giovedì 24 marzo 2011

Auguri dottoressa!

Giusi Spagnolo è una ragazza palermitana di 26 anni che in questi giorni si è brillantemente laureata in lettere (105/110). Ed è down! Sì, affetta da questa sindrome così grave e invalidante, eppure ce l'ha fatta! Possiamo immaginare le difficoltà che avrà dovuto affrontare e anche la gioia di questo momento speciale. Che bello ragazzi, sarà che è primavera, sarà che il giorno della propria laurea è per tutti una grande soddisfazione, ma a me questa notizia riempie il cuore di gioia per questo mondo che forse non è proprio tutto da buttare!
Questo uno degli articoli che si trovano sul web
http://www.superabile.it/web/it/REGIONI/Sicilia/Interviste_e_personaggi/info-1825459739.html

martedì 22 marzo 2011

Il "diverso" secondo A.

Il primo aspetto che la madre di A. notò la prima volta che vide Waybuloo, serie prescolare trasmessa sul canale inglese CBeebies e proposta ora anche sul canale digitale terrestre Rai Yoyo, è che tra i bimbi protagonisti della serie ve ne sono alcuni che appartengono a minoranze etniche: bimbi di colore, bimbi con caratteri asiatici, bimbi ispanici.

A, invece, avvicinandosi allo schermo, indicò immediatamente il bimbo di colore e cominciò a salutarlo con la mano. Per lui quel bimbo di colore doveva senz’altro essere amico di L. il bimbo etiope, suo compagno di giochi in ludoteca, quello che ogni settimana gli mostra orgoglioso i suoi leoni e le sue giraffe. Per A, L. ha molti parenti ed amici: sono quelli che vede ogni giorno sull’autobus, per strada e anche in tv, ad esempio quando il papà vede i goal del giocatore del Camerun Etò.

Quando a presentare il canale CBeebies la BBC selezionò Cerrie Burnell, molte furono le proteste: secondo alcun genitori, una ragazza senza un braccio non avrebbe dovuto presentare un programma dedicato a bimbi così piccoli, perché la sua “diversità” avrebbe potuto turbarli. Qualcuno suggerì anche che portasse una protesi, ma lei rifiutò. La presentatrice è oggi molto amata dal suo pubblico: grazie a lei, molti genitori, interrogati dai propri figli in merito alla diversità di Cerrie, sono riusciti ad affrontare il loro problema a parlare di disabilità, e i bimbi, semplicemente, hanno accettato le loro spiegazioni, con la spontaneità e la mancanza di pregiudizi che li contraddistingue.

Forse un giorno anche A., guardando un programma alla televisione italiana presentato da un disabile semplicemente si avvicinerà allo schermo e saluterà con la mano, pensando all’amico che vede ogni giorno a scuola e con il quale gioca il pomeriggio al campetto di calcio e al parco giochi.

martedì 15 marzo 2011

Scandalo in Finlandia: il premier corrotto con televisori e stereo?

“Scandalo in Finlandia: il premier (…), numerosi politici e alti funzionari dello Stato hanno accettato “graziosi omaggi” da parte di una fabbrica di radio e televisori che aveva impiantato una contabilità da essi stessi definita “all’italiana”: fatturava un apparecchio sì e uno no risultando sempre in perdita e ottenendo così notevoli sovvenzioni da parte del governo”.

Triste constatare che già nel lontano 1978 l’Italia faceva scuola in quanto ad evasione fiscale, come testimonia questo articolo di Walter Rosboch pubblicato su “La Stampa” del 10 settembre 1978. Ma, secondo quanto riportato dall’articolo, la storia non terminava qui: con i suoi protettori politici la fabbrica “era generosa in inviti a viaggi all’estero e a cene che i revisori fiscali hanno definito “orge”. (…) Le spese per caviale, champagne e fanciulle volonterose (allora le chiamavano così, ndr.) venivano regolarmente contabilizzate, questa volta “alla finlandese” e contribuivano ampiamente ad aumentare il deficit di gestione”.

