
lunedì 21 settembre 2009
venerdì 11 settembre 2009
Oggi, 11/09
Ogni generazione ha i suoi eventi da raccontare : i nostri nonni ricordano la guerra, i nostri genitori ricordano lo sbarco sulla Luna, l’uccisione del Presidente Kennedy…per noi l’11/09 sarà senza dubbio uno di quegli eventi dei quali parleremo un giorno ai nostri figli…
Ciascuno di noi ha il proprio 11/09 da raccontare…
Io mi trovavo nel mio ufficio al V piano di un bell’edificio che si affaccia sul Rond Point Schuman, il centro comunitario di Bruxelles. Accanto a noi il palazzo della Commissione europea ed il Consiglio: in strada un fluire continuo, ma ordinato, di persone ed automobili.
Sulla scrivania il cellulare vibra: un SMS dall’Italia mi chiede se sto vedendo quello che sta succedendo a New York...In ufficio non c’è la televisione e così provo a collegarmi ai siti dei giornali: inutile…Pochi minuti dopo, il mio capo, che sta per uscire da casa e venire in ufficio mi chiama: “Sto guardando la televisione, un aereo si è schiantato contro una delle Torri Gemelle…eh no…ma che cosa succede? Ce n’è un altro….”.
Qualche ora dopo Rond Point Schuman è deserto. La sicurezza ha fatto evacuare i palazzi della Commissione, del Consiglio e del Parlamento, per timore di un attentato anche qui, nel cuore dell’Europa: file interminabili e silenziose di persone escono e si dirigono verso la metropolitana, verso i parcheggi, verso il parco.
La stessa cosa avviene in un altro quartiere, fuori dal centro: la sede della Nato viene fatta evacuare.
Anche in ufficio è calato il silenzio: tutti se ne sono andati. Che senso ha rimanere?
La metropolitana alle 17 è surreale: pochi passeggeri, che si guardano senza parlare. Anche la chitarra di Michel tace…è la prima volta che lo vedo seduto con gli altri passeggeri e non in piedi, tra la gente, a cantare con la chitarra al collo.
martedì 8 settembre 2009
I viaggi de "Ilportapenne". Undicesima tappa: Capri
Il piccolo pullman che ci porta ad Anacapri, nella zona più alta dell’isola, lontano dal glamour della Piazzetta, è seguito da un taxi: a bordo una giovane donna di 35 anni circa, occhiali scuri e vistoso cappello di paglia ed un giovane valletto di un hotel di lusso, con la divisa granata e le decorazioni giallo-oro che ha accompagnato la donna nei suoi acquisti e che ora, con cura, tiene accanto a sé le 3-4 borse, color panna, enormi, con il nome delle griffe stampato sopra.
Alla base della partenza della seggiovia c’è il banchetto di Pasquale: sul piccolo banchetto di legno una sigaretta accesa e gli attrezzi del mestiere, con i quali Pasquale confeziona sandali su misura.
Mentre saliamo sulla seggiovia incontriamo lo sguardo di alcune giovani giapponesi che stanno scendendo: ci sorridono discretamente e ci salutano con la mano inguantata che regge l'immancabile piccolo ombrellino. Qualche seggiolino dopo, un bimbo giapponese di 6-7 anni, seduto sul seggiolino con le gambe incrociate, ha chiuso gli occhi.
Giunte alla sommità del Monte Solaro... Capri come non l’abbiamo mai vista: una piccola baia quasi nascosta e una macchia blu inchiostro, nella quale si distinguono poche barchette bianche. Dall’altra parte dell’isola gli imponenti Faraglioni e la via Krupp...bellissimi…ma è qui che il nostro sguardo si perde.
I viaggi de "Ilportapenne". Decima tappa: Pompei
Difficile immaginare il traffico brulicante lungo le stradine sulle quali si affacciano le botteghe, le case, le ville…
I recipienti per le bevande, lo spazio per la cottura del pane, i muri con le scritte che inneggiano al politico di turno, gli spazi intimi del Lupanare con le immagini proibite e poi il foro, maestoso, con le colonne, le statue, i grandi spazi…frammenti di vita quotidiana che il turista cerca di rivivere affacciandosi in tutte le aperture che scorge, toccando i muri, sbirciando attraverso le sbarre di metallo che vietano l’accesso.
Il Vesuvio è là…inquietante nel suo silenzio.
Ma è un attimo…i mosaici colorati, i colori sgargianti e i giardini con le piccole fontane ci riportano alla vita gioiosa della città, ai suoi cittadini benestanti ed indaffarati.
Fino al tramonto…quando le vie tornano deserte ed il silenzio avvolge nuovamente la città, sotto lo sguardo protettivo del Vesuvio.
giovedì 3 settembre 2009
I viaggi de "Ilportapenne". Nona tappa: la costiera amalfitana
“Save the water, drink Limoncello”, recitano le magliette delle piccole botteghe che vendono i prodotti tipici del luogo.
Il bianco delle case di Amalfi contrasta fortemente con il blu intenso del mare. Da Amalfi ci inerpichiamo con un piccolo pullman sulla stradina che porta a Ravello.
I grandi pannelli pubblicizzano il noto festival che ha luogo da aprile a settembre e che richiama tanti turisti stranieri venuti ad ascoltare la musica dei grandi compositori su un palco, posto all’interno di villa Rufolo, che si affaccia sul mare di Amalfi.
All’interno di villa Cimbrone, un trionfo di vegetazione, di fiori,
di statue di Cerere e di altre divinità antiche, di grandi balconate che si affacciano sul mare e di piccoli angoli intimi nascosti nella vegetazione, troviamo il lussuoso e discreto albergo 5 stelle, all’interno del quale venne anche la divina Greta Garbo, in cerca di pace e tranquillità….
