giovedì 29 aprile 2010

Roma A/R

Sono scene di “Love actually” e di “The Terminal” quelle che mi scorrono nella mente ogni volta che mi trovo all’aeroporto.
In “Love actually” sono le sequenze nelle quali genitori e figli, mariti e mogli o semplici amici si riabbracciano all’uscita dei gate. In “The terminal” sono le sequenze nelle quali il protagonista si trova a diventare, suo malgrado, uno dei personaggi che popolano quel microcosmo che è l’aeroporto.

Il personale di assistenza a terra, le commesse dei negozi, gli addetti alla sorveglianza e gli addetti alle pulizie, i conducenti dei pulman che trasportano i viaggiatori all’aereo o i bagagli da imbarcare e poi ovviamente i piloti e gli assistenti di volo con le loro divise e i loro bagagli a mano che a piccoli gruppi percorrono i lunghi corridoi con il passo sicuro di chi conosce tutti i segreti di questo microcosmo.

E poi ovviamente la popolazione variegata dei viaggiatori: i viaggiatori di piacere con carrelli carichi di un numero eccessivo di valigie e di sacchetti del duty free, uomini d’affari con PC portatile al seguito che gesticolano animatamente mentre parlano con il loro Blackberry e i bimbi che viaggiano soli, con i loro badge di riconoscimento al collo, scortati dalla hostess di turno.

Ogni destinazione ha i suoi viaggiatori: sul volo per Milano l’età media dei colletti bianchi è di 45 anni. Su quello per Torino è invece di circa 65 anni...segno, anche questo, di una regione la cui economia da troppi anni ha perso dinamismo.

Alla fine questo è tutto ciò che vedo di Roma. Questo microcosmo e il vento che muove le fronde dei pini marittimi in lontananza.

venerdì 23 aprile 2010

C'è un pinguino nella buca delle lettere

Le tengo sempre con cura tra gli auguri di buon anno. Ogni anno, puntuali, arrivano: e il pinguino c’è sempre, sul timbro postale oppure sull’immagine della cartolina.

Arrivano dall’Antartide, dove équipe miste, formate da sismologi, glaciologi (sì esistono!) e astronomi, trascorrono parte del loro tempo a scavare buche nella neve (vd. foto) per collocare le apparecchiature necessarie a migliorare la nostra conoscenza della crosta, del mantello e del nucleo della terra (sismometri, apparecchi per la registrazione dei dati rilevati, batterie al piombo per l’alimentazione che si ricaricano tramite pannelli solari).

Temperature esterne intorno ai -30°, atterraggi sulla neve (le stazioni autonome dislocate sul terreno possono distare anche 600 km dalle basi attrezzate, vd. foto) su piste improvvisate e "movimentate" dalle gobbe create dai venti, lunghe permanenze nelle basi, circondate da immense distese di neve.

Ma qualcuno deve farlo: per avere delle immagini dell’interno della terra che siano di elevata qualità è necessario che le stazioni sismologiche siano distribuite in modo omogeneo sul territorio, anche in luoghi impervi come l’Antartide.

Visti i progressi della scienza mi chiedo se prima o poi riceverò gli auguri di buon anno direttamente dal centro della terra, da qualche temerario fan delle avventure di Jules Verne. “Ali” (nome in codice dell’amica che scava la buche e che mi invia le cartoline con i pinguini e le foto che vedete) non ci hai ancora fatto un pensierino
?

mercoledì 21 aprile 2010

L'illusione delle nuove tecnologie

Ci risiamo. Ogni anno, nel momento in cui arriva la conferma che il numero dei visitatori paganti nei musei statali italiani continua a diminuire, compaiono dichiarazioni sul ruolo che l’utilizzo delle nuove tecnologie potrebbe avere per “conquistare i visitatori” (IlSole24 ore del 19/04: “Musei sull’iPhone per conquistare i visitatori. Contro la diminuzione delle presenze spazio a Facebook, Twitter, allestimenti in 3D e tavoli multimediali).

A dire il vero, anche tra taluni addetti ai lavori qualche dubbio c’è sull’efficacia di tali soluzioni. Già, perché, come spesso succede nel nostro paese, ci si illude che l’utilizzo delle nuove tecnologie (visite virtuali, ora Facebook, Twitter) possa, da solo, determinare cambiamenti. Eppure, il fatto che progetti sulle nuove tecnologie già attuati e finanziati in passato abbiano dato risultati non poprio brillanti spingerebbe ad una riflessione un po’ più approfondita sul perché i nostri musei perdano, da qualche anno, visitatori paganti (e, di conseguenza, sulle strategie da adottare).

Un esempio a caso: cercando il sito Internet del Colosseo (attività che ogni turista italiano e straniero avrà intrapreso) si ritrovano siti amatoriali, a volte anche discreti, realizzati da appassionati. E lo Stato? (il Colosseo ed il Circuito Palatino sono circuiti museali statali...). Tra i primi risultati che compaiono dalla ricerca su Google troviamo questo sito della Soprintendenza
http://archeoroma.beniculturali.it/it/luoghi/aree_monumenti/colosseo2 che tutto è, tranne che un sito pensato per il visitatore. Andate su una pagina qualsiasi…probabilmente non arriverete a leggere oltre la mezza pagina, perché il testo risulta davvero poco "intrigante".

Il sito cita i servizi educativi istituiti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali presso la Soprintendenza per favorire "la conoscenza delle testimonianze storiche e del patrimonio artistico nazionale, soprattutto nei più giovani”. Ottimo! Ci addentriamo oltre, cercando una descrizione dei corsi e laboratori istituiti…”Corsi e laboratori 2008-2009 (ma non siamo nel 2010?)…”Il programma dei corsi e dei laboratori che verranno realizzati per l'anno 2008-2009 sarà pubblicato non appena saranno definite le risorse destinate a questo servizio” (!!!).

Cambiamo paese…http://www.britishmuseum.org/. Sul sito, curato ed accattivante, ricco di immagini e supporti audiovisivi si trovano percorsi per tutte le tipologie di visitatori (adulti, studiosi, scuole, bambini), nonché una serie di risorse online (informazioni, ecc.) per insegnanti ed adulti in visita la museo. I bambini trovano percorsi di visita predisposti per loro, possono ritirare nel museo dei pacchetti all'interno dei quali troveranno diverse attività da svolgere durante la visita, potranno prendere in prestito penne e matite per disegnare durante la visita, toccare con mano alcuni oggetti del msueo e cimentarsi in una serie di attività predisposte per loro (ed in funzione delle diverse età dei piccoli visitatori) nel Samsung Digital Discovery Centre all’interno del museo (es: potranno creare mosaici con il supporto di Photoshop, stamparli e portarli a casa)…All’interno del sito online i bambini possono seguire percorsi in funzione del periodo storico o del tema selezionato, divertirsi con giochi online e scoprire al contempo le collezioni del museo.

