martedì 28 giugno 2011

Lui e Lei: la spesa al supermercato

Ormai è noto. A mettere a dura prova la vita di coppia sono sovente piccoli eventi quotidiani apparentemente innocui. Tra questi vi è senza dubbio la spesa al supermercato, attività che Lui e Lei affrontano con modalità diverse.



Lui, ancor prima che le porte automatiche del supermercato si aprano, è già un uomo felice: l’aspetto tronfio e gagliardo di chi sta per imbarcarsi in un’avventura impegnativa, ma che gli procurerà senza dubbio grandi soddisfazioni. Con questa consapevolezza, infila la monetina da 1 euro nel carrello (Lui non prende MAI il cestino perché la spesa va fatta con tutte le comodità anche quando la lista comprende 3 soli articoli). Una volta entrato, spinge con spensierata risolutezza il fido carrello tra le corsie del supermercato, pronto a cogliere gli affari che, ne è certo, gli si prospetteranno (quelli che la sua dolce metà non coglie mai perché non sufficientemente attenta!).




Il banco dei salumi e dei formaggi è una delle sue mete preferite: “Offerta specialeeeee”...ammaliato da queste parole, che hanno su di Lui lo stesso effetto del canto delle sirene su Ulisse, protende la mano e comincia ad afferrare quarti di formaggio. Poco importa se il formaggio in offerta speciale è il bitto (25€/kilo) che difficilmente la sua dolce metà potrà utilizzare per piatti diversi dai pizzoccheri (che lei comunque NON sa cucinare e soprattutto non VUOLE cucinare nelle torride giornate di giugno a 28 gradi).




La corsia dei prodotti per la casa è un’altra delle sue mete preferite: di fronte alla carta igienica non ha dubbi. Quella più lunga, quella che non si esaurisce mai, quella con la quale i suoi bimbi non rischieranno di rimanere a secco (e nei momenti di riflessione potranno anche scrivere, perché no, qualche novella o canto come il Dante della nota pubblicità). Poco importa se poi il rotolo, delle dimensioni di un piccolo melone, si incastrerà nel meccanismo che regge il rotolo stesso, costringendo l’utente di turno a srotolare fogli e fogli per riuscire a riattivare il congegno (fogli che difficilmente verranno conservati e che, più facilmente, verranno gettati con evidente spreco...).




Di fronte all’offerta speciale (specialeeeee!) dei sacchetti della spazzatura poi non ha dubbi: ne prende 2 rotoli, senza verificarne bene il contenuto. Solo una volta arrivato a casa, scoprirà che si tratta di quelli condominiali che difficilmente potranno essere riempiti dalla sua famiglia in tempi utili per evitare epidemie di colera...




Lui però è un ecologista convinto: prima di tutto bisogna utilizzare per la spazzatura i sacchetti ecologici che ha acquistato a caro prezzo al supermercato. Soltanto una volta che il suddetto sacchetto sarà riempito, sarà costretto ad ammettere che le tracce di sugo di pomodoro sul fondo del bidoncino che contiene il sacchetto non sono il risultato di una pulizia poco accurata, ma dei tagli e dei buchi che i suddetti sacchetti ecologici recavano dopo il trasporto a casa (e che gli erano “sfuggiti”). “Te l’avevo detto che questi sacchetti non possono essere utilizzati per buttare la spazzatura...non sono resistenti”, tuona una voce alle sue spalle...Accusa alla quale Lui risponde sereno: “E qual è il problema? Abbiamo i sacchetti condominiali!”...




Uomini e donne fanno la spesa con modalità diverse. E per il bene della coppia è meglio che continuino a farlo separatamente.
P.S.: per par condicio, a "Lei al supermercato" verrà dedicata la prossima puntata...

mercoledì 22 giugno 2011

Lui e Lei...

Un’altra puntata di “Lui e lei...” ...: piccoli frammenti di vita quotidiana in una normale famiglia italiana...

La pappa

Lui: “Il bimbo piange...a che ora deve mangiare?”
Ma perché, quando piange, diventa “Il bimbo”? Fino a quando dormiva beatamente era tuo figlio Leonardo e ora...è “il bimbo”? E poi non è che piange solo quando ha fame...ma d’altronde la semplificazione delle necessità si accomoda bene alla mente maschile...

Lui...quello che cammina sull’acqua

Lei: “Non prendi qualche biscotto per Leonardo?”
Lui: “No...a colazione ha mangiato a sufficienza”
Lei: “Non ti porti la bottiglietta dell’acqua?...Ci sono quasi 30 gradi!!!”
Lui: “No, berrà alla fontana”
Lei: “Non prendi la mantellina? Non gli metti gli stivaletti per la piaggia? Guarda che sta per piovere!"
Lui: “No, con me non si bagna!”

Non è Napoleone...

Lei: “ Caro, dopo bisognerebbe anche....”
Lui: “Aspetta, aspetta...(mentre risciacqua il biberon...) ...ora non posso”
Lei: “Non puoi cosa? Non puoi ascoltare?”
Lui: “No, non vedi, sto risciacquando il biberon....”
Si dice che Napoleone riuscisse a compiere molte azioni contemporaneamente...siamo proprio sicuri che fosse un uomo?


