lunedì 11 gennaio 2010

Per tutte le donne che sei

Sì sì avete letto bene! “Per tutte le donne che sei”!
Questo è il titolo che campeggia attualmente nella pagina web di un importante operatore telefonico.

Ma cerchiamo di capire meglio in che cosa consiste questa offerta “Per tutte le donne che sei”...(e qui cito testualmente):

1) Un telefono incluso e chiamate senza scatto alla risposta, per organizzare la tua giornata (e giustamente, aggiungiamo noi...in fondo, di che cosa altro può aver bisogno una donna?)
2) Tutte le chiamate che vuoi, senza limiti, al tuo numero Vodafone* del cuore (NUMERO DEL CUORE???? Forse pensano di parlare a bambine di 10 anni che hanno l’amichetto del cuore?)
3) Una Internet Key inclusa per essere sempre connessa con tutto quello che più ti piace (QUELLO CHE PIU’ TI PIACE???? Tipo il sito di Hello Kitty o della Barbie?).

Insomma, dopo aver letto queste frasi sorge davvero il dubbio che l’offerta sia rivolta a bambine di età compresa tra gli 8 e i 13 anni (cosa che non risulterebbe neanche troppo insolita se si pensa che anni fa lo stesso operatore pubblicizzava cellulari Disney)..ma nulla, nessun riferimento.
D’altronde, l’immagine di una mano femminile preziosamente inanellata che destreggia da un lato uno smartphone e dall’altro una chiavetta per la connessione Internet, posta accanto alla descrizione dell’offerta, non fa pensare immediatamente ad una adolescente, quanto piuttosto al clone della Miranda Priesley di “Il diavolo veste Prada”.

E infine non si capisce in che cosa differisca questa offerta da quella che compare di norma sul sito dell’operatore (e che a questo punto potremmo battezzare – se non risultasse un po’ equivoco visti i tempi che corrono - “Per tutti gli uomini e le donne che sei”). Anche se qui, a dire il vero, non si fa menzione del "numero del cuore” (forse i maschietti non hanno un numero del cuore…o se lo hanno non lo vogliono ammettere?).

Va bene che loro (non i maschietti, ma la società telefonica) sono quelli dello slogan “Tutto gira intorno a te”…ma mi sa che a forza di girare hanno perso un po’ la bussola.

*Sì sì per una volta facciamo pubblicità...(positiva o negativa, giudicate voi). La pagina web è qui: http://www.areaprivati.vodafone.it/190/trilogy/jsp/channelView.do?contentKey=49712&pageTypeId=9607&channelId=-8669&tk=9607%2Cr&ty_key=pri_offerta_donne_piani_piu_facile
P.S.: rivedendo la pagina web a colori mi è poi venuto il sospetto che il lato femminile dell'offerta sia legato al fatto che sono disponibili telefonini rosa e Internet Key rosa (!) Uaoooo!

sabato 9 gennaio 2010

Trenino (non) va...

Qualche aggiornamento in tempo reale sulla circolazione di Intercity ed Eurostar…in un venerdì 8 gennaio come tanti altri…

Fonte: sito Trenitalia.

h.11:48
Il treno 9511 da Milano C.le (10:15) a Napoli C.le (15:10) viaggia con un ritardo di 82 minuti per un intervento tecnico al treno (leggasi: era rotto)

h.13:34
Il treno 9807 da Milano C.le (09:35) a Lecce (19:04) viaggia con un ritardo di 55 minuti per un intervento tecnico al treno (idem come sopra)

h.14:11
Il treno 9803 da Milano C.le (07:35) a Lecce (17:04) viaggia con un ritardo di 43 minuti per un intervento tecnico al treno (idem come sopra)

h.14:15
Il treno 9718 da Venezia S.L. (11:50) a Milano C.le (14:25) viaggia con un ritardo di 55 minuti per un intervento tecnico alla linea ferroviaria (leggasi: è finito qualcosa sulla linea..quando c’è vento succede spesso…)

h.14:24
Il treno 587 da Milano C.le (10:50) a Salerno (20:32) viaggia con un ritardo di 61 minuti per la preparazione del treno in partenza (per le pulizie? Uhm…)

h.14:27
Il treno 9816 da Lecce (07:00) a Milano C.le (16:25) viaggia con un ritardo di 44 minuti per un inconveniente tecnico (leggasi: si sono persi il locomotore o il macchinista…a chi non è successo una volta nella vita?)

h. 14:29
Il treno 9515 da Milano C.le (12:15) a Napoli C.le (17:10) viaggia con un ritardo di 45 minuti per un intervento tecnico al treno (vd. sopra)

h. 14:32
Il treno 615 da Milano C.le (09:50) a Crotone (23:59) viaggia con un ritardo di 45 minuti per la preparazione del treno in partenza (vd. sopra)

h. 14:36
Il treno 728 da Palermo C.le (07:08) a Roma T.ni (18:33) viaggia con un ritardo di 71 minuti per un inconveniente tecnico (vd. sopra)

h. 14:38
Il treno 9241 da Modane (11:55) a Milano C.le (14:50) viaggia con un ritardo di 49 minuti per cause dipendenti da ferrovie estere (le famose cause esterne!!! Niente rimborso!)

h. 14:47
Il treno 9814 da Taranto (06:00) a Milano C.le (15:30) viaggia con un ritardo di 38 minuti per un inconveniente tecnico (vd. sopra)

h. 15:39
Il treno 9815 da Milano C.le (13:35) a Taranto (22:57) viaggia con un ritardo di 37 minuti per la preparazione del treno in partenza (vd. sopra)

h. 16:10
Il treno 9729 da Milano C.le (15:05) a Venezia S.L. (17:40) viaggia con un ritardo di 44 minuti per un intervento tecnico alla linea ferroviaria (vd. sopra)

h. 16:39
Il treno 723 da Roma T.ni (07:34) a Palermo C.le (19:24) viaggia con un ritardo di 90 minuti per criticità durante il traghettamento (vagoni finiti in acqua?)

h.16:50
Attenzione! A causa di nevicate e formazione di ghiaccio nelle regioni del nord Italia, per ragioni di sicurezza e regolarità, tutti i treni alta velocità ed eurostar potranno ridurre la velocità maturando lievi ritardi.

