipazione delle donne al mondo del lavoro e minore fertilità, che si riscontrava nei decenni passati non è attualmente così presente. Se negli anni ’80 i livelli di fertilità erano maggiori laddove minore era l’occupazione femminile, negli anni 2000, i paesi con una minore occupazione femminile registravano una minore fertilità rispetto ai paesi con una maggiore occupazione femminile (vd. grafico*)
















Segno che il trade-off tra lavoro e fertilità non è inevitabile laddove si adottino, come è avvenuto in Francia e nei paesi nordici, specifiche iniziative volte ad incoraggiare sia il lavoro femminile, sia la fertilità (es: strutture statali e private che si occupano dei bimbi delle madri lavoratrici, disponibilità di congedi parentali, disponibilità di lavori part-time, ecc.) e che dunque il rapporto tra tasso di occupazione femminile/fertilità varia sensibilmente in funzione di precisi elementi sociali, economici, culturali e politici propri del paese analizzato.

Come emerge dal grafico, l’Italia è caratterizzata da scarsa partecipazione femminile al lavoro (da fonte ISTAT, in Italia nel 2009, meno del 50% delle donne di età compresa tra i 15 e 64 anni lavorava) e bassa natalità. In Italia l’età media della donna alla nascita ha superato 30 anni, una delle più alte d’Europa, ulteriore segno che la volontà di partecipare al mondo del lavoro da noi ha importanti ripercussioni (negative) sulla famiglia: inoltre, in Italia, la possibilità di conciliare lavoro e famiglia spesso si basa sull’apporto che strutture familiari (vd. i nonni) danno (un ulteriore elemento di fragilità se si pensa che questa situazione è destinata a cambiare anche a seguito dell’allungamento dell’età pensionabile).

Non solo, ma se le ricerche macroeconomiche sottolineano i benefici economici a livello di incrementi del PIL derivanti da una maggiore parità dei generi con riferimento all'occupazione (secondo alcuni studi, anche superiori al 10% per quanto riguarda la sola Europa), a livello microeconomico un numero sempre maggiore di studi evidenzia come la presenza, nelle aziende, a tutti i livelli, di gruppi di lavoro misti, apporti grandi benefici all’azienda in termini di produttività e risultati economici. Nonostante questo, la presenza delle donne ai più alti livelli rimane un miraggio nella maggior parte dei paesi (per quanto riguarda l’Italia “la composizione dei consigli d’amministrazione delle società del Mib30 mostra che su 466 cariche consiliari, soltanto undici sono ricoperte da donne”**).

Il mancato sfruttamento del capitale umano femminile è una situazione che dunque non ha giustificazioni…che la si guardi dal punto di vista dell’equità tra i sessi o dal punto di vista dell’efficienza economica…

*Fonte: D. Del Boca, Famiglia e Lavoro,http://www.amichediabcd.org/Intervento%20Daniela%20Del%20Boca%2023.06.07.doc.
**Fonte: D. Del Boca, Perché l'Italia ha bisogno di womenomics, 16/03/2010 (consultabile su http://www.lavoce.info/). Altri testi che trattano l'argomento in una prospettiva internazionale sono: A. Wittenberg-Cox e A- Maitland, Rivoluzione Womenomics, Gruppo24Ore, 2009 e vari paper dell'OECD, tra i quali, A, d'Addio e M. d'Ercole, Trends and Determinants of Fertility Rates, 2005.

mercoledì 30 giugno 2010

Tutti insieme appassionatamente (in coda)

Accanto alla mancanza dei miscelatori nei bagni e alla presenza pervasiva della moquette, è probabilmente uno degli aspetti che maggiormente colpisce il turista italiano. Parliamo dell’arte di fare la coda che contraddistingue gli inglesi.

Alla fermata dell’autobus la serpentina si snoda sinuosa ed ordinata anche nel caos frenetico della città: nulla a che vedere con l’italico assalto alla diligenza sui mezzi pubbici. E si tratta di una vera e propria arte, caratterizzata da regole di comportamento ben precise, la cui violazione è motivo di profonda riprovazione (che si esprime soprattutto in un linguaggio del corpo, ma mai con gli insulti tipici nostrani, perché, ricordiamolo, siamo in Inghilterra!).