Napoli

Lui: “Porto giù la spazzatura e un po’ di carta da riciclare.....(sollevando il sopracciglio sinistro e con aria greve..) d’altronde, se non lo faccio io...”
Vorreste far notare alla vostra metà che nonostante la sua assenza nelle precedenti 2 settimane la casa non è invasa di sacchetti della spazzatura, con i bimbi che fanno lo slalom con il triciclo tra i sacchetti, come i motorini a Napoli, e che dunque, anche in sua assenza una qualche "forza" è intervenuta a rimuovere i suddetti sacchetti, ma desistete (anche perché sul momento non avete a portata di mano uno dei suddetti sacchetti da tirargli dietro...)

SMS

Lei: (Drin...drin) "Caro, ricordati di comprare anche il latte...”
Lui: “Ok, scrivimi un SMS, così non mi dimentico”....
Lei (a casa): “Caro, dove è il latte?”
Lui: “Ah, non l’ho comprato...”
Lei: “Ma ti avevo anche inviato un SMS””
Lui: “L’ho cancellato”

lunedì 13 giugno 2011

Complimenti sig.ra Elvira...ha vinto!

-"Sa, ho ricevuto un premio dalla mia società telefonica.."

-"Davvero ? E che cosa le hanno regalato?"

-"30 minuti di chiamate da utilizzare verso gli utenti telefonici X nelle prossime due ore e 300 SMS verso gli utenti telefonici X da utilizzare nelle prossime 3 ore.."

-"I sai nen..." (allargando le braccia). Ndr: letteralmente dal piemontese: “non so”…da intendersi come “guarda un po’ che cosa mi succede..”

La sig.ra Elvira, nonna della piccola Alice, non riesce a farsene una ragione: perché regalare a lei, 62 anni, 10 numeri in rubrica (di cui nessuno dell’utenza telefonica X) questi premi…

“E ora? Che faccio, chi chiamo? E poi 300 SMS? A chi li mando? Ma che razza di premio è?”

Vorrei spiegare alla sig.ra Elvira che in realtà i premi non sono personalizzati come la dicitura “C’è un premio per te” vorrebbe suggerire. E mentre penso alle migliaia di altre persone che si saranno poste la stessa domanda della sig.ra Elvira, penso a quanto poco certe aziende facciano per conoscere meglio i propri clienti. Eppure, conoscerli meglio è essenziale per offrire loro un servizio migliore facendo in modo che siano soddisfatti (e quindi meno propensi a cambiare fornitore) o per offrire loro altri servizi, in aggiunta a quelli già forniti (dunque aumentando i ricavi dal medesimo cliente).

Forse la sig.ra Elvira è un cliente sul quale, dal punto di vista della compagnia telefonica, non vale la pena di investire troppo in termini di cura del cliente, ma illuderla con il falso premio non è stata una buona operazione di customer relation management…

Certo, gli operatori telefonici sono soggetti ad una regolamentazione più severa, in materia di utilizzo dei dati personali, rispetto ad altri operatori (es.. Google e Facebook). Ma se i medesimi utenti degli operatori telefonici sono pronti a condividere con Google e Facebook particolari anche personali su di sé, forse questo significa che in generale gli utenti sono disposti (ovviamente con le necessarie condizioni e garanzie di riservatezza…) a condividere le proprie informazioni con le aziende delle quali sono clienti…ma in cambio chiedono gratificazioni pertinenti con i propri interessi…

Pertinenti, appunto…

mercoledì 1 giugno 2011

Alla ricerca del tempo perduto

Due notizie che fanno riflettere sul rapporto tempo-tecnologia.

Il World Memory Project, promosso dall’Holocaust Memorial Museum statunitense e da Ancestry.com mira a rendere disponibili gratuitamente, online, informazioni sulle vittime ed i sopravvissuti delle persecuzioni naziste. Scaricando un apposito software, chiunque può contribuire al progetto, aiutando ad indicizzare immagini digitalizzate originariamente contenute in microfilm che così diventano consultabili e ricercabili online, nell’ambito di un database. Pochi minuti dedicati al progetto da parte di migliaia di volontari in tutto il mondo stanno aiutando a preservare la memoria storica e a dare risposte a quanti cercano informazioni su parenti e familiari vittime delle persecuzioni (fonte: http://www.ancestry.com/wmp).

Una recente indagine condotta negli Stati Uniti (http://harmon.ie/content/press-releases) ha rivelato che oggi il 60% delle distrazioni che avvengono sul luogo di lavoro sono determinate dalla consultazione delle mail, dall’utilizzo dei social network, dall’invio di messaggi sul cellulare, dall’instant messaging, dalla ricerca di informazioni sul web e dal passaggio da un’applicazione all’altra.

Metà degli intervistati ha rivelato di non riuscire a lavorare più di 15 minuti (ma a volte anche meno) senza essere interrotti o distratti, fattore, questo, che impatta negativamente sul lavoro svolto in termini di: difficoltà a lavorare (33%); mancanza di tempo per riflettere (25%); eccesso di informazioni (21%); mancato rispetto delle scadenze (10%) e clienti persi (5%).

Questo quanto emerge dalla indagine...E' tuttavia vero che in molti casi questi stessi strumenti o almeno parte di questi (es: la ricerca di informazioni sul web, la consultazione di blog specialistici, ecc.) contribuiscono alla produttività e alla qualità del lavoro nella misura in cui aumentano ad esempio le opportunità di scambio di opinioni e l'accesso a materiale/informazioni sui quali riflettere.