Aggiornamento (marzo 2011): come testimoniano gli articoli comparsi sui quotidiani nelle ultime settimane, dal 1978 l’Italia ha fatto progressi, estendendo la sua esperienza anche alla contabilità delle “fanciulle volonterose”….

domenica 13 marzo 2011

Giornalisti e "pirati"...

Continua il confronto-scontro tra l’editoria tradizionale e il mondo dei social media. Questa volta i protagonisti sono il chief editor del New York Times, Bill Keller, e Arianna Huffington dell’Huffington Post (recentemente acquisito dal colosso AOL).

Keller, nell’articolo pubblicato il 10/03*, contrappone coloro che pubblicano contenuti originali (quelli che egli considera i veri giornalisti) a coloro che, egli sostiene, si limitano ad aggregare contenuti (contenuti di qualità prodotti dai media tradizionali, contenuti propri di dubbia qualità, contenuti prodotti da blogger non pagati). Keller identifica nell’Huffington Post l’esempio più evidente di questa deprecabile tendenza all’aggregazione, che egli considera di fatto un vero e proprio atto di “pirateria” nei confronti dei contenuti prodotti dagli editori tradizionali.

La risposta puntuale della Huffington a tale critica, pubblicata sul sito lo stesso giorno**, ripercorre l’evoluzione compiuta dall’Huffington Post ed offre diversi spunti di riflessione sul rapporto tra media tradizionali e social media:

Per quanto riguarda i contenuti, se è vero che il sito può contare sul lavoro (in termini di scrittura di post/articoli) di molti blogger non pagati, tuttavia, uno staff sempre più nutrito di giornalisti professionisti (e pagati) produce ogni giorno contenuti editoriali originali, Il sito, inoltre, come molti altri, paga le agenzie stampa (Reuters, ecc.) per pubblicarne i contenuti. Infine, molti quotidiani, attratti dall’audience crescente che il sito conquista, contattano quotidianamente l’Huffington Post per proporre contenuti da pubblicare. In questo senso si può affermare che il sito si è via via avvicinato al modello di produzione di contenuti di qualità che è al centro dell’attività di un editore tradizionale.

Contemporaneamente, e questa è la chiave del successo del sito, l’Huffington Post ha continuato a rafforzare le modalità di interazione e di coinvolgimento con i propri lettori: 1) i lettori possono agevolmente commentare gli articoli e contribuire attivamente, come comunità, ad assicurare che i commenti rispettino le regole di buon comportamento, insieme con i moderatori ufficiali del sito (elemento, questo che rende il sito più attraente per i pubblicitari); 2) sinergie sono state create tra la comunità dell’Huffington Post e quelle di Facebook e Twitter; 3) i lettori hanno la possibilità di pubblicare sul sito i propri post: inoltre essi hanno la possibilità di determinare una gerarchia degli autori dei post (in termini di numero di followers, ecc.).

Grazie a questa politica, oggi il sito può vantare, accanto agli articoli dei propri giornalisti, contributi di una molteplicità di soggetti (semplici cittadini, politici, professori universitari, ecc.), che contribuiscono alla ricchezza di contenuti del sito e che per tale attività non percepiscono alcun onorario (l’esposizione”, intesa come la possibilità di comunicare le proprie opinioni ad un pubblico molto vasto come quello dell’Huffington Post, costituisce per questi soggetti la ragione primaria che li spinge a scrivere).

Curiosamente, una maggiore apertura agli strumenti dei social media è quanto auspicato anche da diversi lettori del New York Times che pure condividono molte delle osservazioni di Keller.

Anche in Italia il dibattito è acceso: e se è vero che gran parte delle notizie che vengono commentate in rete è originata dai media tradizionali, tuttavia, spesso, i dibattiti più interessanti che ne seguono si svolgono in sedi diverse da quelle dei giornali tradizionali (ad es. su blog tematici che grazie all’autorevolezza dei propri autori riescono a catturare l’attenzione ed i commenti di altri professionisti, creando di fatto comunità molto attive che danno vita a dibattiti di grande vivacità).