Ovviamente la prima e più importante regola morale che si applica all’arte del fare la coda è il divieto assoluto del saltare la coda. A scanso di equivoci, in occasione del torneo di Wimbledon, che attrae moltissimi visitatori stranieri non avvezzi alla nobile arte, viene distribuita un’apposita "guida al fare la coda" dal titolo “A Guide to Queueing for the Championships (vd.foto)”.


All’interno un dettagliato codice di condotta la cui violazione causa il rifiuto dell’ingresso da parte dell’organizzazione.
Le regole principali sono nove: una, in particolare, risalta, in quanto scritta in stampatello :“Saltare la coda non è accettabile e non sarà tollerato”. Non solo, ma: 1) si considera in coda soltanto chi vi si inserisce e vi resta fino al momento dell’acquisto del biglietto ed è in possesso della “Queue Card” (vd. foto); 2) è vietato “riservare” il proprio posto mettendo del materiale (sedie o altro): bisogna infatti essere fisicamente presenti sul posto; 3) è possibile tenere il posto per un’altra persona soltanto in caso di brevi assenze (es: toilette). Soltanto chi rispetta queste regole può ambire ad entrare nel prestigioso complesso di Wimbledon.

Ai coraggiosi disposti ad attendere in coda per ore (o ad accamparsi anche la notte precedente per conquistare i primi posti della fila…ovviamente in spazi predisposti e seguendo precise regole di comportamento) viene anche consegnato un adesivo (vd. foto), che potrà essere apposto sulla maglietta. La scritta sull’adesivo testimonia l'eroica impresa compiuta…Che cosa c’è scritto? “Ho fatto la coda per il torneo 2010 di Wimbledon”…ovviamente…che altro?

lunedì 28 giugno 2010

La prima volta (dell'Inghilterra)

Ora che l’eco della partita nostrana comincia lentamente ad affievolirsi, può essere interessante sbirciare quello che succede altrove. Già perché anche altrove la follia mondial-calcistica imperversa. Ieri, il quotidiano inglese “Daily Mail”, nella sua edizione della domenica, dopo essersi soffermato a descrivere la razzia di salsicce e birra degli inglesi nei supermercati in previsione della partita Inghilterra-Germania, dedicava pagine e pagine al big match.

In particolare, a pag.8 il quotidiano elencava una serie di motivi che rafforzavano la speranza di una vittoria del team inglese:

1) i calzini rossi: indossare la tenuta da gioco rossa (calzini, maglietta, pantaloncini) avrebbe portato bene visto che l’ultima volta che l’Inghilterra aveva giocato contro la Germania aveva proprio questa tenuta ed aveva vinto 2-1;
2) era il ventottesimo match di Capello come manager dell’Inghilterra: sei degli ultimi 8 manager avevano vinto il loro ventottesimo incontro;
3) il luogo nel quale si giocava la partita è conosciuto come “città delle rose” e il simbolo della squadra contiene 10 rose intorno a 3 leoni.

E ancora: giocare di domenica avrebbe portato bene, come pure il fatto che la BBC avrebbe commentato l’incontro (i commentatori dell’emittente ITV avevano “portato male” alla squadra in occasioni passate) e così via. Unico neo: l’Inghilterra non aveva mai vinto incontri arbitrati da un uruguaiano (ma, specificava il giornalista, “c’è sempre una prima volta”).

Insomma, l’unica cosa che è mancata è stata proprio quella “prima volta
”.

giovedì 24 giugno 2010

Il fiorellino, il fascista e il comunista

Ogni volta che ci passo davanti ne trovo una nuova: accanto ai “Ti amo piccolina by Jim” o “Sei il mio fiorellino by Mary” trovo “Fasci m…”, “Comunisti al rogo” e così via. Sullo stesso muro dell’istituto per ragionieri e geometri.

E ogni volta mi chiedo: ma chi scrive queste cose? Senz’altro si tratta di scritte recenti, non certo risalenti agli anni di piombo. Dunque scritte di persone che verosimilmente appartengono alla generazione degli anni ‘80-‘90, quelli, per intenderci, che hanno vissuto la caduta del muro di Berlino, la fine delle ideologie e dei blocchi contrapposti, che hanno visto avvicendarsi in Europa e nel nostro paese forze politiche nuove, correnti nuove.