In questo contesto, la capacità di selezionare le informazioni (e la disponibilità di strumenti che ci consentano di organizzare quelle stesse informazioni in modo strutturato e rapido) nonché la capacità di capire quando è necessario fermarsi a riflettere prima del prossimo click sembrano ingredienti necessari per ritrovare l’equilibrio perduto…

lunedì 23 maggio 2011

Chi l'ha visto... (l'amico su Facebook)?

Forse sarà capitato anche a voi…da un po’ di tempo alcuni dei vostri amici su Facebook sembrano scomparsi, evaporati nel continuo fluire di aggiornamenti/notizie ed altro che ogni giorno trovate nella vostra pagina, mentre altri amici sono sempre lì, a “postare” su Facebook con una assiduità tale da apparire quasi "maniacale". Che cosa è successo?

E' Facebook a decidere per voi quali storie/aggiornamenti, ecc. farvi vedere sulla vostra pagina. Il sistema è di default impostato in modo da mostrarvi quelle che Facebook definisce “Notizie più popolari”, a discapito, ad esempio, dell’aggiornamento cronologico (che vi porterebbe ad avere sulla vostra pagina le notizie dei vostri amici riportate puramente in ordine cronologico).

Come Facebook definisce queste “Notizie più popolari”? Tramite un algoritmo che con un calcolo complesso ed un sistema di ponderazione premia i post delle persone con le quali avete maggiore affinità (intesa come insieme di relazioni su Facebook, ad esempio perché commentate molto spesso il loro stato, oppure le loro foto), premia determinati contenuti rispetto ad altri ed infine la “freschezza” degli stessi (ossia i contenuti più recenti).

Così è probabile che il semplice aggiornamento di stato (per quanto recente) di un vostro amico non finisca tra le “Notizie più popolari”…Per essere sicuro di visualizzarlo dovrete intervenire voi, manualmente. Se non lo farete, il sistema rimarrà settato di default sulle “Notizie più popolari” (con il rischio di farvi perdere del tutto le tracce dei vostri amici che hanno una vita di relazione su Facebook meno attiva di altri).

Una delle ragioni dell’utilizzo dell’algoritmo risiede nella necessità di gestire in qualche modo l’enorme mole di informazioni generata dagli utenti: non solo, ma l’algoritmo tenta di dare risalto agli aspetti di socialità che sono connaturati ad uno strumento come Facebook. Nobili ragioni, per carità, ma nel momento in cui qualcuno decide per noi è importante, perlomeno, esserne consapevoli.

Certo Facebook non è il primo esempio di questo tipo. Anche Google, ad esempio, nel momento in cui viene effettuata una ricerca, utilizza un complesso algoritmo per determinare quali risultati mostrare e, soprattutto, in quale ordine. Ancora oggi, molte componenti dell’algoritmo rimangono segrete ed il tentativo di posizionare un determinato risultato (es.:un sito web) più in alto possibile nei risultati delle ricerche resta uno degli obiettivi principali di quella che viene definita SEO (search engine optimisation).

Secondo alcune ricerche, il 75% delle persone che effettua ricerche su Internet tramite motori di ricerca come Google si ferma alla consultazione della prima pagina dei risultati… In questo modo concetti/strumenti apparentemente solo tecnologici quali gli algoritmi e i sistemi di indicizzazione dei contenuti diventano elementi in grado di condizionare il nostro approccio alla conoscenza sul web.

giovedì 5 maggio 2011

C'è sempre qualcuno che chiama mentre faccio la doccia

Ricordo una bella striscia di Peanuts nella quale Snoopy, un po’ corrucciato, esclamava: “C'è sempre qualcuno che chiama mentre faccio la doccia”…

-Drin, drin (il cellulare squilla mentre voi, ovviamente, siete sotto la doccia)…

-Sì..un attimo…pronto? (La schiuma vi sta colando sugli occhi, non avete gli occhiali…è un miracolo che siate riuscite in qualche modo ad agguantare il cellulare…)

-Sì, buongiorno signora, è l’asilo…volevo dirvi che c’è un problema (la voce è disturbata e voi avete anche la schiuma nelle orecchie, cosicché non potete avvicinare bene il cellulare..nonostante questo vi colpisce il forte accento romano…sarà una consorella arrivata da Roma?)

- Un problema?

-Sì un problema che riguarda vostro figlio…

(Ecco lo sapevo, pensate voi…devo aver letto male le graduatorie dell’asilo…M. non è stato preso in quell’asilo e ora abbiamo già rinunciato agli altri posti…maledizione…e ora che facciamo?)

- Scusi, qual è il problema?

-Il problema è la quota della mensa, signora. Risulta che non l’avete ancora pagata..Sa, si deve pagare in anticipo...

-Beh, sì, lo so, ma pensavo di effettuare il pagamento in occasione dell’incontro del 19 maggio, quello fissato da Suor Costanza...

-Da chi?

-Da Suor Costanza…la consorella che si è occupata dell’iscrizione

-No, guardi, qui non abbiamo né consorelle, né confratelli, siamo un asilo comunale..

-Ma scusi, lei da dove chiama?

-Da Roma

-Roma? No, ma guardi, ci deve essere un errore…

-Ma lei non è la mamma di Anio?

-Anio?

Se non fossi stata sotto la doccia e senza occhiali forse avrei letto subito il numero di cellulare dal quale proveniva la chiamata ed avrei intuito che probabilmente si trattava di un errore;

Se quest’anno non avessi iscritto M. all’asilo non sarebbe sorto l’equivoco;

Se la mensa non si dovesse pagare in anticipo il povero Anio non rischierebbe di rimanere a pane ed acqua…

La prossima volta, prima di fare la doccia, spengo il cellulare…

lunedì 2 maggio 2011

E se fosse tutta colpa di Striscia?