E questo era l’ultimo messaggio…dopo le 16:50 non vi sono stati più aggiornamenti (ma i treni hanno continuato a registrare “lievi” ritardi).

A tutto questo potremmo aggiungere che la maggior parte dei treni di cui sopra sono i famosi Eurostar, i treni Etr 500…quei treni che, come ci spiega Gatti*, furono ordinati negli anni ’90, arrivando troppo in anticipo (probabilmente l’unica volta nella loro vita!) rispetto alla rete ad alta velocità per la quale erano stati progettati.

Quando cominciarono ad essere utilizzati sulle linee normali alcuni problemi furono subito evidenti. Tra questi un’insufficiente capienza dei serbatoi dei bagni (erano stati pensati per linee veloci e con poche fermate intermedie!) e un eccessivo consumo di pastiglie dei freni e conseguenti alti costi di sostituzione (erano stati concepiti per fermarsi poche volte e dunque frenare poco).

A questo si aggiunge poi il fatto che gli Etr sono molto delicati e quindi frequentemente soggetti a guasti, che sono stati progettati con una trazione tale per cui se una motrice non funziona il treno spesso si ferma (anche se le motrici sono due) che le tendine elettriche si rompevano talmente frequentemente che si decise di sostituirle in blocco.

Quando ero piccola c’era una graziosa canzone di De Sica che iniziava così: Trenino va…trenino va…**
Oggi penso che suonerebbe così: trenino va…trenino…trenin…tren…tr….t…
...(il trenino non va più…sarà un Etr 500?)

*“Fuori orario – Da testimonianze e documenti riservati le prove del disastro FS” (Claudio Gatti, Chiarelettere, Milano, 2009, pp.103-105)
**Per i nostalgici, la canzone si trova qui: http://video.libero.it/app/play?id=648f3b4cc111c4f84a45408693709113

venerdì 8 gennaio 2010

Bollettino di guerra: aggiornamento delle 12.55

Fonte: Sito Trenitalia

Linea: Milano Centrale- Roma (aggiornamento delle 12.55)

IC 583 (partenza da Milano: 6.50): 24 minuti di ritardo
ES 9509 (partenza da Milano: 9.15): in orario
ES 9613 (partenza da Milano: 9.30): 92 minuti di ritardo
ES 9511 (partenza da Milano: 10.15): 81 minuti di ritardo
IC 587 (partenza da Milano: 10.50): 44 minuti di ritardo
ES 9513 (partenza da Milano: 11.15): 11 minuti di ritardo (ops scusate, come non detto... "il treno viaggia con regolarità” recita la didascalia....ricordate il quarto d’ora accademico?)
ES 9515 (partenza da Milano: 12.15): in orario
ES 9769 (partenza da Milano: 13:10): in orario (E' vero, sono le 12.55 e quindi il treno non è ancora partito...dunque è in orario!)

Tenendo conto del fatto che gli ES e gli IC hanno la precedenza sugli altri treni (ovvero, se sono in ritardo e la linea è unica gli altri treni si devono fermare e li devono lasciar passare, accumulando a loro volta ritardi) immagino che vi siano in questo momento migliaia di viaggiatori furibondi (anche) su interregionali e regionali.

giovedì 7 gennaio 2010

Bruno e Smuth

Bruno e Smuth hanno otto anni.
Bruno è sempre ben vestito: camicia, cravatta e pantaloncini corti ben stirati.
Smuth invece indossa sempre un pigiama a righe, e sopra la giacca del pigiama un numero stampato.
Bruno e Smuth giocano a palla e a scacchi ma, il più delle volte, semplicemente parlano: a dividerli solo il filo spinato.

Il bambino con il pigiama a righe (The Boy in the Striped Pyjamas, Mark Herman, USA 2008): un film che nella sua “essenzialità” riesce a commuovere come pochi altri…
Un film da vedere…

lunedì 4 gennaio 2010

Tu tu tu tuuuuuuuuuuu...

E’ sempre difficile scegliere il post con il quale iniziare il nuovo anno…
Il tema del quale parleremo oggi è, per usare l’espressione del giornalista Claudio Gatti che ha ispirato questo post, “profondamente italiano”.

No, non parliamo di panettoni, musica, pizza e mandolino, ma delle FS…le Ferrovie dello Stato (nelle sue varie forme: Rfi – il gestore della rete – e Trenitalia, che gestisce il servizio di trasporto).
Lo so, il tema non è nuovo, ne abbiamo già parlato in passato: ma come poteva resistere una pendolare dall’acquistare un libro, appena pubblicato, dal titolo “Fuori orario – Da testimonianze e documenti riservati le prove del disastro FS” (Claudio Gatti, Chiarelettere, Milano, 2009).
E avendone già letto qualche pagina, come poteva la suddetta non condividere con voi qualche interessante curiosità…?

Una a caso: come mai, secondo le Ferrovie, i treni hanno un indice di puntualità molto elevato e pari a quello di Stati come Francia e Germania…quando invece il viaggiatore – pendolare recidivo o semplice viaggiatore occasionale – sperimenta ogni giorno minuti e minuti di ritardo su regionali, interregionali, ICnight, Eurostar, AV e così via…?