Insomma le nuove tecnologie non fini a se stesse, ma come parte di una strategia più complessiva, di un modo diverso di concepire l’approccio alla cultura. Cosa che richiede molto più tempo della realizzazione di un sito in 3D o di una applicazione per iPhone…

giovedì 15 aprile 2010

Il "JFK Employee"

C’è Mary che, dopo un lungo volo, sosterà qualche ora all’aeroporto JFK di New York e chiede dove potrà portare il cane che viaggia con lei a fare una passeggiata.
C’è John che chiede come raggiungere il suo albergo dall’aeroporto spendendo il meno possibile. E chi chiede dove poter fare una doccia all’interno dell’aeroporto o come avere assistenza per un parente in arrivo all’aeroporto che non parla inglese e che quindi potrebbe avere problemi a rispondere alle domande degli agenti della dogana. E ancora chi vorrebbe portare da Cuba del rum e dei sigari cubani e chiede se questo è consentito dalla legislazione vigente.

A queste ed altre domande l’addetto dell'aeroporto JFK di New York (o “JFK Employee”, come si firma sul sito) risponde in tempo reale su una pagina del sito web dell’aeroporto http://www.jfk-airport.net/
In realtà il sito è strutturato in diverse sezioni nelle quali i viaggiatori troverebbero risposte ad alcune delle domande inviate. Ma se è vero che i problemi dei viaggiatori sono spesso comuni, avere risposte puntuali ai propri dubbi è spesso determinante (se arrivo con il volo xxx e ho la corrispondenza con il volo xxxx gestito da quest’altra compagnia che parte dal terminal.xxx all’ora xxx, ce la farò a prendere l’aereo? Avrò tempo sufficiente per superare i controlli?). E in questo senso la presenza del “JFK Employee” è davvero rassicurante.

Uno degli aspetti che penso colpisca di più noi europei in visita negli USA è proprio questo: l’approccio che caratterizza il “servizio al pubblico”. Nell’aeroporto, ad esempio, tutto è ben segnalato. Lungo le strade, ad ogni incrocio, c’è un cartello ben visibile che riporta il nome delle vie e la direzione da seguire per raggiungere la propria meta.

Il che mi ricorda un viaggio in macchina da Torino a Milano Malpensa di qualche annetto fa. Seguendo le scarse indicazioni (molte erano nascoste dalla vegetazione e quelle visibili erano sistemate in modo ambiguo: “Secondo te indica di andare diritto oppure di girare a sinistra?”) arrivammo in piena campagna. Dopo una serie di stradine deserte, ci trovammo di fronte ad un piccolo ponticello, sul quale una macchina di grandi dimensioni o un camper non sarebbero mai potuti transitare. Eppure la strada era proprio quella e portava (ma solo se si viaggiava su macchine di piccole dimensioni!) proprio a Milano Malpensa, uno dei principali aeroporti italiani. Caro “Malpensa Employee”…where are you?

venerdì 9 aprile 2010

Il signor M.

Il portone è ancora chiuso quando arriviamo. Ad attendere, altre 10 persone, giunte lì, come noi, con il passaparola.

Poi, alle 20.30 precise, il portone si apre e veniamo accolte all’interno: tavoli di legno accuratamente preparati ed impreziositi da fermaposate di cartone e sottopiatti di ceramica colorata. Un ambiente luminoso, intimo ed accogliente: graziose lampade e oggetti di design a decorare i tavolini di servizio, tavolozze di colori alle pareti.

M. ci avverte subito: “Lo sapete, questo non è un ristorante…qui non ci sono veri cuochi e camerieri…se la cosa non vi convince, poco più in là trovate un vero ristorante”. Una franchezza che all’inizio ci lascia un po’ sorprese, ma che, come capiremo in seguito, serve solo per mettere in chiaro che lì le cose si fanno come vuole M…e che, se ti fermi, “decidi di accettare e giocare”.

E così abbiamo fatto. Una portata dopo l’altra, per un totale di 6 antipasti, 1 primo, 1 contorno, 5 dessert, accompagnati da 3 diversi tipi di vino. Pietanze che non si trovano nei ristoranti: perché M. cucina le antiche ricette, quelle della tradizione contadina, impreziosite, però, da alcuni suoi spunti personali: ed inoltre, il pane lo fa lui, il formaggio lo fa lui, la salsiccia è preparata da lui, ed i contorni, le salsine, sono sempre piacevolmente insolite.

A servire sempre M., con i suoi modi gentili e discreti, la sua cravatta elegante ed il grembiule da lavoro. L’ambiente concilia la discussione e durante la carrellata di piatti si parla di tutto: uomini e donne, tortellini e personalità borderline.

Usciamo, qualche ora dopo, dal portone dal quale eravamo entrate… con alcune ricette raccolte in una confezione di cartoncino (le stesse ricette che abbiamo sperimentato e che ci sono state donate da M.) ed una piacevole sensazione.

Sarà il fatto che il ricavato della nostra cena sarà utilizzato da M. per coprire una parte dei costi che lui sostiene per offrire gratuitamente il pernottamento alle persone che si trovano in città per assistere i propri bimbi malati e che non hanno i mezzi per affittare per giorni, spesso mesi, una camera d’albergo.

O sarà il fatto di aver conosciuto una persona che, semplicemente, ha sperimentato un percorso…”Ospitalità, gioco” sono le prime parole che lui cita…ma ci sono anche l’esperienza della malattia e la convinzione che “Quando si è fortunati, quando si è avuto tutto dalla vita è giusto, doveroso, dare qualcosa anche agli altri”.

giovedì 1 aprile 2010

Italiani popolo di poeti, naviganti e... cantanti

E’ vero Sanremo c’è sempre stato, come pure Castrocaro, lo Zecchino d’Oro, ecc. Ma ora sta diventando una malattia collettiva. Ovunque ci si giri, nella vita reale o nella vita para-normale della televisione, siamo letteralmente circondati da gente che canta. Cantano tutti...

C’è la mamma che canta per necessità (se Winnie Pooh si mette a cantare la ninna nanna al piccolo amico Elfie, la mamma dovrà fare altrettanto, no?). Ma è una cosa che avviene all’interno delle mura domestiche, nell’intimità familiare e quindi è tollerabile…

C’è il dilettante finto improvvisato che, in qualsiasi occasione utile (festa patronale, serata di gala, matrimonio, cresima, ecc.), fingendo un po’ di ritrosia e timidezza, “costretto” dagli amici che lo invocano a gran voce (probabilmente amici che lui paga per “costringerlo” ad esibirsi), si impossessa del microfono e non lo molla più…e che inesorabilmente parte con una canzoncina quasi innocente per poi arrivare alle arie più impegnate ed impegnative…perché in fondo la lirica è alla portata di tutti.