I turisti, discreti, si perdono per i silenziosi sentierini della villa: il mare è laggiù, solcato dalle scie delle barche e degli aliscafi. Immobile e rassicurante …
I turisti, discreti, si perdono per i silenziosi sentierini della villa: il mare è laggiù, solcato dalle scie delle barche e degli aliscafi. Immobile e rassicurante …
martedì 1 settembre 2009
Cercate un posto dove pranzare? Ho quello che fa per voi...
Anche quest'anno le vacanze sono finite, e mi ritrovo a pensare ad un episodio a cui ho assistito in montagna, per la precisione in val Pusteria, vicino a Dobbiaco (BZ).
Sono le 11, per una volta io e mio marito abbiamo deciso di uscire dalla valle di Heidi, dove le caprette ti fanno ciao, per ritornare in mezzo ai nostri simili, gli umani.
E abbiamo deciso di andare a vedere il cimitero di guerra di Monte Piana dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
Il cimitero è piccolo, molto ben tenuto, immerso in un bosco sulla riva di un fiume. Per accedervi si lascia la macchina in uno spiazzo sterrato e, passato un ponte sul fiume, si entra nel cimitero e si sale una scalinata per raggiungere la piccola cappella all'aperto. Le croci piantate nel terreno, in ferro battuto, portano i nomi di 1.259 giovani spezzati dalla guerra. Sono seppelliti a coppie, forse chissà, per non far sentire loro la solitudine nel riposo eterno.
Un luogo di quiete, di pace, di rispetto e silenzio... Silenzio? Ho detto silenzio?
Eh no...non qui, non questa volta.
Nel parcheggio troviamo un pullman targato Reykjavik, Islanda. E nel cimitero...i barbari!
Una cinquantina di persone di tutte le età, dai 30 agli 80 anni circa, stanno pasteggiando allegramente sulle tombe dei caduti. Sì, avete capito bene: stanno mangiando in un cimitero. Borse di plastica appoggiate sulle tombe, per potersi sedere senza sporcarsi i vestiti (per carità, non sia mai!), le bottiglie di Coca Cola appoggiate sopra le croci, questo gruppo di "persone " ride e scherza tra un boccone e l'altro.
Ora mi spiego il signore romano che ho incrociato mentre stavo entrando! Aveva una macchina fotografica in mano e diceva alla moglie "E' indecente, queste foto faranno il giro del mondo!"
Conoscevo l'abitudine di mangiare con i defunti, ma di solito sono i propri morti, e lo si fa tra familiari, perchè così si possa sentire il parente ancora presente, come se fosse in vita. Lo spettacolo a cui ho assistito non aveva nulla di religioso o commemorativo...
E poi dicono di noi italiani!
Ok, torniamo da Heidi e dalle caprette, che è meglio!
Sono le 11, per una volta io e mio marito abbiamo deciso di uscire dalla valle di Heidi, dove le caprette ti fanno ciao, per ritornare in mezzo ai nostri simili, gli umani.
E abbiamo deciso di andare a vedere il cimitero di guerra di Monte Piana dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
Il cimitero è piccolo, molto ben tenuto, immerso in un bosco sulla riva di un fiume. Per accedervi si lascia la macchina in uno spiazzo sterrato e, passato un ponte sul fiume, si entra nel cimitero e si sale una scalinata per raggiungere la piccola cappella all'aperto. Le croci piantate nel terreno, in ferro battuto, portano i nomi di 1.259 giovani spezzati dalla guerra. Sono seppelliti a coppie, forse chissà, per non far sentire loro la solitudine nel riposo eterno.
Un luogo di quiete, di pace, di rispetto e silenzio... Silenzio? Ho detto silenzio?
Eh no...non qui, non questa volta.
Nel parcheggio troviamo un pullman targato Reykjavik, Islanda. E nel cimitero...i barbari!
Una cinquantina di persone di tutte le età, dai 30 agli 80 anni circa, stanno pasteggiando allegramente sulle tombe dei caduti. Sì, avete capito bene: stanno mangiando in un cimitero. Borse di plastica appoggiate sulle tombe, per potersi sedere senza sporcarsi i vestiti (per carità, non sia mai!), le bottiglie di Coca Cola appoggiate sopra le croci, questo gruppo di "persone " ride e scherza tra un boccone e l'altro.
Ora mi spiego il signore romano che ho incrociato mentre stavo entrando! Aveva una macchina fotografica in mano e diceva alla moglie "E' indecente, queste foto faranno il giro del mondo!"
Conoscevo l'abitudine di mangiare con i defunti, ma di solito sono i propri morti, e lo si fa tra familiari, perchè così si possa sentire il parente ancora presente, come se fosse in vita. Lo spettacolo a cui ho assistito non aveva nulla di religioso o commemorativo...
E poi dicono di noi italiani!
Ok, torniamo da Heidi e dalle caprette, che è meglio!
lunedì 31 agosto 2009
Strano ma vero...e la risposta esatta è...
La numero due! I corpi delle defunte venivano assisi su seggiolini in muratura: la carne si decomponeva, gli umori venivano raccolti in appositi recipienti e gli scheletri essiccati venivano ammucchiati nell’ossario. Ogni giorno (!) le monache si recavano in preghiera di fronte ai seggiolini, contraendo spesso, dato l’ambiente malsano, gravi malattie, sovente mortali (!!).