Ecco le cause principali:

1) il concetto di ritardo, ovvero…quando un treno è considerato in ritardo Italia?
Vi fornisco un aiutino: avete presente il quarto d’ora accademico? Ecco, è la stessa cosa..In Italia, se il treno arriva entro i 15 minuti, è considerato puntuale (fanno eccezione alla regola solo i treni regionali, quelli che percorrono distanze più brevi, per i quali c’è il principio dei 5 minuti). In Francia e Germania un treno - di qualsiasi tipologia - è puntuale se arriva entro cinque minuti dall’orario previsto. Non solo, ma mentre negli altri paesi la puntualità è calcolata anche a livello delle fermate intermedie, in Italia vale solo per la destinazione finale. Così, per dire, se percorrete la Torino-Milano ma dovete scendere a Vercelli, poco importa se il treno arriva alla vostra destinazione con 30 minuti di ritardo…se per uno strano caso del destino recupera ed arriva a Milano entro i 15 minuti di ritardo, allora il treno è puntuale (per le FS o Trenitalia, si intende)!!!

Tanto per darvi un’idea, i dati ai 5 minuti (che Trenitalia non comunica, ma che il giornalista è riuscito ad ottenere) forniscono, per la categoria Eurostar (che dovrebbe essere una delle punte di diamante del nostro sistema ferroviario) queste percentuali*: “nel 2008 la media annuale della puntualità entro i 5 minuti degli Eurostar è stata un patetico 64 per cento. Cioè 31 punti in meno della Svizzera (95,8%!!!, ndr.), 26 in meno della Germania (90%!!!, ndr.) e 18 della Francia (82,8%, ndr.)”.

2) l’utilizzo delle cause esterne (o indipendenti dalle FS, come di norma si sente all’altoparlante). I minuti di ritardo che sono attribuibili a cause esterne sono decurtati dal computo. Anche qui tutto dipende da che cosa viene definito come “causa esterna”. E qui abbiamo**: “causa di forza maggiore, cause meteo o naturali, lavori programmati lungo la linea resi noti alla clientela, scioperi, fatti di terzi con conseguenze sulla circolazione, occupazione dei binari da parte di soggetti estranei all’organizzazione ferroviaria, incendi o calamità naturali, ordine dell’autorità”. Insomma motivazioni che esonerano Trenitalia dalla responsabilità del ritardo, come nella migliore tradizionale italiana della negazione delle responsabilità (e, ovviamente, del rimborso!).

Ed infine…3) l’allungamento degli orari o “l’inganno del ritardo incorporato” come lo definisce Gatti. Questa è forse la modalità più “sbarazzina” e peraltro già nota ai pendolari recidivi…Al momento della modifica degli orari (es: a dicembre) se si vede che un treno che dovrebbe arrivare alle 15 arriva regolarmente alle 15,15 che cosa si fa? Si modifica direttamente l’orario di arrivo a destinazione e… magia!!! Il treno non è più in ritardo!

Non so se questo post abbia contribuito al vostro buonumore…ad ogni modo, buon anno a tutti, pendolari recidivi o semplici viaggiatori occasionali…

*Claudio Gatti, Fuori orario, Chiarelettere, Milano, 2009, pp. 22-23
**Op.cit., pp.26-27.

mercoledì 23 dicembre 2009

Perché ognuno ha il proprio microcosmo

Chi vive in città lo sa bene…In fondo, per certi versi, la vita in città assomiglia a quella del piccolo paese. Ciascuno ha il proprio microcosmo, che regola e condiziona la vita quotidiana.
Il mio è affollato di alcuni personaggi:

C’è Massimo l’edicolante, che mi tiene ogni mese da parte la mia rivista preferita. Ogni volta che vado a ritirarla ho l’impressione che lui mi confonda con un’altra persona del quartiere che evidentemente acquista la medesima rivista. Ma alla fine poco importa…la rivista è sempre da parte

Poi c’è Myriam, che gestisce una piccola libreria all’angolo che ricorda quella del film “C’è posta per te”. Myriam non applica gli sconti delle grandi catene e non ha molti libri sugli scaffali. Ma questo per lei non è un problema: la sua clientela non cerca un libro. “Myriam, vorrei leggere un bel romanzo d’avventura…che cosa mi consigli”? Questa è la domanda alla quale Myriam deve avere sempre la risposta giusta. Il resto è secondario

Poi c’è Silvia: quando ci siamo trovate l’una accanto all’altra in un letto all’ospedale ci siamo guardate e ci siamo dette: “Ma noi ci conosciamo, vero?”. E come poteva essere diversamente? Silvia ogni settimana con grande perizia e velocità passa allo scanner tutti i prodotti della mia spesa nel GS della zona

Poi c’è Federica, che gestisce un piccolo negozio di oggetti di design. Alla domanda: “Mi scusi, ha presente quella ragazza, che ha tre bambini e il cane Tobia che viene spesso da lei?..Ecco, che cosa mi consiglia per lei per Natale?”…E Federica dispensa consigli che si rivelano sempre preziosi

Poi c’è Laura, che lavora al take-away sushi dal primo giorno di apertura. All’inizio faceva un po’ di confusione con le ordinazioni. Ora, appena sente la mia voce mi saluta e mi rivolge la fatidica domanda: “Il solito?”…

E infine c’è Mohamed, che dimenticate le sue origini marocchine, da vero Pautasso*, saluta le vecchiette alle quali ha appena venduto carote e patate al banchetto del mercato con un “Cerea Madamin”**…

Certo, nel mio quartiere vivono anche tante persone antipatiche e scortesi…ma di loro non mi curo, semplicemente le ignoro…perché loro non fanno parte del mio microcosmo
.