E poi ci sono i vari programmi televisivi che ormai imperversano in ogni dove: non solo più ragazzi ed adulti, ma, ora, anche bambini…(che non perdono più tempo con i “Quarantaquattro gatti” ma, ancora una volta, con brani ed arie impegnative)…per un susseguirsi di accuse tra le emittenti per chi ha rubato il “format” all’altro.

Ora che ci penso, una volta si cantava anche durante le gite scolastiche: ho un vago ricordo di una gita scolastica alle elementari (in pullman, ovviamente…perché una volta il treno non si utilizzava, forse per rispetto nei confronti dei comuni viaggiatori…). Si cantava “Bella ciao”, non per convizione politica o altro, ma semplicemente perché per noi bimbi cresciuti in una terra con una forte tradizione di lotta partigiana, nella quale regolarmente si commemoravano pubblicamente i caduti della resistenza, semplicemente la si sentiva molto spesso…Poi sono arrivati i walkman e gli iPod e l’ascolto è diventato più individuale…tutti zitti ad ascoltare con le cuffiette solidamente incastrate nelle orecchie.

Che fare dunque di fronte a questa malattia contagiosa? A questo virus che si sta diffondendo con una velocità pari a quella della peste bubbonica? Mi viene in mente una canzoncina…”Canto anch’io? NO, TU NO!”

lunedì 29 marzo 2010

Elezioni 2010

Ci siete cascati? Pensavate ad un post a sfondo politico, tipo affluenza, exit poll, destra, sinistra, centro, moderati, guelfi e ghibellini?
Nossignori: questo è un post ROMANTICO. Vi ricordate l'ebbrezza del primo voto? I discorsi a scuola? "Beato te che compi 18 anni a febbraio, così riesci a votare!" La soddisfazione di presentarsi al seggio e, alla richiesta di un documento, domandare "Va bene la patente?" Anche se avevate la carta d'identità, vuoi mettere esibire la patente? Non sia mai qualcuno avesse ancora dubbi sul vostro essere maggiorenne!
Oggi ho visto un neovotante entrare e uscire fiero dalla cabina elettorale e ho pensato che qualunque croce abbia messo, per la prima volta ha detto la sua, pensando di aver contribuito a migliorare un po' il mondo. E va bene così!

giovedì 25 marzo 2010

"Il silenzio"

L’ho ritrovata per caso, tra i vecchi libri di scuola. Una raccolta di racconti della scrittrice piemontese Gina Lagorio*.

A leggere gli appunti a matita ancora perfettamente decifrabili (a quei tempi la calligrafia era ancora un elemento importante del bagaglio scolastico dell’alunno medio…) viene da sorridere. Inaspettatamente profondi per un alunno di seconda media: merito del prof. F la cui dedizione e passione per l’insegnamento delle lettere si traduceva, in noi alunni, in una contagiosa voglia di imparare e di comprendere.

“Il silenzio” è il mio preferito: tra le pagine si respirano gli odori e i sapori delle Langhe, ma non quelli delle dolci colline note ai turisti, bensì quelli, meno noti, della fatica, della fillossera che flagella le vigne, dei bimbi strappati dal loro letto all’alba e trascinati sui campi, ad aiutare il papà, come il protagonista della storia.

Una storia fatta di silenzi, di sacrifici, di parole non dette, di un riscatto che non arriva mai perché l’ostinata rassegnazione riporta il protagonista ogni giorno sui campi. Nel figlio l’unica speranza di riscatto…per un finale intenso e struggente che resta indelebile nella memoria.

Gina Lagorio, Qualcosa nell’aria, Garzanti, 1982.

mercoledì 24 marzo 2010

Venghino siore e siori!

Mi chiedevo: ma solo in me la pubblicità elettorale induce sensazioni tra la tenerezza e l'ilarità?

Ieri, nella cassetta della posta, tra le altre c'era questa, che ho trovato piuttosto gustosa. Dentro una busta una cartolina con la riproduzione di una stampa antica. Dietro, il messaggio: "Gentile Concittadina (che galanteria! n.d.r.), Gentile Concittadino, sono Pinco Pallino, candidato del partito X per la Regione Piemonte, con il Presidente Tizio alle elezioni del 28 e 29 marzo. Ho predisposto, in collaborazione con l'Archivio Storico della Città, la riproduzione di una antica stampa (ma non si dovrebbe scrivere -un'antica-? n.d.r.) di grande (WOW!!! n.d.r.) formato, raffigurante la veduta prospettica del Monte dei Cappuccini, disegna (non è un mio errore c'era scritto proprio -disegna- n.d.r.) nel 1669. SI (senza accento n.d.r.) PROPRIO QUELLA CHE STA VEDENDO IN CARTOLINA (anche il maiuscolo non è mio n.d.r.) Potrà fin da subito ritirare gratuitamente (aggratisse!!! n.d.r.) la Sua personale copia, presso l'ufficio del partito X, Via Vattelapesca, Torino. L'aspetto, conosciamoci (sembra un annuncio per cuori solitari! n.d.r.). Con viva cordialità, Pinco Pallino.

Allora a me sono venute in mente le gite delle pentole. Ve le ricordate? Ditte di pentole offrivano viaggi di gruppo a prezzi stracciati, ma poi durante il viaggio dovevi sorbirti le dimostrazioni dei rappresentanti di pentole. Se non avessi di meglio da fare andrei a ritirare la "Mia personale copia" per vedere che cosa succede: che cosa vorranno vendermi?

martedì 23 marzo 2010

Se i quotidiani piangono…i new media non ridono

Lo zio Livio, giornalista in pensione, che legge due quotidiani al giorno, a momenti cadeva dalla poltrona quando gli dissi, qualche tempo fa, che i giornali, come li conosciamo oggi, potrebbero scomparire in un futuro non troppo lontano. “E dove leggeremo le notizie?”, mi chiese angosciato.