Siti come l’Huffington Post, che riescono ad aggregare bene i contenuti di qualità di giornalisti professionisti con quelli di lettori non professionisti, creando un prodotto editoriale che genera audience sempre più elevate e fidelizzate, diventano sempre più interessanti per gli investitori pubblicitari. La resistenza di molti giornali (e spesso degli stessi giornalisti) ad aprirsi al mondo dei social media, a cercare nuove strade, puntando sull’innovazione del prodotto editoriale, rischia di prolungare la crisi che il mondo dell’editoria tradizionale sta attraversando.

I social media non possono vivere senza i media tradizionali, ma a loro volta i media tradizionali possono trarre giovamento dall’utilizzo degli strumenti dei social media. L’errore sta nel continuare a vedere questi mondi come realtà contrapposte, anziché come realtà complementari.

*Bill Keller, “All the Aggregation That’s Fit to Aggregate" http://www.nytimes.com/2011/03/13/magazine/mag-13lede-t.html

**Arianna Huffington, "Bill Keller Accuses Me of "Aggregating" an Idea He Had Actually "Aggregated" From Me", http://www.huffingtonpost.com/arianna-huffington/bill-keller-accuses-me-of_b_834289.html

domenica 6 marzo 2011

Agli amici de "Ilportapenne"

Cari amici de “Il portapenne”, mettetevi comodi perché questo post è un po’ più lungo di quelli che di norma leggete su questo blog.

Nella vita di ogni blog, inesorabile, arriva un momento nel quale è necessario fare il punto della situazione. Siamo partiti nel 2008, spinti da una grande voglia di sperimentare questo strumento di comunicazione. Sin dall’inizio abbiamo cercato di coinvolgere diverse persone nella redazione dei post, convinti che questo avrebbe arricchito i contenuti del blog, garantendo non soltanto una maggiore varietà di argomenti, ma anche la presenza di opinioni e punti di vista diversi.

Alcuni di voi sono riusciti a trovare il tempo di contribuire scrivendo qualche post; altri, segnalando argomenti di potenziale interesse per un post; altri ancora, pur non commentando o scrivendo direttamente, ci hanno letti quotidianamente. A voi tutti il nostro sincero grazie.

Il mondo della comunicazione sta evolvendo rapidamente ed è evidente che i paradigmi di un tempo sono cambiati: sempre più sovente è proprio in rete, e spesso proprio nei blog, che si assiste a scambi di opinioni vivaci e proficui…Non solo, ma curiosamente, se le notizie dei media tradizionali, ed in particolare quelle dei quotidiani, continuano ad ispirare molti dei commenti che trovate in rete, i commenti più interessanti ( e più civili) non si trovano negli spazi che i quotidiani nazionali hanno aperto alla discussione, ma sui blog di normali cittadini.

Le strade percorse sono diverse: taluni hanno creato blog tematici, altri, blog che si indirizzano ad un target specifico (es: quelli, molto numerosi, delle mamme), altri ancora hanno fatto del blog il proprio diario personale.

“Il portapenne” è invece stato sin dall’inizio “generalista”, un contenitore di generi vari, principalmente per l’incapacità ,da parte di chi vi scrive, di rinchiudersi dentro uno spazio troppo ben definito e per la tendenza a privilegiare lo sguardo a tutto campo, spaziando dai temi più seri a quelli di puro intrattenimento.

In conclusione…i lettori più assidui hanno certamente notato come da un po’ di tempo la frequenza con la quale viene aggiornato il blog sia decisamente diminuita. La nascita di un secondo pargolo ha creato qualche “piccola scossa”, non ancora del tutto ammortizzata, nella nostra quotidianità. Inoltre, il timore di ripetere opinioni già espresse in post pubblicati - e dunque di tediare il lettore - ci ha resi più selettivi nella scelta degli argomenti. Nonostante questo “Il portapenne” non chiude…procede, forse in modalità un po’ diverse ma procede, con la speranza di poter contare ancora sul vostro supporto (lettura, commenti, scrittura di post, ecc.). Grazie e...a presto!

venerdì 25 febbraio 2011

Primogeniti vs. secondogeniti

Nonostante quello che sostengono i genitori, i secondogeniti ricevono un trattamento diverso dai primogeniti…come testimoniano i seguenti fatti:

1) nei primi mesi di vita i primogeniti nati nei mesi freddi escono soltanto nelle ore più calde…i secondogeniti escono quando i genitori possono uscire…se poi c’è anche il sole tanto meglio;