*Nota per i non "sabaudi": Pautasso è il Brambilla piemontese.
**Seconda nota per i non "sabaudi": arrivederci signora...

martedì 22 dicembre 2009

La memoria in un ciak

Ieri sera su RaiStoria si è parlato della strage compiuta a S.Anna di Stazzema, il 12 agosto 1944.
Come di consueto nei servizi di RaiStoria, il racconto dei fatti era corredato dalle testimonianze dei pochi, in questo caso pochissimi, sopravvissuti. Sentendole, mi sono tornate alla mente le voci dei sopravvissuti ai lager nazisti ascoltate a Mauthausen e Dachau.

Voci di persone che non ci sono più e che arrivano a noi grazie ad un nastro o un DVD che fermano nel tempo sensazioni/emozioni evitando che il passare degli anni le trasformi in “altre” realtà…come avviene quando raccontiamo un avvenimento…e ogni volta che lo raccontiamo aggiungiamo via via particolari arrivando alla fine a chiederci quale sia la versione “vera”.

Al termine del servizio di RaiStoria, lo storico presente in studio sottolineava come, venendo meno le testimonianze dei sopravvissuti, la nostra memoria storica si “costruirà” sempre di più in futuro sulle immagini, non solo su quelle dei documentari storici, ma anche, e soprattutto, su quelle dei film.

In un mondo sempre più dominato dall’immagine, toccherà dunque ai film costruire la memoria di questi eventi, aggiungendo al fatto storico, documentato dagli studiosi, la dimensione del sentimento, quel confine verso il quale lo storico non si spinge.
Una responsabilità enorme per chi dovrà resistere ad ogni ciak alla tentazione di raccontare altre storie, diverse da quelle vere….

mercoledì 16 dicembre 2009

Quelle parole non dette…

Oggi, verso le 16, una persona ha deciso di porre termine alla sua vita.
Non conosciamo il suo nome, né la sua età, né il motivo che lo ha spinto a questo gesto. Sappiamo soltanto che lo ha fatto gettandosi sui binari, presso Vittuone, a circa 15 km da Milano.

Lo sappiamo perché, giunti alla Stazione Centrale di Milano verso le 18, abbiamo trovato lungo la banchina decine di viaggiatori che si interrogavano sul perché l’Intercity, che sarebbe dovuto partire da oltre un'ora fosse fermo sul binario 5.. e sul perché tutti i treni della linea Torino-Milano avessero ritardi superiori ai 60 minuti.

E’ stato un gruppo di poliziotti – il cui intervento era stato evidentemente richiesto da qualcuno, forse per timore di disordini – a dare l’informazione. “C’è stato un investimento a Vittuone…è tutto bloccato in attesa dell’arrivo del magistrato” ci ha detto la poliziotta.

Arrivati a Torino con un’ora di ritardo, l’unico ricordo che ci porteremo dietro di questa giornata saranno i cori di protesta dei pendolari, gli insulti - sentiti durante tutta la durata del viaggio - nei confronti di Trenitalia, che pensa soltanto all'alta velocità e ignora i passeggeri che non possono permettersi di spendere 60€ per un biglietto di andata e ritorno Torino-Milano.

Eppure quanto è successo non era imputabile a Trenitalia…l'alta velocità non c’entrava proprio nulla…e allora perché tutto questo? Perché neanche un pensiero a quella persona e al suo tragico gesto?

No, non siamo diventati tutti insensibili…semplicemente siamo stati ancora una volta vittime di quell’atteggiamento superficiale e totalmente noncurante delle esigenze e dei diritti dei passeggeri, diventato ormai purtroppo un tratto distintivo di Trenitalia. Nessun ferroviere sulle banchine ad informare i passeggeri…nessun ferroviere/controllore durante il tragitto a fornire aggiornamenti sui ritardi del treno, nessun comunicato attraverso l’altoparlante collocato a bordo.

Parole, semplici parole non dette…che hanno fatto dimenticare a tutti la cosa più importante.

lunedì 14 dicembre 2009

Famiglia…ma quanto mi costi?

Questo uno degli interrogativi sollevati dal libro recentemente pubblicato dagli economisti Alesina e Ichino dal titolo “L’Italia fatta in casa” (ed. Mondadori).
Del libro ho potuto leggere solo un breve estratto ed un commento dell’economista Gavazzi sul Corriere della Sera, ma gli argomenti sviluppati mi sembrano interessanti.

In sintesi: tutti sappiamo quanto la famiglia sia importante nel contesto socio-economico italiano (pensiamo ai figli che rimangono a casa ben oltre i loro coetanei europei, pensiamo alle donne che rimangono a casa per seguire i figli o per occuparsi di familiari anziani, dei genitori che intervengono economicamente per sostenere i figli in difficoltà a seguito della perdita del lavoro, ecc.).

La tesi sostenuta dal libro è che l’affidare alla famiglia questi compiti (che in altri paesi vengono svolti dal welfare/dallo Stato) è una scelta che ha comportato e comporta tuttora costi elevati.