Il tutto per evidenziare l’inutilità del corpo come semplice contenitore dell’anima…
Dimenticavo…al vincitore (Sergio che per primo ha indovinato la soluzione) va un soggiorno premio di 7 giorni all’interno del cimitero della Clarisse presso il Castello Aragonese di Ischia…da passare in preghiera di fronte ai menzionati seggiolini, ovviamente (tranquillo Sergio, di monache non ne è rimasta nemmeno una…)
Aggiungo che una volta usciti dal cimitero la vista è molto bella...
Il tutto per evidenziare l’inutilità del corpo come semplice contenitore dell’anima…
Dimenticavo…al vincitore (Sergio che per primo ha indovinato la soluzione) va un soggiorno premio di 7 giorni all’interno del cimitero della Clarisse presso il Castello Aragonese di Ischia…da passare in preghiera di fronte ai menzionati seggiolini, ovviamente (tranquillo Sergio, di monache non ne è rimasta nemmeno una…)
Aggiungo che una volta usciti dal cimitero la vista è molto bella...
mercoledì 26 agosto 2009
Il quiz di fine estate...strano ma vero
L’estate sta finendo ed è tempo di resoconti…in attesa di un prossimo post su alcuni luoghi visitati durante le vacanze ecco un piccolo quiz.
Nel castello aragonese di Ischia (vd. foto) si trova un cimitero delle monache clarisse…
La domanda è: che cosa succedeva alle monache decedute?
1) Il corpo veniva lasciato per una settimana in una vasca all’interno del cimitero con le mani legate giunte in preghiera: il corpo “purificato” veniva quindi avvolto in grandi rosari, confezionati appositamente dalle monache, e gettato in mare tramite un apposito “scivolo”
2) Il corpo veniva posto su seggiolini di pietra, sino alla completa decomposizione. Ogni giorno le monache si recavano in preghiera di fronte ai seggiolini a meditare sulla morte.
Nel castello aragonese di Ischia (vd. foto) si trova un cimitero delle monache clarisse…
La domanda è: che cosa succedeva alle monache decedute?
1) Il corpo veniva lasciato per una settimana in una vasca all’interno del cimitero con le mani legate giunte in preghiera: il corpo “purificato” veniva quindi avvolto in grandi rosari, confezionati appositamente dalle monache, e gettato in mare tramite un apposito “scivolo”
2) Il corpo veniva posto su seggiolini di pietra, sino alla completa decomposizione. Ogni giorno le monache si recavano in preghiera di fronte ai seggiolini a meditare sulla morte.
3) Le suore tenevano a turno per una settimana il corpo della defunta in ginocchio, in atteggiamento di preghiera, ai piedi dell’altare della chiesa: dopo una settimana, quello che rimaneva della defunta veniva riposto in apposite urne
4) Non si ricorda nessuna suora deceduta nel convento…la leggenda vuole che, grazie alle continue preghiere e alla vita retta condotta dalle monache, queste abbiano trascorso in vita e in buona salute tutto il periodo di permanenza nel castello. Il cimitero venne costruito “pro forma”, per ricordare loro la caducità dell’esistenza, ma in realtà nessuna suora vi fu mai sepolta.
Solo una è la risposta corretta…quale?
lunedì 27 luglio 2009
Da grande farò....
Ho sempre pensato che un’iniziativa molto utile da attuare a scuola sarebbe quella di spiegare agli alunni vicini all’ingresso nel mondo del lavoro alcune delle principali figure che si riscontrano negli annunci di lavoro (es: account, business analyst, controller, addetto stampa, ecc.).
Scorrendo gli annunci di lavoro si trova infatti una vera miniera di informazioni.
Scorrendo gli annunci di lavoro si trova infatti una vera miniera di informazioni.
Così, ad esempio, scopriamo che esiste lo “STRESS ANALYST”, il cui ruolo, lo ammetto, mi risulta oscuro anche dopo aver letto la descrizione fornita: “La risorsa si occuperà di attività di progettazione legate ad analisi a fatica per clienti operanti nel settore aeronautico e metalmeccanico. Il lavoro verrà svolto sia in sede che presso le aziende svolgendo attività di engineering e supporto pre e post-sale alla clientela”.
Vado avanti e scopro che esiste l’"ASSUNTORE" (che mi ricorda gli untori del Manzoni o al massimo qualcuno che lavora nelle risorse umane), ma che nulla ha a che vedere con questi ultimi, avendo piuttosto a che fare con le polizze assicurative e poi il "METODISTA", che nulla ha a che vedere con il metodista che tutti abbiamo in mente: quello dell’annuncio infatti “si occuperà di gestire la standardizzazione ed il consolidamento dei processi produttivi, assicurando il raggiungimento degli obiettivi di Efficienza produttiva, Qualità interna e Lean Manufacturing” (le maiuscole sono originali, in barba alle regole sulle maiuscole della grammatica italiana).
Non c’è che dire: si potrebbe scrivere un bel manuale o, in alternativa, si potrebbero utilizzare queste figure nei giochi a quiz:
-Intervistatore: “Che cos’è uno STRESS ANALYST?…Ha 1 minuto per rispondere...Ecco le opzioni: A: uno psicologo specializzato nel curare i lavoratori stressati; B: uno strumento che si attacca agli attrezzi presenti nelle palestre – tapis roulant, vogatori, spinner, per valutare lo stato di salute dell’atleta”…e così via…
Una volta i bimbi sognavano di fare l’inventore, il calciatore, l’astronauta…qualcuno dovrà pur dire loro che su Monster questi lavori proprio non si trovano!
Una volta i bimbi sognavano di fare l’inventore, il calciatore, l’astronauta…qualcuno dovrà pur dire loro che su Monster questi lavori proprio non si trovano!
giovedì 23 luglio 2009
Form-aggio, form-ine, form-azione..forma che?