2) l’acqua con la quale si preparano i cibi dei primogeniti è rigorosamente quella in bottiglia, con il bollino che ne assicura l’adeguatezza alle necessità del bimbo appena nato…l’acqua che bevono i secondogeniti è quella del rubinetto…al massimo filtrata in caraffa;

3) il ciuccio dei primogeniti viene sterilizzato tutte le volte che cade…anche 50 volte…quello dei secondogeniti pure…ma soltanto dopo le prime 10 volte;

4) quando partono per la villeggiatura, i primogeniti hanno un corredo degno di una piccola star del cinema ….il corredo dei secondogeniti in partenza riempie gli spazi vuoti della valigia dei genitori (se ci sono);

5) i primogeniti hanno diritto ad un quaderno sul quale vengono accuratamente riportati i fatti salienti della loro esistenza: il giorno nel quale è spuntato il primo dentino, il giorno nel quale hanno cominciato a gattonare…i secondogeniti, beh anche a loro succederanno le stesse cose, quindi perché perdere tempo ad annotarle nuovamente?

6) i primogeniti ricevono una ricca educazione letteraria…i secondogeniti pure, con la differenza che delle storie guardano/leggono soltanto la parte centrale (essendo le prime e le ultime pagine dei libri state divelte dai primogeniti nel loro furore letterario).

I secondogeniti di norma parlano prima dei primogeniti…perché hanno qualcosa di cui lamentarsi…

mercoledì 23 febbraio 2011

Libertà di espressione?

C'è una riflessione che mi porto dentro dalla prima serata di Sanremo, quando Luca e Paolo hanno cantato "Ti sputtanerò".
Premetto che normalmente apprezzo molto il duo comico, li trovo intelligenti e taglienti al punto giusto, però questa cosa non mi è piaciuta. Capirei l'avessero fatta alle Iene, in qualche tribuna politica, o in altri contesti, ma quello non era né il luogo, né il momento giusto. Perché la si può pensare come si vuole su Berlusconi, Fini, vicende giudiziarie e tutto il resto, ma in una serata di gala, dedicata alla musica, in Eurovisione, sbeffeggiare quelle che, volenti o nolenti sono comunque due massime cariche dello Stato, secondo me non è giusto, è brutto, è di cattivo gusto. Avrei capito qualche battuta, non di più.
In fondo Sanremo è una festa, con la musica e i fiori, perché rovinarla?

martedì 22 febbraio 2011

Sanremo e il Belpaese

C’è un aspetto di Sanremo che mi urta parecchio: l’ospite straniero. Non la persona in sé, intendiamoci, ma le modalità con le quali tale ospite viene “gestito”.

Inevitabilmente, vengono pronunciate le fatidiche domande: “Le piace l’Italia? Quali sono gli aspetti che le piacciono di più del nostro paese?”. E, altrettanto scontate, giungono le risposte “Io ADORO l’Italia…adoro il cibo, il clima,…”..Alcuni poi arrivano ad affermare “Mi piace ASSOLUTAMENTE TUTTO dell’Italia”…Ma come? Dici di venire in Italia di frequente e ti piace tutto dell’Italia? Mai che ti sia capitato uno scioperello qua e là con il treno o l’aereo,…mai che abbiano tentato di fregarti la valigia in aeroporto, che al ristorante ti abbiano rifilato cibi inadeguati al prezzo pagato o che il servizio fruito in hotel sia stato inferiore alle aspettative e a quanto avresti trovato in altri paesi europei? NON CI CREDO…

Ora, è abbastanza comprensibile che un ospite parli bene del paese ospitante, ma proprio per questo, sapendo che il suo vero pensiero non verrà mai rivelato, perché indugiare in queste domande?

La mia personale sensazione è che da parte di noi italiani ci sia sempre la necessità di avere conferme circa la bellezza del nostro paese. Sarà forse a causa di quella sensazione amara, un misto di indignazione, tristezza e disgusto che ormai da tempo suscitano in noi i quotidiani comportamenti delle cosiddette classi dirigenti. Scoraggiati da questi accadimenti chiediamo ad alcuni, selezionati ospiti stranieri, il loro pensiero, sicuri che questi citeranno le nostre “isole sicure” (il cibo, il clima, il passato culturale del paese). Così, paghi di queste risposte, possiamo per qualche tempo ancora farci cullare dall’illusione di vivere davvero nel “Belpaese”…

mercoledì 16 febbraio 2011

Alla posta...