Qualche esempio di questi costi (la seguente è una mia sintesi, molto semplificata, giusto per condividere qualche riflessione con voi...):

Limitata mobilità geografica: spesso accade che i giovani si accontentino di un lavoro inferiore alle proprie qualifiche pur di rimanere vicini alla famiglia e alla “sicurezza” che questo comporta (questo fenomeno sembra confermato dai dati riportati nel libro, secondo i quali il 45% delle coppie sposate di età inferiore ai 65 anni vive nel raggio di 1 km dai genitori)

Inefficienza nell’allocazione delle risorse lavorative
: quando la ricerca del lavoro avviene vicino a casa, dunque in un contesto geografico limitato, è più elevato il rischio che il posto di lavoro venga trovato tramite raccomandazione (con il risultato che l’impresa che deve assume una persona non prenda magari la persona più capace ma semplicemente quella che è stata raccomandata, con un evidente impatto negativo sull’azienda stessa)

Limitata presenza delle donne nel mondo del lavoro: la maternità e la cura dei figli sono la causa principale di abbandono del lavoro da parte delle donne. La mancanza di istituti, come gli asili nido, oppure modalità di lavoro, vd. part-time e flessibilità degli orari, spesso non consentono alla donna altra soluzione che lasciare il posto di lavoro. Ricordiamo a questo proposito come la gran parte della spesa sociale del nostro paese vada in pensioni e non per le politiche sociali propriamente dette. Tra l’altro, la minore partecipazione femminile al mercato del lavoro in Italia, unita alla bassa fecondità del nostro paese, sono una delle cause che rende il rapporto tra anziani inattivi su occupati notevolmente peggiore nel nostro paese rispetto ad altri che pure hanno una longevità simile alla nostra.

Occupazione giovanile inferiore a quella di altri paesi (vd. anche il punto precedente sull’occupazione femminile) e limitati strumenti di protezione per chi perde il lavoro (versus protezione dei diritti di chi è già uscito dal mondo del lavoro ed è in pensione).

In sintesi: il libro, lungi dal mettere in discussione il valore della famiglia, porta a chiederci se un sistema diverso, che non obbligasse la famiglia ad occuparsi di tanti compiti che altrove vengono demandati allo Stato o al mercato non comporterebbe benefici in termini di benessere collettivo e qualità della vita (nonché una concezione più moderna di Stato e, forse, un diverso senso civico...).

giovedì 10 dicembre 2009

I viaggi de "Ilportapenne". Tredicesima tappa: Amsterdam.

Nonostante il Natale sia ormai vicino, è ancora il giallo soffuso dei lampioni a dominare. Di giallo sono illuminati i canali e i ponti che li attraversano; di giallo-oro e bianco sono le decorazioni dei grandi magazzini De Bijenkorf in piazza Dam. Nere, lo stile essenziale come quelle dei film di inizio ‘900, sono invece le biciclette: uno sciame silenzioso che attraversa la città in lungo e in largo.

Il verde contraddistingue invece i coffee shop: gruppi di ragazzi escono ed entrano ad ogni ora lasciandosi dietro un odore dolciastro che si dissolve velocemente nella fredda aria invernale. Rosse sono invece le luci che illuminano le finestre attraverso le quali le “signorine”, come le chiama la mia compagna di viaggio, fanno l’occhiolino ai passanti.

La Oude Kerk, la chiesa vecchia, è imponente nella sua sobrietà: attorno, qualche piccolo albero e una luce rossa. “Pensa un po’…quando la domenica si celebra la messa, la “signorina” dalla sua finestra potrà chiaramente sentire i cori e l’organo!” – dico alla mia compagna di viaggio. “Non penso che gliene importi molto” – risponde lei.

E chi lo può dire? Nella città del sesso e del fumo facili, dove gli eccessi sembrano trovare una loro sintesi in un superiore, quanto inaspettato, equilibrio, tutto pare possibile.

giovedì 3 dicembre 2009

Il sapere può essere condiviso?

Tempo fa mi è successo di affrontare i temi del social networking, del web 2.0 e degli attuali strumenti di collaborazione online legati a quello che oggi viene definito il web partecipativo, con una mia cara amica, che da anni si occupa di ricerca scientifica nel settore della fisica e della geologia.

Il concetto di web partecipativo è ormai noto: un nuovo Internet nel quale gli uomini, da meri fruitori di contenuti diventano essi stessi fonte/aggregatori/distributori di contenuti, rendendo di fatto la rete una grande arena di confronto/discussione aperta a tutti.

Ebbene, di fronte al mio entusiasmo nel parlare di questi temi, la mia amica mi confidava che il web partecipativo di fatto costituisce già da diversi anni una realtà imprescindibile per il mondo scientifico.

Alla base di questo vi è l’assunto che il confronto, la discussione, la "peer review" (la revisione di quello che una persona scrive/dice da parte dei suoi pari) sono di fatto un elemento obbligato e vitale per il mondo scientifico, che Internet ha senza dubbio esteso e facilitato. Un articolo su una rivista prestigiosa non viene mai pubblicato prima che sia avvenuto questo processo di confronto e revisione da parte dei pari.

Questo fatto mi è tornato alla mente leggendo un recente articolo di Nova, supplemento tecnologico de IlSole24Ore, dall’affascinante titolo “Il sapere è condivisione”.

Ho ripensato a quanto, di fatto, anche per il mio lavoro stia diventando importante e soprattutto proficuo da un punto di vista di crescita professionale, poter leggere i blog di persone che seguono, per passione o per lavoro, i miei stessi argomenti e potermi confrontare con loro.

E pensando a tutto questo non ho potuto non fare un confronto con quanto avviene di norma nelle nostre aziende (non solo nell’ambito privato ma, spesso, anche nel pubblico). Sì perché qui la condivisione non sembra davvero essere riconosciuta come un valore. Perché?

Forse perché, modificando i termini del titolo che citavo prima, “il sapere è POTERE”…e in quanto tale NON deve essere condiviso (perché più è condiviso, più si “diluisce”).

Questo, penso sia uno degli ostacoli principali che blocca l’adozione e l’utilizzo concreti di strumenti di web partecipativo nell’ambito delle aziende, anche in quelle nelle quali la condivisione dei saperi/delle esperienze porterebbe ad innegabili vantaggi.