La domanda sorge spontanea: e se fosse tutta colpa di “Striscia la notizia”? Se fosse proprio la nota trasmissione satirica a fomentare l’estro perverso di coloro che hanno il compito di ideare gli slogan dei manifesti elettorali per le elezioni amministrative?

Un po’ come quando guardiamo i video proposti dalla trasmissione "Paperissima", che hanno per protagonisti genitori scellerati intenti nelle più improbabili e impensabili evoluzioni acrobatiche che culminano in inevitabili schianti al suolo e ci chiediamo “Ma saranno veri o li avrà creati la tv?”….

Evidentemente, la voglia di primeggiare nella classifica dei manifesti elettorali più "originali" che "Striscia la notizia" propone ai suoi telespettatori solletica molte menti..il cui parto creativo si sostanzia nei manifesti citati in precedenza.

Alcuni esempi…

Ricordando la tragedia della Thyssenkrupp il candidato Juri Bossuto afferma: “Giustizia è

fatta”…Tema molto serio, che stride con la rivisitazione del titolo del bellissimo film di De Sica “Ieri, oggi e domani” riportata come slogan al fondo del manifesto: “Juri, oggi e domani” (che, diciamolo, non fa neanche tanto ridere, a maggior ragione se associata ad un evento così tragico).


Ci sono poi altri candidati che vogliono stupire e puntano tutto sulla teatralità: “Panero. Io potrò sempre guardarvi negli occhi” ..che, diciamolo, con quello sguardo un po’ allucinato alla Grande Fratello (ricordate l’occhio che tutto vede della pubblicità?), risulta anche un tantino inquietante...


C’è poi un’altra categoria di candidati la cui unica colpa risiede nel cognome, ma che citiamo comunque per completezza. All’arcinoto Dell’Utri piemontese che ha coperto metà dello spazio del suo manifesto elettorale per specificare “Non sono parente” (del Dell’Utri siciliano, noto alle cronache giudiziarie), si è aggiunta recentemente una candidata della sinistra. Il suo slogan è “Vota DEI GIUDICI”, che poi è anche il suo nome…ma che, inevitabilmente, vista l’appartenenza politica della candidata, alimenta le note diatribe sulla giustizia…E ancora mancano circa 2 settimane alle elezioni…


mercoledì 27 aprile 2011

Il duro mestiere del libraio

Pomeriggio in una grande libreria del centro. Cerco un testo e la commessa, eseguita la ricerca del codice del libro sul PC, mi indirizza verso una certa area tematica. “Dovrebbe essere qui, da qualche parte…”. Ma il libro non si trova. “Non si preoccupi, se vuole possiamo farlo arrivare..”. “In quanto tempo?” chiedo. “Beh, una settimana circa”.

Si tratta dello stesso libro che su Internet è acquistabile con lo sconto del 20% e la consegna gratuita a casa in 3 giorni. Il dubbio sorge spontaneo: e se lo consultassi gratuitamente in libreria per vedere se mi interessa e poi lo acquistassi su Internet? Un po’ come facciamo ora con gli elettrodomestici: andiamo nel negozietto sotto casa per vederlo e magari per farci consigliare dal proprietario che da una vita vende quel prodotto…e poi lo acquistiamo, a prezzo scontato, nel grande centro commerciale.

Mentre medito sul da farsi, sento, a pochi metri da dove mi trovo, qualcuno che intona una canzone. Cerco di non ascoltarlo perché voglio concentrarmi sulla lettura dei testi che sto consultando. Ma non ci riesco…Dopo qualche minuto di ascolto mi sporgo per vedere da quale area tematica provengono i “lamenti”: a giudicare dal testo della canzone non può che trattarsi dell’area tematica dedicata all’eros (credetemi, trattandosi di una canzone con il testo in italiano sono sicura di non aver frainteso…). Di che si tratta? Di uno degli eventi “culturali” che sempre più frequentemente le librerie offrono ai propri utenti (anche se sull’accezione del culturale ci sarebbe qualcosa da dire…)

Esco (senza acquisti) dalla libreria e penso alla libreria vicino a casa, quella nella quale vai e puoi chiedere alla proprietaria “Che libri mi consigli oggi?”. Ecco, il valore aggiunto in questo caso è la possibilità di essere consigliati. Poi penso ai siti Internet che contengono le recensioni dei libri: il fatto che siano scritte da più persone offre la possibilità di leggere opinioni diverse. Certo, la proprietaria della libreria mi conosce e conosce i miei gusti ma vista l’impossibilità umana di leggere tutti i libri che vengono pubblicati, immagino che anche lei si affidi alle recensioni di altri. Su Internet, poi, nel momento in cui consulto il testo, la piattaforma del sito mi consiglia automaticamente altri libri che mi potrebbero interessare, su argomenti simili (e spesso disponibili anche a prezzi scontati rispetto al prezzo di copertina).

E il dubbio sorge (nuovamente) spontaneo: e se consultassi gratuitamente il libro in libreria per vedere se mi interessa e poi lo acquistassi su Internet?