E’ noto…presso gli sportelli delle italiche Poste si può ormai fare quasi tutto: stipulare polizze assicurative, sottoscrivere strumenti finanziari, acquistare telefonini e libri, stipulare contratti di telefonia mobile, acquistare carte di credito prepagate, ecc. Per questo motivo, da anni la stampa italiana ed estera descrive il gruppo Poste italiane come un’azienda all’avanguardia dell’innovazione…

-Buongiorno, vorrei inviare questa busta come posta assicurata

-Bene, non c’è problema…Qual è il valore della busta?

-Dentro c’è un assegno…

-Valore 50 euro?

-Beh no, veramente c’è un assegno di importo decisamente superiore

-Uhm…capisco…ha chiuso la busta?

-No, non ancora, ho pensato che esistesse un formato particolare per questo tipo di invio …Sul vostro sito ho letto di assicurate che “devono essere confezionate con le chiusure di sicurezza”

-Sì infatti…può chiuderla normalmente con la colla…ma così è un’ordinaria, per un valore fino a 50 euro…per l’invio di importi superiori ai 50 euro deve chiudere la busta con la ceralacca.

Per un attimo mi scorrono nella mente le preziose bolle papali sigillate con la ceralacca e conservate con cura nei musei… Per quanto sia amante delle cose retro, sigillare, nel 2011, una qualunque, anonima, busta bianca formato ufficio con la ceralacca mi fa un po’ tristezza…

mercoledì 9 febbraio 2011

Buoni propositi

Lui (prima della nascita del pargolo e dopo aver sentito i racconti di coppie di amici disperati, alle prese con figli piccoli scatenati): “Sì, sì, quando toccherà a noi sapremo come fare… gli riempiremo la giornata di tante attività cosicché la sera crollerà dal sonno alle 21”

Alle 21 di 3 anni dopo la situazione è un po’ diversa: Lui giace “distrutto” sul divano mentre il pargolo saltella allegramente per casa (attività che durerà fino alle 23…)

Ai genitori non mancano i buoni propositi…quello che li frega è la mancanza delle forze necessarie per sopportarne le conseguenze…

lunedì 24 gennaio 2011

Lui, Lei e il Pargolo

Sabato sera in una normale famiglia italiana con un pargolo di 1 mese circa, che considera il sonno una perdita di tempo, da ridurre a brevi intervalli di non più di 1-2 ore, preferibilmente di giorno.

Lei (che da quando è nato il pargolo dorme mediamente 4 ore per notte, non continue, ma approfittando dei brevi intervalli di sonno del suddetto pargolo): “Guarda che il pargolo sta strillando da circa 20 minuti…”

Lui (che da quando è nato il pargolo dorme mediamente 7 ore continue per notte, ad eccezione di qualche week-end, come questo, nel quale è incaricato della gestione del suddetto pargolo): “Sì…sì”

Lei: “Guarda che devi prenderlo con te…lasciarlo nella culla quando piange disperato serve a poco”

Lui (emergendo a fatica dalle lenzuola, gli occhi ancora chiusi…)… “Sì sì ora lo prendo…sono distrutto”

Lei: “Distrutto alle 22? Guarda che la notte è appena iniziata…Dimmi, come faresti se dovessi occuparti di lui tutti i giorni e tutte le notti, come la sottoscritta?”

Lui: “Eh, ma tu ci sei abituata…”

Si sa, l’esperienza è quella che conta.

lunedì 17 gennaio 2011

La malattia del genitore

Il mio ex capo, uomo di 50 anni, non sposato e senza figli, un giorno, parlando di alcuni colleghi sposati si lamentò con me dicendo: “Non si può più parlare con loro…parlano soltanto di figli!”.