E così continuiamo a coltivare ciascuno i nostri privati orticelli, paghi di quel poco che riusciamo ad ottenere/conoscere, privando la società nella quale viviamo e, in primis, anche noi stessi, di quell’accrescimento che deriva dalla condivisione dei saperi.

martedì 1 dicembre 2009

Germania: direttrice di banca come Robin Hood, condannata

Ha preso 8 milioni di euro dai ricchi per darli ai poveri

Fonte: http://ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2009/11/24/visualizza_new.html_1620437359.html

BERLINO - Il crimine non paga, nemmeno quando è a fin di bene: 22 mesi di carcere con la condizionale é la condanna ricevuta a Bonn da una vera e propria Robin Hood tedesca, una direttrice di banca che prelevava dai conti correnti dei ricchi per risanare quelli dei poveri. E' accaduto a Bornheim, un piccolo centro vicino Bonn, la ex capitale della Germania federale fino alla riunificazione tedesca.

Qui Erika B., (anche il nome è stato modificato, per rispetto della privacy) dal 1990 era direttrice della locale cassa di risparmio, la Vr-Bank. Signora dall'aspetto rassicurante, in realtà ha saccheggiato per anni senza essere scoperta i conti correnti dei clienti più ricchi per ripianare quelli dei più poveri. In tutto, secondo quanto scrive oggi la 'Bild', tra il 2003 e il 2005 ha spostato 7,6 milioni di euro in 117 casi accertati. La donna, che ha 62 anni, per sé non ha mai preso nemmeno un centesimo, ha più volte ripetuto il suo avvocato difensore Thomas Ohm. Erika B. ha spiegato di avere aperto linee di credito anche per clienti meno abbienti, con il risultato di avere tanti conti correnti in rosso.

Per non attirare l'attenzione, quando si avvicinava una ispezione, trasferiva somme importanti dai libretti di risparmio di clienti benestanti a quelli dei più poveri. Passato il controllo, restituiva le somme trasferite ai legittimi proprietari. Questo però non sempre era possibile in quanto alcuni clienti dai conti in rosso profondo, riuscivano a spendere i soldi prima ancora che lei riuscisse a riprenderli. Alla fine, il danno arrecato alla banca da Erika B. è stato di 1,1 milioni di euro. Alla giudice che le chiedeva perché lo ha fatto, non ha saputo dare nessuna spiegazione per il suo gesto.

"Forse, senza rendermene conto, ero caduta in preda di una mania di aiutare" ha detto Erika, che oggi afferma di essere pentita. Il tribunale ha avuto difficoltà a condannarla. "Da una parte ha arrecato un grave danno finanziario - ha spiegato la giudice - dall'altra va notato che il suo è stato un comportamento senza fini di utile personale, quindi abbiamo affrontato un caso radicalmente diverso dai soliti". Dopo essere stata scoperta, la direttrice di banca dal cuore d'oro è stata licenziata in tronco, e per far fronte al debito ha dovuto vendere la casa, le polizze di assicurazione, quasi ogni bene. Insomma si è ritrovata sul lastrico, ed ora vive con una pensione di mille euro.

venerdì 27 novembre 2009

"L’eco del portapenne". Puntata n.1

“L’eco del portapenne”, nuova rubrica su titoli e ritagli della carta stampata...Ecco la prima puntata.

Il quotidiano “Libero” ha da qualche tempo una nuova rubrica che si intitola “Cavalli e business” (ricordate il film “Notting Hill"? Hugh Grant si spacciava per un giornalista del settimanale “Cavalli e segugi” per intervistare Julia Roberts: secondo me chi ha inventato il titolo ha tratto ispirazione dal film!).

Nell’intervista riportata il 25/11 all’interno di questa rubrica, il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Luca Zaia, auspicava la trasmissione di un evento ippico sulla televisione generalista ogni settimana come uno degli strumenti per rilanciare il settore. Al termine dell’articolo una enorme foto del ministro che striglia un cavallo…Il titolo della foto?: “SENZA PAURA” (Ma chi decide i titoli nella redazione di Libero?)

mercoledì 25 novembre 2009

La silenziosa rivoluzione degli e-book

Come cambierà la lettura con l’e-book?
Questo, il tema affascinante che sempre più sovente nei prossimi mesi ed anni ci troveremo ad affrontare,
Già, perché questa volta sembra che gli e-book stiano proprio arrivando: sono già disponibili, anche in Italia alcuni modelli di reader/lettori (il più noto è senza dubbio il Kindle di Amazon: http://www.amazon.com/dp/B0015T963C/?tag=gocous-20&hvadid=4139534867&ref=pd_sl_7p2cs87ap_b ed altri ne seguiranno. Di che cosa si tratta? Di dispositivi portatili che consentono di scaricare (tramite un connessione mobile incorporata nel dispositivo) quotidiani e soprattutto libri interi in pochi secondi, di portarli con noi e di leggerli come e quando vogliamo (batteria permettendo…) su uno schermo grande come un libro tascabile.

Per quanto riguarda i libri, che cosa cambierà?
In termini di “catena del valore” potenzialmente molto: pensate ad esempio alla possibilità, per gli autori dei libri, di pubblicare libri a costi inferiori a quelli di oggi (con impatti importanti anche sul mondo della distribuzione, a partire dalle librerie). Ovviamente molto dipenderà da come il modello di business evolverà e dalle modalità con le quali l’e-book si affiancherà al business dei libri tradizionali (è probabile infatti che l’affiancamento, più che la sostituzione, sia il modello che prevarrà almeno nel medio periodo). E poi ancora il cambiamento sulle abitudini di ciascuno di noi: il libro regalato a Natale sarà un file inviato gratuitamente al lettore e-book del nostro amico?