Oggi un numero ancora abbastanza limitato di persone si serve di Internet per effettuare i propri acquisti ma che cosa succederà tra qualche anno? Quando tutti avranno una maggiore dimestichezza con le dinamiche degli acquisti online (per non parlare degli ebook, dei quali abbiamo discusso in un precedente post)?

Allora, forse, l’acquisto d’impulso, la gratificazione immediata di poter arrivare a casa ed iniziare subito a sfogliare le pagine del libro appena acquistato non saranno più sufficienti….

martedì 12 aprile 2011

Quando le colpe dei governanti ricadono sui governatori…e non solo

Non succede spesso di trovare sulla stampa inglese/americana lodi ai nostri connazionali. Recentemente, però, è successo: diversi giornali hanno indicato in un italiano, Mario Draghi, attuale governatore della Banca d’Italia, il candidato migliore, per curriculum professionale, a succedere all’attuale Presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, il cui mandato scade quest’anno.

Un incarico molto importante, viste le sfide che la Banca centrale si trova ad affrontare ogni giorno, ed in particolare oggi, nel contesto della crisi economica globale. Crisi che sta portando ad una riflessione sul ruolo che la Banca centrale avrà nei prossimi anni, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti di stabilità del sistema finanziario.

Per questo motivo è triste dover constatare che uno dei motivi che potrebbe bloccare questa nomina è la nazionalità del candidato, il suo essere italiano. E se una delle motivazioni addotte (la fama di un’Italia troppo incline all’inflazione) può essere compresa (anche se non giustificata), l’idea che l’italiano sia sinonimo di persona poco affidabile e seria lo è molto meno.

Questa motivazione, più o meno esplicitata chiaramente, emerge nei commenti della stessa stampa inglese/americana: “lo scandalo che sta mettendo nei guai Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio, non gioca a favore dell’idea che un italiano possa essere un candidato serio” (The Economist, February 19th-25th 2011, p.12). Qualcuno dirà che il settimanale inglese (che di tutto può essere accusato, tranne che di essere un settimanale di sinistra…) non è mai stato troppo tenero con l’attuale presidente del Consiglio. Vero, ma purtroppo questo sentimento nei confronti degli italiani è davvero diffuso…

Chi si trova a lavorare con colleghi di altre nazionalità lo sperimenta quotidianamente: nell’ambito di un lavoro di gruppo, l’italiano è percepito come quello poco affidabile, che probabilmente produrrà un lavoro approssimativo e fuori dai tempi previsti. Proprio perché questa reputazione ormai ci accompagna da tempo sarebbe auspicabile che la classe politica nel suo complesso e soprattutto chi ricopre gli incarichi di maggiore responsabilità si adoperasse per modificarla (possibilmente in meglio, non in peggio…)

giovedì 24 marzo 2011

Auguri dottoressa!

Giusi Spagnolo è una ragazza palermitana di 26 anni che in questi giorni si è brillantemente laureata in lettere (105/110). Ed è down! Sì, affetta da questa sindrome così grave e invalidante, eppure ce l'ha fatta! Possiamo immaginare le difficoltà che avrà dovuto affrontare e anche la gioia di questo momento speciale. Che bello ragazzi, sarà che è primavera, sarà che il giorno della propria laurea è per tutti una grande soddisfazione, ma a me questa notizia riempie il cuore di gioia per questo mondo che forse non è proprio tutto da buttare!
Questo uno degli articoli che si trovano sul web
http://www.superabile.it/web/it/REGIONI/Sicilia/Interviste_e_personaggi/info-1825459739.html

martedì 22 marzo 2011

Il "diverso" secondo A.

Il primo aspetto che la madre di A. notò la prima volta che vide Waybuloo, serie prescolare trasmessa sul canale inglese CBeebies e proposta ora anche sul canale digitale terrestre Rai Yoyo, è che tra i bimbi protagonisti della serie ve ne sono alcuni che appartengono a minoranze etniche: bimbi di colore, bimbi con caratteri asiatici, bimbi ispanici.

A, invece, avvicinandosi allo schermo, indicò immediatamente il bimbo di colore e cominciò a salutarlo con la mano. Per lui quel bimbo di colore doveva senz’altro essere amico di L. il bimbo etiope, suo compagno di giochi in ludoteca, quello che ogni settimana gli mostra orgoglioso i suoi leoni e le sue giraffe. Per A, L. ha molti parenti ed amici: sono quelli che vede ogni giorno sull’autobus, per strada e anche in tv, ad esempio quando il papà vede i goal del giocatore del Camerun Etò.

Quando a presentare il canale CBeebies la BBC selezionò Cerrie Burnell, molte furono le proteste: secondo alcun genitori, una ragazza senza un braccio non avrebbe dovuto presentare un programma dedicato a bimbi così piccoli, perché la sua “diversità” avrebbe potuto turbarli. Qualcuno suggerì anche che portasse una protesi, ma lei rifiutò. La presentatrice è oggi molto amata dal suo pubblico: grazie a lei, molti genitori, interrogati dai propri figli in merito alla diversità di Cerrie, sono riusciti ad affrontare il loro problema a parlare di disabilità, e i bimbi, semplicemente, hanno accettato le loro spiegazioni, con la spontaneità e la mancanza di pregiudizi che li contraddistingue.

Forse un giorno anche A., guardando un programma alla televisione italiana presentato da un disabile semplicemente si avvicinerà allo schermo e saluterà con la mano, pensando all’amico che vede ogni giorno a scuola e con il quale gioca il pomeriggio al campetto di calcio e al parco giochi.

martedì 15 marzo 2011

Scandalo in Finlandia: il premier corrotto con televisori e stereo?