Questa settimana mi è tornato in mente il bel film uscito qualche anno fa intitolato “Volevo solo dormirle addosso” (per chi non lo conoscesse qui c'è il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=trYrskfTuHA)
Il protagonista è il giovane responsabile formazione di una azienda ICT del milanese: amato dai colleghi (che considerano il suo lavoro forse un po’ inutile ma in fondo simpatico), termina tutti i suoi interventi con un “vi stimo molto”.
Le cose cambiano quando il giovane diventa responsabile delle risorse umane (un ruolo, questo sì, da tutti ritenuto “serio”) con il compito di tagliare teste…
Ecco, l’atteggiamento nei confronti della formazione (training, tanto per usare il termine inglese che è più modaiolo) che si vede nel film, mi pare rispecchi bene la realtà italiana: formazione come attività “simpatica” che sulla carta molte aziende fanno, ma sulla cui utilità vengono nutriti non pochi dubbi.
Mi sembra che alla base di questo atteggiamento vi sia un equivoco: il problema non è nella formazione in sé, quanto nel modo in cui essa viene concepita e realizzata: nessun progetto a lungo termine, nessuna indagine (seria) con i destinatari per capire le loro reali esigenze.
Non sarà forse che anche a causa della mobilità che caratterizza l’attuale mercato del lavoro (quante persone conoscete che sono rimaste presso la stessa azienda più di 5 anni?) le aziende non reputano utile/efficiente investire davvero nella formazione?
Eppure fatico a pensare a settori nei quali la formazione e l’aggiornamento non siano importanti (e questo sia nel pubblico, sia nel privato).
Tra l’altro oggi le tecnologie ICT ci consentono di svolgere attività di formazione in modo molto più agevole rispetto al passato, facilitando inoltre la partecipazione attiva degli utenti (che può prolungarsi nel tempo e nello spazio al di fuori dei confini della formazione “in aula”). Ancora una volta però non bisogna cadere nell’equivoco: la tecnologia non è sufficiente: senza un progetto serio alla base, le sue potenzialità sono seriamente compromesse.
Fare formazione nel modo in cui si tende a farla oggi mi sembra il sistema migliore per squalificare questo utile strumento: dire “vi stimo molto” non basta.
Il protagonista è il giovane responsabile formazione di una azienda ICT del milanese: amato dai colleghi (che considerano il suo lavoro forse un po’ inutile ma in fondo simpatico), termina tutti i suoi interventi con un “vi stimo molto”.
Le cose cambiano quando il giovane diventa responsabile delle risorse umane (un ruolo, questo sì, da tutti ritenuto “serio”) con il compito di tagliare teste…
Ecco, l’atteggiamento nei confronti della formazione (training, tanto per usare il termine inglese che è più modaiolo) che si vede nel film, mi pare rispecchi bene la realtà italiana: formazione come attività “simpatica” che sulla carta molte aziende fanno, ma sulla cui utilità vengono nutriti non pochi dubbi.
Mi sembra che alla base di questo atteggiamento vi sia un equivoco: il problema non è nella formazione in sé, quanto nel modo in cui essa viene concepita e realizzata: nessun progetto a lungo termine, nessuna indagine (seria) con i destinatari per capire le loro reali esigenze.
Non sarà forse che anche a causa della mobilità che caratterizza l’attuale mercato del lavoro (quante persone conoscete che sono rimaste presso la stessa azienda più di 5 anni?) le aziende non reputano utile/efficiente investire davvero nella formazione?
Eppure fatico a pensare a settori nei quali la formazione e l’aggiornamento non siano importanti (e questo sia nel pubblico, sia nel privato).
Tra l’altro oggi le tecnologie ICT ci consentono di svolgere attività di formazione in modo molto più agevole rispetto al passato, facilitando inoltre la partecipazione attiva degli utenti (che può prolungarsi nel tempo e nello spazio al di fuori dei confini della formazione “in aula”). Ancora una volta però non bisogna cadere nell’equivoco: la tecnologia non è sufficiente: senza un progetto serio alla base, le sue potenzialità sono seriamente compromesse.
Fare formazione nel modo in cui si tende a farla oggi mi sembra il sistema migliore per squalificare questo utile strumento: dire “vi stimo molto” non basta.
venerdì 17 luglio 2009
Tanto rumore per...
La notizia è stata riportata sui giornali di mezzo mondo (anche sull'autorevole Financial Times) ed è arrivata anche in Italia.
Che cosa è successo? Un ragazzino di 15 anni, che sta facendo uno stage estivo negli uffici londinesi della celebre Morgan Stanley (15 anni..stage estivo a Morgan Stanley!!!), alla richiesta di descrivere come lui utilizza la tecnologia, ha scritto un rapporto che ha talmente “intrigato” i lettori da essere pubblicato dalla stessa Morgan Stanely e – così dicono – essere richiesto da manager e amministratori delegati di aziende che si occupano dei media e delle sue evoluzioni (una delle note più lette in assoluto tra quelle pubblicate da Morgan Stanley, hanno dichiarato alla stessa Morgan Stanley).
La domanda sorge spontanea: che cosa avrà mai detto di così interessante un bambino di 15 anni da intrigare analisti e manager lautamente pagati che tutti i giorni “smanettano” dati, cifre, ecc e da meritare il titolo di “nuovo guru dei media”, come hanno titolato alcuni giornali?