C’è già chi rimpiange la fisicità del libro: la sensazione di sfogliare le pagine, di sentire l’odore di fresco di stampa o al contrario quell'odore che viene dal passato, della libreria dei nonni. Insomma, il rimpianto del mezzo fisico, più che del contenuto (il testo). Una simbiosi alla quale sia abituati…

Avremo in compenso la possibilità di accedere, in qualunque momento, ad un numero molto più vasto di libri (sperando che i titoli italiani aumentino, oggi sono perlopiù titoli inglesi) a prezzi decisamente più convenienti, di saziare la nostra voglia di lettura immediatamente e, sempre di più con il passare del tempo e degli sviluppi tecnologici, di vivere il libro in modo diverso, commentando ad esempio direttamente dal dispositivo i brani che stiamo leggendo con altri utenti, su appositi fora o social network dedicati a quel libro.

Diventeremo lettori meno attenti? Perderemo quel piacere di immergerci nel testo, di perderci tra le righe delle pagine all’ombra del comodino?
Siamo solo all’inizio dell’era degli e-book..molte cose ancora cambieranno. Ma la sensazione è che forse anche noi lettori stiamo un po’ cambiando nel nostro modo di affrontare la lettura..e che forse, in fondo, l’e-book è solo il primo passo di questa silenziosa rivoluzione.

venerdì 20 novembre 2009

I numeri della fame

Tanti i numeri, le cifre che ogni giorno rimbalzano sui giornali, in televisione. Questi meritano una particolare riflessione (fonte: The State of Food Insecurity in the World, 2009, FAO).

  • In un giorno qualunque, oggi ad esempio, nel mondo muoiono di fame 17.000 bambini. Uno ogni 5 secondi, 6 milioni in un anno (Ban Ki Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, Roma 16/11/09)
  • Nel mondo, a fine 2009, le persone che soffriranno la fame saranno 1,02 miliardi (il numero più alto in assoluto registrato da quando sono disponibili statistiche sul fenomeno, ossia dagli anni '70): la maggior parte (642 milioni) in Asia e Pacifico, ma è nell’Africa sub-sahariana che la proporzione di persone che soffrono la fame sul totale della popolazione è maggiore (oltre il 30% della popolazione, ma con punte superiori al 60% in alcuni paesi)
  • Dopo anni di declino, il numero delle persone che nel mondo soffre la fame è tornato ad aumentare (a partire dalla metà degli anni ’90) in termini assoluti, con una netta impennata nel 2008 e 2009, a causa soprattutto della crisi economica mondiale
  • Dal 2006 in poi è anche tornata ad aumentare la percentuale di coloro che, nei paesi in via di sviluppo, soffrono la fame sul totale della popolazione

lunedì 16 novembre 2009

Visto da lei, visto da lui...

- Lui: certo che con questi bambini bisogna proprio stare attenti…pensa ad esempio alle monete.. sono un vero pericolo!

- Lei: beh, sì, effettivamente... (nella mente di Lei si avvicendano immagini terrificanti di bambini che inghiottono monete come piccole slot machine…e ancora scene degne di E.R con chirurghi che estraggono monetine dallo stomaco di bambini…)

- Lui: prendi ad esempio quello che è successo a Roberto…
- Lei: ?

- Lui: sì, sua figlia, la piccola Martina di 2 anni, ha trovato, non si sa dove, una moneta da 2€ e, pensa un po’…l’ha infilata nello spazio della smart card del decoder…e ora non funziona più nulla…!!!! Però, che sfortuna….!
- Lei: eh sì, effettivamente….*

*P.S.: le riflessioni sulla natura degli uomini/maschi che nella mente di Lei si sono successivamente avvicendate sono irripetibili (lasciamo spazio all'immaginario delle nostre lettrici).

giovedì 12 novembre 2009

Chiamasi "controllo di qualità"

Due storielle recenti...

Chiamata al call center di una nota società telefonica.
Al termine della solita, interminabile lista di opzioni del menù telefonico, finalmente arriva il momento di parlare con l’operatore (perché nel menù mancava proprio l'opzione che ci serviva...)

- Buongiorno vorrei avere la seguente informazione:….
- Sì signora, allora la risposta è la seguente:….
- Grazie mille
- Di nulla….a proposito signora, posso darle ancora un’informazione?
- Certo, mi dica
- Guardi, tra qualche giorno verrà chiamata per esprimere un giudizio sui servizi del nostro call center….ecco, è sufficiente che lei prema il 5
- Ah va bene grazie….Click

Premere il 5? Ah, probabilmente, nella giungla dei menù telefonici (premi 1 se vuole il servizio X, premi 2 se vuoi l’informazione sul servizio Y) il 5 è il tasto per selezionare l’opzione “per esprimere un giudizio sul servizio fornito dal nostro call center”, pensa la nostra signora.
Salvo scoprire, il giorno della fatidica chiamata, che il 5 corrisponde a “sono molto soddisfatta del servizio avuto dal call center".
E come rimproverare la signorina del call center per aver voluto evitare alla nostra signora la fatica di dover ascoltare tutto il menù, suggerendo lei stessa la risposta “corretta”?

Presso un noto museo partenopeo, al termine della visita.

-Signora, avrebbe voglia di compilare il questionario relativo alla qualità dei servizi museali?
-Certamente, molto volentieri (avendo visto custodi leggere il giornale, parlare ad alta voce nelle sale, guardare tutto, tranne i visitatori, la voglia di esprimere un giudizio è forte…)
-Ma, scusi, le domande non sono molto chiare…si riferiscono ai servizi di accoglienza intesi come biglietteria (la suddetta signora, molto gentile) o anche ai servizi resi dai custodi…no, perché avrei giudizi diversi in merito
-Eh, guardi non lo sappiamo neanche noi…e ci farebbe piacere saperlo, visto che il rinnovo del nostro contratto dipende anche dall’esito dei questionari!
-Ah capisco…ma allora.. come faccio?
-……(La signora allarga le braccia e scuote la testa rassegnata).