Allora trovai l’osservazione piuttosto sgradevole: oggi devo riconoscere che ha un fondo di verità. La nascita di un figlio rivoluziona completamente la vita: i momenti da dedicare a se stessi scompaiono da un giorno all’altro riducendosi a scampoli rubati durante il sonno del bambino. Pappe, dimensioni e forme delle evacuazioni del piccolo, malattie, coliche, pediatri, peso, circonferenza cranica, percentili, ovetti e navicelle, tate, asili, logopedisti, scuole, diventano i temi principali di discussione con il coniuge e gli altri adulti. E quando la prole aumenta ci si pone il quesito se mai si potrà amare qualcuno come il primogenito, quello con il quale si è affrontata per la prima volta questa incredibile avventura.

La risposta è no… ogni figlio è un’ esperienza a sé, non solo perché ogni figlio è diverso dall’altro, ma perché anche i genitori, con il tempo, cambiano. Il sentimento che si prova è, però, altrettanto forte e totalizzante…una sorta di malattia buona dalla quale, come aveva notato a suo modo il mio ex capo, non si guarisce…

venerdì 31 dicembre 2010

Un altro 31 dicembre…e l’anno che verrà

Che cosa scrivere per celebrare questa giornata di festa comandata, di eccitazione collettiva per un anno che si conclude? Effettivamente, considerando che per molti aspetti è stato un anno da dimenticare, di motivi per festeggiare ce ne sarebbero (soprattutto se avessimo la certezza che il 2011 sarà migliore…).

Di questo 31/12 alcune cose sono comunque già certe: come ogni anno, in questa giornata, approfittando delle promozioni degli operatori telefonici, molte persone invieranno una quantità sproporzionata di SMS di auguri “fotocopia”…e, come ogni anno, buona parte di questi arriverà con ore di ritardo a causa del “sovraccarico” della rete telefonica. Come ogni anno, poi, questa sera verrà consumata una quantità sproporzionata di cibo…e, come ogni anno, a partire dal 1 gennaio, i telegiornali dedicheranno servizi e servizi (i soliti, riciclati ogni anno) su come eliminare i grassi accumulati durante i festeggiamenti. Come ogni anno, assisteremo in televisione alle trasmissioni “contenitore” con i soliti protagonisti, i soliti servizi e le solite banalità che si protrarranno fino all’agognato brindisi di mezzanotte.…

E nel 2011? Beh, continueremo a vedere le pubblicità delle compagnie telefoniche con le “belle" di turno, ma attenzione, si preannunciano novità: nel nuovo anno, come svelato da “Italia Oggi”, a suonare al campanello della Hunziker non sarà più John Travolta, ma il duo Ficarra e Picone (primo elemento positivo del 2011… Infatti, a meno che qualche brillante personaggio non decida di far parlare i protagonisti in uno stretto dialetto siciliano, riusciremo – forse - anche a capire il contenuto della pubblicità...). Non solo, ma nel nuovo anno i gatti sterilizzati potranno finalmente contare su un cibo pensato appositamente per loro, come abbiamo appreso dallo spot trasmesso in questi ultimi giorni dell’anno che ritrae un gatto che gusta il nutrimento pensato per mantenere “il peso sotto controllo e il sistema urinario sano”. Insomma…non sappiamo con certezza come sarà il 2011 ma qualche elemento positivo all’orizzonte si intravvede già…Auguri!

domenica 12 dicembre 2010

6 dicembre 2010: ore 3,02

6 dicembre 2010: da una veloce lettura del giornali non mi sembra ci siano notizie di particolare rilievo, ad eccezione di una che fa roteare i miei piccoli occhietti ancora semichiusi: a Feltre, in provincia di Belluno, hanno afffisso su uno scuolabus la reclame di uno sexy shop. Ohibò, penso, quale vita avventurosa mi aspetta.

Avevo dunque ragione io: perché aspettare fino alle 7,30, così come era riportato sull’ordine del giorno degli interventi? Perché aspettare quando si è pronti? Facciamolo, mi sono detto, vediamo che cosa c’è oltre questa specie di acquario nella quale sono finito. E così è stato: prima i fumi e le lampade della sala operatoria e i gesti agili dei dottori che si sono avvicendati vicino a me, fino alla mano che alle 3,02 di mattina ha letteralmente sollevato il mio corpicino dalla pancia della mia mamma; poi i giorni passati a capire dove fossi finito, tra ostetriche, dottori, culle, infermieri ed altri bimbi urlanti. Un mondo un po’ affollato, non c’è che dire.