Il tema è da tempo dibattuto negli USA, mentre da noi è oggetto di attenzionedi una limitata schiera di addetti ai lavori.
Alcuni spunti da un recente studio pubblicato negli USA (The State of the News Media,
http://www.stateofthemedia.org/2010/, sulla situazione dei media negli USA e dal quale provengono tutti i dati numerici citati):
  • La situazione della maggior parte dei quotidiani è drammatica: vendite in calo, ricavi pubblicitari in calo, ricavi pubblicitari online che non sono sufficienti a sostenere (e non potranno esserlo neanche nel futuro) la produzione delle notizie online
  • Il fenomeno del "citizen journalism" (es: il semplice cittadino che pubblica su Internet una manifestazione di protesta in un paese nel quale la censura non permetterebbe la pubblicazione di tali immagini sui media tradizionali) cresce, ma non sarà in grado, per via delle limitate risorse, di soppiantare il lavoro dei media tradizionali (in termini di quantità di notizie, copertura, qualità, ecc.)
  • I social media (Facebook, ecc.) e i blog fungono da efficace veicolo di diffusione delle notizie e soprattutto di dibattito. Tuttavia, negli USA, l’80% dei link presenti nei blog e nei siti di social media rimanda a media tradizionali, che dunque, di fatto, costituiscono la base di partenza delle discussioni e dei dibattiti
  • Tra i siti di notizie che attraggono il maggior numero di visitatori (199 siti web di notizie con almeno 500.000 visitatori unici/mese) il 67% è legato ai media tradizionali (quotidiani e altri media tradizionali). La realizzazione dei siti online e la produzione delle notizie online dipende in larga parte dai ricavi che i quotidiani e gli altri media realizzano sulle piattaforme tradizionali (vendita di giornali per i quotidiani, televisione per gli altri media ecc.) …ricavi che stanno diminuendo, con il risultato di tagli consistenti alle redazioni online (con conseguenze in termini di qualità dei servizi, copertura, ecc.).
  • Negli USA, la destinazione preferita degli utenti per la consultazione delle news online è costituita dagli aggregatori (tra gli utenti che consultano siti di notizie online negli USA, il 56% degli utenti utilizza come fonte di informazione portali/aggregatori come GoogleNews). Gli aggregatori, lo ricordiamo, non producono direttamente notizie, ma sviluppano gli algoritmi e le tecnologie che consentono all’utente di reperire le notizie che gli interessano e ad oggi i ricavi di tali aggregatori non vengono condivisi con i giornali dai quali le notizie sono originate. Il 46% degli utenti che consultano siti di notizie online negli USA sceglie invece come fonte i siti web delle emittenti televisive (es: CNN, Fox, ecc.). A seguire, con percentuali minori, le altre fonti di informazioni online.
  • All’interno delle redazioni (sia online che offline) dei quotidiani, il costo di produzione delle notizie in senso stretto è di norma sovvenzionato dai ricavi provenienti da altre sezioni del quotidiano (quelle che possono contare sui contributi della pubblicità). L’utente online tende a leggere singole storie online (mentre nel giornale "comprava" tutto). In questo contesto, in termini puramente economici, per un quotidiano, coprire determinati argomenti (magari proprio quelli con una valenza sociale maggiore), può non essere conveniente
  • La tecnologia, che accelera la richiesta di informazioni in tempo reale, induce a ridurre gli sforzi di analisi, a vantaggio della velocità di disseminazione dell’informazione. Questo comporta il rischio che il giornalista che deve trasmettere il più velocemente possibile le notizie, si limiti di fatto a recepire quello che gli viene trasmesso in comunicati stampa ufficiali, senza ulteriori analisi, commenti, verifiche (a scapito della qualità dell’informazione e a vantaggio di quelle organizzazioni che possono vantare una maggiore forza di comunicazione).

Che fare? Le possibili soluzioni sembrano essere: revisione del modello economico/introduzione di modelli di pagamento delle notizie online (o almeno di parte di esse); revisione dei rapporti tra giornalismo tradizionale e social media; profonda trasformazione della struttura dei giornali; diverso utilizzo degli strumenti di profilazione degli utenti online da parte dei giornali, nuove e più avanzate forme di advertising online.

L’importante è fare in fretta, perché, come dimostrano i numeri dello studio americano, la profonda crisi dei quotidiani si ripercuote anche sulle opportunità di crescita di un nuovo modo di fare informazione online (che comprende fenomeni recenti come il giornalismo partecipativo, i blog, i social network). Con il risultato che quella che da alcuni viene vista semplicemente come una guerra tra old media e new media rischia di risolversi, nella realtà, in una sconfitta per tutti.

giovedì 18 marzo 2010

C’erano una volta il P.S.F ed il P.T.S…poi arrivò il P.P.P

Mercoledì 17 marzo il P.P.P (Piccolo Pendolare Padano) parte alle ore 18,25 da Milano Centrale con destinazione Brescia con il treno regionale 2109. Orario di arrivo previsto: 19,33.
Il P.P.P, che da tempo non vede la propria famiglia, ha già programmato tutto: cenetta tranquilla, dopocena a raccontarsi gli ultimi avvenimenti, a letto con un bel libro.

Ore 19,00: il treno del P.P.P comincia a lampeggiare: un lampo ora, un lampo ancora e i lampioni della banchina della stazione si spengono tutti (spunterà Harry Potter con la sua bacchetta magica e la mitica Nimbus?). Cala il buio sul treno del P.P.P.

Il treno riparte, ma dopo neanche 5 minuti si ferma. Dal finestrino il P.P.P scorge le finestre illuminate di alcuni condominii che costeggiano la linea ferroviaria. ”Nonna, nonna, c’è il treno” urla un bimbo…Già qui di treni non se ne vedono molti…non siamo in una stazione e i treni dovrebbero soltanto passare senza fermarsi.

Ore 20,00: dopo un’ora di silenzio passa il capotreno. Il treno è rotto. Siamo in attesa di un locomotore che ci riporterà a Treviglio. Lì il P.P.P e i suoi compagni di sventura trasborderanno (linguaggio tecnico di Trenitalia) su un altro treno.

Ore 20,45: il P.P.P non si è mosso di un mm e neanche il suo treno. Il bimbo ogni tanto fa capolino dalla finestra, ma non urla più..la novità è passata…il treno è sempre lì. Ripassa il capotreno “Il lomotore è arrivato…ora si parte, si parte..nessuno si muova” (urla di giubilo di alcuni viaggiatori occasionali. Il P.P.P, temprato da anni di guasti al treno, inconvenienti tecnici, smarrimenti del materiale rotabile, attende gli eventi pensando mestamente alla cenetta con la famigliola che è andata in fumo).

Ore 21,15: il bimbo del condiminio è andato a letto. Nella carrozza invece c’è un gran movimento. Passa anche la Polfer (Polizia Ferroviaria): “Il locomotore sta arrivando …”. Vi porterà a Vidalengo (ma non era Treviglio?)…nessuno si muova..anche io vengo con voi (una minaccia? Una rassicurazione?)

Ore 21,50: il treno, dopo qualche sussulto, parte (il locomotore è arrivato dopo quasi 3 ore…espressamente costruito per il treno del P.P.P ai cantieri Lego di Legoland).