“Scandalo in Finlandia: il premier (…), numerosi politici e alti funzionari dello Stato hanno accettato “graziosi omaggi” da parte di una fabbrica di radio e televisori che aveva impiantato una contabilità da essi stessi definita “all’italiana”: fatturava un apparecchio sì e uno no risultando sempre in perdita e ottenendo così notevoli sovvenzioni da parte del governo”.

Triste constatare che già nel lontano 1978 l’Italia faceva scuola in quanto ad evasione fiscale, come testimonia questo articolo di Walter Rosboch pubblicato su “La Stampa” del 10 settembre 1978. Ma, secondo quanto riportato dall’articolo, la storia non terminava qui: con i suoi protettori politici la fabbrica “era generosa in inviti a viaggi all’estero e a cene che i revisori fiscali hanno definito “orge”. (…) Le spese per caviale, champagne e fanciulle volonterose (allora le chiamavano così, ndr.) venivano regolarmente contabilizzate, questa volta “alla finlandese” e contribuivano ampiamente ad aumentare il deficit di gestione”.

Aggiornamento (marzo 2011): come testimoniano gli articoli comparsi sui quotidiani nelle ultime settimane, dal 1978 l’Italia ha fatto progressi, estendendo la sua esperienza anche alla contabilità delle “fanciulle volonterose”….

domenica 13 marzo 2011

Giornalisti e "pirati"...

Continua il confronto-scontro tra l’editoria tradizionale e il mondo dei social media. Questa volta i protagonisti sono il chief editor del New York Times, Bill Keller, e Arianna Huffington dell’Huffington Post (recentemente acquisito dal colosso AOL).

Keller, nell’articolo pubblicato il 10/03*, contrappone coloro che pubblicano contenuti originali (quelli che egli considera i veri giornalisti) a coloro che, egli sostiene, si limitano ad aggregare contenuti (contenuti di qualità prodotti dai media tradizionali, contenuti propri di dubbia qualità, contenuti prodotti da blogger non pagati). Keller identifica nell’Huffington Post l’esempio più evidente di questa deprecabile tendenza all’aggregazione, che egli considera di fatto un vero e proprio atto di “pirateria” nei confronti dei contenuti prodotti dagli editori tradizionali.

La risposta puntuale della Huffington a tale critica, pubblicata sul sito lo stesso giorno**, ripercorre l’evoluzione compiuta dall’Huffington Post ed offre diversi spunti di riflessione sul rapporto tra media tradizionali e social media:

Per quanto riguarda i contenuti, se è vero che il sito può contare sul lavoro (in termini di scrittura di post/articoli) di molti blogger non pagati, tuttavia, uno staff sempre più nutrito di giornalisti professionisti (e pagati) produce ogni giorno contenuti editoriali originali, Il sito, inoltre, come molti altri, paga le agenzie stampa (Reuters, ecc.) per pubblicarne i contenuti. Infine, molti quotidiani, attratti dall’audience crescente che il sito conquista, contattano quotidianamente l’Huffington Post per proporre contenuti da pubblicare. In questo senso si può affermare che il sito si è via via avvicinato al modello di produzione di contenuti di qualità che è al centro dell’attività di un editore tradizionale.

Contemporaneamente, e questa è la chiave del successo del sito, l’Huffington Post ha continuato a rafforzare le modalità di interazione e di coinvolgimento con i propri lettori: 1) i lettori possono agevolmente commentare gli articoli e contribuire attivamente, come comunità, ad assicurare che i commenti rispettino le regole di buon comportamento, insieme con i moderatori ufficiali del sito (elemento, questo che rende il sito più attraente per i pubblicitari); 2) sinergie sono state create tra la comunità dell’Huffington Post e quelle di Facebook e Twitter; 3) i lettori hanno la possibilità di pubblicare sul sito i propri post: inoltre essi hanno la possibilità di determinare una gerarchia degli autori dei post (in termini di numero di followers, ecc.).

Grazie a questa politica, oggi il sito può vantare, accanto agli articoli dei propri giornalisti, contributi di una molteplicità di soggetti (semplici cittadini, politici, professori universitari, ecc.), che contribuiscono alla ricchezza di contenuti del sito e che per tale attività non percepiscono alcun onorario (l’esposizione”, intesa come la possibilità di comunicare le proprie opinioni ad un pubblico molto vasto come quello dell’Huffington Post, costituisce per questi soggetti la ragione primaria che li spinge a scrivere).

Curiosamente, una maggiore apertura agli strumenti dei social media è quanto auspicato anche da diversi lettori del New York Times che pure condividono molte delle osservazioni di Keller.

Anche in Italia il dibattito è acceso: e se è vero che gran parte delle notizie che vengono commentate in rete è originata dai media tradizionali, tuttavia, spesso, i dibattiti più interessanti che ne seguono si svolgono in sedi diverse da quelle dei giornali tradizionali (ad es. su blog tematici che grazie all’autorevolezza dei propri autori riescono a catturare l’attenzione ed i commenti di altri professionisti, creando di fatto comunità molto attive che danno vita a dibattiti di grande vivacità).