Alla fine mi sono costruita un doppio questionario, inserendo due colonne distinte, specificando per ogni domanda (volutamente ambigua) la risposta in funzione delle diverse categorie di persone coinvolte e corredando il tutto con alcune note a margine…
Devo dire che nonostante lo sforzo profuso, alla fine di questa attività ho provato una sensazione di leggera presa in giro…

venerdì 6 novembre 2009

Alla ricerca della "land of opportunities"

Da qualche tempo mi sono imbarcata in una ricerca: capire il perché gli Stati Uniti esercitino ancora nei confronti di così tante persone, e nonostante le loro mille contraddizioni, il fascino di “land of opportunities”.

L’ultimo contributo sul tema si intitola “Le due Americhe – Perché amiamo e perché detestiamo gli Usa” (autore Ermanno Bencivenga, editore Mondatori 2005). La tesi dell’autore, che da oltre 25 anni vive e insegna negli Stati Uniti, è che vi sono due Americhe. Una è costituita dalle grandi multinazionali e dai loro referenti politici, che tentano di conservare il potere nelle mani di pochi privilegiati: l’altra, invece, è costituita dagli immigrati, da coloro che emigrano negli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore.

La prima trova utile e nel suo interesse fornire all’altra quegli incentivi (appena) sufficienti a far sì che venga preservata la credibilità dell’idea della libera realizzazione dell’individuo. La seconda America (quella degli immigrati) persegue questo ideale, seppur con dei limiti oggettivi, che comunque sono inferiori a quelli che vengono posti "in qualsiasi altra parte del mondo” (p. 74). Bencivenga cita la meritocrazia come una delle forme nelle quali si esplica la libera realizzazione di sé che si riscontra negli Usa.
L’autore conclude affermando l’esistenza di un perenne “negoziato”, spesso non privo di tensioni, tra le due Americhe, che tuttavia trova comunque alla fine una sua sintesi, una “complicità” tra le due Americhe, tale da garantire un equilibrio del sistema.

Il discorso sulla meritocrazia mi è tornato alla mente leggendo alcuni racconti di giovani che sul sito di Repubblica parlano delle difficoltà incontrate nel mondo del lavoro. Ho scelto a caso una pagina ed ho cominciato a leggere: sono rimasta colpita dalla quantità di testimonianze provenienti dall’estero, di persone (di norma laureate, ma sovente anche con una formazione post-lauream,) emigrate in altri paesi (europei e non solo) in cerca di opportunità. Il denominatore comune di queste storie è quello della scoperta, nei paesi di adozione, della meritocrazia, contrapposta alla logica italiana della raccomandazione, che privilegia non quanto si sa, ma chi si conosce.

Queste testimonianze (quella di Bencivenga e quelle riportate sul sito di Repubblica) mi inducono a pensare che la meritocrazia rappresenti, ai nostri giorni, uno degli elementi ai quali noi italiani aspiriamo di più nella nostra personale ricerca della “land of opportunities”…

giovedì 5 novembre 2009

I love Halloween

L'altro giorno ho visto, attaccate alle finestre di una scuola elementare, delle figurine di zucche e fantasmi e mi son detta "Ecco i lavoretti di Halloween!".
Allora ho pensato che è bello che i bambini abbiano una festicciola in più da ricordare rispetto ai tempi passati e chissenefrega se è un'occasione che non fa parte della nostra cultura! E' una cosa nuova e divertente, no? In fondo è un pizzico di cultura americana che entra nelle nostre case.
Poi mi è venuto in mente che tra qualche tempo inizieranno le tristi polemiche sul festeggiare o meno il Natale a scuola. Dico tristi perché io proprio non riesco a vedere nulla di offensivo nel Natale.
La società multietnica dovrebbe essere più ricca di una in cui prevale un solo tipo di cultura. Penso che sarebbe bello festeggiare il Natale e poi anche le ricorrenze di altre culture o religioni, ovviamente in modo semplice, allegro, adatto ai bambini, come con Halloween appunto!

lunedì 2 novembre 2009

Popcorn e Coca- Cola: si parla di film

Popcorn e Coca-Cola: il binomio essenziale, che, almeno fino a qualche annetto fa, accompagnava la visione dei film al cinema.
Anche se ultimamente ci sembra che il binomio sia caduto un po' in disgrazia, utilizziamo questi termini per parlare di cinema...di quello che abbiamo visto, di quello che ci è piaciuto e di quello che ci ha delusi...(ovviamente i commenti sono più che benvenuti, compresi quelli che non condividono le nostre osservazioni!).

Oggi si parla di Baaria...e a coloro che non avessero ancora visto questo film e stessero attendendo trepidanti il giorno nel quale solcheranno la soglia del cinema per vedere quest'opera, consigliamo di passare ad altro post.

Da semplici ed umili osservatori - e dunque non da esperti di cinema - ci permettiamo di dire che:
1) il film ci è sembrato poco "coerente": la vicenda è un susseguirsi di momenti drammatici, a volte tragici, misti ad immancabili parentesi comiche. L'impressione che resta è quella di tante tessere di puzzle che restano sparpagliate sul tavolo, senza arrivare a formare l'immagine desiderata
2) troppi personaggi e, perdipiù, troppo noti con parti di pochi minuti che finiscono per distrarre lo spettatore, senza aggiungere nulla alla narrazione
3) il film è troppo lungo e, quel che è più grave, si ha l'impressione che certi eventi della storia d'Italia siano stati aggiunti "a prescindere" dal loro potenziale contributo alla storia, quasi a "far numero".

Ma forse la severità del giudizio deriva anche dalle aspettative create dalla grande operazione di pubblicità e di marketing che è stata fatta del film...Questa sì, davvero riuscita!