Ore 22,45: arrivo a destinazione a Brescia. 86 km in 4 ore e 20 minuti….nuovo record della velocità su una delle linee più importanti del paese (Milano-Venezia, il Nord efficiente, produttivo, ecc. ecc.).

Il P.P.P (per il quale il lettore di questo blog a questo punto avrà sviluppato un sentimento di compassione pari almeno a quello provato nei confronti del P.C.F -Piccolo Scrivano Fiorentino - o del P.T.S - Piccolo Tamburino Sardo - di Cuore, trascina i suoi fardelli a casa.

Ad attenderlo la famigliola (che solo per un senso di pudore e rispetto per le fatiche del P.P.P non ha già indossato il pigiama) ed un piccolo piatto solitario sulla tavola. “Beh, un ritardo è meglio di un deragliamento”, esclama la mamma del P.P.P.
Il P.P.P non risponde: guarda l’orologio, il calendario sul muro che gli ricorda che oggi è mercoledì 17 (non venerdì) e non dice nulla…la mamma ha sempre ragione.

martedì 16 marzo 2010

Ciao nipote…skypiamo?

Spunti dalla divertente intervista realizzata da “La Stampa” di Torino allo scrittore Bruno Gambarotta* sull’utilizzo delle tecnologie da parte degli anziani.

E-mail: “Noi anziani riceviamo poca posta. Nessuno ci scrive. Con Internet, invece, ti registri sulle mailing list e vieni inondato da centinaia di messaggi ogni giorno. Finisci per credere che c’è tanta gente che ti vuole bene e ti pensa, anche se non è vero”

Motori di ricerca: “a volte non ricordo qualche nome, apro Google lo digito storpiato e lui, così cortese, mi schiude una finestrella: “Per caso volevi dire…?” E io ho trovato il nome”.

In effetti gli ultimi numeri comunicati dall’ISTAT (riferiti all'inizio del 2009)** confermano che nelle fasce “più adulte” della popolazione cresce il numero di coloro che utilizzano un computer e che si collegano ad Internet (anche se i numeri assoluti sono ancora bassi e tali da non giustificare i toni trionfalistici utilizzati da alcuni giornali): nella fascia 60-64 anni, il 25% della popolazione utilizza il PC e il 22,8% si connette ad Internet, percentuali che scendono al 9,9% e 8,5% nella fascia 65-74 e al 2,4% e 1,5% nella fascia superiore ai 75 anni, per un totale di circa 1,6 milioni di individui con PC (1,4 milioni utenti Internet) su circa 15,6 milioni di residenti in Italia di età superiore ai 60 anni, circa il 10% e 9% rispettivamente sul totale).

I fattori che spingono ad utilizzare sempre di più computer ed Internet sono noti: in primis la volontà di comunicare (oltre il 76% tra le persone over 60 che utilizzano Internet mandano o ricevono mail, mentre il 65% consulta Internet per approfondire le proprie conoscenze).

Cresce anche il numero degli anziani (gli over 65) che partecipano a chat, blog, forum di discussione (9% tra gli anziani di età compresa tra i 65 e i 74 anni che si connettono ad Internet, contro il 3,3% del 2008 e 14,3% per la fascia di età superiore ai 75 anni contro il 2,4% del 2008) e che utilizzano i servizi di instant messaging (7,4% contro il 3,6% del 2008 per gli utenti di età compresa tra 65-74 che navigano in Internet e 6,6% contro il 2,4% del 2008 per gli utenti che navigano in Internet di età superiore ai 75).

E’ ormai confermato da numerose ricerche che uno dei fattori principali che spinge questi cambiamenti è la volontà di stare al passo con le nuove generazioni, i nipoti in particolare, la cui vita di interazione si svolge sempre più spesso su/con il PC (giochi online, chat, social network, ecc.). Senza dimenticare le possibilità di interazione che Internet consente agli anziani con difficoltà di locomozione.

E i costruttori di PC? E coloro che vendono i servizi di connettività ad Internet? Beh, sembra che il fenomeno degli anziani online sia considerato da questi operatori ancora marginale e non degno di particolare attenzione. Ma qualcosa si sta muovendo: sono in via di realizzazione prototipi di Pc con comandi semplificati e schermi touchscreen (più gestibili, per un anziano, rispetto al mouse), mentre sul fronte della formazione si moltiplicano i corsi creati ad hoc per gli anziani.

Sarebbe un grande errore sottovalutare la voglia di apprendere e la volontà di comunicare ed interagire di questi “anziani”…che, come ci insegna l’esperienza quotidiana…sono sempre meno anziani. I tour operator lo hanno capito da tempo…sarebbe forse ora che anche qualcun altro se ne accorgesse…

*Andrea Rossi, “Tra blog e link così allontano la badante”, La Stampa, 22/02/2010, p.9.
**ISTAT, Cittadini e nuove tecnologie, anno 2009, 28/12/2009.

venerdì 12 marzo 2010

Giulietta aveva torto...

“E che è un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome avrebbe il suo soave profumo” (Teatro di W. Shakespeare, Romeo e Giulietta, Atto secondo, seconda scena, Einaudi editore, 1960, p. 296)

Con queste parole, la Giulietta di Shakespeare ricorda a Romeo che i nomi sono una convenzione e che ciò che conta è quello che c’è dietro il nome, la persona in questo caso. Ma aveva ragione?

In Giappone, la multinazionale che commercializza la nota barretta di cioccolato e cereali Kit Kat (per la quale, appositamente per il Giappone, sono stati creati 19 nuovi gusti, compreso quello al miso, per venire incontro ai gusti della popolazione locale), ha scoperto che, nella lingua locale, la pronuncia di Kit Kat ricorda quella della frase giapponese “Kitto Katsu”, che significa “Vincerai sicuramente”.

Poiché in Giappone vi è la tradizione di inviare dei regali di buon auspicio agli studenti che devono affrontare gli esami di ammissione alle scuole, la società ha pensato di sfruttare il binomio tra tradizione e prodotto.

Grazie ad una partnership stretta con il servizio postale ha fatto in modo che il prodotto, nel periodo degli esami, sia presente negli uffici postali e che da qui possa essere inviato agli studenti come augurio per il superamento dell’esame. Per questa iniziativa, la società ha anche vinto un prestigioso premio per la pubblicità.
Ma, come si sa, "non" tutto il mondo è paese….infatti…

La prima volta che vidi una barretta di Kit Kat in un distributore di snack, mi trovavo in Inghilterra. Il mio primo pensiero fu: “Ma guarda un po’, proprio come il cibo per gatti”.

Già, perché tutti ricorderete che in Italia, tempo fa, veniva pubblicizzato in televisione un cibo per gatti dal nome molto simile al Kit Kat (si chiamava KiteKat). Insomma, non proprio un nome felice per un prodotto che dovrebbe stuzzicare il palato (degli uomini)…
Che cosa diceva Giulietta a proposito dei nomi?

mercoledì 10 marzo 2010

Prima, seconda, terza, quarta classe...