Ho letto il documento e mentre lo leggevo mi chiedevo come manager super pagati potessero trovare qualche elemento “sorprendente” in questo racconto che presenta molte delle componenti che chiunque abbia a che fare con dei ragazzi di quell’età conosce (es: i giovani non leggono i giornali..ad eccezione di quelli gratuiti che trovano sui bus o nel metro..i giovani non amano la pubblicità su Internet..la trovano inutile, ecc.). Eppure questi manager commissionano ogni giorno ricerche ed indagini proprio per capire come i giovani utilizzano i media!
A questo punto una seconda domanda sorge spontanea: questi manager osservano mai i propri figli giocare/studiare/ecc., Parlano mai con loro? Ho la sensazione che se passassero meno tempo in riunioni, spesso inutili ed inconcludenti e più tempo a casa con i propri figli, forse, qualche cosa la imparerebbero anche loro (e gratuitamente!).
Che cosa è successo? Un ragazzino di 15 anni, che sta facendo uno stage estivo negli uffici londinesi della celebre Morgan Stanley (15 anni..stage estivo a Morgan Stanley!!!), alla richiesta di descrivere come lui utilizza la tecnologia, ha scritto un rapporto che ha talmente “intrigato” i lettori da essere pubblicato dalla stessa Morgan Stanely e – così dicono – essere richiesto da manager e amministratori delegati di aziende che si occupano dei media e delle sue evoluzioni (una delle note più lette in assoluto tra quelle pubblicate da Morgan Stanley, hanno dichiarato alla stessa Morgan Stanley).
La domanda sorge spontanea: che cosa avrà mai detto di così interessante un bambino di 15 anni da intrigare analisti e manager lautamente pagati che tutti i giorni “smanettano” dati, cifre, ecc e da meritare il titolo di “nuovo guru dei media”, come hanno titolato alcuni giornali?
Ho letto il documento e mentre lo leggevo mi chiedevo come manager super pagati potessero trovare qualche elemento “sorprendente” in questo racconto che presenta molte delle componenti che chiunque abbia a che fare con dei ragazzi di quell’età conosce (es: i giovani non leggono i giornali..ad eccezione di quelli gratuiti che trovano sui bus o nel metro..i giovani non amano la pubblicità su Internet..la trovano inutile, ecc.). Eppure questi manager commissionano ogni giorno ricerche ed indagini proprio per capire come i giovani utilizzano i media!
A questo punto una seconda domanda sorge spontanea: questi manager osservano mai i propri figli giocare/studiare/ecc., Parlano mai con loro? Ho la sensazione che se passassero meno tempo in riunioni, spesso inutili ed inconcludenti e più tempo a casa con i propri figli, forse, qualche cosa la imparerebbero anche loro (e gratuitamente!).
P.S.: Per chi fosse interessato, ecco il link al documento: http://media.ft.com/cms/c3852b2e-6f9a-11de-bfc5-00144feabdc0.pdf
giovedì 16 luglio 2009
C’ero e non me ne sono accorto
Ne “L’America in pugno”, l’economista Susan George sostiene che l’arrivo alla Casa Bianca di un Presidente democratico (quando il libro è andato in stampa non si conosceva ancora il nome del successore di Bush) difficilmente potrà portare ad un profondo cambiamento nella politica americana.
Questo per via del fatto che, secondo l’autrice, negli ultimi anni la destra americana è stata molto abile nel costruire una ideologia forte (investendo nelle idee tramite finanziamenti a fondazioni, supporto a brillanti studiosi, una efficace politica nei confronti dei media e nel marketing delle proprie idee) arrivando ad “impadronirsi” (uso il termine indicato dall’autrice) di “istituzioni, cultura, economia”.
Un’osservazione del libro mi ha particolarmente colpita: “i progressisti, che probabilmente confidavano troppo nella forza e nella correttezza delle proprie idee, si resero conto del pericolo con inaudito ritardo,disdegnando il confronto con i neoconservatori fino a quando questi ultimi non ebbero già vinto la battaglia” (S. George, "L’America in pugno. Come la destra si è impadronita di istituzioni, cultura, economia”, Feltrinelli, 2008, p.38).
Mi sembra che questa affermazione si applichi bene anche al contesto italiano. Mi sembra che la nostra sinistra negli ultimi anni si sia caratterizzata proprio per un atteggiamento spocchioso, di superiorità, di eccessiva confidenza nelle proprie idee. Ma la società cambia, le esigenze ed i problemi cambiano: i valori di fondo restano quelli nei quali crediamo, ma il pensare che le idee che ne conseguono non necessitino mai di essere argomentate e discusse (non tanto e non solo a livello di partito, ma soprattutto con e nella società) mi sembra un esempio di miopia acuta.
lunedì 13 luglio 2009
Etica? Per tutti ma non per noi!
In occasione del G8 abbiamo sentito più volte pronunciare il termine “etica”: norme etiche, etica in economia, ecc.
Il tutto con riferimento all’economia mondiale, alla necessità che scandali come quelli successi in questi ultimi mesi e che hanno avuto forti ripercussioni sull’economia internazionale non si ripetano…
A quanto ci dicono i giornali, l’Italia ha fortemente insistito su questo binomio: etica ed economia. A questo punto una considerazione sorge spontanea. Ma come, proprio NOI parliamo di etica? Noi che abbiamo assistito a scandali e malversazioni in ambito privato (vd. casi Cirio e Parmalat, tanto per citarne due) e che ogni giorno paghiamo, come ci ricorda ogni anno con grande chiarezza la Corte dei Conti, una “tassa immorale ed occulta” a causa del fenomeno “diffuso e rilevante” della corruzione nella Pubblica Amministrazione?
NOI parliamo di etica?…Noi, che avendo ancora bene in mente le inchieste Mani Pulite sorridiamo al sentire che un politico di un altro paese europeo ha chiesto pubblicamente scusa per aver messo in nota spese ben 5 film a pagamento (dei quali due porno visti dal marito)?