Che senso ha allora, oggi, utilizzare questi termini? La sensazione è che oggi vengano utilizzati come slogan, come facili scorciatoie a ragionamenti più complessi, alla disponibilità alla discussione, al confronto civile e democratico.

E ancora altre facili etichettature: un libro che parla dell’importanza delle donne nell’economia diventa subito un libro femminista, mentre un libro che parla dell’importanza della lobby ebraica nella politica estera statunitense è, per definizione, un libro antisemita. Insomma, troppo spesso una rigidità ideologica che impedisce di discutere, approfondire, capire.

E allora ecco le contrapposizioni estreme: tra quelli che ci credono fortissimamente, spesso "a prescindere", e quelli che semplicemente passano e non si curano più delle cose. E la via di mezzo, quella del “non diamo tutto per scontato, discutiamo, non fermiamoci agli slogan” è quella più difficile da perseguire.

lunedì 21 giugno 2010

Italia - Nuova Zelanda: assenza di segnale...

Ieri pomeriggio, il P.T.S (piccolo teleutente sabaduo), al pari degli italici connazionali, se ne stava seduto in poltrona a trepidare di fronte alle gesta dell’italica squadra.

A pochi minuti dallo scadere del primo tempo, il P.T.S si allontanava per un attimo dalla postazione in cerca di una bevanda ristoratrice in grado di alleviare lo sconforto di fronte al deludente 1-1.

Al suo ritorno, sul bel televisore 16:9, campeggiava la minacciosa scritta “ASSENZA DI SEGNALE”.Il P.T.S, agguantato il telecomando del decoder, non si dava per vinto e cominciava uno zapping compulsivo…seguito da spegnimento totale del sistema… e poi ancora da un susseguirsi di menù, cerca canale, sintonizzazione automatica, aggiorna lista canali…menù, cerca canale…ARGGHH inutile!... Nulla anche sul secondo decoder collegato al medesimo televisore. Seguiva corsa affannosa verso la cucina dove era posizionato il secondo televisore (con collegato il terzo decoder)…nulla. A questo punto il P.T.S cominciava a pronunciare vari epiteti alla direzione dell’emittente pubblica radiotelevisiva (quegli epiteti che nei fumetti di Walt Disney vengono rappresentati con tuoni, fulmini, saette…).

Preso da sconforto, il P.T.S accendeva la radio (quello scatolotto ben più antico di Internet, della televisione e del digitale terrestre…). E finalmente una voce amica lo raggiungeva: dunque, una forma di vita umana ancora esisteva nell'etere! E al pari di Radio Londra, anche questi commentatori sapevano dell’esistenza del P.T.S (“ci giunge ora notizia dagli amici piemontesi che buona parte della regione è rimasta senza segnale…e che pertanto i nostri amici seguiranno con noi la partita”).

I minuti passavano, il goal non arrivava, e il P.T.S (che nel frattempo si era trasformato nel P.R.S – piccolo radioascoltatore sabaudo) continuava a fissare lo schermo del suo bellissimo televisore, senza neppure il conforto delle cartoline dei casolari dispersi nella campagna toscana dello storico intervallo della Rai.

Alle 20 il P.T.S.I (piccolo teleutente sabaudo in….dispettito) si sintonizzava sui canali dell’emittente pubblica e scopriva che sì… lui solo ed i suoi conterranei, in tutta Italia, non erano riusciti a vedere il secondo tempo della partita causa “violento sbalzo di tensione elettrica sulla rete del gestore nazionale che alimenta l’impianto principale della Rai” della sua zona.

Il P.T.S, sconsolato, guarda fuori della finestra le torri della televisione che dominano la collina…maestose, imponenti, eppur così fragili…*

*Nota per i lettori: il tocco “lirico” finale è frutto di un ripensamento notturno…(che ha ispirato al P.T.S pensieri assai più innocenti di quelli che popolavano la sua mente il pomeriggio precedente).