Treni ad Alta Velocità: c’erano una volta la prima e la seconda classe: sedili più confortevoli in prima, differenza di prezzo...stessi ritardi.

Entro la fine dell’anno ci saranno invece 4 classi, corrispondenti a 4 tipologie di servizio: dai clienti della top class (che godranno dei servizi con gli standard più elevati) fino a quelli di quarta classe (che desiderano viaggiare e nulla di più).
(vd. notizia qui:
http://it.finance.yahoo.com/notizie/fs-moretti-da-dicembre-stop-a-1a-e-2a-classe-via-a-4-fasce-servizio-adnkxml-611fe436dbde.html?x=0).

E la mente, ispirata dalla lettura di tali notizie, intraprende un viaggio virtuale sui futuri Frecciarossa...

Prima classe: viaggiatori dotati di occhialini 3D guardano Avatar trasmesso sugli schermi televisivi di ultima generazione posizionati nelle vetture, mentre i bimbi giocano a golf con la Wii (qualche adulto la usa per fare gli esercizi di stretching)

Seconda classe: la classe del silenzio*. Vietati i cellulari e parlare ad alta voce…in sottofondo si sente soltanto l’"Intervallo" della Rai...i bimbi giocano a "Forza Quattro" e a battaglia navale…se piangono vengono fatti scendere alla stazione seguente dalla Polfer (Polizia Ferroviaria)

Terza classe: i viaggiatori per lavoro. Nessuno svago. Tutti di fronte al Pc, collegati in banda larga grazie all’infrastruttura Wi-Fi realizzata sui convogli…(i privilegiati, in quanto gli unici che potranno “viaggiare”, virtualmente, anche a treno fermo)

Quarta classe: quelli che, come svago, si accontentano del Sudoku di Metro o di Leggo (raccolto dai distributori in stazione). Classe poco amata da Trenitalia in quanto troppo spartana. Verranno studiati strumenti per convincerli a passare alle classi di servizio superiori

Ed infine…la classe 0 ("gli inclassificabili")...:quelli ai quali non importa niente il divertimento (se vogliono divertirsi vanno al cinema o a cena fuori) o la connessione Wi-Fi…quelli che hanno pagato per arrivare a destinazione in orario in modo da non perdere la visita dallo specialista, la riunione del management o la coincidenza con altri treni.
Classe non menzionata da Trenitalia …(forse perché destinata a rapida estinzione?)

*Questa non è una mia invenzione: sembra che vi sia un progetto in tal senso.

venerdì 5 marzo 2010

Non buttate quella mail!

Mentre si lavora con la posta elettronica può succedere di cliccare per errore il tasto che ordina cronologicamente le mail. L’ordine si inverte e riaffiorano dal passato mail insospettate (sempre che voi non siate tra coloro che cancellano sistematicamente le mail non importanti...se fosse così, sappiate che non tutti sono come voi…fortunatamente!). Ecco un breve resoconto:

Alla metà del mese di dicembre 2002, in azienda si preparavano gli auguri natalizi da inviare ai clienti: si scrivevano e si consegnavano alla reception che provvedeva ad imbustare ed imbucare (rigorosamente entro il 17/12…altrimenti addio recapito in tempo). Oggi al massimo si allega alla mail qualche renna danzante o qualche Babbo Natale cantante (che andranno ad intasare la posta elettronica del cliente insieme agli alberelli di Natale con le luci colorate e le comete dei Re Magi). Gli auguri arrivano senza dubbio in tempo ma nessuno li legge più…

Nel 2002, la “dipartita” di un collega dall’azienda era un evento. Si pensava al rinfresco di addio e si inviavano fiumi di mail per consultarsi sul regalo. Accadde quanto partì Luigi e tutti ci mobilitammo per trovare, a Milano, la maglia di Igor Protti del Livorno. Oggi la mobilità del personale è talmente elevata che nessuno perde più tempo e denaro in regali. E’ già tanto se, girando per l'azienda, non scambiamo il collega dell’ufficio accanto con un cliente in visita.

Nel 2003 arrivava nella casella di posta una curiosa notizia. Gli allevatori inglesi erano in rivolta contro l’Unione europea che, sostenevano, li costringeva a posizionare nei porcili palloni da calcio e giocattoli vari per calmare i maialini irrequieti. Un allevatore così riferiva: “Ho qui una lettera che mi dice di mettere giocattoli nel porcile, uno per ogni 20 maiali. Ieri ho provato un aeroplanino di plastica e un orsacchiotto, ma questi sono giocattoli che non durano più di due minuti. E mi ricordo come si comportano i bambini: un giocattolo ogni 20 maiali probabilmente peggiora la situazione. Litigheranno”…il che la dice lunga sull’alta opinione che gli inglesi hanno dei propri maiali (maiali che si comportano come bambini?…ok, sempre meglio dell’altra versione…)

“Richiesta urgente”: è il titolo ricorrente delle mail del cliente X. All’inizio pensi che si tratti davvero di un'emergenza…dopo le successive 300 mail con lo stesso titolo, la tua mente traduce automaticamente “richiesta urgente” con “una delle tante richieste”. Ma forse il cliente se ne accorge…e da allora opta per “urgentissimo”

Nel 2004 arrivava nella casella della posta elettronica la graziosa presentazione in formato power point della canoa che dà un'immagine non molto lusinghiera dei manager italiani (per la cronaca, è quella nella quale l’equipaggio della canoa italiana perde la gara perché a remare c’è solo una persona, mentre tutti gli altri comandano). A questa, che forse rimane la migliore, sono seguite le storielle della formica e della cicala, ecc. Cambiano i protagonisti della storia, ma la morale è sempre la stessa…che ci sia qualcosa di vero?

Nel 2004, 2005 e 2006, in concomitanza con l’inizio del nuovo anno, l’azienda organizzava una gita aziendale: la destinazione poteva essere una beauty farm, un castello nel Trentino, o una fattoria in campagna in mezzo a maialini e polli (quando la recessione cominciava a farsi sentire….). Ora l’azienda è diventata più “green”, più attenta ai temi ambientali: per evitare l’inquinamento ed il problema del trasporto fuori città organizza il rinfresco al 2 piano dell'azienda e fa arrivare i panini dal bar all’angolo.