Insomma non mi sembra che in quanto ad etica (sia in economia, sia in politica…che poi in fondo sono aspetti strettamente legati, mi sembra) noi siamo dei best-case a livello internazionale…ma forse, come sempre, l’invito era rivolto ad altri e noi potremo continuare così come è sempre stato…
Il tutto con riferimento all’economia mondiale, alla necessità che scandali come quelli successi in questi ultimi mesi e che hanno avuto forti ripercussioni sull’economia internazionale non si ripetano…
A quanto ci dicono i giornali, l’Italia ha fortemente insistito su questo binomio: etica ed economia. A questo punto una considerazione sorge spontanea. Ma come, proprio NOI parliamo di etica? Noi che abbiamo assistito a scandali e malversazioni in ambito privato (vd. casi Cirio e Parmalat, tanto per citarne due) e che ogni giorno paghiamo, come ci ricorda ogni anno con grande chiarezza la Corte dei Conti, una “tassa immorale ed occulta” a causa del fenomeno “diffuso e rilevante” della corruzione nella Pubblica Amministrazione?
NOI parliamo di etica?…Noi, che avendo ancora bene in mente le inchieste Mani Pulite sorridiamo al sentire che un politico di un altro paese europeo ha chiesto pubblicamente scusa per aver messo in nota spese ben 5 film a pagamento (dei quali due porno visti dal marito)?
Insomma non mi sembra che in quanto ad etica (sia in economia, sia in politica…che poi in fondo sono aspetti strettamente legati, mi sembra) noi siamo dei best-case a livello internazionale…ma forse, come sempre, l’invito era rivolto ad altri e noi potremo continuare così come è sempre stato…
martedì 7 luglio 2009
Humour inglese
Sto assistendo ad un bombardamento telematico: per qualche problema informatico, a me e a tutti i miei colleghi di lavoro, stanno arrivando nella casella di posta aziendale, nello stesso istante, decine di mail (aziendali) tra le quali:
1) ringraziamenti per un regalo di matrimonio da parte di ex dipendenti (che ringraziavano tutti i colleghi di allora), con tanto di foto allegata della coppia felice in Vespa
2) informazioni di dimissioni di persone che non lavorano più nell'azienda da 8 anni
3) mail di un collega alla ricerca disperata di una rivista che gli serviva per motivi di lavoro (nel lontano 2002)
Si tratta di mail che stanno arrivando a tutti i dipendenti dell'azienda ...e considerando quello che a volte scriviamo nelle mail (a proposito di colleghi, capi, ecc.) quello che sta succedendo potrebbe avere effetti devastanti...
In questa situazione è consolante sapere che il collega (inglese) autore involontario di questo bombardamento ha mantenuto il sangue freddo. Interpellato dalla sottoscritta che gli chiedeva se fosse a conoscenza di quanto stava avvenendo ha risposto via instant messanger: "Sì grazie lo so...Anzi, ci sono un po' troppi colleghi online in questo momento (ovvero: un sacco di gente sta assistendo in diretta al bombardamento che sto involontariamente provocando )..il tutto condito da una emoticon...
Ah impareggiabile humour inglese...a questo punto attendiamo con impazienza di leggere la sua mail ufficiale di scuse tra qualche ora...sempre ammesso che nel frattempo, dopo che le nostre mail saranno state lette da tutta l'azienda, noi siamo ancora qui....
sabato 4 luglio 2009
Il girone che Dante si è dimenticato…
Se ai suoi tempi fossero esistiti, Dante avrebbe dedicato loro almeno un girone del suo Inferno.
Loschi figuri, che per mesi, anni, testardi, perseverano nel dedicarsi a viaggi impossibili ad ore impossibili, con un corredo di bagaglio che va dalla cartellina ultraleggera alla valigia porta computer, porta abito, porta tutto del peso minimo di 6 kg.
Loschi figuri che strabuzzando gli occhi cercano di decifrare i numeri che compaiono sui nuovi - quanto irrimediabilmente scomodi - display con gli orari (il carattere Tahoma 8 a distanza di più di un metro si fa fatica a leggere a meno di avere una vista alla Superman!), mentre l’altoparlante diffonde notizie di intervistatori IPSOS incaricati di svolgere indagini sulla qualità del servizio ferroviario che in tanti anni nessuno ha mai incontrato (smarriti, come il materiale rotabile?)
Loschi figuri che una mattina di luglio, con temperatura esterna di 16 gradi rischiano l’ibernazione perché “l’aria condizionata non si può regolare…è così, o tutto o nulla”…e come i bastoncini Findus nella cella frigorifera guardano fuori dal finestrino il caldo sole che splende sui campi di grano, mentre altri loschi figuri, pochi metri più in là, all’interno di una sauna finlandese maleodorante, grondanti di sudore, sognano il ragazzo della Coca Cola della pubblicità (mica, lui, quanto la Coca Cola ghiacciata!). Ma qualche losco figuro ha trovato la soluzione: 10 minuti di qua, 10 minuti di là…gelo, caldo tropicale, caldo tropicale, gelo…un’ora così e una settimana a letto è assicurata.
Loschi figuri, che per mesi, anni, testardi, perseverano nel dedicarsi a viaggi impossibili ad ore impossibili, con un corredo di bagaglio che va dalla cartellina ultraleggera alla valigia porta computer, porta abito, porta tutto del peso minimo di 6 kg.