Questo ospedale poi sembra proprio un porto di mare: donne che arrivano con il pancione e che escono senza il pancione ma con una borsa in più, donne che entrano con il pancione e ri-escono con il pancione (e senza borsa), in attesa della “scadenza”, papà emozionati, commossi e un po’ impacciati che consumano le suole delle scarpe lungo i corridoi. E ancora la signora Alice, originaria della Nigeria che ci pulisce la stanza e che si stupisce quando le chiediamo da dove venga, dicendo con orgoglio di essere italiana, di essere sposata con un italiano e di avere 2 bimbi nati qui o la sua collega Concetta che cresce da sola il figlio e che si dispera per i 40€ che lui ha appena speso per regalare il braccialetto d’argento alla sua fidanzatina (che ha da solo un mese!) mentre lei ogni giorno fa i salti mortali per far quadrare il bilancio familiare. E questo è solo l’inizio….

venerdì 10 dicembre 2010

Quando nasce un bambino

All'inizio sono solo due lineette rosa su una bacchettina di plastica, poi una pancia che cresce, qualche movimento, le immagini ecografiche e nient'altro. E poi, dopo un tempo che sembra lunghissimo, ecco che arriva una nuova piccola vita!!! All'inizio è solo un fagottino bisognoso di tutto ma, dal giorno in cui nasce, inizia il suo cammino verso l'indipendenza fisica e intellettuale.
E questo è il mio augurio per la piccola vita che, nella notte tra domenica e lunedì, ha iniziato il suo percorso. Sii felice, piccolo A., felice e libero di essere te stesso, sentendoti amato, sempre.

lunedì 29 novembre 2010

The Italian job: se l'azienda non premia la conoscenza...

Novembre/dicembre: periodo di consuntivo sui bonus che le aziende riconoscono ai propri dipendenti, con conseguente riflessione sulle “metriche” in base alle quali le aziende valutano i propri dipendenti e sulle dinamiche che regolano i rapporti aziendali.

A questo proposito, in un periodo di crisi quale quello che stiamo attraversando sembra quasi impossibile proporre concetti (non nuovi ma comunque ancora poco diffusi) di “collaborazione tra pari” e di “ripensamento della gerarchia” all’interno delle aziende. Eppure, molti sottolineano come proprio i periodi di crisi, quelli che riportano all’attenzione la necessità, per le aziende, di ristrutturarsi e di ripensare i propri modelli di business, siano anche quelli più propizi per importanti cambiamenti interni.

Tra i tanti concetti esposti da D. Tapscott e A. Williams nel loro interessante Wikinomics 2.0* vi sono, tra gli altri, proprio la necessità di ripensare i luoghi di lavoro e le stesse dinamiche organizzative sfruttando le potenzialità di scambio delle opinioni e di peer production che le tecnologie informatiche collaborative oggi consentono, non in nome di una generale democratizzazione dell’azienda, ma come necessità per far fronte alle sfide, sempre più complesse, che le aziende oggi devono affrontare in tempi sempre più ristretti.

Da questo punto di vista, la maggior parte delle aziende, per un’inerzia istituzionale e per la mancanza di volontà di mettere in discussione modelli gerarchici affermati da tempo, continua ad ignorare la conoscenza che ha al proprio interno, quella espressa dai dipendenti che ogni giorno si trovano a dover fare i conti con le sfide del mercato e le richieste dei clienti. Oggi queste conoscenze, di cui spesso non rimane alcuna traccia perché si perdono nei momenti di pausa di fronte alla macchinetta del caffè o nello scambio di mail tra colleghi potrebbero facilmente essere “istituzionalizzate” e messe a disposizione dell’azienda per essere ulteriormente dibattute.