Siti come l’Huffington Post, che riescono ad aggregare bene i contenuti di qualità di giornalisti professionisti con quelli di lettori non professionisti, creando un prodotto editoriale che genera audience sempre più elevate e fidelizzate, diventano sempre più interessanti per gli investitori pubblicitari. La resistenza di molti giornali (e spesso degli stessi giornalisti) ad aprirsi al mondo dei social media, a cercare nuove strade, puntando sull’innovazione del prodotto editoriale, rischia di prolungare la crisi che il mondo dell’editoria tradizionale sta attraversando.

I social media non possono vivere senza i media tradizionali, ma a loro volta i media tradizionali possono trarre giovamento dall’utilizzo degli strumenti dei social media. L’errore sta nel continuare a vedere questi mondi come realtà contrapposte, anziché come realtà complementari.

*Bill Keller, “All the Aggregation That’s Fit to Aggregate" http://www.nytimes.com/2011/03/13/magazine/mag-13lede-t.html

**Arianna Huffington, "Bill Keller Accuses Me of "Aggregating" an Idea He Had Actually "Aggregated" From Me", http://www.huffingtonpost.com/arianna-huffington/bill-keller-accuses-me-of_b_834289.html

domenica 6 marzo 2011

Agli amici de "Ilportapenne"

Cari amici de “Il portapenne”, mettetevi comodi perché questo post è un po’ più lungo di quelli che di norma leggete su questo blog.

Nella vita di ogni blog, inesorabile, arriva un momento nel quale è necessario fare il punto della situazione. Siamo partiti nel 2008, spinti da una grande voglia di sperimentare questo strumento di comunicazione. Sin dall’inizio abbiamo cercato di coinvolgere diverse persone nella redazione dei post, convinti che questo avrebbe arricchito i contenuti del blog, garantendo non soltanto una maggiore varietà di argomenti, ma anche la presenza di opinioni e punti di vista diversi.

Alcuni di voi sono riusciti a trovare il tempo di contribuire scrivendo qualche post; altri, segnalando argomenti di potenziale interesse per un post; altri ancora, pur non commentando o scrivendo direttamente, ci hanno letti quotidianamente. A voi tutti il nostro sincero grazie.

Il mondo della comunicazione sta evolvendo rapidamente ed è evidente che i paradigmi di un tempo sono cambiati: sempre più sovente è proprio in rete, e spesso proprio nei blog, che si assiste a scambi di opinioni vivaci e proficui…Non solo, ma curiosamente, se le notizie dei media tradizionali, ed in particolare quelle dei quotidiani, continuano ad ispirare molti dei commenti che trovate in rete, i commenti più interessanti ( e più civili) non si trovano negli spazi che i quotidiani nazionali hanno aperto alla discussione, ma sui blog di normali cittadini.

Le strade percorse sono diverse: taluni hanno creato blog tematici, altri, blog che si indirizzano ad un target specifico (es: quelli, molto numerosi, delle mamme), altri ancora hanno fatto del blog il proprio diario personale.

“Il portapenne” è invece stato sin dall’inizio “generalista”, un contenitore di generi vari, principalmente per l’incapacità ,da parte di chi vi scrive, di rinchiudersi dentro uno spazio troppo ben definito e per la tendenza a privilegiare lo sguardo a tutto campo, spaziando dai temi più seri a quelli di puro intrattenimento.

In conclusione…i lettori più assidui hanno certamente notato come da un po’ di tempo la frequenza con la quale viene aggiornato il blog sia decisamente diminuita. La nascita di un secondo pargolo ha creato qualche “piccola scossa”, non ancora del tutto ammortizzata, nella nostra quotidianità. Inoltre, il timore di ripetere opinioni già espresse in post pubblicati - e dunque di tediare il lettore - ci ha resi più selettivi nella scelta degli argomenti. Nonostante questo “Il portapenne” non chiude…procede, forse in modalità un po’ diverse ma procede, con la speranza di poter contare ancora sul vostro supporto (lettura, commenti, scrittura di post, ecc.). Grazie e...a presto!

venerdì 25 febbraio 2011

Primogeniti vs. secondogeniti

Nonostante quello che sostengono i genitori, i secondogeniti ricevono un trattamento diverso dai primogeniti…come testimoniano i seguenti fatti:

1) nei primi mesi di vita i primogeniti nati nei mesi freddi escono soltanto nelle ore più calde…i secondogeniti escono quando i genitori possono uscire…se poi c’è anche il sole tanto meglio;

2) l’acqua con la quale si preparano i cibi dei primogeniti è rigorosamente quella in bottiglia, con il bollino che ne assicura l’adeguatezza alle necessità del bimbo appena nato…l’acqua che bevono i secondogeniti è quella del rubinetto…al massimo filtrata in caraffa;

3) il ciuccio dei primogeniti viene sterilizzato tutte le volte che cade…anche 50 volte…quello dei secondogeniti pure…ma soltanto dopo le prime 10 volte;

4) quando partono per la villeggiatura, i primogeniti hanno un corredo degno di una piccola star del cinema ….il corredo dei secondogeniti in partenza riempie gli spazi vuoti della valigia dei genitori (se ci sono);

5) i primogeniti hanno diritto ad un quaderno sul quale vengono accuratamente riportati i fatti salienti della loro esistenza: il giorno nel quale è spuntato il primo dentino, il giorno nel quale hanno cominciato a gattonare…i secondogeniti, beh anche a loro succederanno le stesse cose, quindi perché perdere tempo ad annotarle nuovamente?