Loschi figuri che strabuzzando gli occhi cercano di decifrare i numeri che compaiono sui nuovi - quanto irrimediabilmente scomodi - display con gli orari (il carattere Tahoma 8 a distanza di più di un metro si fa fatica a leggere a meno di avere una vista alla Superman!), mentre l’altoparlante diffonde notizie di intervistatori IPSOS incaricati di svolgere indagini sulla qualità del servizio ferroviario che in tanti anni nessuno ha mai incontrato (smarriti, come il materiale rotabile?)
Loschi figuri che una mattina di luglio, con temperatura esterna di 16 gradi rischiano l’ibernazione perché “l’aria condizionata non si può regolare…è così, o tutto o nulla”…e come i bastoncini Findus nella cella frigorifera guardano fuori dal finestrino il caldo sole che splende sui campi di grano, mentre altri loschi figuri, pochi metri più in là, all’interno di una sauna finlandese maleodorante, grondanti di sudore, sognano il ragazzo della Coca Cola della pubblicità (mica, lui, quanto la Coca Cola ghiacciata!). Ma qualche losco figuro ha trovato la soluzione: 10 minuti di qua, 10 minuti di là…gelo, caldo tropicale, caldo tropicale, gelo…un’ora così e una settimana a letto è assicurata.
Non c’è dubbio: se fossero esistiti ai suoi tempi, a questi loschi figuri Dante avrebbe dedicato un girone del suo Inferno…già, perché per meritare tutto questo i loschi figuri avranno commesso crimini efferati, peggiori di quelli dei sodomiti, dei lussuriosi, dei barattieri e di tutta quella allegra combriccola che popola l’Inferno!
Caro Dante, senti un po'...visto che come ci insegna la pubblicità hai il rotolone della carta igienica sempre a portata di mano, perché non ci fai un pensierino?
mercoledì 1 luglio 2009
Boing!..Non solo per bambini
Cari amici nati negli anni '70, ecco un esperimento per voi.
Prendete il telecomando del decoder digitale terrestre e sintonizzatevi su Boing, il canale gratuito per ragazzi di Mediaset. Che cosa troverete su questo canale? Tra gli altri, Mila e Shiro, il Tulipano Nero, Scooby-Doo e altri titoli simili...vi ricordano niente?
Prendete il telecomando del decoder digitale terrestre e sintonizzatevi su Boing, il canale gratuito per ragazzi di Mediaset. Che cosa troverete su questo canale? Tra gli altri, Mila e Shiro, il Tulipano Nero, Scooby-Doo e altri titoli simili...vi ricordano niente?
Sì, proprio così...i cartoni animati dei nostri tempi. Accanto a titoli e serie nuovi sono lì, gli intramontabili, quelli con i quali abbiamo trascorso diverse ore del nostro tempo (magari sognando di poter stupire tutti durante la partita di pallavolo a scuola replicando il servizio a "fiocco di neve" di Mila)...
Non è una novità, direte voi: spesso la televisione ripropone vecchi titoli per risparmiare. Vero, ma c'è dell'altro. Già, perché trasmettere gli "intramontabili" significa spesso assicurarsi anche un buono share di ascolti: sì, perché la mamma o il papà dei pargoli di oggi (che poi sono i nostri amici/coetanei nati negli anni '70) saranno forse un po' meno restii a "piazzare" il proprio figlio di fronte alla televisione per qualche decina di minuti se conoscono esattamente quello che c'è aldilà dello schermo...
Senza dimenticare poi che gli intramontabili, seppure certamente un po' superati sul fronte della grafica, degli effetti speciali, ecc, qualcosa da dire forse ce l'hanno ancora.
Che il successo di un canale come Boing sia dovuto anche in parte agli amici nati negli anni '70? Io sospetto di sì...
martedì 30 giugno 2009
Il silenzio è d'oro!
A volte si parla dei beni rari dell'umanità. Si dice che le guerre del futuro saranno per l'acqua, nei romanzi inglesi dell'800 si narra delle favolose colonie, ricche di miniere d'oro e di diamanti. Al telegiornale non si parla che di petrolio.
Io metterei il SILENZIO come bene raro e da tutelare.
Pensiamoci bene: quanti di noi possono godere del silenzio vero, totale, almeno per un'ora al giorno?
Io metterei il SILENZIO come bene raro e da tutelare.
Pensiamoci bene: quanti di noi possono godere del silenzio vero, totale, almeno per un'ora al giorno?
sabato 27 giugno 2009
Statistiche familiari
Ecco una statistica facile da indovinare…: in media, quanto tempo una famiglia trascorre insieme al giorno?
Da uno studio condotto in Gran Bretagna (ma i risultati “nostrani” non penso siano molto diversi) la risposta è: 45 minuti al giorno.
Dato che non sorprende se si pensa che: 1) sempre più spesso anche la madre lavora; 2) i figli sono sempre più sovente impegnati in attività extrascolastiche (piscina, calcio, la scuola di musica, ecc.), anche per via della necessità, per i genitori che lavorano, di “sistemare” i figli mentre loro sono fuori casa; 3) i televisori in casa si sono moltiplicati, con il risultato che difficilmente la famiglia si trova riunita, dopo cena, come una volta, di fronte al televisore; 4) al consumo mediatico tradizionale (tv, radio, cinema, ecc.) si sono aggiunti, per quanto riguarda i figli, i “nuovi consumi”: Internet, consolle, ecc., che di norma vengono fruiti in modalità “singola”, ossia separatamente dal resto della famiglia.
Che fare? Ottimizzare quei 45 minuti verrebbe da dire…che poi tradotto significa ottimizzare il tempo che la famiglia trascorre seduta a tavola (perché è qui che si concentra il poco tempo passato insieme).