Non solo, ma è sempre più evidente come in molti casi, la creazione di team di lavoro su problematiche ad hoc sia una risposta più efficace rispetto all’approccio tradizionale di risoluzione dei problemi (che spesso si risolve con una imposizione dall’alto delle soluzioni, ivi compreso il ricorso a società esterne chiamate a studiare e analizzare problemi che potrebbero, nella maggior parte dei casi, essere risolti all’interno delle aziende con risparmio di tempo e denaro)**.

Secondo gli autori del libro gli approcci tradizionali sono destinati a cambiare nel tempo non soltanto perché le aziende che non li abbandoneranno alla fine verranno penalizzate dal mercato,ma anche per il fatto che le nuove generazioni di lavoratori (quelli cresciuti con Internet e i social network) saranno meno inclini, rispetto alle attuali generazioni, ad accettare l’imposizione di soluzioni dall’alto, in nome della cieca obbedienza alla gerarchia aziendale. Una rivoluzione che però non sarà facile né veloce…soprattutto in paesi, come il nostro, che soffrono di management spesso più “maturi” di quelli di altri paesi e meno inclini a cogliere le sfide/opportunità poste dall’adozione delle nuove tecnologie collaborative nel luogo di lavoro.

*D. Tapscott e A. D. Williams, Wikinomics 2.0 – La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo, BUR Next, Milano, febbraio 2010.

**Circostanza, questa, che nel tempo ha alimentato simpatiche, quanto spesso veritiere, barzellette quale quella che potete trovare descritta qui http://forum.alfemminile.com/forum/fitness3/__f71021_fitness3-Per-ireneride-barzelletta-sui-consulenti.html e che vi riporto pari pari di seguito:

“Un pastore stava pascolando il suo gregge di pecore, in un pascolo decisamente lontano e isolato quando all'improvviso vede avvicinarsi una BMW nuova fiammante che avanza lasciandosi dietro una nuvola di polvere. Il guidatore, un giovane in un elegante abito Versace, scarpe Gucci, occhiali Ray Ban e cravatta Yves Saint Laurent rallenta, si sporge dal finestrino dell'auto e dice al pastore: "Se ti dico esattamente quante pecore hai nel tuo gregge, me ne regali una?" Il pastore guarda l'uomo, evidentemente uno yuppie, poi si volta verso il suo gregge e risponde con calma: "Certo, perché no?" A questo punto lo yuppie posteggia l'auto, tira fuori il suo computer portatile della Dell e lo collega al suo cellulare della A T& T. Si collega a internet, naviga in una pagina della NASA, seleziona un sistema di navigazione satellitare GPS per avere un'esatta posizione di dove si trova e invia questi dati a un altro satellite NASA che scansiona l'area e ne fa una foto in risoluzione ultradefinita. Apre quindi un programma di foto digitale della Adobe Photoshop ed esporta l'immagine a un laboratorio di Amburgo in Germania che dopo pochi secondi gli spedisce un e-mail sul suo palmare Palm Pilot confermando che l'immagine è stata elaborata e i dati sono stati completamente memorizzati. Tramite una connessione ODBC accede a un database MS-SQL e su un foglio di lavoro Excel con centinaia di formule complesse carica tutti i dati tramite e-mail con il suo Blackberry. Dopo pochi minuti riceve una risposta e alla fine stampa una relazione completa di 150 pagine, a colori, sulla sua nuovissima stampante HP LaserJet iper-tecnologica e miniaturizzata, e rivolgendosi al pastore esclama: "Tu possiedi esattamente 1586 pecore". "Esatto. Bene, immagino che puoi prenderti la tua pecora a questo punto" dice il pastore e guarda il giovane scegliere un animale che si appresta poi a mettere nel baule dell'auto. Il pastore quindi aggiunge: "Hei, se indovino che mestiere fai, mi restituisci la pecora?". Lo yuppie ci pensa su un attimo e dice: "Okay, perché no?" "Sei un consulente" dice il pastore. "Caspita, è vero - dice il giovane - come hai fatto a indovinare?" "Beh non c'è molto da indovinare, mi pare piuttosto evidente - dice il pastore - sei comparso senza che nessuno ti cercasse, vuoi essere pagato per una risposta che io già conosco, a una domanda che nessuno ti ha fatto e non capisci un ... del mio lavoro. Ora restituiscimi il cane!"