Nel frattempo, colleghi si sono sposati, bimbi sono nati, amici hanno fatto viaggi splendidi inviandoci foto da sogno. E’ tutto lì… nella casella elettronica…basta cliccare il tasto (sempre che non siate tra i "cancellatori sistematici" che dopo aver letto cancellano tutto…se così fosse...ci dispiace per voi!).

martedì 2 marzo 2010

Il MIO giornale

Mi aspetta, tutte le mattine, fuori dalla porta di casa.
Fresco di stampa, 10 pagine dense delle MIE notizie (quelle che io ho scelto di avere). Niente pupi e principi, Corona & friends, le crisi di identità della juve, la fitta alla coscia di Pato, il calzino azzurro del giudice X e i pettegolezzi dalle stanze del potere.

Soltanto gli argomenti che mi interessano, provenienti dalle fonti che mi interessano (non solo quotidiani italiani ed esteri, ma anche determinati siti Internet, blog, ecc.).
E’ il “mio giornale”, un giornale che cambia in funzione di quello che mi serve e di quello che mi interessa. Il tutto grazie ad un servizio online che mi permette di impostare le mie preferenze (tipologia di articoli, fonti, ecc. ) e di modificarle nel tempo, qualora lo voglia. Il prodotto che va in stampa è un agile e grazioso “libello” che mi arriva tutte le mattine a casa e che posso agevolmente leggere la sera, senza sforzarmi gli occhi su tonnellate di fotocopie sbiadite e rassegne stampa sulle quali le parole assomigliano ad un tracciato di formiche sulla sabbia.

Per gli aggiornamenti delle notizie c’è sempre la versione online, nella quale posso reperire anche le notizie di archivio che mi sono utili per contestualizzare le notizie e seguirne l’evoluzione, e nella quale posso commentare gli articoli e leggere i commenti degli altri lettori.

C’è anche un po’ di pubblicità, ma essendo stata “profilata” in funzione delle mie preferenze nessuno mi offre l’acquisto dell’ultima fuoriserie o del costoso gioiello appena presentato alla fiera del lusso (ok..come dicevamo, il mio profilo potrebbe cambiare nel tempo…).

Esperimenti in questa direzione vengono fatti (vd. l’iniziativa Niiu in Germania), ma la meta sembra ancora lontana…e così continuano a scorrere fiumi di parole ed articoli sulla crisi dell’editoria e dei quotidiani in particolare….
Ah, dimenticavo, per il MIO giornale sarei anche disposta a pagare una cifra simile a quella che pago (ops, pagavo) per il vecchio giornale.

A proposito...e il vecchio giornale, il tomo di 56 pagine che ci intasa il cestino della carta da riciclare? Beh, in casa c’è sempre necessità di imballare qualche cosa o di imbiancare qualche stanza, no?

martedì 23 febbraio 2010

In una fredda domenica invernale...

In una fredda domenica invernale, la famiglia intera, pargoli al seguito, si sposta in periferia, là dove garriscono al vento, una accanto all’altra, la bandiera italiana e la bandiera giallo-blu svedese.

Molte le macchine parcheggiate, ma nonostante tutto, all’interno del magazzino, la gente si snoda ordinatamente lungo i percorsi. Non c’è fretta, non c’è impazienza, anche perché i pargoli, almeno quelli di altezza superiore ai 90 cm (ma inferiore ai 140 cm), sono stati parcheggiati nello "spazio divertimenti" al piano terreno vicino all’entrata, elemento, questo, che induce i genitori ad indugiare nei propri acquisti, più di quanto avessero preventivato.

Tutto è accuratamente studiato, come nelle scenografie dei teatri: il barattolo della pasta è in una cucina che sembra vera, il quadro è appeso in un salotto che sembra uscito dalla pubblicità di una rivista, la stanza dei bambini è colorata ed accogliente, con scalette protette per evitare le cadute accidentali dei piccoli visitatori (quelli di statura inferiore ai 90 cm o superiore ai 140 cm, che non hanno trovato posto nello spazio "divertimenti"...).

Incredibilmente, nessun ingorgo lungo il percorso, tutti riescono ad osservare con calma la merce, accuratamente esposta. E così finisce che a piccoli pezzi (3€, 2,50€, 5€) si entra per comprare Billy e si esce con un inventario di prodotti dai nomi impronunciabili. La luce, il legno, la sensazione che è tutto a portata di mano e di portafoglio e che tutto, nonostante le linee essenziali, ha il suo stile e carattere.

Tutto è abbinabile: le sedie (siano esse in colore faggio, marrone, o altro) non sono mai orfane del tavolino e i vasi e le cornici sono disponibili in tutte le dimensioni, come pure i bicchieri (forse per evitare che qualche americano di passaggio si comporti come i primi visitatori dei negozi Ikea negli Stati Uniti che acquistavano vasi per fiori al posto dei normali bicchieri, giudicati troppo piccoli per poter soddisfare la loro sete (e d'altronde, 10 cubetti di ghiaccio, in un normale bicchiere di vetro, proprio non ci stanno...!).

Al momento del pranzo, altrettanto ordinatamente (nessuno spinge, nessuno urla, tutti contagiati dallo Swedish-style?) tutti trovano il proprio cantuccio, compresi i piccoli clienti seduti sui seggioloni rigorosamente made by Ikea, tanto semplici ed essenziali quanto incredibilmente puliti (considerando gli utilizzatori). I piccoli clienti hanno anche il proprio menù, a base di pasta al pomodoro, yoghourt alla banana e succo di albicocca: totale 1 euro circa per chi ha la carta fedeltà (al punto che quasi quasi, non fosse per la distanza, converrebbe portare i bimbi a mangiare ogni giorno qui).

E dopo il pranzo, un cambio confortevole del pannolino sui comodi e puliti fasciatoi (altro che gli equilibrismi da Cirque du Soleil all’interno dei bagni dei ristoranti, con il piccolo pargolo che ad una mossa sbagliata rischia di finire nel lavabo!).

Nell’enorme magazzino, dove sono stipati pacchetti rettangolari (rigorosamente piatti…), i pargoli corrono felici, i genitori un po’ meno, pensando a come stipare Billy dentro la propria utilitaria. Ma d’altronde, come ricorda l’insegna, per avere prezzi convenienti qualche sacrificio va fatto!

A sollevare ulteriormente il nostro morale vi è il pensiero che l’azienda da anni ha adottato un codice di condotta al quale i fornitori di IKEA si devono adeguare (IKEA Way on Purchasing Home Furnishing Products, IWAY), che richiede il rispetto di alcuni criteri in materia ambientale (ad es: relativi allo smaltimento dei rifiuti e al trattamento delle sostanze pericolose) e in materia di condizioni di lavoro (divieto del lavoro minorile, norme riguardanti la sicurezza sul lavoro, ecc. in ottemperanza a quanto anche previsto da diverse convenzioni ONU) e questo mantenendo comunque prezzi contenuti.