E perché non aggiungere a questa ricetta anche altro? Es: organizzare il week-end in modo da prevedere attività per tutta la famiglia (gite, visite, passeggiate, ecc.) o cercare di condividere con i figli alcune delle attività che di norma vengono fruite singolarmente (es: cercare di ritagliare un po’ del proprio tempo per navigare con loro o per giocare insieme con la console o per farsi coinvolgere in quei giochi che a noi sembrano strani ed astrusi quanto strani ad astrusi sembravano ai nostri genitori quelli che facevamo noi durante l’infanzia…)?
Si accettano suggerimenti…
Da uno studio condotto in Gran Bretagna (ma i risultati “nostrani” non penso siano molto diversi) la risposta è: 45 minuti al giorno.
Dato che non sorprende se si pensa che: 1) sempre più spesso anche la madre lavora; 2) i figli sono sempre più sovente impegnati in attività extrascolastiche (piscina, calcio, la scuola di musica, ecc.), anche per via della necessità, per i genitori che lavorano, di “sistemare” i figli mentre loro sono fuori casa; 3) i televisori in casa si sono moltiplicati, con il risultato che difficilmente la famiglia si trova riunita, dopo cena, come una volta, di fronte al televisore; 4) al consumo mediatico tradizionale (tv, radio, cinema, ecc.) si sono aggiunti, per quanto riguarda i figli, i “nuovi consumi”: Internet, consolle, ecc., che di norma vengono fruiti in modalità “singola”, ossia separatamente dal resto della famiglia.
Che fare? Ottimizzare quei 45 minuti verrebbe da dire…che poi tradotto significa ottimizzare il tempo che la famiglia trascorre seduta a tavola (perché è qui che si concentra il poco tempo passato insieme).
E perché non aggiungere a questa ricetta anche altro? Es: organizzare il week-end in modo da prevedere attività per tutta la famiglia (gite, visite, passeggiate, ecc.) o cercare di condividere con i figli alcune delle attività che di norma vengono fruite singolarmente (es: cercare di ritagliare un po’ del proprio tempo per navigare con loro o per giocare insieme con la console o per farsi coinvolgere in quei giochi che a noi sembrano strani ed astrusi quanto strani ad astrusi sembravano ai nostri genitori quelli che facevamo noi durante l’infanzia…)?
Si accettano suggerimenti…
mercoledì 24 giugno 2009
Messaggi pericolosi
Il Moige (Movimento Italiano Genitori) ha preso posizione contro lo spot della Rocchetta in cui vengono paragonate Cristina Chiabotto e una ragazza meno alta-magra di lei, che viene sbeffeggiata da altre fanciulle (http://www.genitori.it/documento.asp?sotto=36&articolo=8692).
Fin dal principio ho trovato molto brutta questa pubblicità e mi sono interrogata su come una mente in fase di sviluppo possa interpretarla.
Io, adulta, posso forse cogliere il lato ironico della situazione e commentare: ah, be' allora quest'estate mi bevo una cassa di Rocchetta al giorno e divento come la Chiabotto...ma fatemi il piacere!
Ma una ragazza o una bambina, che magari non ha nessuno che possa aiutarla a decodificare il messaggio?
Vengono i brividi solo a pensarci!
Fin dal principio ho trovato molto brutta questa pubblicità e mi sono interrogata su come una mente in fase di sviluppo possa interpretarla.
Io, adulta, posso forse cogliere il lato ironico della situazione e commentare: ah, be' allora quest'estate mi bevo una cassa di Rocchetta al giorno e divento come la Chiabotto...ma fatemi il piacere!
Ma una ragazza o una bambina, che magari non ha nessuno che possa aiutarla a decodificare il messaggio?
Vengono i brividi solo a pensarci!
domenica 21 giugno 2009
Italia-Brasile: 0-3. Fato o libero arbitrio?
Il calcio, si sa, è "lo sport" in Italia. Curioso, dunque, è vedere come nel calcio si ritrovino atteggiamenti tipici del nostro modus vivendi.
L'Italia ha perso questa sera contro il Brasile: ha giocato male, senza motivazione...La causa di tutto ciò? "Siamo arrivati qui fisicamente non molto preparati"...
Quante volte ho già sentito questa scusa? E' possibile, dico io, che gli avversari arrivino sempre fisicamente più preparati di noi o siano sempre di stazza superiore alla nostra (quasi che l'Italia fosse un paese di nani e mingherlini e che un destino crudele ed immutabile ci colpisse ogni volta, condannandoci ad essere sempre fisicamente inferiori) E che cosa significa essere arrivati fisicamente poco preparati? Vuol dire che si sono allenati poco? Vuol dire che alla fine del campionato sono troppo stanchi? E allora mettiamoci il cuore in pace e facciamoli giocare alla bocciofila comunale (dove peraltro rischieranno di essere battuti da anziani assai arzilli...!).
In alternativa potremmo dire chiaro e tondo che abbiamo giocato male, che i giocatori non si sono impegnati, che l'allenatore ha sbagliato (e magari prendere qualche iniziativa al riguardo)...Probabilmente alla base di una sconfitta ci sono più motivazioni, ma l'addurre come giustificazione motivazioni che sembrano chiamare in causa un qualche destino/fato immutabile fuori dal nostro controllo mi sembra davvero troppo.
Il dibattito sul fato e sulla sua influenza sulle vicende umane è molto antico: il riconoscimento della capacità dell'uomo di influire sul proprio destino mi sembra una delle grandi conquiste del pensiero. L'atteggiamento di comodo che vedo così diffuso nella nostra società e consistente nell'allontanare la responsabiità personale, nel diluirla a tal punto da rendere impossibile l'identificazione delle colpe e degli errori personali mi sembra un enorme passo indietro...
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