6) i primogeniti ricevono una ricca educazione letteraria…i secondogeniti pure, con la differenza che delle storie guardano/leggono soltanto la parte centrale (essendo le prime e le ultime pagine dei libri state divelte dai primogeniti nel loro furore letterario).

I secondogeniti di norma parlano prima dei primogeniti…perché hanno qualcosa di cui lamentarsi…

mercoledì 23 febbraio 2011

Libertà di espressione?

C'è una riflessione che mi porto dentro dalla prima serata di Sanremo, quando Luca e Paolo hanno cantato "Ti sputtanerò".
Premetto che normalmente apprezzo molto il duo comico, li trovo intelligenti e taglienti al punto giusto, però questa cosa non mi è piaciuta. Capirei l'avessero fatta alle Iene, in qualche tribuna politica, o in altri contesti, ma quello non era né il luogo, né il momento giusto. Perché la si può pensare come si vuole su Berlusconi, Fini, vicende giudiziarie e tutto il resto, ma in una serata di gala, dedicata alla musica, in Eurovisione, sbeffeggiare quelle che, volenti o nolenti sono comunque due massime cariche dello Stato, secondo me non è giusto, è brutto, è di cattivo gusto. Avrei capito qualche battuta, non di più.
In fondo Sanremo è una festa, con la musica e i fiori, perché rovinarla?

martedì 22 febbraio 2011

Sanremo e il Belpaese

C’è un aspetto di Sanremo che mi urta parecchio: l’ospite straniero. Non la persona in sé, intendiamoci, ma le modalità con le quali tale ospite viene “gestito”.

Inevitabilmente, vengono pronunciate le fatidiche domande: “Le piace l’Italia? Quali sono gli aspetti che le piacciono di più del nostro paese?”. E, altrettanto scontate, giungono le risposte “Io ADORO l’Italia…adoro il cibo, il clima,…”..Alcuni poi arrivano ad affermare “Mi piace ASSOLUTAMENTE TUTTO dell’Italia”…Ma come? Dici di venire in Italia di frequente e ti piace tutto dell’Italia? Mai che ti sia capitato uno scioperello qua e là con il treno o l’aereo,…mai che abbiano tentato di fregarti la valigia in aeroporto, che al ristorante ti abbiano rifilato cibi inadeguati al prezzo pagato o che il servizio fruito in hotel sia stato inferiore alle aspettative e a quanto avresti trovato in altri paesi europei? NON CI CREDO…

Ora, è abbastanza comprensibile che un ospite parli bene del paese ospitante, ma proprio per questo, sapendo che il suo vero pensiero non verrà mai rivelato, perché indugiare in queste domande?

La mia personale sensazione è che da parte di noi italiani ci sia sempre la necessità di avere conferme circa la bellezza del nostro paese. Sarà forse a causa di quella sensazione amara, un misto di indignazione, tristezza e disgusto che ormai da tempo suscitano in noi i quotidiani comportamenti delle cosiddette classi dirigenti. Scoraggiati da questi accadimenti chiediamo ad alcuni, selezionati ospiti stranieri, il loro pensiero, sicuri che questi citeranno le nostre “isole sicure” (il cibo, il clima, il passato culturale del paese). Così, paghi di queste risposte, possiamo per qualche tempo ancora farci cullare dall’illusione di vivere davvero nel “Belpaese”…

mercoledì 16 febbraio 2011

Alla posta...

E’ noto…presso gli sportelli delle italiche Poste si può ormai fare quasi tutto: stipulare polizze assicurative, sottoscrivere strumenti finanziari, acquistare telefonini e libri, stipulare contratti di telefonia mobile, acquistare carte di credito prepagate, ecc. Per questo motivo, da anni la stampa italiana ed estera descrive il gruppo Poste italiane come un’azienda all’avanguardia dell’innovazione…

-Buongiorno, vorrei inviare questa busta come posta assicurata

-Bene, non c’è problema…Qual è il valore della busta?

-Dentro c’è un assegno…

-Valore 50 euro?

-Beh no, veramente c’è un assegno di importo decisamente superiore

-Uhm…capisco…ha chiuso la busta?

-No, non ancora, ho pensato che esistesse un formato particolare per questo tipo di invio …Sul vostro sito ho letto di assicurate che “devono essere confezionate con le chiusure di sicurezza”

-Sì infatti…può chiuderla normalmente con la colla…ma così è un’ordinaria, per un valore fino a 50 euro…per l’invio di importi superiori ai 50 euro deve chiudere la busta con la ceralacca.

Per un attimo mi scorrono nella mente le preziose bolle papali sigillate con la ceralacca e conservate con cura nei musei… Per quanto sia amante delle cose retro, sigillare, nel 2011, una qualunque, anonima, busta bianca formato ufficio con la ceralacca mi fa un po’ tristezza…

mercoledì 9 febbraio 2011

Buoni propositi

Lui (prima della nascita del pargolo e dopo aver sentito i racconti di coppie di amici disperati, alle prese con figli piccoli scatenati): “Sì, sì, quando toccherà a noi sapremo come fare… gli riempiremo la giornata di tante attività cosicché la sera crollerà dal sonno alle 21”

Alle 21 di 3 anni dopo la situazione è un po’ diversa: Lui giace “distrutto” sul divano mentre il pargolo saltella allegramente per casa (attività che durerà fino alle 23…)

Ai genitori non mancano i buoni propositi…quello che li frega è la mancanza delle forze necessarie per sopportarne le conseguenze…