I criteri, costantemente aggiornati, prevedono un approccio strutturato in 4 tappe: dal primo livello che elenca i requisiti che il fornitore deve soddisfare prima della prima consegna della merce ad IKEA, al secondo, che contiene i requisiti minimi necessari per mantenere il rapporto di lavoro con IKEA, fino al quarto che prevede una certificazione di qualità.

Come dicono alcuni, forse, non è tutto bello come sembra*. Ma l’illusione è forte…

*Olivier Bailly, Jean-Marc Caudron e Denis Lambert,
Le Monde Diplomatic, December 29th, 2006 “Sweden: Low Prices, High Social Costs: The Secrets in Ikea's Closet, http://www.corpwatch.org/article.php?id=14272

martedì 16 febbraio 2010

La fedeltà premia...chi?

Il catalogo dei premi è sulla scrivania da qualche giorno: bisogna affrettarsi perché i punti scadono. Sì quei punti che ogni settimana, con la nostra spesa al supermercato, accumuliamo con pazienza certosina, pensando al regalo che puntualmente, ogni febbraio, andremo a ritirare al supermercato…il meritato coronamento di tante fatiche….

Già, ma quanto valgono le nostre fatiche? Ipotizzando una spesa di 60€ alla settimana arriviamo ad una spesa annuale di circa 2900€, per un totale punti di circa 2.400 punti (1 punto ogni euro di spesa MA con una soglia minima di 5€……cosicché la mia anziana vicina che ogni giorno si reca al supermercato facendo mini spese di pochi euro non accumula neanche un punticino…una vera ingiustizia!)

Ma torniamo ai nostri sudati 2.400 punti (che, ricordiamolo, ci sono costati, in termini di spesa al supermercato, quasi 2.900€ pari a circa 5,6 milioni di vecchie lire) e consultiamo il catalogo dei premi per scoprire quali munifici doni ci attendono…una macchina da caffè elettrica, sì perché no…ma dovremo aspettare altri 14 anni per averla (per una spesa complessiva al supermercato pari a 88 milioni di vecchie lire circa)…oppure un robot da cucina …altri 11 anni…(per una spesa complessiva equivalente di circa 70 milioni di vecchie lire).

In compenso, accumulando ancora qualche punticino, potremmo ottenere un bel mappamondo da tavolo (“non illuminato” però, come chiarisce la didascalia…), oppure un carino ferma olive in legno che a noi sarà costato circa 3.000€, ma il cui valore commerciale verificato su Internet, sul sito dell’azienda produttrice, è pari a circa 27€. Detto altrimenti, un anno di spesa che a noi costa 2.900€, ai fini della raccolta punti viene valutato circa 27€.

E’ vero, a caval donato non si guarda in bocca..ed in fondo noi andiamo al supermercato in questione non per il programma di raccolta punti proposto, ma per il fatto che è vicino, ha orari sufficientemente lunghi e i prezzi sono nella norma.
Va detto, però, che questo piccolo esercizio ha diminuito un po’ quell’iniziale ingenuo entusiasmo che provavamo nello sfogliare il nostro catalogo premi. Come dice qualcuno, “La fedeltà ti premia”, “La fedeltà dà i suoi frutti”… o almeno è vero certamente per il nostro supermercato e per i suoi conti!...

mercoledì 10 febbraio 2010

Donna, italiana... e della provincia di Napoli

  • Nell’Unione europea (27 paesi), in media, il 59,1% delle donne ha un lavoro*.
  • 16 sono i paesi dell’UE che si collocano al di SOPRA di questa media: in cima alla classifica la Danimarca, il paese con il tasso di occupazione femminile più alto (pari al 74,3%), seguita da Svezia, Paesi Bassi e Finlandia. A seguire altri 12 paesi
  • 11 sono i paesi dell’UE che si collocano SOTTO la media europea del 59,1%: il peggiore, in termini di occupazione femminile, è Malta (tasso di occupazione femminile pari al 37,4%), seguito dall’Italia (47,2%). Meglio dell’Italia, ma comunque sempre al di sotto della media europea fanno tutti gli altri paesi: Repubblica Ceca, Belgio, Lussemburgo, Slovacchia, Spagna, Polonia, Romania, Ungheria, Grecia.
  • Anche per quanto riguarda l’occupazione maschile, l’Italia è al di sotto della media dei 27 paesi dell’Unione europea (70,3% contro la media del 72,8%), ma mentre in questo caso lo scostamento tra Italia e media europea è di circa 2,5 punti percentuali, nel caso dell’occupazione femminile il divario è di quasi 12 punti percentuali (47,2% Italia contro 59,1% della media europea). Non solo, ma in Italia, il divario tra il tasso di occupazione degli uomini e quello delle donne è tra i più elevati dell’UE (23 punti percentuali, contro una media europea di 13,7 punti percentuali).
  • Tra le regioni italiane, il tasso di occupazione femminile più elevato si trova in Emilia-Romagna (qui il 62,1% delle donne ha un’occupazione): al fondo della classifica la Campania (tasso di occupazione femminile pari al 27,3%).
  • Secondo uno studio recente della Camera di Commercio di Napoli e dell´Eurosportello, nella provincia di Napoli in particolare, l´occupazione femminile si attesterebbe addirittura al 24,3% per cento.
*Tutti i dati citati sono di fonte Istat e possono essere consultati qui: http://noi-italia.istat.it/index.php?id=4. Il tasso di occupazione femminile citato è il rapporto percentuale tra le donne occupate di 15-64 anni e la popolazione femminile della stessa classe di età.

lunedì 8 febbraio 2010

L.

Lo chiamavo l’”Innominato” non perché somigliasse al personaggio manzoniano, ma semplicemente perché i suoi genitori non riuscivano a mettersi d’accordo sul nome.

Alla fine ce l’hanno fatta e ora L. guarda sonnacchioso dalla sua piccola culla dell’ospedale il mondo confuso ed annebbiato che lo circonda. Notti in bianco, cibi lasciati a bruciare nella pentola perché il bagnetto con le paperette si è protratto un po’ troppo a lungo, mesi ad attendere con impazienza i primi passi e le prime parole (pa-pa…"Ha detto papà!!!", esclama orgoglioso il papà…"Guarda che stava indicando la palla", gli risponde la mamma con un sorrisetto…) e poi, quando finalmente il vocabolario si è arricchito, altrettanti mesi ad insegnargli a stare in silenzio quando parlano i grandi…(che ironia!).

E poi ancora i piccoli litigi quotidiani con la sorellina, le piccole cadute al parco e tutti i piccoli gesti che diventano talmente quotidiani al punto che i genitori si chiedono “Ma come era la nostra vita…prima?”
L. e il miracolo della vita: perché da qualunque parte la si guardi, credenti, atei o agnostici, questo è proprio un miracolo.